Storie: Bruno Pizzul meritava Berlino

Sensazioni impareggiabili, moltiplicate per il sentimento patriottico, nel senso pallonaro del termine, che suscita la nazionale italiana. Un sentimento univoco, di connessione, un rituale scandito da unico suono che regna nel silenzio delle case, e per questo, non può restare inosservato. Bruno Pizzul non ha mai diviso la gente, per il suo stile, per la sua pacatezza d’animo. Non ha mai avuto bisogno di appropriarsi della nazionale per sentirsi protagonista, semplicemente la narrava per quello che era. Un momento di congiunzione e di passione, a cui lasciava spazio di manifestarsi secondo la propria intepretazione.

La voce di Pizzul prendeva forma nei momenti clou della partita, senza particolare enfasi, come se sapesse che non vi fosse bisogno di arricchimenti barocchi per il solo gusto di abusare della professione. Una telecronaca vecchio stampo la sua, una voce che con il tempo ha preso colore, quello dell’azzurro vivo, quello dell’Italia.

Il fascino della telecronaca sta proprio in questo, perdurare dove la memoria visiva non puó preservarsi. E la voce, quella voce, conteneva tutte le caratteristiche perché restasse un ricordo immutabile nel tempo, e che portasse con sé percezioni e immagini di frammenti rigorosamente estivi.

Era tutto molto bello

Del mio lavoro mi manca il piacere di stare in compagnia, con colleghi che un tempo diventavano amici. Mi mancano quei rapporti profondi: ricordo certe partite a carte e a biliardo nelle quali sembrava di essere tra fratelli. Ma oggi sono felice lo stesso, anzi ripeto una frase che mi ha reso famoso ‘È tutto molto bello’: girare in bici, non avere fretta, ridere e bere un bicchiere.

In effetti, era davvero tutto molto bello Bruno. Prendere il posto di Nando Martellini, e del suo grido “Campioni del mondo!” a Spagna ’82 nel cuore degli italiani, non fu cosa semplice. Se penso alla nostalgia associata al calcio, tema inflazionato di questi tempi, penso a quelle partite in cui riecheggiavano nella tv degli italiani le sue frasi. Talvolta un po’ naif e antiquate, ma spontanee, umane. Come la sua persona, una figura associata allo sport di un’Italia che sta spegnendo la memoria, lui che adorava il grande Torino e ne era tifoso, che ammirava Roberto Baggio. Quella tipologia di simboli calcistici che conservano un fascino unico e posato, senza eccessi, con la sola classe e il linguaggio non verbale a mostrare ciò che erano e cosa hanno rappresentato.

Eppure la carriera giornalistica di Pizzul ha un retrogusto amaro e malinconico, quasi più per gli appassionati che per egli stesso. Oratore e narratore di un’Italia piena di talento, a cui tutti noi restiamo tuttora affezionati, in circa un decennio di sconfitte brucianti. Bruno Pizzul non ha mai potuto celebrare una vittoria italiana, anzi ha sempre finito per raccontare disfatte psicodrammatiche e traverse indigeste.

Ho scelto tre edizioni di competizioni internazionali, le ultime tre della sua vita, le prime tre della mia, in cui il sogno della nostra nazionale si è infranto mestamente. Accompagnato dal suo immancabile ritmo vocale, blando e incomparabile, che ha scandito il tempo di una generazione.

Francia ’98 – È finita!

La mia memoria uditiva associa i primi ricordi calcistici alle telecronache della nazionale italiana. Giugno del ’98, mondiali di Francia. Ricordi poco limpidi, agevolati da un timbro di voce e una cadenza inconfondibile: quella di Bruno Pizzul da Udine. I primi dualismi azzurri tra Baggio e Del Piero, i primi talenti esotici come Salas e Zamorano. Il mio approccio a questo sport é cominciato così: flashback sfuocati resi vivi da un’emissione sonora, con pronuncia friulana, a riempire di senso i protagonisti di un mondo nuovo, interamente da scoprire.

Rigore Di Biagio commentato da Pizzul a Francia '98 | Numerosette Magazine
La pelata di Barthez che osserva la palla sbattere la traversa. L’altra pelata, quella di Di Biagio, che di li a pochi istanti si accascerà al suolo. Il mio primo dispiacere sportivo, con la voce di Pizzul che mi dice che è finita.

Il Mondiale di Francia ’98 si conclude come i due precedenti, ma con un suono differente: quello secco e cacofonico della traversa. Al quale segue la voce di Pizzul, che privo di tono emotivo esclama: “È finita!”. La prima nazionale che ricordi mi fa capire che sarà una storia d’amore travagliata. Inizio a capire che i rigori sono qualcosa di a sé stante, per un po’ di tempo ce l’avrò anche con Di Biagio, frutto di meccanismi infantili che associano significati forti a episodi singoli. Il Mondiale francese esalta Bobo Vieri, che segnerà 5 gol in altrettante partite. Esalterà anche Pizzul, il quale con la sua telecronaca minimale mostrava il suo entusiasmo contenuto all’esterno, ma reale e percepito dal suo stato d’animo. Sarà anche quello del riscatto di Baggio dagli undici metri, nel match di apertura contro il Cile, pareggiato due a due a cinque dalla fine. Pizzul, senza giri di parole, esclamerà soltanto un liberatorio: “Sì!”.

Pizzul commenta Vieri in Italia-Norvegia | Numerosette Magazine
“La Norvegia si è aperta attenzione. Vieri, Vieri, il tiro…goool! Sì, grande grande, grande Vieri, grandissimo!”

La cartolina di questa edizione, Vieri e Del Piero seduti a braccia conserte, faccia a faccia. L’Italia batte la Norvegia agli ottavi, Pizzul elogia Bobo con una serie di complimenti come un semplicissimo tifoso in preda all’euforia. Niente di più autentico e viscerale.

Euro 2000 – Come Panenka

L’europeo di inizio millennio è l’emblema di quel ciclo azzurro: uno psicodramma da cui non poter uscire, anche quando la soluzione sembrava poter essere vicina. Il tutto, ovviamente, ascoltando le parole essenziali di Pizzul. Stavolta dalla voce del friulano si può udire lo sconforto per una vittoria assaporata fino al ’93, prima del gol di Wiltord, un pareggio dal quale più o meno tutti aspettavano l’imminente sconfitta. E infatti, terminava Bruno:

La Francia è campione d’Europa, Trezeguet ha segnato il 2 a 1 per la Francia. Ed è finita, come peggio non poteva.

Era l’epoca del golden goal, una sentenza tanto crudele quanto emozionante, messa da parte più dalla corte di giustizia internazionale che dalla Fifa probabilmente. E noi ce la siamo sorbita per ben due volte, quella dannata regola.

Il gol di Wiltord commentato da Pizzul a Euro 2000| Numerosette Magazine
Toldo con i guanti sul volto dopo il pari di Wiltord a tempo scaduto. In quel momento, abbiamo perso l’Europeo.

Tirooo…e pareggio. Pareggio di Wiltord, pareggio al 48esimo, Wiltord.

In effetti, non c’era bisogno di dire altro.

Euro 2000 è stato anche altro, associato alla voce di Pizzul. La semifinale contro i padroni di casa dell’Olanda, nonchè una delle partite più stoiche della nostra nazionale. È in questi 120 minuti più rigori, che abbiamo il ricordo più piacevole probabilmente, legato alla figura del telecronista friulano. Anche perchè è accaduto di tutto.

Nell’ordine: palo di Berkgamp, espulsione di Zambrotta, rigore fallito da De Boer, palo di Kluivert su rigore. Questo nei 90 minuti. Ai rigori invece: rigore fallito da De Boer (x2), rigore fallito da Stam, cucchiaio di Totti, rigore fallito da Boosvelt.

Una partita agonizzante, di sofferenza pura, con gli azzurri schiacciati nella propria metà campo, inermi, con una difesa granitica e una dose di fortuna che questo ciclo ha esaurito in una sola partita. Francesco Toldo parò tre rigori. Ma ci sono stati due episodi, che attraverso la non-narrazione di Bruno Pizzul, ricordo con particolare piacere. Il primo, è di fatto l’unica occasione creata dall’Italia, un lancio di Totti alla cieca di cinquanta metri per Marco Delvecchio.

Ed è un lancio, buona! Vai Delvecchio, vai Delvecchio, vai Delvecchio! Tiro…ed è miracolo di Van Der Sar.

La speranza, la provvidenza, vai Delvecchio, ti prego.

Ma il vero segno permanente di questa semifinale, è il cucchiaio di Francesco Totti durante la sequenza dei rigori. Un gesto tecnico ancora inesplorato, o meglio, non ancora identificato. Un gesto talmente raro e bello da vedere, che con la voce stranita del Bruno Pizzul nazionale, si trasforma in qualcosa di bizzarro e difficile da comprendere.

Il cucchiaio di Totti commentato da Pizzul a Euro 2000 | Numerosette Magazine
Eeee segna anche Totti! Totti ha rischiato l’impossibile. Ha beffato Va Der Sar con un tiretto, Panenka aveva fatto la stessa cosa nella finale europea tra Jugoslavia e Cecoslovacchia.

Il ceco Antonin Panenka, al quale viene attribuito il primo cucchiaio della storia del calcio, nella finale degli Europei del ’76. Grazie Bruno.

Corea e Giappone 2002 – Cala il sipario

I Mondiali asiatici di Corea e Giappone chiudono la carriera da telecronista di Bruno Pizzul. Accade nel modo più oscuro e controverso, come se non potesse esserci un finale differente, costruito su una trama perfidamente coerente. A riempire l’immaginario di splendide associazioni mnemoniche, ci sono anche le esternazioni e le gesta fuori controllo del Trap, un altro personaggio iconico di quella generazione.

La partita contro la Corea del Sud agli ottavi di finale, racchiude tutte le disavventure raccontate da Pizzul. Un altro golden gol, un’altra rimonta allo scadere. Ma soprattutto Byron Moreno, l’arbitro ecuadoregno autore di uno degli arbitraggi più discutibili della storia del calcio, arrestato otto anni più tardi a New York, per il trasporto di 6 chili di eroina nascosti nei pantaloni. Sempre lui, comunque lui, a narrarci ciò che stesse avvenendo.

Attenzione! E c’è un rigore decretato dall’arbitro. Eeee andiamo bene allora. Ma è una di quelle situazioni che si verificano frequentissimamente in area di rigore.

Lo stupore pacato dopo un rigore inesistente fischiato a Panucci, poi parato da Buffon. Seguirà poi un rigore non fischiato a Totti con gesto di stizza di Trapattoni, che scalcia con ira funesta una bottiglietta. “Ecco che vediamo che, Trapattoni assolutamente indiavolato.” Commenta Bruno.

La Corea pareggia, complice un intervento goffo di Panucci. Nei supplementari, un altro rigore evidente ai danni di Totti non fischiato. Simulazione ed espulsione. Il duo Pizzul-Bulgarelli al commento ora è seriamente incazzato e mostra un sagace sarcasmo. Intanto Bruno.

Lo scandalo di Italia-Corea raccontato da Pizzul | Numerosette.eu
Totti in area di rigore, va giù vediamo. Qui, adesso lo ammonisce sta attento. Eeee ammonisce Totti, ma questo non esiste. Allora va bene, va bene.

Gol della Corea, l’italia è eliminata, gol di Ahn.

Bruno Pizzul meritava Berlino

La voce di Pizzul ci ha riunito per 5 Mondiali, in un lasso di tempo racchiuso tra quello vinto nell’82, e quello vinto del 2006. Un destino beffardo, che meritava miglior sorte, al quale però non possiamo che dire grazie per la sua straordinaria simpatia e genuinità. Chissà come avrebbe gioito in Italia-Germania al Westfalenstadion, oppure che parole avrebbe usato per descrivere la testata di Zidane a Materazzi. E chissà in quale modo avrebbe esclamato Campioni del Mondo. Provo a immaginarmelo, mi sembra tutto molto bello.

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