Alta Cresta

C’è un gallo sulla punta di un tetto. Quando il gallo depone l’uovo, quest’ultimo, secondo voi, cadrà dal lato destro o dal lato sinistro?

Ma che discorsi! A parte il fatto che i galli non depongono uova. Il nostro gallo non vive in un pollaio, non canta al sorgere del sole e non mangia becchime. Il nostro gallo segna valanghe di gol, fa tremare le difese avversarie e strappa applausi dagli spalti. Il nostro Gallo gioca in maglia granata e si chiama Andrea Belotti.

Ma per quale motivo il bomber del Torino è soprannominato Gallo?

Molti di voi lo sapranno già, ma è giusto ripeterlo per coloro i quali ignorano tutto ciò.

Tutto nasce da una profonda amicizia, un legame extra-calcistico che unisce il nostro Andrea a un ragazzo che di cognome fa proprio Gallo. In onore di questo caro amico, ogni qualvolta si presenti l’occasione, Andrea alza la cresta per onorarlo in memoria dei momenti passati insieme. L’ha fatto al primo gol, gli ha portato fortuna, e da quel momento non ha più smesso di farlo. E anche Ventura ci aveva preso gusto.

Gallo Ventura

Fino a questo momento ha vestito le maglie di tre sole squadre. In ordine Albinoleffe, Palermo e Torino.

Già, perché i primi passi da professionista li muove tra i paesi di Albino e Leffe. In provincia di Bergamo, precisamente in Val Seriana, dove Belotti fa il suo esordio in Serie B e segna le prime due reti tra i professionisti, che non valgono la permanenza in cadetteria. L’anno successivo il Gallo si ritrova a guidare in Lega Pro l’attacco della Celeste (non la nazionale argentina, sia chiaro). Le cose, in fondo, non gli sono andate poi così male, 12 reti, cannoniere della squadra, ma niente risalita.

Lo riconoscete?

Tutte queste statistiche vengono fiutate dai talent scout del Palermo, i quali non si lasciano scappare l’affare per centrare subito la promozione in A. Così, in terra sicula, Belotti diventa grande in tutti i sensi. Assieme a Paulo Dybala fatica a carburare, ma col passare della stagione forma una coppia del gol micidiale, capace di conquistare una meritata promozione con cinque giornate di anticipo. Il Gallo vince, convince, e viene presto riscattato dai rosanero. L’anno successivo esordisce in Serie A e ben presto diventa un giocatore chiave, soprattutto a partita in corso. Sempre presente in campionato, sei volte a cresta alta nel palcoscenico nazionale principale che incomincia a notarlo.

Una su tutte è il Torino di Giampiero Ventura, che sta costruendo una rosa competitiva e con giovani italiani dal profilo molto interessante. Vedi Benassi, Baselli, Zappacosta e molti altri. Il Gallo Belotti sembra il giocatore giusto per guidare l’attacco granata e ridare spolvero agli antichi fasti della società con il simbolo del toro rampante. Il Gallo, tuttavianon entra subito nelle grazie e negli schemi di Ventura, che spesso gli preferisce Josef Martinez o Maxi Lopez. Ma con l’arrivo di Immobile e la partenza di Quagliarella, da gennaio diventa titolare inamovibile, e ripaga a modo suo, alzando la cresta per ben dodici volte in campionato (nove solo nel girone di ritorno).

Ventura  lascia Torino per prendere la strada di Coverciano. Viene sostituito da Sinisa Mihajlovic, il quale non può fare a meno che confermare in attacco il giovane bomber.

Spronato così dal flemmatico Serbo, Belotti continua a cantare come un gallo. Anzi, ancora più forte di prima. Le statistiche non mentono: ventidue reti in ventisei partite nel campionato corrente sono numeri mostruosi. La tripletta nel giro di 10 minuti contro il Palermo ne è la riprova. Una capacità realizzativa fuori dal comune che ha proiettato il Gallo bergamasco in alto nella classifica della Scarpa d’Oro. Proprio così, la Scarpa d’Oro. Il premio per il bomber dei bomber. Solo alcuni, tra i quali Messi e Aubameyang, superano il talento nostrano. Ma la corsa è ancora lunga e, anche se le possibilità sono poche, la speranza è sempre ultima a morire.

Giusto per sembrare colto, vi butto lì questa cosa. Nell’epilogo del Fedone di Platone, Socrate, dopo aver bevuto la cicuta, sul punto di morte, dice ai suoi discepoli: “Ricordiamoci di donare un gallo ad Asclepio”. E dopo questa frase lapidaria spirò. Lasciando i suoi discepoli pieni di dubbi. Non è che forse…scusate sto vaneggiando, torniamo a noi.

Insomma il talento puro e cristallino di Belotti è proprio quello che ci voleva nel panorama calcistico italiano. Con un centravanti come lui i Mondiali 2018  fanno meno paura. E il ct azzurro Ventura lo sa piuttosto bene, l’importante è che il Gallo non abbassi mai la sua cresta.

Ivan Graziani cantava “Taglia la testa al gallo”. Speriamo mai nessuno si azzardi a farlo. Preferirei, piuttosto, continuare a vedere un “Funky Gallo” in pieno stile Zucchero Fornaciari.

 

Traccia del Gallo: Per colpa di chi (1995) Zucchero

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