Invisibili: Aritz Aduriz

Quante volte, andando a Messa la domenica, abbiamo sentito parlare dei martiri, questi uomini la cui vita è un misto di verità e leggenda e che hanno preferito morire piuttosto che rinunciare alla propria fede.
Uno di questi martiri si chiamava Mamete, era un giovane ragazzo di Cesarea, Cappadocia, oggi Turchia. Mamete morì durante le persecuzioni di Aureliano, venne prima torturato in molti modi, con il fuoco, con le belve, addirittura venne imbrattato di miele e cosparso di formiche e poi venne ucciso mediante la decapitazione.
Proprio per questo suo attaccamento alla fede Cristiana, una volta che le persecuzioni terminarono, molte chiese in giro per l’Europa vennero intitolate a lui, dalla Grecia all’Italia, dalla Francia alla Spagna, in molti scelsero la devozione a San Mamete. Si chiamava così anche una chiesa di una città del nord della Spagna, oggi famosa per il suo museo di arte contemporanea, il Guggenheim e per essere una delle roccaforti dell’indipendentismo basco, ovviamente stiamo parlando di Bilbao.

Il vecchio San Mames ha ospitato le partite casalinghe dell'Athletic fino al 2013
Il vecchio San Mames ha ospitato le partite casalinghe dell’Athletic fino al 2013

Proprio lì dove sorgeva la chiesa dedicata a San Mamete, in un giorno del gennaio 1913, l’architetto di origine inglese Manuel Maria Smith decise che sarebbe stato costruito lo stadio che avrebbe dato una casa alla squadra della città, l’Athletic Club.
L’Athletic Club penso che sia una delle compagini più affascinanti del pianeta, rappresenta un’eccezione senza precedenti nella storia del calcio contemporaneo, infatti la loro politica è quella di far indossare la maglia della squadra solo a giocatori di origine basca; tutto ciò è pazzesco se pensiamo che l’Athletic è una delle 3 squadre della Liga che non sono mai retrocesse, non sto nemmeno a dirvi quali siano le altre due.
I giocatori di questa squadra si sono sempre distinti per il loro attaccamento alla maglia, incarnano esattamente lo spirito di San Mamete e sarebbero disposti a dare anche la vita per quella maglia a righe verticali bianche e rosse.
Uno dei primi campioni a calcare il terreno dello stadio San Mames fu un certo Rafael Moreno Aranzadi, grande attaccante che segnò caterve di gol, ancora oggi il premio come miglior goleador del campionato spagnolo porta il suo soprannome, Pichichi.
Aranzadi morì a 30 anni a causa di un’epidemia di tifo e, almeno così credo, da allora il suo spirito si è reincarnato diverse volte per portare e aggiornare il futbol in terra basca, una sorta di Buddha del gol.
L’ultima di queste reincarnazioni potrebbe essere un ragazzo nato nel 1981 a San Sebastian, ha proprio le caratteristiche di Pichichi, punta centrale dotata di un senso del gol fuori dal comune.
Questo giovane uomo porta il nome di Aritz, che ha due principali significati, uno è “roble” che significa quercia e l’altro è “fortaleza” che significa fortezza, entrambi ricordano la fierezza, la forza e la grandezza d’animo tipiche della popolazione basca.
La storia del giovane Aritz non è quella classica del giocatore cresciuto nelle giovanili del club per poi disputare una quindicina di stagioni con la stessa maglia e diventare una leggenda simbolo di fedeltà, no, la sua è una storia diversa, è la storia di un ragazzo cresciuto in un piccolo club che esordirà tra i grandi nella terza divisione del campionato spagnolo, altro che il palcoscenico della Liga.
Questa è la storia di uno che la maglia della sua squadra del cuore ha dovuto sudarsela fino all’ultima goccia, perché i dirigenti in lui non è che ci abbiano mai creduto fino in fondo, per ben due volte se ne è dovuto andare, la prima da giovanissimo per cercare di giocare con continuità in una squadra che non fosse la squadra riserve, la seconda da 27enne in cerca dell’esplosione che sembra non avvenire mai.
Quando è tornato nel 2012 però, i suoi tifosi si sono accorti che qualcosa era cambiato, quel ragazzo che segnava a singhiozzi aveva lasciato spazio ad una macchina da gol che da quelle parti non si vedeva da tanti anni, per farvi capire, dal 2012 a oggi ha la media di circa un gol ogni due partite, un cecchino insomma.

Aduriz durante la presentazione per il suo ultimo arrivo all'Athletic Club nel 2012
Aduriz durante la presentazione per il suo ultimo ritorno all’Athletic Club nel 2012

Aritz Aduriz può segnare in tutti i modi, di destro, di sinistro, di testa, per le difese avversarie è un incubo e probabilmente, senza quei fenomeni di Madrid e Barcellona, il trofeo che porta il nome del suo predecessore sarebbe già sul suo comodino.
A 35 anni sta vivendo la miglior stagione della sua vita, il suo record precedente di gol in Liga era 18, quest’anno è già a 17; una particolarità, tutti i gol segnati quest’anno sono stati fatti dentro l’area di rigore, a dimostrazione che in quella zona del campo a essere più forti di Aduriz sono davvero in pochissimi.

Aduriz si appresta a segnare in una sfida contro il Barcellona
Aduriz si appresta a segnare in una sfida contro il Barcellona

Avesse 10 anni in meno probabilmente ci sarebbe la fila fuori dal San Mames per lui, i grandi club farebbero a botte per accaparrarselo e invece, come in fondo è stato per tutta la sua vita, viene troppo spesso sottovalutato e spetta a lui far ricredere gli altri, proprio come quando decise di andarsene dalla sua squadra per diventare grande.
Anche la nazionale spagnola non ha mai creduto tanto in lui, una sola volta l’ha chiamato, nel 2010 per le qualificazioni agli europei, sebbene guardando con attenzione forse, come prima punta, solo Diego Costa segna quanto Aritz.
Anche ora che ha veramente la città ai suoi piedi però, mantiene sempre quell’atteggiamento di chi è arrivato al grande calcio con il sudore e la fatica, senza avere necessariamente qualcuno che creda in lui fino in fondo.

Aduriz con la maglia della nazionale Spagnola. Con le furie rosse non ha quasi mai trovato spazio
Aduriz con la maglia della nazionale Spagnola. Con le furie rosse non ha quasi mai trovato spazio

Un paio di settimane fa ha portato il suo( perché adesso è davvero suo) Athletic agli ottavi di Europa League con un gol favoloso contro il Marsiglia, favoloso come il tramonto che ogni sera appare sul Bizkaiko Golkoa, il golfo che bagna le spiagge di San Sebastian, la sua città.
Ogni anno sembra essere l’ultimo invece lui sta stupendo tutti a suon di gol, in Liga è il giocatore non di Barça o Real che segna di più, insomma, normale ma eccezionale.
Suda, lotta e segna ogni giorno per quella maglia che per ben due volte l’ha sedotto e abbandonato e sapete perché? Perchè proprio come San Mamete per ciò in cui crede e per la sua gente sarebbe disposto a dare tutto, persino la vita.
Onore a te Aritz, ce l’hai fatta!

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