È possibile sconvolgere il pubblico più di quanto stia già facendo il mondo che ci circonda?

Deve essere stato questo l’interrogativo più ricorrente al tavolo degli sceneggiatori della quinta stagione di House of Cards. Fino all’anno scorso infatti, le macchinazioni messe in atto da Frank e Claire Underwood, alias Kevin Spacey e Robin Wright, per ottenere la Casa Bianca avevano scioccato anche i fan più fantasiosi e appassionati. Negli otto anni di presidenza Obama nessuno scandalo di particolare portata mediatica ha sconvolto le vite degli americani; questo ha reso molto più agevole il lavoro dei creatori della serie, a cui è “bastato” poco per rendere la trama così avvincente e lontana anni luce (ci auguravamo) dalla realtà di Washington. Lo stesso Barack Obama ha dichiarato che la vita e la politica nella capitale degli Stati Uniti sono molto più noiose di come appaiano in House of Cards.

House Of Cards GIF - Find & Share on GIPHY

La presidenza Obama ha coinciso con la messa in onda della serie di Netflix fino alla quarta stagione, trasmessa nella primavera del 2016. L’ingresso di Donald Trump sulla scena politica americana e mondiale ha cambiato radicalmente le cose. La campagna elettorale, svoltasi tra maggio e novembre del 2016, è stata condotta senza esclusione di colpi contro Hillary Clinton, ma in pochissimi ritenevano possibile l’elezione del tycoon newyorkese a 45° Presidente degli Stati Uniti. Il risultato delle elezioni dell’8 novembre ha dunque scosso il mondo intero, nonostante nell’ultimo periodo di campagna elettorale The Donald si fosse comportato in maniera quasi professionale. Il neo presidente si è prontamente smentito, facendo piombare l’America in un clima che lui stesso ha definito di “caccia alle streghe”. L’eterno scontro tra bene e male, con quest’ultimo interpretato negli anni da Germania, Giappone, Unione Sovietica, Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, Siria e tanti altri, sembra riproporsi ai giorni nostri in maniera sempre più incombente.

Election 2016 GIF - Find & Share on GIPHY

A condire un clima già poco disteso ci ha pensato il Russiagate, lo scandalo che assegnerebbe alla Russia di Vladimir Putin il ruolo di tacito protagonista delle ultime elezioni americane. Qui inizia il parallelismo Trump-Underwood: nella quinta stagione della serie, in onda da fine maggio in contemporanea su Netflix e Sky, assistiamo infatti al tentativo di manipolazione delle elezioni da parte del presidente uscente Frank Underwood e della first lady Claire, che nulla ha a che vedere con la discreta Melania. Evitando di svelare più di quanto chi non ha ancora visto la serie non vorrebbe sentirsi dire (no spoiler, in poche parole), è evidente l’analogia tra la serie tv e la realtà. Chi assiste alla serie è inevitabilmente portato ad associare le gesta dei coniugi Underwood a quelle attribuite fino ad oggi a Donald Trump, accusato di aver più o meno direttamente dialogato con esponenti del governo Putin e di essere stato favorito dallo stesso nel successo elettorale. I rapporti di Trump con il Cremlino sarebbero stati portati avanti da Michael Flynn e Jeff Sessions, rispettivamente consigliere per la sicurezza nazionale e ministro della giustizia, che hanno entrambi testimoniato a riguardo davanti alla corte federale.

 

Altro personaggio chiave del Russiagate è James Comey, ex capo dell’FBI, licenziato dal Presidente proprio nel pieno delle indagini portate avanti dal bureau sui rapporti tra la Casa bianca e il Cremlino; tale licenziamento non ha fatto che alimentare i dubbi dell’opinione pubblica riguardo la posizione di Donald Trump. Anche Jared Kushner, genero di Trump in quanto marito dell’adorata figlia Ivanka, nonché suo consigliere personale, sembra aver avuto un ruolo fondamentale sull’asse Washington-Mosca: secondo gli inquirenti, Jared sarebbe a conoscenza di notizie rilevanti riguardo l’inchiesta.

Nel frattempo Comey ha portato avanti la sua personale vendetta (termine tanto caro agli Underwood), dichiarando al Senato di essere certo che la Russia abbia interferito con le elezioni americane, favorendo Donald Trump a scapito di Hillary Clinton. Queste dichiarazioni sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo poche ore, infatti, il Washington Post ha diramato la notizia dell’indagine ai danni di Trump per ostruzione alla giustizia. La reazione del Presidente non si è fatta attendere: in un tweet il tycoon ha confermato di essere sotto inchiesta, definendo la situazione come una “caccia alle streghe”.

Gli sviluppi dell’indagine potrebbero condurre all’impeachment nei confronti di Donald Trump. Questo  rappresenterebbe l’epilogo di una vicenda degna delle migliori spy-stories della letteratura e del cinema.

Ecco perché, tornando al punto di partenza, gli sceneggiatori di House of Cards 5 si sono senza dubbio trovati in difficoltà nel portare sul piccolo schermo qualcosa che sconvolgesse gli spettatori più della realtà stessa. Basti pensare che Frank Underwood si trova nello studio ovale proprio a causa dell’impeachment del suo predecessore, provocato da lui stesso per vendicare una promessa non mantenuta. Probabilmente se al buon Frank, nella prima stagione della serie, fosse stato assegnato il ruolo di Segretario di Stato così come gli era stato promesso, egli avrebbe intrapreso una carriera più in linea con i principi che teoricamente guidano la politica. Invece sta proprio lì, in quello sguardo alla camera che Kevin Spacey ha riservato al telespettatore fin da quella scena sliding-door, il piano diabolico che lo porterà a compiere i crimini più atroci pur di non abbandonare mai la tanto bramata White House.

Vulture.Com GIF - Find & Share on GIPHY

Qui risiede la sostanziale differenza tra realtà e finzione: nei film, nelle serie tv e nei romanzi, i crimini rimangono impuniti e il cattivo appare affascinante agli occhi di tutti; nella realtà ci auguriamo che questo non avvenga, con la speranza che “Democracy is so overrated” sia solo un fortunato slogan televisivo e non il riassunto della geopolitica attuale.