Non chiamatelo miracolo

Dopo 23 anni e per la quarta volta nella sua storia, l’Atalanta ha conquistato la finale di Coppa Italia battendo una Fiorentina capace di impensierirla soltanto nei primi quindici minuti. Guidata dai propri uomini simbolo – Ilicic e Gomez gli autori delle due reti – i bergamaschi hanno dimostrato di non risentire del doppio impegno nonostante i due giorni in meno di riposo, dominando prima di tutto fisicamente il match, soprattutto nel secondo tempo.

Come in Game of Thrones gli estranei hanno abbattuto la barriera e si dirigono con decisione verso Approdo del Re. Indossano una maglia nerazzurra e non sembrano provare stanchezza, fame o sentimenti: Gian Piero Gasperini ha costruito un’armata perfetta per il terzo anno consecutivo. Senza il Re della Notte, molti dei suoi soldati non sarebbero in grado di esprimersi a questi livelli. Qui, però, di magico o miracoloso non c’è nulla: sono solo gli effetti del lavoro incredibile di Gasperini e della dirigenza bergamasca.

Le idee sopra gli uomini

L'esultanza del capitano dell'Atalanta | Numerosette Magazine

 

In questi anni l’Atalanta ha dovuto rinunciare a diversi pezzi pregiati della propria rosa senza che però mutasse l’identità tattica della squadra. Kessiè, Gagliardini, Conti, Caldara e Spinazzola sono alcuni dei nomi che hanno scelto di lasciare Bergamo e cercare fortuna altrove – molti dei quali a caro prezzo. Per svariati motivi però, nessuno è ancora riuscito a trovare quella continuità di prestazioni che ne aveva decretato il successo. Caldara e Conti hanno dovuto fare i conti con gli infortuni che ne hanno rallentato la crescita, così come Spinazzola, mentre i due centrocampisti di Inter e Milan, straordinari all’interno del sistema di Gasperini fatto di marcature a uomo e riaggressione furiosa una volta persa palla, stanno mostrando tutti i loro limiti una volta affidatigli compiti diversi.

Nonostante il mercato, ciò che non è cambiato sono i risultati dell’Atalanta. E soprattutto l’idea di gioco di Gasperini che riesce a valorizzare come nessun altro il materiale umano a disposizione. Cercando un  parallelo in altre discipline, viene in mente Gregg Popovich ed i suoi San Antonio Spurs. Una squadra non appartenente ai cosiddetti big market (L.A. e New York, per fare un esempio) che è riuscita ad imporsi ai massimi livelli proprio grazie alla capacità di coach Pop e del suo staff nel migliorare i propri giocatori. Senza andare con la memoria ai titoli vinti in passato, basti pensare che in questo momento gli Spurs hanno costretto i Denver Nuggets a gara 7 dei play-off nonostante in stagione regolare siano arrivati settimi e non possano vantare, sulla carta, lo stesso livello di talento. Chiedere a White, Forbes e Poltl per informazioni.

Nel giorno dell’addio a Mino Favini, storico responsabile del florido settore giovanile dei bergamaschi, l’Atalanta ha conquistato la finale affidandosi a talenti pescati in giro per l’Europa. Gosens, Castagne, Djimsiti – e l’elenco potrebbe essere più lungo – rappresentano certamente delle sorprese che soltanto Gasperini è riuscito a plasmare secondo le sue esigenze. Arrivati a Bergamo come oggetti misteriosi rappresentano adesso uno dei segreti del successo dell’Atalanta. Soprattutto gli esterni di centrocampo – a cui deve aggiungersi il nome di Hateboer – secondo le statistiche sono al livello dei migliori interpreti del ruolo in Serie A, come dimostra il grafico elaborato da Calcio Datato. Siamo ormai certi che lontano da Bergamo difficilmente potrebbero ripetere queste prestazioni. Come il Re della Notte comanda i suoi sudditi, allo stesso modo il tecnico ne guida i movimenti sul campo esaltandone le doti e limandone i difetti.

Fedeli alla linea

L’accesso alla finale non è però stato semplice. La Fiorentina di Montella ha infatti inizialmente messo in difficoltà l’Atalanta puntando sulla velocità e sulla tecnica dei suoi attaccanti: pochi giocatori riescono ad abbinare tecnica ed intensità come Federico Chiesa e Luis Muriel.

L’Atalanta ha scelto di adottare il classico 3-4-2-1 con Castagne e Gosens sulle fasce e Ilicic e Gomez a supporto di Zapata. La Fiorentina ha invece optato per un 4-3-3 con il tridente completato da Kevin Mirallas ed il centrocampo composto da Benassi, Gerson e Veretout: una mediana forse fin troppo leggera per reggere l’urto del pressing avversario ma che nei primi quindici minuti di gioco ha dimostrato di saper far male agli avversari grazie a veloci combinazioni palla al piede. Proprio da una situazione di questo tipo nasce la rete del momentaneo vantaggio di Muriel al terzo minuto di gioco.

Un'azione di Atalanta-Fiorentina | Numerosette Magazine

L’atteggiamento ultra offensivo una volta persa palla costa caro ai nerazzurri e dimostra una volta di più quanto una pressione portata con i tempi sbagliati – anche di pochissimo – possa aprire il campo agli avversari. In questo caso una volta persa palla De Roon tarda nell’aggredire Benassi che con un semplice tocco di prima serve il movimento tra le linee di Chiesa. La difesa nerazzurra si trova aggredita in campo aperto e Palomino tiene in gioco Muriel sul taglio in profondità del colombiano che, da solo davanti Gollini, si dimostra letale.

La disposizione tattica della Fiorentina in fase di non possesso è di fatto un 4-4-2 con Mirallas che si abbassa sulla fascia destra e Muriel e Chiesa che rimangono in pressione sui centrali avversari – senza riuscire ad impensierirli particolarmente. Il baricentro della squadra nel primo tempo rimane infatti basso (43,94 m) con i centrocampisti viola che preferiscono coprire all’indietro rispetto a pressare in maniera aggressiva e provare a riconquistare palla nella metacampo avversaria. L’Atalanta, colpita a freddo, è invece costretta sin da subito ad alzare i ritmi: Ilicic e Zapata sono rapidi nel pressare i difensori mentre a Gomez è affidato il compito di schermare il passaggio su Veretout. I movimenti in profondità di Benassi sono coperti da De Roon fino alla propria aria di rigore mentre Freuler è apparso insolitamente in difficoltà, indeciso se uscire in pressione su Milenkovic o assorbire il movimento di Gerson.

Il pressing dell'Atalanta | Numerosette Magazine

In questa situazione è evidente l’intenzione della Fiorentina di impostare con una difesa “a tre e mezzo”, con Milenkovic pronto ad agire come terzo centrale più che come terzino. Il movimento di Mirallas libera lo spazio per Gerson ed il giro palla viola rende inutile la pressione di Freuler.

Le posizioni medie di Atalanta e Fiorentina | Numerosette Magazine

Il grafico delle posizioni medie – tratto dal report della Lega Serie A – dimostra come Gomez agisca prevalentemente da trequartista: l’argentino si abbassa fino alla propria trequarti per iniziare l’azione, mentre Ilicic rimane sulla fascia destra e con le sue accelerazioni e le sue pause riesce a tenere il possesso palla e a far salire la squadra, servendo le sovrapposizioni continue di Castagne. Il goal del pareggio dell’Atalanta arriva su rigore dopo una transizione veloce gestita da Gomez ed Ilicic, bravo poi a servire con un filtrante in area di rigore il compagno.

Meccanismi oleati

Una volta raggiunta la rete del pareggio i bergamaschi si sono scrollati di dosso i timori derivanti dalla insolita condizione di favoriti – complice il 3 a 3 ottenuto a Firenze – ed hanno iniziato a giocare la solita partita fatta di intensità e riconquista alta del pallone, con Ilicic libero di inventare sulla trequarti avversaria. La Fiorentina si è invece affidata alle combinazioni e alla velocità di Muriel e Chiesa ma il fantasista italiano ha perso lucidità con il passare dei minuti, compiendo diversi errore nell’ultimo passaggio ed incaponendosi in soluzioni personali di difficile riuscita, soprattutto dopo la rete del 2 a 1.

Nel secondo tempo infatti l’Atalanta ha preso ancor di più le redini del gioco e la rete di Gomez è stata forse casuale ma arrivata nel momento di massima pressione verso la porta di Lafont, autore di alcune buone parate prima dell’errore decisivo. La Fiorentina ha scelto di alzare il baricentro (50,9 m) non riuscendo però ad eluder il pressing avversario palla a terra ed affidandosi spesso ai lanci lunghi. Gli unici pericoli sono causati dai movimenti di un Muriel particolarmente ispirato.

Un'occasione di Atalanta-Fiorentina | Numerosette Magazine

Il movimento incontro del colombiano attira Palomino fuori posizione e Benassi è bravo ad inserirsi nello spazio. Gollini – già autore di una parata decisiva su Veretout nel primo tempo – riesce però a neutralizzare la minaccia, dimostrando come la decisione di Gasperini di preferirlo a Berisha in questo finale di campionato sia ancora una volta corretta. Pur in una partita sofferta la Fiorentina ha creato diverse palle goal che potevano garantirle la qualificazione ma la poca lucidità ha vanificato quanto creato.

Una volta trovato il vantaggio con il Papu Gomez l’Atalanta non ha comunque abbassato il ritmo, rischiando qualche uno contro uno in difesa ma continuando a mantenere un baricentro alto (53 m nel secondo tempo, 56 m nel primo). La scelta di tenere la squadra corta si riflette anche sul numero (489 per i neroazzurri, 336 per i viola) e la precisione (84% vs 72%) dei passaggi: gli uomini di Gasperini hanno ormai imparato a gestire i ritmi anche con il pallone, potendo sempre affidarsi alle corse in verticale di Zapata per attaccare la profondità e impensierire i difensori avversari, in una coesistenza unica di forza fisica e velocità. Giocare contro Zapata, prendendo in prestito che Keon Clark usò per definire Shaquille O’ Neal, è come giocare contro “un frigorifero pieno che dovete spostare, anzi no vi attacca lui”.

Così come in campionato, l’Atalanta non muore mai. E rimane sempre fedele alle proprie idee. Nulla di miracoloso.

 

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