La gioia dell’insperato

Questa coppola me la devo mettere ogni domenica

Così commenta mio nonno alla fine di Benevento-Milan. La coppola in questione, indossata per la prima volta, racconta di averla comprata anni prima a Boston, per poi scoprire con sorpresa che era stata fatta in Italia. La scelta, però, ha poco a che fare con la moda e molto con la scaramanzia, come in un tentativo di rendere stabile quel momento di gioia inaspettata. Una coppola per gioire ancora.

Attesa e insperato

La più che abusata citazione di Gotthold Ephraim Lessing, l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, ha sicuramente un fondo di verità. L’attesa febbricitante di un evento positivo ci dà senza dubbio una scossa piacevole, una sorta di immagine sbiadita della felicità futura, un phàntasma confortevole. Ma l’inatteso? L’insperato?

Al novantaquattresimo, al Ciro Vigorito di Benevento, l’antifona sembra sempre la stessa. Certo la squadra ha giocato bene, l’atteggiamento è sembrato più che positivo, ancor di più considerando il blasone dell’avversario. Ma è un’altra sconfitta, quasi attesa, come il freddo delle gocce di pioggia sui capelli quando non si ha l’ombrello e inizia a piovere. E qui, più che un ombrello, servirebbe una tettoia.

Spesso si usa come insulto o come critica dare all’altro del qualunquista, dirgli che parla per frasi fatte. Di frasi fatte il mondo del calcio è pieno e se ne riempiono la bocca tanto i tifosi quanto gli addetti ai lavori. La più usata è senza dubbio: il pallone è rotondo, per ricordare l’imprevedibilità di qualsiasi partita. Ma se il qualunquista fosse semplicemente qualcuno che si appella a conoscenze già acquisite? Una frase qualunquista è difficile da smentire, perciò la si attacca in quanto tale. Il pallone è rotondo! Qualunquista sì, ma vero.

Brignoli, autore del gol del pareggio del Benevento contro il Milan, festeggiato dai compagni | numerosette.eu

Godot giallorosso

A Benevento, fino a due anni fa, Godot era rappresentato dalla Serie B. Da questa stagione calcistica ha assunto invece le sembianze di un punto. Un fatidico punto fino a ora mancato che, in un misto d’ironia, rabbia, vergogna – scuorno, come dicono qui – e rassegnazione, ha reso infelicemente celebre nel mondo la squadra sannita. Dalla prima di Waiting for Godot, però, sono passati 64 anni e nel frattempo di cose incredibili, come la partita del Benevento di ieri, ne sono successe.

È l’assurdo che riscrive il teatro dell’assurdo.

Essendo ormai trend topic su Twitter (e nel 2017 questo è un buon termometro di notorietà) non c’è bisogno di raccontare ciò che fatto Brignoli. C’è bisogno di contestualizzarlo. Bisogna capire quali sono i meccanismi che scattano tra quelle quattro linee che rendono realtà l’insperato, che fanno sì che Godot si presenti a chi l’aspetta ardentemente. È il motivo per il quale ogni domenica siamo disposti a prendere acqua e freddo su delle gradinate in cemento con l’anima di ferro, una accanto all’altra in uno stesso colore a saltare. Non serve razionalizzare, analizzare il perché e le ragioni di un risultato, perché di ragioni ce ne sono pochissime.

Lo spirito del gioco

Allora non resta che aggrapparsi all’improbabile, con la speranza che lascia spazio all’incredulità e alla gioia. Così come ha fatto mio nonno, che credo che non vedrò mai più allo stadio senza la sua normalissima coppola che da oggi, però, assume un valore magico. Così come ha fatto una città intera che riesce a godersi un pomeriggio di gioia incredibile pur non avendo nulla di concreto tra le mani. Tranne una felicità inattesa. Tranne un senso di comunità che è lo spirito vero del gioco.

Sullo scaffale dei ricordi questa partita la terrò sempre al posto più in vista, non da tifoso del Benevento, ma da amante del calcio e della poesia, che spesso vanno avanti tenendosi per mano. Perciò non tiriamo in ballo analisi, progetti e sogni.

Brignoli e il Benevento sono stati l’irreale che mette i piedi a terra. È lo spirito del gioco. È la felicità dell’insperato.

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