7 Slam Dunk Contest imprescindibili

Gennaio e febbraio sono due mesi importanti nella stagione sportiva del basket americano. Ultimi mesi per le trade,  si decidono le sorti delle proprie squadre e arriva l’All Star Game, la quintessenza della spettacolarità cestistica a stelle e strisce.
Il weekend delle stelle più splendenti, o almeno delle più spettacolari, soprattutto pensando allo Slam Dunk Contest.
E’ uno show che sente fortemente l’identità statunitense, ammaliata dalla bellezza estetica e l’eccesso trasportato in tutti gli ambiti, soprattutto nello sport.
L‘All Star Game è quella competizione dove una schiacciata diventa un poster da attaccare in cameretta da tramandare ai propri figli, un italiano da San Giovanni in Persiceto domina nel Three-Point Contest e il giocatore più grande di sempre si trasformerà in icona immortale.

Come omaggio a questa splendida competizione, in modo semiserio e senza prendersi troppo sul serio, abbiamo stilato una classifica dei nostri Slam Dunk Contest preferiti.

 

7. Slam Dunk Contest 2008

Dwight Howard è un personaggio. La sua figura non si ferma semplicemente a quella di giocatore ben poco costante, ma usando un eufemismo, potremmo dire che si tratta di un piccolo Shaquille O’Neal quando si tratta di prendersi la scena.
I rivali di quell’edizione erano Jamario Moon, Rudy Gay e Gerald Green che hanno lottato fino alla fine, con un uso della creatività molto alta – a Green come è venuto in mente della candelina?- non risparmiandosi nel dare spettacolo.
Howard, nella schiacciata vincente con il mantello di Superman, ha rischiato tantissimo ed è stato fortunato a vedere la palla entrare per un soffio dopo aver colpito i ferri, però è stato premiato per aver osato e utilizzato al meglio gli oggetti di scena. Lo stesso Shaq, Kobe Bryant e le numerose stelle presenti sono rimaste letteralmente a bocca spalancata per un gesto tecnico quasi impossibile, con uno stacco a 6 metri dal ferro. Da quel momento, cercare di superare il suo livello, almeno nelle schiacciate, è stata una bella e difficile sfida per tanti.

6. Slam Dunk Contest 2011

Questa edizione verrà ricordata come il salto di Blake Griffin sulla Kia, quindi pare logico che trovare rivali pronti a superare la sua smania di spettacolo era pura utopia. “Si era preparato già con la macchina”, dirà JaVale McGee successivamente, “e niente riuscirà a batterlo se qualcuno non porterà un aereo o altro”.
Il livello di questa fu talmente alto, che in pochi si ricordano di McGee che ha eseguito con estrema naturalezza un salto con due canestri contemporaneamente, senza utilizzare alcun oggetto o mezzo scenico imponente, raggiungendo i 50 punti totali dai giudici. Anzi, forse qualche oggetto l’ha usato. Le sue enormi braccia.

5. Slam Dunk Contest 2003

Jason Richardson si è seduto per due anni consecutivi sul trono della competizione, riportando un po’ di orgoglio per i tifosi di Golden State, costretti ad assistere a numerosi fallimenti dei propri beniamini da anni ormai.
Sì, letta oggi fa decisamente sorridere.
Una sfida contro due campioni come Amare Stoudemire e Richard Jefferson in cui la guardia tiratrice di GSW ha puntato forte su lanciare la palla in avanti partendo dalla linea dei tre punti e arrivare alla lunetta piccola dei 3 secondi per poi saltare a canestro con reverse, con mani dietro la schiena o sottogamba.
Le sue capacità erano ben note a tutti dalla vittoria dell’anno precedente, ma in questo alzò l’asticella ancora di più, mischiando tecnica e teatralità. La sua vittoria fu scandita da una potenza e velocità perfetta, erano quei gesti che ti facevano dire “Oh, God!”.
Quelle schiacciate avevano fatto saltare in aria tutta la Philips Arena, qualcosa di mai visto e che è rimasto ben impresso nella memoria di tutti.

 

4. Slam Dunk Contest 1986

In questa edizione non era presente Michael Jordan, in compenso c’erano Dominique Wilkins e Spud Webb. Quest’ultimo era un ragazzo di soli 170 cm, ma con un talento e un’elevazione fuori dal comune, vista la statura. Vedere uno dei giocatori più bassi della storia dell’NBA a lottare per la gara delle schiacciate sembrerebbe uno scherzo, ma se si conosce Webb non serve farsi domande.
Sembrava Davide contro Golia, giusto per usare un’espressione tanto abusata quanto azzeccata, in questa circostanza. Ogni salto era un’elevazione verso il cielo in cui si percepiva lo sforzo e il sacrificio che avrebbero portato il numero 4 degli Hawks a trionfare.
Quell’edizione lasciò ai posteri una importante considerazione: tutti gli uomini sono nati uguali, non ci sono differenze fisiche a distinguere chi gioca in ogni sport, ma solo una grande forza di volontà e tanto lavoro duro.

3. Slam Dunk Contest 2016

Aaron Gordon e Zach LaVine se le sono date di santa ragione, in senso positivo ovviamente. Un’edizione che sembrava infinita, ad ogni schiacciata già fuori da ogni schema ne conseguiva una ancora più “impossible”.
L’effetto sorpresa pervadeva ogni, e sottolineiamo ogni, singola schiacciata dei due ragazzi.
Il premio fu assegnato all’ex T-Wolves, in grandissimo spolvero, anche se qualcuno non fu totalmente d’accordo.
Gordon, con il salto a due gambe sopra la mascotte dei Magic, in cui afferrò la palla dalle mani del dragone mentre lo saltava, finendo poi con un “mulino a vento mancino“, aveva conquistato i cuori di molti, e, forse, una vittoria ex-aequo, sarebbe stata legittima.
Polemiche a parte, questa resta semplicemente una delle edizioni più divertenti e creative di sempre.
E il duello deve essere rivisto tutto.

 

2. Slam Dunk Contest 1988

È passato poco più di una settimana dal ricordo dei 30 anni per la storica Jordan Dunk.
MJ, seguendo le orme di Julius Erving nel 1984, rielabora quel magistrale salto durante la sfida contro Wilkins. Serviva un punteggio tondo di 50 per batterlo. Jordan si prepara partendo dalla linea di fondo opposta, inizia a correre come una gazzella e appena pone la sua scarpa numero 47 sulla linea del tiro libero per prendere il volo, è come se il tempo si fermi ad ammirare una magnifica opera d’arte, perché questo è.
Quella schiacciata fu analizzata fotogramma per fotogramma, uno spettacolo per gli occhi vedere i movimenti naturali della palla portata dietro l’orecchio, mentre muoveva le gambe allargandole.
La parte finale in cui si allunga per terminare il suo capolavoro nel cesto è solo il culmine di una prestazione che avrebbe segnato un intero movimento sportivo e ha contribuito fortemente ad eleggerlo senza discussioni il più grande di tutti.

 

1. Slam Dunk Contest 2000

E’ l’anno di due stelle dei Toronto Raptors ovvero Vince Carter e Tracy McGrady, ma il primo è il vero protagonista della scena. Vinsanity si era presentato alla Oracle Arena con la solita voglia di sorprendere il pubblico e lasciare il segno.
Il problema, se così si può chiamare, è che non sapeva in che modo realmente farlo, come racconterà lo stesso Air Canada successivamente.

Si lasciò trasportare dal suo istinto e ne uscì alla grande. Un’esecuzione irripetibile, senza possibili rivali e contendenti per la contorsione dell’avambraccio totalmente immerso nel canestro, eseguita ad una potenza inaudita. Uno spettacolo tecnico e di inerzia sportiva che avrebbe segnato la generazione successiva di dunker in modo indelebile. Un po’ come capitato alle Olimpiadi di Sydney dello stesso anno, quando Carter, 1 metro e 98, svettò con piena arroganza e consapevolezza dei propri mezzi su Frederic Weis, 2 metri e 18.
E come direbbe lui“It’s over, it’s over!”.

 

 

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