NBA Cafe

Immaginate un supermercato, uno di quelli grandi, con le corsie larghe e gli scaffali pieni. Uno di quelli dove andate quando non potete fare a meno di cercare qualsiasi cosa sapendo che dovete trovarla a ogni costo. Un mercato dove ogni prodotto è li, pronto per essere commentato ad alta voce dal vostro vicino di carrello, ‘troppo costoso’ per essere scelto  o ‘basso al punto giusto’ da poter infilare tra lo zucchero e il sale.

In qualche modo, l’estate americana del basket è così. Un gigantesco mercato dove i giocatori si aggirano nudi tra gli scaffali, perché dubbiosi su quale canotta indossare; così come, pieni di punti interrogativi, cercano di districarsi tra le varie corsie i general manager, insicuri su cosa comprare, se preferire a un piatto di pasta una leggera insalata. E i giocatori sono li che aspettano, che guardano passare per ore e ore, per giorni e giorni tutti questi volti, sperando che i propri occhi si incrocino con quelli del passante, per convincerli che poi tanto male non sono.

Ma, come tutti i mercati che si rispettino, anche quello dell’NBA ha svariati tipi di prodotti, da quelli di lusso, passando per quelli accettabili, arrivando a quelli a basso costo. E a secondo del portafoglio di ogni squadra, alla cassa passeranno differenti cestisti per ogni gusto e tipo.

Entrée 

Prendiamo per esempio Jimmy Butler, l’ormai ex talento dei Bulls. Nella notte del draft, i Minnesota Timberwolves hanno annunciato l’acquisto di questo ragazzo, facendo rimanere di stucco chiunque abbia appreso la notizia. E’ stato come vedere una bottiglia di ‘armand de brignac‘ essere regalata a un nemico in cambio di un giovane Brunello di Montalcino (Zach LaVine), un normalissimo Vermentino (Kris Dunn) e un discreto Montepulciano che promette bene nel maturare (Lauri Markannen).

Il primo è un rosso dal sapore forte e dal gusto corposo, ma che ancora non era riuscito a far esplodere le papille gustative dei suoi tifosi, ormai stanchi di bagnarsi solo le labbra con una promessa. Dunn, come buona parte dei bianchi, è buono freddo, con la mente sgombra e la mano calda, altrimenti diventa imbevibile. E infine Markannen è un classico intramontabile che si affaccia per la prima volta nella cantina NBA e chissà che non gli piaccia rimanere in questa ‘temperatura ambiente’ che tira fuori il meglio da uno come lui.

I Wolves passano dall’essere un’eterna incompiuta ad una delle candidate per arrivare fino in fondo; le aggiunte di Taj Gibson e dell’ex all star Jeff Teague si vanno a inserire in quello scontrino che rimarca un roster che, oltre ad essere giovane e di prospettiva, ora è anche ricchissimo di talento. Basterà per saziare i tifosi e riuscire a portarli ogni sera a cenare in un ristorante di classe? Vedremo.

 

 Primi piatti

Sicuramente chi non ha bisogno di essere esaminato più di tanto, vista la sua sfortuna con gli infortuni ma la pronta guarigione sempre ottenuta e raggiunta con impegno e voglia, è Paul George. E’ stata OKC a mettere sul piatto la migliore offerta, andando a prendere sul menù uno tra i filetti di carne più pregiata. Un giocatore nel pieno della sua maturità, ora in una squadra dove potrà farsi valere davvero senza rimanere aggrappato a una speranza, senza dover essere l’unico a dover trascinare.

Ma se Oklahoma sceglie al banco delle primizie, Houston non ha potuto esimersi dal fare lo stesso. E’ stato proprio della squadra texana uno dei colpi più importanti dell’estate, che si sono accaparrati l’ex fenomeno Clippers Chris Paul. Dopo anni passati a vagare tra le ultime posizioni utili per i Playoffs, senza mai riuscire a conquistare nulla, stavolta CP3 vuole provare, insieme ad Harden e alla guida di uno chef stellato come Mike D’Antoni, a prendersi un riconoscimento che si meriterebbe eccome.

 

Per quanto riguardo la fiera dell’Eastern,  il colpo più interessante lo hanno messo a segno i Celtics: Ainge ha costruito benissimo negli ultimi anni, sperimentando e facendo parlare benissimo della sua cucina e delle sue tecniche raffinate. E in questa sessione di mercato ha messo la ciliegina sulla torta, andando a prendere al draft un ragazzo interessantissimo, Jayson Tatum, che sta dominando la summer league; e aggiungendo al proprio roster uno dei giocatori migliori di tutta la lega, Gordon Hayward. Ala da oltre 20 punti a partita di media, ma anche giocatore completo capace di andare a rimbalzo e di difendere, Gordon arriva in direttissima da Utah, che perdendo questo giocatore non si sa su chi o su cosa potrà puntare il prossimo anno.

 

 Le primizie

Oltre alle squadre che hanno ingaggiato i fab 4 di questa sessione di mercato, non sono poche le franchigie che si sono mosse bene tra i banchi della fiera, che hanno aggiunto elementi interessanti al proprio menu. Primi tra queste i Clippers: la squadra di Doc Rivers ha perso Paul ma è riuscita a comprare il nostro Danilo Gallinari, ha aggiunto un difensore efficacie come Beverley, ha fatto restare Jordan (DeAndre) e, in cabina di regia, è stato messo un fenomeno come Teodosic che, dopo anni passati a dire quanto bene potrebbe fare in NBA, adesso è arrivato il momento di dimostrarlo.

 

Anche i diretti rivali gialloviola non stanno facendo male, vista la scelta al draft di Lonzo Ball, uno dei giocatori più chiacchierati dell’intero panorama, che ha gia attirato molta attenzione (più di quanto non avesse fatto il padre) mostrando di poter prendere in mano la cucina e gestire tutte le ordinazioni. Magic Johnson è riuscito poi a mettere nel carrello un ex-all star come Brook Lopez e un tiratore affidabile come CaldwellPope. Mix di gioventù ed esperienza che potrebbe dire davvero la sua, come in un incontro tra un nonno e le sue ricette tradizionali, sconvolte e rivisitate da un grande chef: il risultato sarebbe solo spettacolo.

Sempre restando nella terra del sole battente, in quella California che ha probabilmente più spiagge che ristoranti, anche i Kings stanno facendo un bel mercato. Fox, Jackson e Mason sono state le tre scommesse messe nel roster per provare a far risalire lentamente la squadra; e con due spezie aromatiche e forti come Zach Randolph e Vince Carter, capaci di costruire per se e per i compagni, David Joerger dovrà darsi da fare e mettere mano ai fornelli.

Anche Philadelphia appare tra le squadre migliorate nella propria lista in questo inizio di estate, non solo per l’aggiunta di Markelle Fultz e un quintetto che può contare al suo interno gente come Simmons, Embiid e Saric, ma anche per l’ingaggio di J.J. Redick, tiratore formidabile e grande attaccante. I Sixers hanno ritoccato anche la panchina andando ad aggiungere Amir Johnson a un supporting cast che gia poteva vantare elementi interessanti come Jahlil Okafor e Sergio Rodriguez. Che sia l’anno della rinascita?

I grandi classici

Due sono per ora le grandi sconfitte del mercato, i clienti che, seduti a tavola, non sono riusciti ancora a ordinare: gli Hawks e i Pacers. Atlanta ha aggiunto un ottimo elemento come Belinelli al roster, vanta una guardia in rampa di lancio come Schröder, ma ha perso entrambi i suoi lunghi più alcuni giocatori chiave, uno tra tutti Tim Hardaway jr, tornato a New York.

I Pacers, invece, erano ormai rassegnati alla partenza della loro star, il Paul George di cui abbiamo tessuto le lodi precedentemente, ma ha sorpreso la decisione di accettare l’offerta dei Thunder che pareva una delle meno convenienti (e convincenti) tra tutte quelle che sono arrivate. Forse l’intenzione del giocatore ha avuto un ruolo decisivo nella conferma finale di dare il numero 13 alla corte di Donovan.

Altre squadre come i Nets, stanno cercando di dare un senso a un campionato che non ne ha da troppo tempo, provando a trovare una soluzione per le scelte sbagliate di una gestione che dovuto cambiare più volte cucina, menù e, soprattutto, ingredienti. Troppi errori, disattenzioni, scelte azzardate, che hanno portato a chiudere la stagione già a Gennaio, con una grossa X di rassegnazione sopra New York.

E proprio dall’altra sponda di New York sta per andarsene Carmelo Anthony, ormai sempre più prossimo a un futuro lontano dalla grande mela. Sarà una grande perdita per i Knicks, ma la scelta sembra presa; bisogna soltanto aspettare di capire quale sarà il volo che Melo sceglierà, se verso Cleveland o verso Houston.

Ristoranti stellati

Ci sono poi quei posti che non bisogna neanche provare, ma che già dal nome si sa che sono ottimi. Cavaliers e Warriors sono così, le due reginette della sala, quelle meravigliose torte che attirano l’attenzione sin dall’ingresso, che prendono tutta la meraviglia della folla quando si arriva al dessert. Un Mont-Blanc e una Saint-Honoré, perfette in ogni elemento, difficilmente criticabili o migliorabili.

Eppure se un cuoco vuole rimanere alla sua altezza, restare al vertice, deve provare a migliorarsi, a lavorare sulla stessa strada che lo ha contraddistinto e che lo ha fatto arrivare dov’è adesso. Per questo Kerr non vuole far altro che lavorare con quegli elementi che in questi anni gli hanno dato tante soddisfazioni. Così come Lue desidera ardentemente tenersi stretti i top 3 della sua Cleveland, magari aggiungendo un Anthony per dare ancora più importanza a un roster già di livello.

E appena sotto, a una distanza che sembra enorme ma che forse non lo è poi così tanto, ci sono gli Spurs. Privatisi di Jonathon Simmons e preso Gay al draft, Popovich dovrà provare a ricostruire, rielaborare, bollendo in pentola ricette nuove, ridando linfa e vigore a una squadra che si è un po’ lasciata andare negli ultimi tempi. Ma da grande chef  ‘anellato’ qual è, sicuramente a breve San Antonio avrà una rinascita.

Sarà interessate vedere quanti ristoranti dovranno ancora rifornirsi al mercato, con tutti questi prodotti che non vedono l’ora di essere provati, assaggiati, masticati e infine, come in tutti i ristoranti di un certo livello, elogiati.