Var – Atto I

Come si dice?

L’Accademia della Crusca, scomodata per risolvere il dilemma, ne ha dato un’ interpretazione al maschile: il VAR, in quanto tutti i termini inglesi che compongono l’acronimo Video Assistant Referee sono tradotti al maschile in italiano. Gli arbitri invece, a partire dal presidente Marcello Nicchi, danno un’interpretazione differente: la VAR, se ci si riferisce allo strumento tecnologico in sé e per sè, il VAR, se si parla dell’arbitro incaricato di utilizzarla. Noi, essendo nelle intenzioni questo un articolo prettamente tecnico, ci affideremo a quest’ultima e più completa interpretazione.

Il battesimo

La VAR ha impiegato appena 39 minuti per rubare la scena nel teatro del calcio italiano, restituendo a tutti gli appassionati la sensazione di essere entrati in una nuova era della storia di questo sport. 39 minuti appunto, perché è al 39° del primo tempo di Juventus-Cagliari, gara inaugurale della nuova Serie A, che l’attenzione dell’arbitro Maresca di Napoli è stata richiamata dal VAR, in questo caso Valeri di Roma 2. Tutti sanno come è andata a finire: Maresca corre a rivedere l’azione sul monitor, torna in campo, mima in aria l’ormai celeberrimo gesto del rettangolo tv, assegna il calcio di rigore al Cagliari. Buffon ha tenuto come prima cosa a sedare le (soltanto accennate) proteste dei compagni nei confronti del direttore di gara: la decisione, per di più controllata al monitor, era stata presa e lui l’ha accettata con serenità. Tanto da parare il rigore.

                                           “Gioco del mimo”

Casistica, episodi e reazioni

Il battesimo della VAR è stato più veloce e intenso di quanto potessimo immaginare: nella giornata di domenica è stata utilizzata sulla maggior parte dei campi di Serie A, sempre in situazioni fondamentali per lo sviluppo delle gare. Del resto, il protocollo IFAB prevede solo quattro casistiche in cui essa può intervenire per cambiare o confermare una decisione arbitrale: per verificare la regolarità di una rete, sul rigore assegnato o non assegnato, sui provvedimenti che riguardano le espulsioni dirette, sugli scambi di persona nelle sanzioni disciplinari.
A Crotone, in Crotone-Milan, la VAR ha confermato sì la decisione dell’arbitro Mariani di assegnare al 5° minuto un rigore al Milan, ma ha giustamente fatto cambiare la sua decisione riguardo il provvedimento disciplinare da conferire al difensore del Crotone: da ammonizione ad espulsione, per aver negato all’attaccante del Milan un’evidente opportunità di segnare una rete.
A San Siro, in Inter-Fiorentina, la VAR ha giudicato buone, senza che Tagliavento andasse a revisionare le azioni al monitor ma solo tramite auricolare, le decisioni riguardo il rigore assegnato all’Inter e quello non assegnato alla Fiorentina.
Quello del Dall’Ara di Bologna è il campo dove quest’innovazione ha fallito per la prima e finora unica volta. Non si tratta di un errore della VAR in senso stretto, bensì di un abbaglio tecnico della terna arbitrale, che non ha permesso alla “giuridica regia” di entrare in azione. Parliamo dell’episodio in cui l’assistente dell’arbitro Massa ha segnalato un fuorigioco (inesistente, trattandosi di giocata del difendente) contro il Torino, inducendo l’arbitro a fermare il gioco appena prima che il pallone finisse in rete. Il VAR, essendo la realizzazione della rete avvenuta a gioco ormai fermo, non è potuto intervenire per richiamare Massa e fargli cambiare la decisione presa. Gli ha comunque comunicato di aver sbagliato, tanto che il gioco è stato ripreso con una rimessa da parte dell’arbitro, e non con un calcio di punizione per il Bologna. Al di là dell’errore tecnico, commesso dall’assistente dell’arbitro nel segnalare un fuorigioco che non c’era, la frettolosità di Massa nel fischiare ha impedito che tutto il sistema potesse entrare in azione; tale frettolosità, come hanno ribadito Marcello Nicchi (Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri) e Nicola Rizzoli (designatore degli arbitri di Serie A), è sicuramente dovuta all’inesperienza degli arbitri nel rapportarsi con uno strumento nuovo e rivoluzionario. Nicchi e Rizzoli l’hanno definita “fase di rodaggio e transizione”. Lo stesso Nicola Rizzoli, fino alla passata stagione arbitro di punta del movimento italiano, ha dichiarato, in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, di ritenersi molto soddisfatto, dicendosi convinto che tale fase di rodaggio durerà soltanto un mese invece dei due previsti in precedenza. L’elemento più critico riscontrato dall’ormai ex direttore di gara, riguarda i tempi di attesa, che rischiano di spezzettare troppo il gioco, rallentandolo e rendendolo meno avvincente. A quanto dice Rizzoli, il lavoro degli arbitri italiani per sperimentare questa novità è stato “mostruoso”, ma per migliorare le ultime problematiche legate alla tempistica ci vorrà altrettanto impegno da parte di tutti. Fermo restando il suo desiderio che la VAR risulti necessaria il meno possibile, l’obiettivo da raggiungere secondo l’arbitro “campione del mondo” è quello di ridurre al minimo, a breve e soprattutto a lungo termine, gli errori commessi dagli arbitri. Quella in atto è una sperimentazione che vede il calcio italiano protagonista assoluto a livello mondiale. La VAR infatti, oltre che in Serie A, verrà sperimentata soltanto in Bundesliga (Germania) e Primeira Liga (Portogallo). Gianni Infantino, neo Presidente della FIFA, ha confermato l’utilizzo della VAR ai prossimi Mondiali del 2018 in Russia.

               Il primo episodio causa di “chiacchiere da Var”

La benedizione

La netta sensazione è che la VAR restituirà a tutti coloro che hanno a che fare con il mondo del calcio, dagli arbitri ai calciatori, dai giornalisti ai tifosi, la serenità che anno dopo anno questo sport stava inesorabilmente perdendo, almeno per quanto ci riguarda. La prima giornata di campionato ha dimostrato che tale sistema dovrebbe riuscire ad aiutare gli arbitri a sbagliare di meno, con la consapevolezza che l’infortunio (leggasi errore arbitrale) è sempre dietro l’angolo.
Ci sentiamo comunque di fare un appunto a questo rivoluzionario strumento e a come potrebbe cambiare il mondo del calcio giocato: la considerazione è che partire dal 19 di agosto, mai come prima d’ora, in un sistema ancor più piramidale, la Serie A avrà modo di praticare un sport di categoria nettamente superiore rispetto le nostrane e numerose leghe minori (vd. da Serie B in giù). D’altro canto, riteniamo che chi afferma che sarebbe meglio “lasciare la tecnologia agli altri sport” dimostra non solo di essere tanto presuntuoso da snobbare di netto appunto tutti gli altri sport, ma anche di conoscere poco o nulla il calcio e il concetto stesso di evoluzione. Citando Josè Mourinho: “Chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio”.

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