Gomis, il gol come garanzia

Nella vita, darci obiettivi ci nobilita, ci permette di porre limiti alle nostre infinite possibilità. Ma in fin dei conti è il raggiungimento di un risultato concreto che ci gratifica, che ci rende vincitori o sconfitti agli occhi nostri e degli altri. Un’ottica materialista ingigantita nella società di oggi, governata dal tutto e subito. Meccanismo che si fa ancora più cinico nel calcio, in cui la forma, il bel gioco, può emozionare, coinvolgere, ma non è nulla se non abbinato a un risultato. È importante il viaggio, ma conta anche dove arrivi. In questa logica, il ruolo dell’attaccante si carica di peso e responsabilità. Fattori che pesano su qualunque centravanti, ma non se sai di avere la stoffa per emergere. Non se sei Bafetimbi Gomis.

 

Il viaggio di Bafè parte da La Seyne sur Mer, dove nasce il 6 agosto 1985. Un luogo non banale: qui combatterono gli eserciti inglesi e francesi ai tempi di Napoleone Bonaparte. Partire da un luogo come questo  lascia pregustare la qualità del tragitto, seguendo un itinerario impreziosito da nobili mete, con il gol come passaporto per superare confini nazionali e rivalità. Il gol che però nei primi anni di carriera non si dimostra un fedele compagno per Gomis.

Giovanissimo, cade sotto gli occhi degli osservatori del Saint Etienne, che lo portano nel proprio settore giovanile ad appena 15 anni, desiderosi di rendere inestimabile questo diamante grezzo. Le movenze ci sono, le intuizioni sono quelle del bomber di razza, manca la lucidità sotto porta, quel cinismo da rapace dell’area di rigore che il tempo e l’esperienza possono regalarti, a costo di fatica e sacrificio. Nel 2004 fa il salto in prima squadra. Alla prima annata segna 2 gol in 11 presenze. Score che spinge la dirigenza a mandare il 19enne Gomis a farsi le ossa in una piccola di Francia, dove non ci sono le pressioni e le aspettative di Saint Etienne. La destinazione scelta è il Troyes, dove Bafemi  lascia finalmente esplodere il suo potenziale: 19 apparizioni, 6 reti. Segno che il ragazzo ripaga la fiducia, a patto che gli sia concessa. Torna in biancoverde un giocatore migliore, un attaccane più maturo. Dal 2005 al 2009 realizza 38 gol in 131 apparizioni, dimostrando di essere qualcosa di più che un castello di sabbia.

Entrato negli schemi di gioco e nel cuore dei tifosi, arriva il momento di lasciare la squadra della Loira. D’altronde ‘o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo’ ci insegna il film Il cavaliere oscuro.

Gomis lascia il Saint Etienne, ma si guadagna comunque critiche da parte della opinione pubblica locale. L’attacante non sfugge al teorema vigente in Francia all’inizio del nuvo millennio, il quale dice che ogni giocatore talentuoso passante per la Ligue 1, finisca prima o poi a vestire la maglia del Lione. L’OL lo prevela nell’estate 2009 per una cifra vicina ai 13 milioni. Passare dalla società più titolata del calcio francese, gigante del passato, al club che domina il presente, con promesse di lungimiranza, non può che destare scalpore. Se a questo si aggiunge che tra le 2 società non scorre buon sangue, lo scenario si prospetta quantomeno intrigante. Gomis scaccia critiche e pressioni come meglio sa fare: a suon di gol, pesanti. Sia in campionato, conquistando il titolo e la doppia cifra, sia in Champions, in cui esordisce, trovando subito il suo habitat naturale. Il primo anno nella massima competizione europea aiuta i suoi a fermare sul pari il Real del primo anno di Mourinho, levandosi la soddisfazione di segnare ai Galacticos.  Fa anche meglio l’anno successivo, segnando 4 gol nel 7-1 rifilato dai suoi a domicilio alla Dinamo Zagabria. Quel 7 dicembre 2011, oltre ad entrare nel pantheon di giocatori capaci di siglare un poker in Champions, insieme a gente come Ibrahimovic, Messi, Van Basten, si guadagna un posto tutto suo nella storia della competizione: è infatti autore della tripletta più veloce in una partita europea.

Le stagioni al Lione sono un crescendo per Gomis, che non manca mai l’appuntamento coi piani alti della classifica marcatori. In totale colleziona 178 presenze, impreziosite da 64 reti, nel periodo che forse rappresenta il punto più alto della sua carriera. Nel contempo però l’egemonia dell’OL sulla Francia calcistica giunge al capolinea. Troppo agguerrita la concorrenza, in un calcio che negli seguenti vedrà uno sviluppo unico. È questo spirito, di continua voglia di migliorarsi, di superare i propri limiti, di mettersi in discussione, che Gomis condivide con il suo Paese, con il suo calcio d’origine. È questo spirito che lo rende vincente anche nella sconfitta, vincitore anche nella caduta. È questo spirito che lo spinge oltremanica, in Galles per la precisione.

La chiamata, a contratto scaduto, arriva dallo Swansea. La voglia di mettersi in gioco è tanta, la concorrenza anche. In Premier Bafemi arriva come riserva di Wilfried Bony. D’altronde, chi come lui sa accettare nuove sfide, in cerca di stimoli continui, lo sa: bisogna partire dal basso, per arrivare in alto. E lui che è abituato a volare ad alta quota, trova il modo per guadagnarsi un posto da titolare, a suon di reti. Abitudine rimastagli anche nell’avvio della stagione 205-16: segna 4 gol nelle prime 4 partite con i “cigni”, numeri ancora una volta da record.

Un preludio che però non costituisce altro che la più dolce delle illusioni per una stagione nel complesso amara, amarissima. Gomis infatti dopo aver mantenuto la media di un gol ad incontro, ne segna solo 2 nel resto dell’annata. La Francia chiama, e Gomis non può dire di no. Troppo forte la nostalgia, per il calcio che lo ha cresciuto ed elogiato, per la sua patria, che ha scelto, per poi essere scelto. Date le sue origini senegalesi, infatti, Bafe si è trovato di fronte ad un bivio: o i Bleues, dove gli attaccanti con cui giocatori con cui concorrere per un posto in nazionale sono tanti e talentuosi, o il Senegal, in cui il tasso tecnico di certo inferiore lo avrebbe reso leader imprescindibile. Per un giocatore, un uomo come lui, desideroso di abbattere i propri limiti, la decisione sembra pressochè scontata: imbocca la prima strada. E lo fa, inutile dirlo, entrando nella storia: alla sua prima partita in amichevole contro l’Ecuador, segna una doppietta in nemmeno 26’ di gioco, cosa che solo Zinedine  Zidane riuscì a fare al suo esordio. Ennesima pagina della storia  firmata Gomis.

Un bomber di razza, capace di far cadere ai suoi piedi la nazionale, così come la nobiltà di Francia. Già perché, stavamo quasi per dimenticarcene, la squadra che consente a Bafemi di ritornare nel calcio francese, è un altro colosso del calcio transalpino, quell’Olimpique Marsiglia con cui ha battagliato in alcune delle partite più accese della sua carriera. Con l’OM l’inizio non sembra niente male: 8 partite, 720 minuti giocati, 5 gol, una rete ogni 155’.

Sono molto fiero di indossare i colori dell’Olympique Marsiglia, uno dei più grandi club della Ligue 1

Tanto per mettere in pace tifosi, critiche e vecchi amori. Gomis non guarda in faccia, tantomeno il passato. La Ligue 1 è avvisata, Bafe è tornato.

 

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