Nell’immensità di speculazioni che riguardano il concetto di Dio vorremo trovare anche noi un nostro spazio.
Non pretendiamo di elaborare pensieri complessi come certi teologi o filosofi, tuttavia un’idea, come tutti, l’abbiamo. Non ci permettiamo, ovviamente, di discutere sulla sua esistenza o non esistenza, ma sulle situazioni che da esse derivano un qualcosa ci piacerebbe lasciarvelo. Perché, in fondo, qualora una presenza divina esista, giudicare il suo operato sarebbe impresa ardua, dato che, in questo nostro mondo, il bene e il male sono pressoché equivalenti, con delle punte di male però veramente alte. Al contrario, se non ci fosse niente, allora Dio diverrebbe automaticamente la figura più tragica di sempre, capro espiatorio di miliardi di mali che in realtà sono solo il frutto della perfida natura umana. Forse proprio per quella perfida natura umana, propensa all’autocommiserazione e all’adulazione, è difficile pensare che alcune delle meraviglie intorno a noi siano una produzione dell’uomo, una bellezza troppo grande da immaginare e creare per le nostre semplici menti, devono essere l’opera di un essere superiore.
L’amore è una di queste meraviglie
Sia chiaro, amore inteso non come l’atto di amare il/la proprio/a principe/principessa, ma come la capacità di provare simpatia in senso greco, col significato di soffrire insieme, verso un altro essere umano.
Beh, se vogliamo dare questa accezione al termine, probabilmente allora quella tra Jermain Defoe e Bradley Lowery è la più grande storia d’amore di tutti i tempi.
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Ok, ok, forse è un’esagerazione, anzi di sicuro lo è, in fondo come può essere l’amicizia tra un bambino e un calciatore definita una storia d’amore?
Può esserlo, perché se non è già straordinaria un’amicizia tra un giocatore professionista e un bimbo di 5 anni, lo è il legame incredibile instauratosi tra Jermain e Bradley.
Facile – direte – facile essere Defoe e fare compagnia a un bambino malato tra un allenamento e l’altro, facile con un conto a sei zeri e con la sicurezza di una vita agiata.
Lasciatevelo dire: no. Non è facile fare quello che sta facendo il giocatore del Sunderland. Per niente.
Perché forse Bradley ha capito che quell’infame del neuroblastoma lo sta pian piano prosciugando, ma di sicuro tutte le preoccupazioni tra le braccia del suo amico Jermain hanno meno peso, come se nella sua onnipotenza l’attaccante avesse anche il potere di far sparire di colpo tutte le insormontabili difficoltà di una vita spezzata a 5 anni. Spezzata, sì, perché il piccolo non se la caverà, le cure serviranno massimo ad allungargli la vita di qualche tempo: il male è già in fase terminale.
Dicono che donare del tempo a una persona che sta esaurendo il proprio sia un bellissimo modo per onorarla, e forse è proprio qui la tragicità della vicenda. Già, in un mondo onesto, in un mondo meno crudele di questo, Bradley non avrebbe mai realizzato il sogno di incontrare il suo eroe nella maniera più terribile, che sogno è se arriva per colpa di un incubo? Un sogno si dovrebbe concludere con il rimpianto del risveglio, ma qui non ci sarà tempo per i rimpianti, qui non ci sarà tempo proprio per un bel niente.
Per questo il tempo di chi ne ha da donare è così prezioso: può far sentire la persona più insignificante la più importante della terra, esattamente come si sente Bradley quando stringe forte la mano di Defoe, il suo supereroe.
Anche se forse il vero supereroe qui è proprio lui.

E poco importa che il luogo sia un letto di ospedale o il centrocampo di Wembley, stare uno accanto all’altro è ciò che più contava per entrambi, abbracciati, pronti ad affrontare tutti i nemici, sia davanti a dei macchinari sia di fronte a decine di migliaia di persone.
Sorridono di fronte a tutte le avversità e ci danno una lezione fondamentale: mai perdere la speranza.
Anche se una speranza effettivamente non c’è, anche se a 5 anni si dovrebbe sognare di indossare la maglia della propria squadra del cuore, non cercare di ricordarsi al meglio uno stadio, per paura di non rivederlo mai più.
Ricordi che si porterà ovunque.
In questo ultimo periodo ci stiamo abituando a un concetto orribile: rispondere all’odio con altro odio, un odio ancora più forte.
Nella Londra sconvolta dall’attentato e dall’odio, l’amore ha vinto: un amore grandissimo, quello di un bambino verso il suo idolo e quello di un uomo verso un altro, piccolo, ma immenso idolo.
E, in fondo, non è questa la risposta più grande? Non è forse più rumoroso questo di una scarica di bombe?
Una giornata dedicata al ricordo di cosa l’odio può generare, è diventata semplicemente il giorno di Bradley e Jermain: in fondo in fondo, l’amore trionfa sempre sul male.

Jermain Defoe ha poi sbloccato quella partita (Inghilterra 2-0 Lituania, 26 marzo 2017 ndr) al ritorno in Nazionale dopo 4 anni. Non sappiamo se un Dio esista, ma, nel caso, è davvero un grande sceneggiatore.
