The Sunset Limited mette di fronte a un bivio, una scelta tra due filosofie.

Nero: cosa dovrei fare con te, Professore?

Bianco: perchè dovresti fare qualcosa?

Nero: te l’ho già detto. (…) non eri parte dei miei piani, ma ora sei qui.

Bianco: non significa niente. Nulla di ciò che succede significa qualcosa.

Una casa a due passi dalla linea ferroviaria. Una casa povera, sporca, in un ambiente pericoloso. Due persone sedute a un piccolo tavolino: uno, di colore, tiene in mano una bibbia. L’altro, barba poco curata e viso indurito, si appoggia ad una seggiola, con la stessa energia che ha un corpo morto. La storia è tutta qui: un dialogo, un acceso discorso tra due uomini normali; entrambi hanno un obiettivo. Potrebbe sembrare un contesto simile a quello di Perfetti sconosciuti (regia di Genovese, 2016), nel quale un gruppo di amici si ritrovava intorno a una tavola, ma qui forse la portata esistenziale è ancora più invadente. L’uomo di colore, ex-carcerato a causa di un passato violento, ha trovato la redenzione proprio tra le mura della prigione, e cercherà in tutti i modi di aiutare il professore che si ritrova davanti nella sua umile abitazione. Ma perchè un insegnante dovrebbe trovarsi in un luogo così squallido? Il pessimismo, la delusione e la depressione che lo invadono, lo avevano spinto a tentare il suicidio, a togliersi la vita lanciandosi contro il Sunset Limited, il treno che regolarmente passava lungo i binari che in quel momento si trovavano a due passi. L’uomo di colore però, come si intuisce dal loro dialogo, deve averlo salvato: per questo non vuole lasciarlo andare, teme che nella sua situazione possa riprovare lo stesso gesto, questa volta con successo. Ma non è solo questa volontà di aiutare il professore a muoverlo: il nero, come detto, è diventato un fervente cristiano, e pensa che la forzata conoscenza con quest’uomo non sia assolutamente casuale: Dio deve averglielo fatto incontrare per poterlo aiutare a ritrovare la strada, a non perdere definitivamente la sua vita.

Bianco Nero

N: “La luce è tutta attorno a te, ma tu non vedi altro che ombra. E sei tu stesso la causa di questo. Sei tu… sei tu l’ombra. E’ questo il punto”

 

N: “cos’hai contro la felicità?”

B: “è l’esatto contrario della condizione umana”

 

Il film, tratto dall’opera teatrale di McCarthy (autore di Non è un paese per vecchi e La strada) che porta lo stesso nome, uscito per la televisione inglese nel 2011 e nello stesso anno anche in Italia, è incredibilmente avvincente, per essere ambientato in una singola stanza e non avere nessun tipo di azione o effetto speciale, ingrediente ormai usato e abusato per tenere il pubblico incollato allo schermo. No, The Sunset Limited non ha bisogno di nessun supporto per arrivare allo spettatore: gli bastano le parole dei suoi protagonisti, i discorsi esistenziali, sul senso della vita, la sfida e la lotta tra un uomo sicuro di sè, che vuole realmente aiutare il professore, ma allo stesso tempo testare le sue abilità retoriche e di convincimento, e un altro, l’uomo bianco, che è lucido e logico nella sua concezione di realtà, nella sua fredda coscienza di quanto poco la vita e il mondo abbiano da dare a uno come lui, e di come l’unica e ultima soluzione sia darsi la morte, per abbandonare un’esistenza così difficile ed esasperante. Si era illuso nella sua giovinezza che qualcosa potesse avere senso (anche se, a parte una generica citazione alla cultura, non rivelerà mai cosa realmente fosse questo qualcosa), ma poi la delusione l’ha colpito in pieno. E da qui l’idea: boom, collisione e tutto sarebbe finito. Ma non aveva calcolato la presenza dell’uomo di colore. L’elemento che più sorprende di questo racconto è che non si rincorre a tutti i costi un finale positivo o una redenzione forzata di un uomo, quello bianco, che si ritene non ontologicamente pronto a cambiare le sue idee, ma anzi vengono presentati due protagonisti che portano entrambi argomentazioni, spiegazioni per la loro proposta e visione del mondo, senza che nessuno dei due riesca ad affermarsi sull’altro, lasciando al pubblico la responsabilità di confrontarsi con queste due filosofie e di domandarsi quale possa meglio descrivere la propria condizione umana. Samuel Jackson (protagonista di diversi film di Tarantino, tra cui Django) e Tommy Lee Jones, regista e attore della pellicola, vogliono sfidare lo spettatore, provocare una reazione necessaria di fronte a questa storia e una domanda che pretende una risposta: tu, da che parte stai?

(Il trailer è disponibile solo in lingua inglese, ma basta guardare: in questi due minuti scarsi c’è tutto quello che vedrete per 90 minuti. Il film è difficile da trovare, anche se ce n’è una versione pure su Youtube, ma se ne avete l’occasione non fatevelo scappare)