Samba Dance

Partiamo da un doveroso presupposto. Ovvero che se la tua squadra è prima in classifica e ha per distacco il maggior numero di reti segnate, e magari sei anche un attaccante, un po’ sotto i riflettori ci sei per forza. Anche se non ti chiami Cristiano Ronaldo o Leo Messi, anche se alla non più giovanissima età di venticinque anni non sei neppure vicino alla soglia dei cento gol in carriera, anche se quello che vuoi, insomma, ma qualche merito lo devi pur avere.

È più o meno questa la situazione attuale di Roberto Firmino, attaccante tuttofare dello straordinario Liverpool di Klopp che sembra finalmente aver trovato un po’ di sana continuità. Come i Reds, d’altronde, che dopo undici giornate di Premier League sono in vetta alla classifica e, soprattutto, vantano una condizione mentale da fare invidia a chiunque. Tranne che al Chelsea (forse), ma poco importa. Anfield è tornato ad essere un fortino, e in un periodo in cui, da quelle parti, la fortuna sta regalando sorrisi a centoventotto denti, la stella di Firmino è solo una delle tante a brillare di settimana in settimana.

Anche se, in realtà, per essere più precisi dovremmo accantonare il termine ‘stella’ e rassegnarci al fatto che il brasiliano non è mai sembrato in grado di brillare di luce propria, né soprattutto ha mai dato l’impressione di voler aspirare a ciò: è il suo essere totalmente immerso nel contesto collettivo che gli sta permettendo, sin dall’inizio della stagione, di mettere insieme prestazioni convincenti in serie apparentemente non destinate ad una fine. Parliamo di una delle maggiori peculiarità degli attaccanti di Klopp: il controllo del pallone è sempre volto all’assist verso il compagno e, tranne che in rari casi, ogni forma di egoismo è pressoché abolita. Notiamo questo aspetto in maniera evidente nella GIF sottostante.

Durante Liverpool-Watford dello scorso weekend, mentre i Reds avevano già ampiamente chiuso la partita, Henderson serve sulla corsa Firmino. Il suggerimento del Capitano è un po’ sbilenco, ma l’ex Hoffenheim fa buon uso del proprio fisico e riesce ad impossessarsi del pallone. Dopodiché, invece di abbassare la testa e puntare Holebas, impiega una frazione di secondo per ruotare su se stesso e posizionarsi per poter servire al meglio l’accorrente Mané, bravo ad incunearsi tra Britos e Kaboul.

L’immagine che scorre di fronte ai vostri occhi è molto significativa: da un lato suggerisce che il lavoro da Mental Coach messo in pratica da Klopp da un anno a questa parte non si è tramutato in tempo perso, dall’altro che, con il giusto equilibrio e con una politica di forte abbattimento del concetto di ego, anche una squadra iper offensiva come il Liverpool può permettersi di scendere in campo con giocatori d’attacco in praticamente ogni reparto.

Tra i tanti attaccanti a disposizione del manager tedesco, Firmino è stato quello che ne ha compreso più in fretta i principi di gioco, e la naturale conseguenza è stata il ritrovarsi titolare in tutte le dieci partite di Premier in cui era convocabile (alla quinta giornata – Chelsea-Liverpool – dette forfait a causa di uno stiramento all’inguine). E non è tutto: soltanto in due occasioni (contro Swansea e Man United) è stato richiamato in panchina prima del novantesimo. Guai a sottovalutare questo dato, tanto apparentemente superfluo quanto specchio della fiducia totale del tecnico nei confronti di un giocatore: Mané è protetto dal suo medesimo status di intoccabile, ma Coutinho, nonostante non sia sicuramente mal visto da Klopp, ha concluso soltanto tre delle undici gare in cui è stato impiegato. L’assenza del Liverpool in competizioni europee favorisce indubbiamente la presenza continua in campionato di Firmino, ma è proprio attraverso la continuità di rendimento che l’inizio di stagione con il botto sta facendo ammuffire in panchina attaccanti del calibro di Sturridge e Origi, che in due hanno raccolto la metà del minutaggio del brasiliano.

Che poi va detto, quando è più ispirato del solito lascia davvero a bocca aperta. Qui sotto uno dei tanti casi, in occasione del match contro il Crystal Palace di una decina di giorni fa. Il gol è quello del definitivo 4-2, e chiude i conti con fierezza a dir poco maestosa. Un po’ come quando il commesso del supermercato annuncia che la sua cassa è in procinto di sbaraccare.

giphy

Dal punto di vista tecnico la giocata non dovrebbe lasciare poi troppi dubbi in merito alla decisione di Klopp di puntare su di lui piuttosto che sugli altri nove/falsi nove in rosa: il movimento – con tanto di mano alzata che rende nostalgicamente l’idea di quanto la sua interpretazione del ruolo sia cambiata – è da attaccante vero, mentre la conclusione, per quanto apprezzabile, non è altro che normale amministrazione. O almeno per uno come lui.

Lo score realizzativo raggiunto sino ad ora da Firmino non è affatto negativo, ma non è certo il punto su cui far leva quando si parla del suo inizio di stagione: che nessuno si meravigli, dunque, se ne trattiamo soltanto qua in fondo. Le cinque reti messe a segno dall’ex Hoffenheim lo issano di diritto nella top 3 dei marcatori del Liverpool, alle spalle di Mané (che ne ha segnata una in più) e in duo con Coutinho, mentre i tre assist sono il terzo miglior risultato dopo i cinque di Cou e i quattro di Lallana, un altro che meriterebbe ben più spazio a livello mediatico rispetto a quanto gliene viene concretamente concesso.

Se tra gli attaccanti a disposizione di Klopp dovessimo indicarne uno da etichettare come “più versatile” la scelta cadrebbe inevitabilmente su Firmino, e non tanto perché ci piace particolarmente quanto perché sono le statistiche stesse a parlare in suo favore. Date un’occhiata.

Firmino

Oltre al grafico a torta, estremamente equilibrato a prescindere dal ruolo del brasiliano (che ne acuirebbe comunque il significato), sono i dati relativi ai tiri/gara e ai key passes/gara. Dei tre attaccanti più impiegati da Klopp in questi primi tre mesi di stagione, Coutinho è quello che arriva con più frequenza alla conclusione, mentre Mané è quello che tenta più dribbling nei novanta minuti. Firmino, che eccelle invece per numero di passaggi chiave, ha dalla sua una distribuzione omogenea in (quasi) tutte le abilità. È bene tuttavia specificare come la tabella qua sotto riveli un concetto già anticipatamente affrontato: il giocatore simbolo di questo Liverpool è ancora meglio riconoscibile in Coutinho, che comunque a sua volta – per restare sul tema astronomico – non brilla di luce propria.

Firmino

Ciò che deve aver probabilmente favorito Firmino nel suo exploit iniziale, oltre al brillante avvio di stagione dell’intera squadra, è il solidissimo rapporto con Klopp: i due si stimano sin dai tempi della Bundesliga (lo stesso Klopp, dopo la cessione di Mario Götze al Bayern, tentò di portarlo in Vestfalia, mentre a gennaio di quest’anno il brasiliano spese parole al miele nei confronti del Mago), e adesso che le cose vanno per il verso giusto mettere in pratica i dettami dell’allenatore è ben più semplice.

Il dubbio relativo a Firmino è uno ed uno soltanto: riuscirà a mantenere gli standard attuali fino al termine della stagione? Una fetta abbondante del futuro del Liverpool passa dalla risposta a questa domanda. Che, ora come ora, sembra davvero essere l’ultimo dei pensieri.

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