Il cervello della Viola

Siamo quasi giunti alle battute finali del campionato e le trentuno giornate giocate ci hanno consegnato quella che sembra essere una nuova certezza, o quantomeno un giocatore da seguire attentamente: Jordan Veretout. La stagione della sua Fiorentina, in ogni caso, non può definirsi normale. I Viola stanno attraversando un’annata dalle mille emozioni contrastanti, delle autentiche montagne russe che hanno portato veramente tanti, troppi sbalzi d’umore. Pioli e i suoi hanno saputo superare praticamente qualsiasi ostacolo: le contestazioni di inizio stagione, l’inizio di un nuovo ciclo e progetto tecnico ma soprattutto la disperazione dalla scomparsa di Astori, un trauma più grande di qualsiasi cosa e che destabilizzerebbe qualsiasi ambiente.

La Fiorentina ha saputo però far leva su un nucleo di giocatori giovani e dal più che discreto tasso tecnico, rivelandosi una squadra più ostica del previsto – la vittoria in casa della Roma è emblematica da questo punto di vista – e mettendo in mostra uno degli stili di gioco più affascinanti e divertenti di tutto il campionato.
Questa crescita ed affermazione a buoni livelli è stata resa possibile da una difesa solida, una fase offensiva frizzante, ma soprattutto da un nuovo “cervello” in mezzo al campo. Stiamo parlando proprio Jordan Veretout, forse l’acquisto meno acclamato della scorsa estate ma, ad ora, sicuramente uno dei migliori centrocampisti di tutta la serie A, almeno per rendimento.
Il Francese, arrivato a Firenze nell’indifferenza più totale, ha saputo ritagliarsi un posto inamovibile nel centrocampo e nel cuore della Viola a suon di prestazioni più che convincenti, come se avesse trovato una nuova fonte di linfa vitale calcistica.

Un lungo viaggio

Quello di Veretout è stato un percorso di crescita travagliato che, prima di arrivare a questo stadio ascendente, ha dovuto attraversare tante fasi e non tutte positive o previste.
Il suo viaggio è partito dal nord-ovest della Francia, a Nantes, dove fin da ragazzino incanta tantissimi addetti ai lavori grazie alle sue notevoli doti in cabina di regia, affermandosi come uno dei prospetti più interessanti del panorama calcistico francese e punto cardine dalle nazionale under-20 che, nel 2013, si sarebbe poi laureata campione del mondo di categoria.
Jordan riesce a farsi notare anche in una delle generazioni calcistiche con più hype degli ultimi anni: nonostante non abbia una fisicità fuori dal comune riesce comunque ad incidere unendo la sua tecnica unica ad un più che discreto dinamismo; si presenta al calcio mondiale come un centrocampista rétro ma dalle imprevedibili visioni moderne.
Nantes lo culla, lo fa crescere e lo prepara per il primo grande salto della sua carriera lasciandolo partite per la Premier league, direzione Aston Villa.

A Birmingham inizia quella che potremmo considerare la “fase di declino” o “d’ombra” di questo percorso. Le cose – sia per la situazione disastrata della squadra che per un problema di adattamento del giocatore – non vanno come previsto e la crescita si interrompe, almeno momentaneamente.
La squadra a fine stagione retrocede, compiendo una delle stagioni più brutte della storia della Premier League – almeno di quella recente – e intaccando in maniera quasi inevitabile la reputazione calcistica di Veretout, per la prima volta in carriera messo in discussione per quanto riguarda il suo valore effettivo.
Quello che poteva essere il momento di definitiva esplosione si è invece rivelato come un flop; Jordan si ritrova a 23 anni a dover ricercare un nuovo punto da cui partire, per non sprecare quel potenziale che solo un paio di stagioni prima aveva fatto girare parecchie teste.
L’occasione di rilancio arriva, torna in Francia per giocare tanto e bene con il Saint-Étienne, ma sempre con l’amaro in bocca per la grande occasione sprecata la stagione precedente.

Arriviamo finalmente al capitolo principale di questa storia, l’approdo nel nostro campionato.
La Fiorentina lo acquista per 7 milioni, una sciocchezza soprattutto considerando il suo valore potenziale negli anni di Nantes e ciò che si pensava potesse diventare. Veretout riesce però a non risultare indifferente alla stagione della Viola. L’ambiente creatosi attorno a lui – giovane e con poche pressioni – lo galvanizza, permettendogli di rinascere dalle proprie cenere, come la più classica delle fenici: Firenze per lui è una nuova Nantes, una madre calorosa e pronta a cullarlo in ogni momento di crisi, ma anche a spingerlo oltre ogni suo limite.

Un puzzle costruito nel tempo

Abbiamo parlato finora della sua crescita umana, di come le città della sua carriera lo abbiano formato, ma ciò che più affascina di Veretout è il suo cambiamento tecnico e tattico nel corso degli anni. Più che un vero e proprio cambio di ruolo, è cambiato il suo modo di interpretare questo ruolo. Da regista classico è diventato un centrocampista moderno abilissimo nel giocare da fermo, ma anche di creare spazi per se stesso ed i compagni con ottimi movimenti senza palla.

Già dagli inizi con la maglia del Nantes mette in mostra una spiccata dote nel creare gioco, se volessimo fare un parallelo con un altro sport potremmo paragonarlo ad un playmaker cestistico: tutte le azioni transitano da lui che riesce sempre, in un modo o nell’altro, a mettere in ritmo i compagni o comunque in condizioni ottimali per creare qualcosa di funzionale per la squadra.
A tutte queste doti di regia, il primo Veretout unisce anche una grande capacità nel leggere l’azione da lontano e saper colpire nel momento più opportuno, producendo in tanti casi delle perle dalla bellezza straordinaria.

Anche il periodo inglese, per quanto possa essere stato negativo per risultati e prestazioni del giocatore, influisce in qualche maniera sullo sviluppo del suo stile di gioco. La fisicità della Premier plasma il suo agonismo, andando ad incrementare quella rabbia nell’inseguire il pallone che possiamo osservare anche oggi e quindi rendendolo un giocatore rispettabile anche in interdizione. La vera forza di Jordan è stata quella di incrementare il suo bagaglio calcistico anche nei momenti no, assimilando da ogni esperienza qualsiasi tipo di nozione fosse utile ad una sua crescita.
Il giocatore quasi totale che possiamo ammirare adesso nel nostro campionato è figlio anche di questo periodo: il suo gioco non è più un assolo di tocchi e giocate offensive, ora ha saputo aggiungere anche un gran lavoro fatto di coperture e palloni recuperati.

All’ombra del battistero

A Firenze Veretout si ritrova finalmente al centro di un progetto serio e fatto su misura per lui, le pressioni sono relativamente poche e l’inizio del nuovo ciclo tecnico della Viola non può che agire da combustibile per la sua ascesa.
Pioli gli consegna fin dalle primissime partite le chiavi del centrocampo, ma non lo limita ad essere un regista: nel 4-2-3-1/4-3-3 della Fiorentina lui è libero di variare per tutto il campo e di essere sia trequartista che mediano, non ha un ruolo definito ma è comunque imprescindibile da ogni manovra offensiva e non, è il vero e proprio barometro della squadra.
Il vero merito dell’ex allenatore di Inter e Bologna è quello di non forzare il francese dal punto di vista difensivo, ma di lasciarlo libero di interpretare il gioco a suo piacimento facendo sì che il lavoro di interdizione venga poi da sè.
Lasciare carta bianca in questo modo ad un giocatore con questa qualità equivale ad avere un gioco sempre propositivo ma anche equilibrato, il suo lavoro consente infatti alla Fiorentina di avere contemporaneamente un attacco più che decente ed una difesa di ottimo livello che, uniti ad una precisione di passaggi superiore all’80%, permettono alla squadra di navigare in posizioni nobili della classifica insidiando così le squadre dei quartieri alti per un posto nella prossima Europa League.

Al di là di tutti i discorsi tecnico-tattici non bisogna dimenticarsi della grande qualità che Veretout porta con sé: ha la grande capacità di unire l’utile al dilettevole ed in questa stagione ci ha già regalato un paio di giocate degne di nota. Se dovessimo scegliere la sua play of the season, con ogni probabilità la scelta ricadrebbe sulla splendida punizione rifilata al Verona.

L’exploit del francese è ormai sotto gli occhi di tutti, in maglia viola ha dimostrato di meritarsi un ruolo e minuti importanti anche in un campionato di primo livello.
La crescita di Jordan potrebbe però non fermarsi qua, perché un giocatore con le sue qualità potrebbe far comodo a tante squadre con obiettivi ambiziosi e la conquista di un trofeo potrebbe rappresentare una sorta di definitiva consacrazione ad alti livelli.
Ora spetta a Veretout dimostrare quale sia la sua vera dimensione: Firenze potrebbe essere la tappa finale di questo viaggio oppure una rampa di lancio, a noi non resta che aspettare e goderci lo spettacolo.

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