Basso profilo

Muntari è tornato a casa.

La sua vera casa, infatti, è la nostra Italia, Paese che lo ha fatto crescere e diventare il giocatore che è. Torna, più precisamente, a Pescara, in una realtà particolare e ormai compromessa ma comunque molto affascinante. Un vero e proprio bagno di umiltà visti gli standard economici a cui Muntari era abituato, soprattutto nell’esperienza in Arabia Saudita.

Lo ritroviamo, dunque, nel nostro campionato, quello che gli ha regalato la maggior parte dei suoi trofei (che sono molti) e che lo ha visto protagonista per diverse stagioni.

Dicevamo dell’umiltà, sì perché il centrocampista ghanese è arrivato in Abruzzo senza particolare clamore. Nel suo contratto, addirittura, era presente una clausola che vietava l’organizzazione di una conferenza stampa. Zero presentazioni dunque ma subito fatti e allenamento sul campo per aiutare i delfini a salvarsi. Oltre ai fatti Muntari ha anche le idee chiare sul suo futuro:

“Non bevo e non fumo, quindi giocherò ancora qualche anno e poi escluderò dalla mia vita il calcio. Non mi immagino né allenatore né dirigente. Ho un paio di concessionarie auto, ma sapete come mi vedo? Meccanico, di quelli con le mani sporche di grasso, a smanettare sotto le macchine.” 

Queste le sue parole, a dimostrazione della sua semplicità.

Si ok, tutto molto bello, ma aspettate un momento. Io Muntari lo ricordavo diverso.

Mi ricordo di un ragazzo eccentrico, sempre pronto a dire le cose in faccia e con una smisurata passione per le macchine… e non di certo per il mestiere del meccanico. Dati tutti questi ricordi, magari confusi, mi sono chiesto: come mai questa involuzione? Dopo essermi posto la domanda ho iniziato subito ad indagare e, al giorno d’oggi, non c’è miglior prova di un profilo social.

https://www.instagram.com/p/mfsGouyzdX/?hl=it

A guardare questa foto e a leggere la didascalia ho tirato un sospiro di sollievo. Non ho questa pessima memoria. Di certo un’immagine del genere, e un profilo in generale, di umile ha ben poco. Una contraddizione tra passato e presente per Muntari che in qualche modo ha avuto un cambiamento inaspettato. Un basso profilo difficilmente pronosticabile.

Non conosciamo, per ora, le ragioni della sua trasformazione, ma conosciamo il suo percorso nella nostra Serie A. Durante la sua carriera ha vestito casacche prestigiose come quelle di Inter e Milan. Con i neroazzuri ha vinto il triplete, mentre con i rossoneri i trofei non sono arrivati. Con la squadra di Berlusconi (ancora per poco.. forse), Muntari si è reso, però, protagonista dell’episodio che più ha contraddistinto la sua carriera, quello diventato in seguito una formula satirica per inveire contro gli juventini che continuano a stravincere in qualsiasi campo: “eh, ma non te lo ricordi mica il gol-di-Muntari?”.

Che poi fino a prova contraria non è stato un gol, ma questa è un’altra storia…

Un’intera carriera, o quasi, nel nostro campionato che spesse volte lo ha visto trionfare ed essere presente in momenti che ormai possiamo definire storici.

Oltre alla sua esuberanza sui social, Muntari è sempre stato un giocatore con le stesse caratteristiche anche in campo. Un centrocampista aggressivo e irruento più portato a distruggere che ha costruire. Tanta forza fisica e un temperamento molto forte. Insomma, un giocatore che non è mai passato inosservato, in un modo o nell’altro. Gli episodi che giustificano le mie parole sono molti ma voglio citarne due emblematici:

1: Catania-Inter, anno 2010. Muntari subentra dalla panchina e dopo circa 40” riesce a farsi espellere per doppia ammonizione.

Notare la faccia incredula, un mix di delusione ed imbarazzo.

 

2: Milan-Roma, anno 2013. Muntari cerca di fermare fisicamente l’arbitro Rocchi che lo stava per ammonire la seconda volta.

Alla fine Rocchi lo butta fuori a parole.

 

Tutti questi episodi danno la dimostrazione del fatto che questo giocatore non sia quello che in realtà stiamo vedendo dal suo ritorno in Italia. Una persona completamente cambiata, frutto anche di una ovvia maturazione personale nel tempo. Da un’ostentazione continuativa di ricchezza e superiorità ad una vita semplice e con ambizioni del tutto normali.

Vi ricordate la foto di Muntari seduto sulla Lamborghini? Immagino di si, ecco quella è stata una delle ultime foto postate sul suo profilo che risalgono al 2014. Questo è un altro piccolo segnale del suo cambiamento verso la semplicità, e queste sue dichiarazioni:

“La mia famiglia è a Milano, mio figlio ha 18 mesi e io voglio vederlo tutti i giorni”

Parole che danno ancora più significato alla dimensione di vita che il ghanese ha scelto per suo futuro. Un volo a bassa quota lontano dai riflettori e dallo sport.
Prima però di tutto questo, il suo basso profilo ha deciso di portarlo, come detto, al Pescara. Ancora una sfida per Muntari, pur sempre un giocatore con determinate (e discutibili) caratteristiche, levigate da una maturazione ormai evidente ma pronte per essere messe a disposizione della sua nuova squadra.

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