Lakers, the future is now

Il futuro spaventa, è inevitabile, ma al tempo stesso attrae, non si può di certo negare l’evidenza: ognuno è incredibilmente curioso nell’immaginare ciò che verrà, nel tramutare in concreta realtà la realizzazione dei propri desideri, non importa quanto difficili o inverosimili siano; ci sarà sempre uno spiraglio di luce più o meno grande ad alimentare tutto questo. E a Los Angeles, cestisticamente parlando, negli ultimi anni quella luce non è mai stata così intensa.

Lo scenario è quello dei Lakers, anno primo d.K. (dopo Kobe).

Primo anno senza che lo speaker dello Staples Center annunci il ragazzo col numero 24 “from Lower Marion High School“, la fine di un’era che ha segnato la storia della pallacanestro mondiale; ma al tempo stesso senza il fardello di far giocare al fianco di una leggenda svariati nomi in rampa di lancio, un peso che può logorare tantissimi, soprattutto i più giovani e la loro crescita.E’ però nell’oggi che cammina il domani, ed è per questo motivo che la stagione dei Lakers con a capo Luke Walton sarà fondamentale, una sorta di anno zero da cui poter finalmente ripartire, con una grande certezza in meno, ma con un progetto finalmente degno della Città degli Angeli.

Dopo qualche anno di sofferenza, l’idea della dirigenza giallo-viola è stata decisamente chiara: le firme in estate di giocatori come Mozgov e Deng indicano nettamente la volontà di costruire un roster con qualche veterano che non tolga troppo spazio, minuti e tiri, da affiancare a una squadra giovane con mille promesse da mantenere, da D’Angelo Russell a Julius Randle, passando per Ingram e Zubac.

Con 8 under 25 presenti nel roster, infatti, i Lakers sono una delle franchigie dall’età media più bassa, e la società losangelina sta cecando in tal modo di porre le basi per favorire la crescita dei giocatori, di pari passo a quella del loro allenatore. Luke Walton, 36 anni, alla prima esperienza da Head Coach su una panchina affidatagli completamente (l’anno scorso 43 partite da ‘traghettatore‘ alla guida dei Warriors in assenza di Kerr), sta per ora facendo un ottimo lavoro, con quelle basi gettate a cementare una solida convinzione di squadra che potrebbe presto portare a risultati che mancano da troppo tempo sulla costa californiana.

Con l’allenatore di San Diego è avvenuto un cambio di direzione rispetto agli ultimi anni: è l’uomo perfetto per far crescere il gruppo, sia sul piano tattico che dal punto di vista umano, e lo stesso Kerr lo aveva scelto come suo vice ai Warriors per la sua capacità di creare il clima perfetto tra gli atleti, grazie al suo carismatico dono di farsi voler bene da tutti.

Walton è un leader che tutti seguono, dentro e fuori dal campo, e con lui il nome dei Lakers conta più di quello sulla schiena di ogni singolo individuo: la squadra sembra essere finalmente compatta ed unita verso un fronte comune e, a differenza degli anni passati, non c’è nessuna spaccatura interna.Queste sono le premesse fondamentali per la rinascita dei giallo-viola, punti chiave che, al momento, sono perfino più importanti dei risultati stessi, poiché con un occhio al futuro, hanno portato un notevole aumento di entusiasmo nella megalopoli californiana.

A completare il tutto, c’è una squadra interessantissima, costruita con meticolosa attenzione e sguardo lungimirante, con ampissimi margini di miglioramento. Oltre Lou Williams e Nick Young, che restano due punti fermi del roster, D’angelo Russell e Jordan Clarkson hanno fatto vedere cose interessanti già l’anno scorso, ma in questa stagione stanno trovando maggior spazio e continuità, così come Randle che, dopo la prima sfortunata stagione saltata interamente per una frattura alla tibia destra, si sta attestando su buoni numeri per il secondo anno consecutivo.

Infine grandi aspettative, sinora non deluse, per il primo anno di Brandon Ingram, scelta numero 2 dell’ultimo Draft direttamente da Duke, classe 1997 (secondo giocatore più giovane attualmente in NBA), che si è già preso un posto nel quintetto titolare.

Un verdissimo parco di giovani dunque, che dosano alla perfezione talento e follia, il cui impatto decisivo va ben oltre i risultati ottenuti, in miglioramento rispetto alle ultime stagioni. Questi nuovi e giovani Lakers sono semplicemente dei ragazzi che divertono e si divertono, con la voglia di affermarsi e la determinazione di chi vuole farlo al più presto, in prima linea, per essere il futuro non solo della franchigia gialloviola, ma della Lega stessa.

Il raggiungimento dei Playoff rimane la speranza e l’obiettivo principale, per i ragazzi di Walton sarebbe una conquista che manca dal 2012-13. Ma l’obiettivo non è il titolo, nè tantomeno le Finals; non per ora almeno. Perché in una piazza calda come quella dei Lakers, i risultati, volenti o nolenti, diventano essenziali. Il futuro è attraente quanto incerto e travagliato, sopratutto a Los Angeles, crudele città della perdizione e delle promesse mai mantenute, ma è anche vero che il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei loro sogni, e quello dei Lakers è senza ombra di dubbio uno tra i più belli dell’intera NBA.

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