Appocundria

Molte volte le parole comuni non bastano per descrivere le sensazioni dell’animo umano, troppo ricco di sfaccettature per essere incanalato in banali categorie. Se ti chiami Marek Hamsik poi, e su di te pesa come un macigno l’ombra del più grande di tutti i tempi ogni termine sembra superfluo, inutile, sbagliato. Eppure, scavando tra i meandri della cultura e delle tradizioni partenopee, esiste qualcuno che ha saputo racchiudere a meraviglia questa particolare condizione psicologica in una sola parola: appocundria, geniale espressione portata alla ribalta da un emblema come Pino Daniele.

 “Pino Daniele ha scritto e cantato molto nel suo grande dialetto napoletano […] e ci ha restituito, sovrimpresse di venature che in lingua sarebbero state opache, come nel caso di appocundria, interfaccia dialettale dell’italiano ipocondria, nel senso semanticamente vago di ‘profonda malinconia’, che tanto sembra addirsi alla condizione della «napoletanità»”

Treccani

Già, perché la maledizione del capitano del Napoli può essere descritta soltanto attraverso le parole di un altro grande monumento nato proprio all’ombra del Vesuvio, che da sempre è riuscito a cantare ed elogiare ogni particolarità della sua complessa terra, spesso incompresa e avvolta da un velo di triste malinconia che, come uno splendido ossimoro, ben si sposa con il caos di colori, suoni e profumi donati dalla generosa Parthenope.

Paura di fallire

Cominciamo dal principio: cos’è che tormenta così tanto un giocatore affermato come Marek Hamsik, da più di dieci anni a centro del progetto Napoli? La risposta può essere racchiusa all’interno nella grande paura di fallire, nel senso di vertigine che ti provoca l’essere ad un passo dal travalicare il confine tra giocatore ed eterna leggenda. Tutto parte dal più grande di tutti i tempi (o da uno dei più grande di tutti i tempi, secondo le varie visioni personali): nei suoi sette anni in azzurro Diego Armando Maradona non ha regalato soltanto vittorie e trofei al Napoli, ma è riuscito a diventare il miglior marcatore di tutti i tempi della squadra con 115 reti all’attivo, record spesso insidiato da tantissimi grandi nomi ma ancora imbattuto.

L’unico arrivato a due passi dalla storia è il capitano Hamsik, proprio nella stagione in cui il suo Napoli potrebbe fare finalmente la voce grossa in campionato: le giuste mosse di Maurizio Sarri sono servite a restituirgli il sorriso dopo i mal di pancia della gestione Benitez, portando lo slovacco a segnare 15 reti in tutte le competizioni nella passata stagione, uno score davvero impressionante per un centrocampista.

Eppure, nonostante le lodi, le parole d’incoraggiamento e l’amore sconfinato dei partenopei verso il proprio capitano qualcosa sembra aver bloccato Hamsik proprio mentre era sul ciglio del burrone pronto a spiccare il grande volo. A Marek basterebbero soltanto due reti per superare l’inimitabile Diego e diventare l’unico vero re della città che gli ha regalato tutto ciò che aveva, ma quest’anno le porte di ogni stadio sembrano stregate, maledette come questo record che lo tormenta partita dopo partita.

L’appocundria di Pino

“Appocundria me scoppia 
Ogne minuto ‘mpietto”

Disagio, malinconia, tristezza: è difficile spiegare cosa sia l’appocundria a chi ha le sue radici lontane dal Vesuvio, ma la figura di Marek Hamsik basta e avanza per rendere più chiaro un concetto così profondo e intricato. Ma se a Pino Daniele bastava prendere un caffè tra le strade della sua colorata Napoli per sentirsi già meglio, al capitano dei partenopei non basterà perdersi tra i vicoli della città per poter avere la meglio su questa strana sensazione.

Il dato che più sconcerta è che in 24 partite disputate in questa prima parte di stagione Marek sia andato a segno appena una volta, sfiorando quasi ad ogni match la grande occasione di fare il passo decisivo. A risentirne però non è soltanto il morale di un giocatore diventato ormai un simbolo per gli azzurri, ma anche il suo andamento generale: spesso Hamsik sembra vagare per il campo con un’aria quasi persa, ogni suo tentativo appare privo di grinta e anche i tiri migliori vengono ostacolati da pali e guantoni, quasi come se l’intero universo calcistico avesse paura di cosa potrebbe succedere se lo slovacco riuscisse a spodestare Maradona dal suo trono.

Marek però non ci pensa (almeno secondo le sue parole) e continua a vestire sereno la sua meritatissima fascia non curante delle tante critiche che continuano a piovergli addosso. Nonostante tutto però dovremmo imparare a comprenderlo: cosa si proverebbe a superare uno come Diego? Cosa si proverebbe ad essere lì, con la storia a portata di gol? Il vuoto nello stomaco dettato dal timore reverenziale accompagnerebbe tutti, anche i più coraggiosi. Hamsik intanto continua a tenere altissima la sua cresta per battere l’appocundria: dopotutto Pino ci ha insegnato anche che “tanto l’aria s’adda cagnà”.

 

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