L’imprevedibile virtù della vecchiaia

Andare in vacanza a Brighton non è tra le cose più economiche che esistano sulla faccia della terra. Certo, è una delle principali – se non uniche – spiagge del Regno Unito, ma sebbene con pochi spicci arrivi a Gatwick e con una manciata di monete in un’ora arrivi in treno nell’East Sussex, ti potrai accorgere che tra viaggio e pernottamento c’è una differenza abissale: affittare una struttura è, infatti, carissimo.

Evidentemente, Brighton non è più quella cittadina che negli anni ’70 veniva definita da Brian Clough come “una città per vecchi” e, soprattutto, senza un chiaro futuro calcistico: proprio in questa città avvenne la scissione tra uno dei più grandi allenatori della storia inglese ed  il “secondo” per eccellenza, Peter Taylor. Ora la cittadina è diventata terra di caccia per giovani, soprattutto nei mesi estivi, in cui si popola di gente chic, senza evidenti problemi economici ed amante della vita notturna. Se vi dicessi che l’immagine della copertina è frutto di una follia di una signora 83enne, probabilmente, non ci credereste. O forse si: alla fine, il calcio inglese è questo, è questione di cuore e di anima. E se Clough venisse a sapere che la tanto agognata promozione è avvenuta con una squadra di giocatori arzilli – la media età è di 28 anni – si starebbe rivoltando nella tomba.

Tifosi in visibilio al fischio finale, poco prima dell’invasione di campo.

Agognata, dicevo, perché mancava da 34 anni. L’ultima volta – era il 1983 – il Brighton & Hove Albion stanziava al Goldstone Ground, e la massima serie si chiamava First Division; non c’è traccia né dei Seagulls né del Goldstone nella moderna Premier League. Ora, nella zona dello stadio (che fu demolito dopo 95 anni di onorato servizio), c’è un outlet con annesso Burger King.

Detto tra noi, solo due giocatori, il terzo portiere Ankergren e il capitano Bruno, anche se in tenera età, hanno potuto vedere il Brighton nel top-flight football. Contrariamente a quello che diceva Clough, proprio sui vecchietti la squadra ha visto la sua “rifondazione” e il successo di quest’anno: pensiamo allo stesso Bruno o al bomber Glenn Murray, cacciato dal Bournemouth perché Eddie Howe preferiva fare la storia in Premier utilizzando ben altri tipi di giocatori: più agili e scattanti, più giovani e disinvolti.

Souvenir dal Goldstone Stadium: l’ultima partita si tenne ad aprile del 1997, e fu un Brighton-Doncaster di Third Division.

L’attaccante nativo di Maryport è il chiaro esempio di come il vino “più invecchia, più è buono” : Chris Hughton, di professione allenatore, l’ha stappato e l’ha assaggiato, neanche fosse il dio Bacco sceso sul suolo inglese. L’irlandese, ad inizio anno, ha ben pensato di costruire una squadra su di lui, che già aveva militato nei biancoblu con successo, convinto che, se fosse stato servito a dovere, difficilmente avrebbe mancato il bersaglio. Certo, tutto risulta più facile quando accanto hai un partner del calibro di Anthony Knockaert, l’eterno incompiuto – sbagliò, nel 2013, il rigore che dette il via al drama più famoso della Championship moderna – tornato grande. Proprio Knockaert è stato nominato Player Of The Year dall’EFL, il massimo riconoscimento per un giocatore per la stagione in corso: effettivamente, guardandolo, era da tanto che non si vedeva un misto di leggiadria e prepotenza sui campi della seconda lega. Aiutato dai poltergeist del fratello e del padre, entrambi scomparsi in tempi recenti, – a cui ha dedicato i gol contro Nottingham Forest e QPR – il Little Magician si è fatto uomo.

Murray e Knockaert sono stati i giocatori più importanti per Hughton: gli unici, insieme al portiere Stockdale, ad aver preso parte a tutti match della stagione. Un gradino sotto c’è chi, come Steven Sidwell, ha fatto lo stesso identico percorso del bomber di Maryport – 35 anni, tradito dallo Stoke City e dalla fiducia non concessa da Mark Hughes; c’è chi, come Bruno, ha sposato la causa biancoblu ed a 36 anni corre ancora come un giovanotto. C’è chi, come Shane Duffy, ad inizio stagione salì agli onori delle cronache per aver segnato un doppio autogolnella stessa partita, quando ancora militava nel Blackburn Rovers. Ma di più, ci sono stati i 27mila spettatori di media, in uno stadio che in tutto ne contiene 3mila di più: da sempre, il pubblico è considerato il “dodicesimo uomo” più o meno in tutte le squadre del mondo. Un contributo così assiduo non si aveva, dalle parti dell’Amex Stadium, ormai da diversi anni, ed ora che la Premier League è assicurata, il record verrà ulteriormente scavalcato.

Anno 1979: il Brighton, con il secondo posto in serie cadetta, viene promosso in First Division. Questi furono i festeggiamenti per l’ultimo ritorno in massima serie.

Brighton non si accontenta, e vuole volare ancora più lontano: le navi che nel secolo scorso attraccavano al Brighton Pier erano sinonimo tanto di arrivi quanto di partenze, ed il canale della Manica, sul quale la cittadina posa le sue spiagge, è l’unico divisorio tra il Regno Unito e l’Europa, in cima alla lista degli obiettivi di una qualsiasi squadra con un progetto così ambizioso. Iniziato pochi anni fa con l’avvento in panchina di Gus Poyet, se portato avanti nella giusta maniera potrà concedere diverse soddisfazioni nell’immediato e nel lungo periodo.

Succederà, se sul molo continuerà a sventolare una bandiera bianca. Succederà, se la giostra non smetterà mai di essere in funzione. Succederà se i pescatori, a cavalcioni sulla ringhiera, non smetteranno di fare il lavoro: perché, come si sa, il pesce più importante è quello che deve essere ancora pescato.

Anche di notte volano i gabbiani.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *