Un viaggio nella Londra di Harry Hotspur

Henry Percy, in arte chiamato “Harry Hotspur”. E’ da questo personaggio storico, ribellatosi ad Enrico IV agli inizi del XV secolo che prende il nome la squadra di White Hart Lane. E’ stato lui il primo “sperone caldo“, probabilmente per la passione e le galoppate con i cavalli che a quel tempo tenevano campo fra i nobili inglesi quanto oggi un pallone da calcio ed un paio di scarpini. E dire che se oggi provi ad accostare un Harry al Tottenham verrebbe a chiunque da pensare ad Harry Kane “The Hurricane”, ma il primo Harry per i tifosi degli Spurs rimarrà sempre lui.

Qualche giorno fa, mentre mi trovavo come inviato durante il match di Europa League, mi è capitato di trovare un pub storico appena fuori da uno dei tanti ingressi per i tifosi. Di tempo per ritirare il pass ne avevo perché ero in anticipo di quasi un’ora, la curiosità non mi è mai mancata e nemmeno la passione per una birra in compagnia, quindi ho chiesto di entrare e – nonostante fosse aperto soltanto ai tifosi Spurs – sono riuscito a convincere la proprietaria sostenendo di voler soltanto osservare il posto.

Il “Number 8” di Tottenham è un locale immenso, in legno perfetto stile e con un bancone pieno di liquori oltre a qualsiasi stemma, sciarpa o bandiera del club possibili ed immaginabili. All’ingresso vengo accolto da un uomo che mi offre dei gadget degli Spurs, come se non ce ne fossero già abbastanza nel locale; spostandomi nel mezzo di una marea fra onde di birra e tifosi che se la ridono a voce alta mi trovo in un giardino tipicamente inglese, sul retro e nuovamente affollatissimo. Un altro bancone all’aperto  cerca di soddisfare i bisogni di birra dei tifosi Spurs, davvero tanti e davvero rumorosi. L’età media è incalcolabile, un melting pot generazionale.

Un lato del bancone, con sciarpe da ogni parte del mondo
Un lato del bancone, con sciarpe da ogni parte del mondo

Dopo averlo chiesto – in Inghilterra è fondamentale; già molto spesso si rischia di violare leggi senza farlo apposta, figuriamoci se provi a fare il furbo – mi dirigo verso una delle tante zone di dibattito fra tifosi e provo ad inserirmi nel discorso proponendogli qualche domanda per un personale reportage. I primi due che incontro sono sulla trentina, e me lo dimostra il loro racconto. Alla domanda “Come mai proprio il Tottenham?” mi rispondono dicendo di essersi appassionati per la prima volta durante la finale di FA Cup del 1987, seppur con la sconfitta per 3-2 inflitta dagli sfavoritissimi del Coventry sugli Spurs. “Il Tottenham è una squadra frizzante con tifosi crazy, per questo io e Gary ce ne siamo innamorati. E comunque in coppa ci saremmo rifatti qualche anno dopo” continua l’amico, ed in effetti fu proprio così.

Gary Lineker e Gazza Gascoigne sono solo due dei nomi magici che vinsero la FA Cup nel 1990-91 sconfiggendo prima l’Arsenal nel London Derby in semifinale e quindi il Nottingham Forest per 2-1 a Wembley. Da lì in poi poco altro, tolta una League Cup vinta nel 2008 e molti campionati con successiva qualificazione in Europa, la Premier manca ormai dagli anni ’50. Un vecchio tifoso si rifiuta di rispondere alle mie domande non perché non lo voglia ma perché sostiene che il rumore del locale e il suo udito usurato protrarrebbero l’intervista a realizzarsi in tempi biblici; se c’è una cosa che non si possa rimproverare agli inglesi è proprio la chiarezza.

Gascoigne e Lineker, giocatori simbolo della storica stagione 1990-1991
Gascoigne e Lineker, giocatori simbolo della storica stagione 1990-1991

 

Noto quindi un uomo da solo, ben vestito e – c’è bisogno di dirlo? – con una pint of beer in mano. Gli chiedo come mai sia da solo e mi risponde “Sto aspettando i miei amici”. Non posso allora esimermi dal domandare da quanto li conosca, lui sostiene “da sempre, ma è un po’ che non li vedo perché ultimamente sto andando con la mia famiglia alle partite. Però sai, ogni tanto si torna ai vecchi tempi!”.

L’ultima perla me la regalano due ragazzi, ai quali chiedo se siano con altri amici o se per i pub girino sempre loro due; mi rispondono che stanno aspettando quei due tizi laggiù, io mi giro e vedo due persone decisamente più anziane e abbastanza somiglianti ai due ragazzi per farmi capire tutto. Sono i genitori, due padri amici che hanno trasmesso la passione ai due figli maschi, uno dei quali mi dirà “Ringrazio mio padre per avermi portato al White Hart Lane e non ad Highbury”.

Fondamentalmente, facendo una sintesi di tutto quel che ho sentito dire nel locale, la bellezza del pub prima della partita sta nel fatto che questo sia vicino allo stadio, quasi come se ne avessero bisogno per non sentirsi lontani dal campo che dovranno riscaldare con la loro voce qualche ora dopo. O forse perché l’inglese medio non ama camminare, ma preferiamo pensarla in una chiave più romantica.

Schermata 2016-02-27 alle 11.29.34
Una foto della sala secondaria del pub

Il galletto rappresentato nello stemma, beh quello dipinge in qualche modo anche un bel quadretto dei supporters degli Spurs: giovani e freschi, sempre pronti a sorprendere ma mai troppo ansiosi di vincere perché bisogna farlo da outsider altrimenti ci si annoia. Proprio come Harry Hotspur vogliono ribellarsi al potere calcistico inglese, proponendo ogni anno nuove fantasie e squadre tanto prepotenti quanto imprevedibili per provare prima a stupire e poi alzare una coppa di cui sono orfani dal 2008. Che poi a pensarci bene sei eternamente giovane il tempo per alzare un’altra coppa lo troverai sempre, perciò don’t worry Spurs: because to dare is to do. Audere est facere.

Osare è fare.

Thanks to No.8 Tottenham , 726 High Road

1 risposta a Un viaggio nella Londra di Harry Hotspur

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *