Brooklyn Nets, il buio in fondo al tunnel

Caliamoci tutti un attimo nella mentalità calcistica europea.

Se ci dicessero che in NBA c’è una squadra con un ricchissimo oligarca russo come presidente, con uno stadio strepitoso inaugurato appena 4 anni fa, che, per di più, ha sede in una delle città più belle del mondo ma che rischia seriamente di arrivare ultima, cosa penseremmo? Non ci faremmo forse una grossa risata, pensando ad uno scherzo?

Certo, ci potrebbero dire che i soldi non comprano le vittorie, e avrebbero anche ragione, ma normalmente, se hai tanti soldi da spendere per qualcosa in cui credi, non arrivi ultimo.

Magari non arriverai primo, ma in una posizione dignitosa sicuramente si.

Lo sappiamo bene, il sistema sportivo americano ti obbliga anche a questo; per evitare grandi “bassi” devi riuscire a mettere su un progetto a medio-lungo termine incredibile, difficilissimo da ideare e ancor meno da attuare. Allo stesso tempo, arrivare tra gli ultimi non è così grave, perché, ovviamente, ti permette di andare a scegliere i migliori prospetti provenienti dal college. Esempio lampante di questo sistema sono i Cleveland Cavaliers, passati dal miglior record della Eastern Conference al peggiore nel giro di una stagione, dopo l’approdo di LeBron James a Miami. Con la prima scelta derivata da quell’ultimo posto, i Cavs andarono a prendere Kyrie Irving, tassello fondamentale della squadra che ha conquistato il titolo solo qualche mese fa.

Allora, forse, la situazione della squadra citata all’inizio di questo pezzo non è poi così male, faranno un paio di stagioni nei bassifondi, poi però con un paio di buone pescate e qualche trade potrebbero arrivare in alto. No. Sbagliato. Perché, come detto, ci vuole una buona programmazione e quella dei Brooklyn Nets è stata a dir poco sciagurata.

Le manie dittatoriali di Prokhorov, l’oligarca russo, e la sua ossessione per la vittoria immediata, hanno portato ad una serie di operazioni scellerate e poco futuribili. Come, ad esempio, l’ormai celeberrima trade che ha portato direttamente da Boston i veterani Garnett, Pierce e Terry in cambio di un manipolo di giocatori e, soprattutto, delle prime scelte non protette ai draft 2014, 2016 e 2018, più il diritto di scambiare le rispettive prime scelte nel draft 2017.

Sostanzialmente i Nets hanno scambiato il loro futuro per dei giocatori, benché forti, arrivati ormai quasi al canto del cigno, visto che al momento dello scambio, nel 2013, i tre nomi scelti avevano rispettivamente 37, 35 e 36 anni.

Le conseguenze si stanno abbattendo sulla compagine newyorchese, adesso la squadra si trova in un limbo dal quale è difficile uscire e costruire per puntare ai PlayOff è difficilissimo, se non impossibile, dato che ne ci sono nella squadra pezzi pregiati per intavolare degli scambi o per attrarre Free Agent importanti a Brooklyn. Così come non può essere utile arrivare nelle ultime posizioni per avere scelte importanti ai Draft, perché fino al 2018 prenderebbero subito il primo aereo per Boston, come appena successo a Jaylen Brown.

In questo contesto di confusione assoluta non poteva non cambiare anche la guida tecnica. La scelta è caduta su Kenny Atkinson, 49enne, ex giocatore, con esperienza in giro per l’Europa e diversi anni da vice, prima ai Knicks e poi agli Hawks, anche se mai alla guida di una squadra NBA come capo allenatore. Dovrà riuscire a fare il possibile con il roster che gli è stata messa in mano, anche se il materiale su cui lavorare non è ottimale. Forse per una squadra in queste condizioni non una scelta perfetta.

Il roster è infatti stato ribaltato quasi completamente e i molti volti nuovi vanno amalgamati con i pochi confermati della scorsa stagione. Tra questi ultimi c’è anche il giocatore più importante dei Nets versione 2016/17, vale a dire Brook Lopez, centro di 27 anni che lo scorso anno ha tenuto medie da 20,6 punti e 7,8 rimbalzi, nonostante le pessime prestazioni del team.

Insieme a lui ci sarà anche Bojan Bogdanovic, un altro dei pochi salvabili della passata annata, al termine della quale, tra l’altro, ha disputato anche una buona olimpiade con la sua Croazia, con un quarto di finale perso per pochissimo contro gli odiati serbi, partita in cui Bogdanovic è stato anche top scorer con 28 punti.

Chiudono il capitolo dei “rimasti” Sean Kilpatrick (quasi 14 punti di media nella scorsa stagione) e i giovani McCullough e Hollis-Jefferson, quest’ultimo buon prospetto sul quale la dirigenza sembra voler puntare per un progetto sul lungo termine.

Tra i nuovi la parola d’ordine è scommessa. Come il rilancio di Anthony Bennett, arrivato nel corso dell’ultima Free Agency dai Toronto Raptors, squadra nella quale non ha trovato troppo spazio, venendo anche spedito in D-League. Bennett, che per molti è stata una delle prime scelte peggiori di sempre, dovrà essere bravo a ritagliarsi il suo spazio all’interno dei Nets, dopo che, negli ultimi anni, tra Cleveland, Minnesota e Toronto, non ha dimostrato nulla del perché sia stato scelto con la #1, anche per via di una forma fisica quasi mai adeguata. Componente sulla quale sembra aver lavorato durante quest’estate, dimostrato durante il torneo pre olimpico di questa estate.

Scommessa come il ritorno su buoni livelli di Jeremy Lin, dopo due stagioni a intermittenza tra Lakers e Hornets. Chissà che l’aria di New York non faccia ritornare in auge “Linsanity“, come in quei mesi del 2012 in cui si trovò improvvisamente star della Grande Mela, anche se allora giocava nei cugini Knicks. In generale, Lin rappresenta un upgrade nel ruolo rispetto alla scorsa stagione(e soprattutto a Jarrett Jack) e il contratto da 36 milioni in 3 anni che gli è stato fatto dimostra come la società punti forte su di lui.

Scommessa come l’ingaggio del 36enne Luis Scola, arrivato al Barclays Center dopo un’olimpiade giocata col coltello tra i denti con gli altri membri della generación dorada. L’Argentino ha firmato un contratto di un anno e ora bisogna capire che apporto potrà dare alla causa, visto che ormai le primavere iniziano ad essere tantine. Non dovrebbe partire subito in quintetto e questo potrebbe paradossalmente migliorarne le prestazioni, dato che con meno minuti sulle spalle potrebbe ancora essere un pezzo importante, mettendo a disposizione tutta la sua esperienza nei momenti importanti.

Scommesse come anche gli ingaggi di Foye e Booker. Il primo perché negli ultimi mesi ai Thunder sembra aver smarrito la vena dei tempi di Denver e Minnesota dove, pur non essendo di certo un fenomeno, ha fatto vedere buone cose; il secondo perché, sebbene arrivi dopo anni su buoni livelli in quel di Salt Lake City con i Jazz, avrà il difficile compito di rimpiazzare Thaddeus Young, in una macchina offensiva tutta da decifrare.

Scommessa può essere considerata anche Caris LeVert, prodotto di Michigan, scelto alla numero 20 nell’ultimo draft da Indiana e arrivato nella Big Apple in seguito a una trade che ha visto coinvolto anche Thaddeus YoungLeVert viene da tre infortuni al piede durante le due stagioni giocate a livello NCAA ed è tutto da testare in questa nuova dimensione, soprattutto con addosso la pressione derivata da questo scambio.

Chiudono il roster tre altri nuovi volti: Jordan Hamilton, Greivis Vasquez e Isaiah Whitehead, arrivati in Free Agency i primi due e con la 42esima scelta al Draft il terzo. Vasquez sarà la prima riserva di Lin e porta con se anche un po’ di esperienza, viste le molte partite giocate in NBA; Whitehead rientra, con LeVert e Hollis-Jefferson, in quell’operazione, accennata prima, volta a formare una base di giocatori giovani per il prossimo futuro, visto che, a meno di ulteriori scambi, prime scelte significative al draft non ce ne saranno fino al 2019.

Insomma, tante scommesse, troppe per puntare a qualcosa di serio e, con tutta questa confusione, sembra impossibile pronosticare un’ annata dei Nets fuori dai bassifondi della classifica. Per girare il coltello nella piaga, i Celtics l’anno prossimo avranno diritto di scambiare la loro prima scelta (probabilmente molto bassa) con quella dei Nets (probabilmente molto alta). Al netto di magie della dirigenza, invertire questo trend negativo prima del 2019 sembra un’utopia, ma staremo comunque a vedere.

Nel frattempo, meglio guardare altrove.

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