AMUNT! è un espressione del dialetto valenciano appartenente ad un registro informale e gergale; come la maggior parte delle espressioni dialettali risulta intraducibile poiché, in italiano, verrebbe resa con In Alto, locuzione che non rende assolutamente l’idea. AMUNT! rappresenta il grido di battaglia del Valencia che, in quest’ultimo periodo, non sta certamente navigando in buone acque; proprio per questo è arrivato da Orzinuovi – dove vige il dialetto bresciano – un comandante esperto, un po’ sparito dal calcio attuale, con tanta voglia di ritornare in alto: Cesare Prandelli.
La carriera da calciatore parte da Cremona, una trentina di chilometri da casa, dalle giovanili della Cremonese fino alla prima squadra, dove si afferma come mediano grintoso dotato di discreta tecnica. Quattro anni dopo cambia casacca, rimanendo in terra lombarda tra le file dell’Atalanta; grazie alla società di Bergamo comincia a farsi le ossa nel massimo campionato, siglando anche la sua prima rete. Grazie alle sue buone prestazioni viene prelevato dalla Juventus di Trapattoni: la concorrenza è tanta – soprattutto a centrocampo – ma Cesare non si lascia scoraggiare divenendo pedina fondamentale dell’ambiente bianconero, con il quale collabora per i successivi 6 anni conquistando trofei nazionali ed internazionali. Con il sacco pieno e le lacrime agli occhi, lascia la Juve per il grande ritorno alla squadra che l’aveva lanciato in Serie A, l’Atalanta, chiudendo con onore una carriera oscillante tra il ruolo di stopper e di mediano smista-palloni.

Il cammino da tecnico conta decisamente molte più società, a cominciare dalla stessa Atalanta con cui si era messo in mostra da giocatore: dagli allievi fino ad una breve esperienza in prima squadra, in cui però era ancora privo di patentino; fra alti e bassi siede sulle panchine di Lecce, Hellas Verona, Venezia e Parma, con la quale arriva anche una qualificazione in Coppa Uefa.
Dopo questo grande risultato giunge una chiamata importante, quella della Roma nel 2004; un’occasione del genere non capita tutti i giorni e la “Magica” potrebbe essere la svolta della sua carriera.
Già, potrebbe, perché solo un mese più tardi Cesare Prandelli sceglie di abbandonare il progetto Roma per stare vicino alla consorte Manuela Caffi, affetta da una grave malattia terminale. In questi casi il calcio non può essere una priorità: significative furono le parole dei tifosi del secondo grande amore di Prandelli, la Fiorentina, che espressero cosi, prima della partita con l’Inter del 2 Dicembre 2007, il loro cordoglio in seguito alla scomparsa di Manuela.

Da una storia che potrebbe essere stata ad una storia che fu, quella con la Fiorentina di Della Valle: in 5 anni di lavoro Prandelli riesce a trasformare una squadra che lottava per non retrocedere ad una formazione ultra competitiva, in grado di raggiungere le prime posizioni applicando un gioco bello da vedersi, ma altrettanto efficace; ne sono passati tanti tra le mani del tecnico bresciano: giocatori come Toni, Pazzini, Mutu, Gilardino, Jovetic, Montolivo, Ljiaic; senza di lui, forse, non sarebbero arrivati dove sono adesso, non avrebbero avuto la mentalità giusta per scrivere pezzi di storia del campionato italiano. Ma soprattutto, grazie a Prandelli, pezzi di storia ne ha scritti molti la Fiorentina stessa: in quegli anni la Viola si qualificò 3 volte alla Champions League, senza mai arrivare oltre gli ottavi ma dimostrando di saper reggere la tensione e avere familiarità con la competizione. Per info più dettagliate chiedere a Liverpool e Bayern Monaco.
E anche ad Ovrebo, l’unico capace di fermare i viola.
La tifoseria prova un grande affetto per Cesare, la società ed i giocatori sono con lui ed i risultati sono più che buoni; Cesare Prandelli è felice a Firenze, ma sente che qualcosa può cambiare in meglio. Se il sogno di ogni calciatore è vestire la maglia della propria nazionale, gli allenatori condividono lo stesso desiderio, quello di scegliere a chi assegnare quella divisa. Nel 2010 arriva la chiamata dell’allora presidente Giancarlo Abete, per la panchina azzurra, in vista degli Europei in Polonia e Ucraina: come si fa a dire di no?
L’avventura da c.t. inizia con la riconvocazione di Cassano e Balotelli, grandi esclusi da Lippi al Mondiale: la scelta si rivelerà azzeccata, poiché proprio i due bad boys saranno i trascinatori dell’Italia fino alla finale degli Europei persa contro gli spagnoli. Il rammarico è palese, cosi come la consapevolezza di Prandelli che si può – anzi si deve – fare di più. L’aspettativa cresce in vista dei Mondiali, che però prendono una strada decisamente diversa da quella prevista. Ed anche la strada di Cesare devia in tutt’altra direzione.
Dopo la parentesi negativa in Turchia al Galatasaray – sulle orme di Mancini – Prandelli ha deciso di abbracciare la causa del Valencia, orfano di Ayestaran e di una vera identità calcistica: al tecnico di Orzinuovi il compito di ripartire dalle parate di Diego Alves, dall’esperienza di Nani e Parejo, dal potenziale di Moreno e Santi Mina, per ridare un senso a quel grido di battaglia, intraducibile ed imparagonabile.
¡Amunt, Prandelli!
