Bienvenido Levante

Come lo scorso anno, iniziamo un piacevole viaggio alla scoperta delle tre nuove squadre partecipanti alla prossima Liga, e non possiamo che partire dalla dominatrice della Segunda Divisiòn, il Levante.

Vecchia conoscenza della prima serie, ha terminato il campionato al primo posto con quattordici punti di vantaggio sul Girona e una difesa di ferro, la migliore di tutte considerando i gol subiti. Non ha deluso le aspettative, e con un top team per la categoria è tornato dopo un solo anno in Liga.

Una rosa incredibilmente competitiva quella della seconda squadra di Valencia, e un undici praticamente mai cambiato dall’allenatore Juan Ramón López Muñiz: un 4-3-3 perfettamente strutturato con dei giocatori ideali per la causa. Un portiere affidabile come Raúl Fernández, arrivato questa stagione dopo l’ottima annata trascorsa al Mirandés; due terzini esperti come Pedro López (capitano del club e in rosa dal 2011) e Toño, assieme ad una coppia di centrali rocciosa e efficiente sui calci piazzati formata da Cherma e Sergio Postigo, lo scorso anno protagonista allo Spezia.

Il centrocampo è stato composto da Campaña, ex prodigio del calcio spagnolo e con un passato senza mai giocare alla Sampdoria, il prospetto venezuelano Jefferson Lerma e Natxo Insa, esperto girovago di Segunda Divisiòn, appena trasferitosi in Malesia. Il tridente d’attacco fa paura: partendo da sinistra troviamo José Luis Morales, “dribblomane” dalla classe elevata, Roger Martí, bomber da 22 gol in campionato e Jason, ala pura cresciuta in casa.

Campaña, rigenerato dalla cura Levante

In tutto questo due soli stranieri in rosa, percentuale di spagnoli del 90,5%, un progetto efficace che dà la precedenza alla Spagna e ai giocatori cresciuti nel club. In più, altri giocatori molto interessanti come Oier, Rober Suarez, Abraham Minero, i delicati Espinosa e Verza e gli esperti CasadesúsMontañés. Insomma, una bella macchina con tutti i comfort a disposizione.

Momentos históricos
para el Levante

“Imbattibilità, Europa League e quasi imprese”

A livello nazionale, il club valenciano non ha mai ottenuto grandi successi, ondeggiando continuamente tra Primera e Segunda, raggiungendo spesso salvezze all’ultimo respiro o promozioni emozionanti e passando crisi economiche pesanti.

Il momento più alto della storia del Levante è stato il campionato 2011-2012, terminato in un impensabile sesto posto che concesse la prima storica qualificazione in Europa League della squadra. Un team composto da autentici simboli come Ballesteros – 191 presenze con la maglia Azulgrana – Barkero, trequartista dal piede fatato e Iborra, centrocampista difensivo da 186 presenze e 13 gol.

Javi Venta in mezzo, Koné fa esplodere lo stadio

Un cammino sensazionale quello di cinque anni fa in Liga, condotto attraverso vittorie di grande valore, come l’1-0 sul Real Madrid di José Mourinho davanti ai 17.000 del Ciudad de Valencia: in quell’occasione segnò Arouna Koné, veloce attaccante ivoriano autore di 15 gol in stagione. E non solo: il Levante condusse una striscia d’imbattibilità durata dalla prima alla decima giornata, con sette vittorie consecutive. La squadra non riuscì ad imporsi, però, nel derby: pareggio e sconfitta, più una dura eliminazione in Copa del Rey da parte degli acerrimi nemici.

C’è passato pure Keylor Navas, e adesso tutti sappiamo cos’ha fatto

L’anno successivo, per via dell’impegno su tre fronti, le difficoltà furono molte di più, ma una serie di acquisti ottimali e un cammino in Europa molto dignitoso, hanno reso anche l’annata 2012-2013 del Levante una delle migliori di sempre. La squadra fu rinforzata da Oba Martins, Diop, Mìchel e dal 18enne Ruben Garcia – la sorpresa di stagione: undicesimo posto in campionato e quarti di Europa League sfiorati. In quell’edizione il Levante superò il Motherwell ai preliminari, concluse secondo il girone con Hannover, Twente ed Helsingborgs, sconfisse l’Olympiakos ai sedicesimi e venne battuto ai quarti dal Rubin Kazan nei tempi supplementari.

Miracolo sfiorato

Tornando a tempi recenti, chi non si ricorda il miracolo sfiorato nella scorsa stagione, con gli arrivi di Pepito Rossi, Verdù e altri per cercare un’insperata salvezza? Il Levante era ultimissimo, ma grazie ad una campagna acquisti mirata, quasi ha raggiunto l’impossibile. Purtroppo i punti di distanza erano troppi e non sono state sufficienti le emozionanti vittorie contro Valencia, Espanyol e Atlético Madrid per uscire dalle ultime tre posizioni.

E dire che Pepito aveva scelto la causa Levante, abbracciando un popolo caldo e riconoscente, che l’aveva accolto come una star. Non sono bastati una tripletta, sei gol e due assist per salvarli, ma restano sei mesi fiammanti e bellissimi.

“Pepito, salvaci!”

Oltre a Rossi, il Levante ha sempre avuto una buona tradizione per quanto riguarda i calciatori italiani: negli anni, hanno indossato la maglia dei Granotes giocatori come Tommasi, Storari, Cirillo, Volta, Riganò e Acquafresca, oltre a Gianni De Biasi, allenatore che – sfortunatamente – portò alla retrocessione il club nel 2008.

Símbolos del club

“Genio, rapidità ed esplosività”

Pochi sanno che Johan Cruijff ha giocato nel Levante. O meglio, pochi se lo ricordano. Nella stagione 1980-1981, il presidente decise di acquistare il fenomeno olandese, pensando che il club avrebbe disputato una stagione storica: inutile dire che fu un evento mediatico vero e proprio. Ma l’arrivo di Cruijff causò l’effetto contrario: la squadra iniziò una serie di risultati negativi, terminando il campionato al nono posto. Il Profeta del Gol, che arrivava da due stagioni negli Stati Uniti, totalizzò solo 10 presenze e 2 reti.

Per quanto abbia passato tante vicissitudini economiche e sportive, questa squadra ha avuto momenti di notorietà importanti: il derby valenciano è uno di questi.

La città si ferma il giorno del Derbi del Turia e per i tifosi del Levante è una vera e propria sofferenza: il Valencia detiene ogni primato cittadino a livello calcistico, gli sfottò sono troppi e facili e inoltre i derby vinti dagli Azulgrana sono solo 7 sui 28 totali. La stessa cosa succede a Barcelona tra la squadra principale e l’Espanyol: essere tifoso del Levante a Valencia è un orgoglio, una scelta coraggiosa e un patto con la tradizione.

Va detto che c’è stata spesso una differenza di categoria, ma i derby vinti dal Levante sono stati qualcosa di emozionante: dal 2013 anni ha trionfato in ben quattro su otto, il più emblematico lo scorso anno con la squadra ultima in classifica, grazie alla rete proprio di Pepito Rossi.

Il gigante di mezzo

Tra i giocatori illustri di questo club c’è, come già scritto, Vicente Iborra: questo gigante di centrocampo deve molto al Levante. Ha trascorso tutta la sua infanzia lì, essendo nato a Moncada, nella Comunidad Valenciana, ed è cresciuto con la camiseta del Levante addosso: dalle giovanili, alla squadra B, fino alla prima squadra, di cui è diventato capitano e calciatore più emblematico.

Con la squadra in Europa, lui c’era; in Segunda Divisiòn, lui c’era; fino alla fine, lui c’è stato. 186 presenze, 13 gol e tanta quantità, finché non ha percepito la crisi finanziaria del 2013, che avrebbe portato il suo amato Levante verso lidi meno prestigiosi. E ha scelto il Siviglia, nel 2013, con cui ha vinto 3 Europa League, con cui ha esordito in Nazionale e di cui è diventato capitano. Ma il ricordo tra i tifosi Granotes è ancora vivo e vibrante.

E quell’inno, così antico e maestoso, simbolo di quell’antica grandezza che faceva del Levante uno dei club più amati negli anni ’50, che colpisce ancora oggi. ¡Levante!, ripetuto chiaramente e sonoramente all’inizio di ogni strofa, quasi a voler comunicare quanto grande sia il cuore di questa piccola – oggi – realtà della Liga spagnola.

Que el sol valenciano le da a tus colores su cálido deseo rendido de amor
Che il sole di Valencia dia ai tuoi colori il suo caldo desiderio di amore 

Bienvenido Levante. De nuevo.

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