Il gigante cattivo

Non tutti nascono per essere buoni.

Del resto se le favole ci hanno insegnato qualcosa, oltre ad inutili precetti di vita astratta, è che almeno un cattivo ci deve essere, sempre.
Il problema, se mai, in questa storia, sarebbe trovarlo uno che non vada considerato sotto il titolo di antagonista.
Peccato, scuse, redenzione e di nuovo peccato, un’altra redenzione e ancora un peccato, così fino all’infinito, un circuito senza fine, senza un pit stop, senza un traguardo.
Un mondo dannato, senza apparente via d’uscita, un’Inghilterra diversa, lontana dalle luci di Londra e dalla sua mondanità, un’Inghilterra povera, analfabeta, criminale, benvenuti nell’infernale mondo di Andy Carroll, protagonista e antagonista della nostra storia.

Cosa ci sia intorno a quella famigerata Gateshead, città che ha dato i natali a Carroll, non si può sapere. Animo pulsante di quella parte più nascosta della terra d’Albione, quel nord desolato e triste, dominato da pioggia e cieli grigi, in cui, per citare Dickens, i colori che caratterizzano il paesaggio sono il nero del carbone e il rosso dei mattoni delle case.
Da Gateshead sono venuti tanti personaggi borderline, uno su tutti, un ragazzotto di un metro e 77 a cui i genitori diedero il nome di Paul John in onore dei Beatles, ma che il mondo conoscerà come Gazza Gascoigne, personaggio a cui Nostro Signore ha donato poteri divini ma anche una testa, diciamo così, non avvezza al calcio professionistico.
Oltre alla città d’origine, che comunque qualcosa dovrà pur contare, Andy e Paul condividono un’altra passione, quella per il pub, dove non erano soliti ordinare una tazza di tè.

Caratteri spigolosi uniti a molti bicchieri di troppo, animi punk sempre pronti per una rissa, per un alterco, per una scazzottata.
Se sei nato nel Tyne and Wear sai già che non c’è spazio per le parole dolci e la diplomazia, la legge del più forte governa, l’alternativa è soccombere, e non credete che per gente così sia facile da accettare.
Da cosa pensate che derivi tutta quella aggressività di Carroll in area di rigore? Come pensate che faccia a prendere lui tutti i palloni di testa?

 In area sono tutte sue

 

Certo, la stazza lo aiuta, ma quel modo di dominare l’area non può che derivare da una particolare attitudine intrinseca ed esterna alle logiche del rettangolo da gioco.

Dominatore dell’area.

Prendete il meraviglioso gol realizzato al Crystal Palace poche settimane fa, era lui magnificamente a dominare al centro dell’area come un nucleo al centro di un atomo, e poi un gesto spontaneo, forte, rabbioso, sorprendente per un uomo che supera il metro e 90, un gol che potrebbe stare benissimo sulla copertina di qualsiasi libro, album, rivista sul calcio in commercio.

Volevamo farvi una GIF ma c’era in sottofondo “Till I collapse” di Eminem e quindi perché rovinare il tutto?

 

Eppure, per un motivo o per un altro, questo gigante mica tanto buono nei nostri cuori ha fatto subito breccia.
Non lo sappiamo, sarà per quel codino che quasi stona con la maestosità dell’individuo in questione, sarà per il suo essere predisposto a far finire tutto in tragedia, ma quella sorta di goliardia, a cui si unisce un’inevitabile dose di tristezza che si tramuta in filo conduttore della storia di Andy Carroll e che fa di lui un personaggio fondamentalmente sempre sconfitto, messo in secondo piano, poco considerato, ai nostri occhi estremamente attraente.
A dispetto delle caratteristiche fisiche, che lo classificherebbero come un bomber d’area, non è mai stato un grande goleador e raramente ha oltrepassato i dieci gol in campionato, segno che la rete non è la sua priorità, anche se, vedendola con gli occhi di oggi, non si può dire, Liverpool a parte, che abbia fallito nei club in cui ha giocato.
Certo, non possiamo affermare che sia diventato quello spettacoloso giocatore che sembrava poter essere quando giocava col Newcastle: pensateci un attimo, non poteva essere la stessa cosa. Del resto se nasci nel Tyne and Wear hai un solo sogno, giocare con la maglia bianconera del Newcastle United, non poteva fare male, in quei momenti stava idealmente per tutti i suoi amici che invece non ce l’avevano fatta ad arrivare fino a lì, e che magari il giorno dopo la partita avrebbero dovuto tornare in fabbrica, un luogo chiuso senza sogni e soprattutto senza colori, triste e cupo.
Quando un ragazzo di quelle zone arriva ad indossare la gloriosa divisa dei Magpies sa che in realtà sta giocando per tutta la sua gente, quella parte della nazione che tutti tendono a nascondere, così diversa dai fasti di Buckingham Palace o dalle luci di Londra.

 Come una seconda pelle

Ma la magia che lo avvolgeva al St. James’ Park è come svanita, forse per mano di quei 42 milioni spesi dal Liverpool per accaparrarselo: avventura da dimenticare. Forse la lontananza da casa o la pressione di dover sostituire Torres, nessuno saprà mai cosa successe nella sua testa: state pur tranquilli che, orgoglioso com’è, non verrà mai a dircelo.

 Saluti seri o beffardi?

Fu in quel periodo che iniziarono anche le frequenti scorribande notturne, i litigi, le ubriacature e le risse, pratiche ripetute anche nei primi anni al West Ham.
In questi anni, proprio quella tanto lontana e diversa Londra ha rappresentato per Carroll la possibilità di redenzione e, da club con un forte animo operaio, il West Ham non poteva che essere il classico posto giusto al momento giusto.
In realtà, come già accennato, coi gol non si è sprecato, ma la ripresa delle ultime due stagioni è stata davvero notevole e chissà che questa non sia la stagione buona per tornare finalmente in doppia cifra.

Non tornerà mai il giocatore di Newcastle probabilmente, ma a 28 anni sembra finalmente arrivata la sua definitiva redenzione. Si potrebbero sprecare milioni di parole pensando a cosa poteva essere e invece non è stato, a cosa avrebbe potuto fare oppure oltre quale limite non sarebbe potuto andare, ma in fondo per chi ha un diavolo per capello – e di capelli lui ne ha tanti – aver raggiunto una pace interiore è un’ancora di salvezza.

Carroll ha trovato il suo angolo di paradiso, e per chi è nato all’inferno non è certo cosa da disprezzare.

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