Thomas Teye Partey

Dopo l’ultima stagione sarebbe opportuno aggiornare l’enciclopedia Treccani alla parola adattamento, inserendo accanto al sostantivo il nome Thomas Partey.

Adattaménto s. m. [der. di adattare] la relazione che l’individuo istituisce con l’ambiente in cui agisce e opera, così da riuscire a ottenere la soddisfazione dei propri bisogni fisici e sociali.

Il Ghana e il papà calciatore

 

Adattarsi è una forma d’intelligenza, o quantomeno un’abilità esistenziale valida per comprendere a pieno il carattere del soggetto, che in questo caso è stato forgiato dalla necessità di sopravvivere, a tutti i costi. Nascere a Odumase Krobo, nell’entroterra ghanese, significa mettersi alla prova sin dalla nascita, che nel caso di Thomas Partey corrisponde al 13 giugno 1993. Il Ghana degli anni novanta è quel posto dove essere figlio di un calciatore conta poco e nulla, al massimo si ha l’opportunità di avvicinarsi al calcio sognando di emulare un giorno le gesta del padre, ed è quello che tenta di fare Thomas dai 10 anni nel Krobo Youth, piccola squadra locale. Sin dalla più tenera età, Thomas Partey ha scelto di vivere il pallone nel cuore della partita, a centrocampo, dove si suda, e anche tanto, considerate le temperature in Ghana, ma soprattutto si lotta e ad Ashaiman, città in cui il ragazzo si trasferisce durante l’adolescenza, la gamba non si tira indietro sia in campo sia fuori. La regione della Grande Accra è paragonabile al Far West: una zona della Nazione dove la legge spesso è soltanto un concetto astratto, sede però del Revelation FC, fra i migliori settori giovanili del paese. E per rendere l’idea degli standard locali, il campo d’allenamento è di proprietà di un hotel del posto.

Thomas Partey regala al padre la medaglia d'argento della sofferta finale di Champions persa a Milano. | Numerosette Magazine
Thomas Partey regala al padre la medaglia d’argento della sofferta finale di Champions persa a Milano.

 

Lascio tutto e vado a Madrid

Thomas Partey arriva in Europa in maniera tanto ambigua quanto singolare. Un osservatore lo nota e lo mette letteralmente su un transfer diretto all’aeroporto, gli consegna il passaporto e prende il primo volo per Madrid, a 19 anni, ignaro di tutto. Un paio di mesi dopo scoprirà che il padre aveva sacrificato parte del suo esiguo patrimonio per permettere di realizzare il sogno di Thomas: giocare per una società di livello, e in questo caso si tratta dell’Atletico. Nel 2012 firma il suo primo contratto triennale con i colchhoneros, che prevede una clausola rescissoria di 6 milioni di euro per trattenerlo il più possibile, e metterlo a disposizione dell’allenatore della Squadra B, Alfredo Santaelena. Il tecnico castillano lo schiera principalmente come mediano della linea a tre per sfruttare la fisicità del ragazzo in fase di copertura, seppur ancora acerbo sul piano tecnico; viene, quindi, girato in prestito al Mallorca l’anno successivo. Alle Baleari si guadagna il posto da titolare in Segunda Divisiòn e lavora intensamente sulla prima impostazione di gioco che gli viene spesso affidata fungendo da perno centrale, comincia a definire anche il proprio stile in campo utilizzando lanci lunghi e precisi invece di passaggi rasoterra, in cui è penalizzato dalla lentezza dei movimenti.

L’esperienza isolana convince Diego Simeone del potenziale di Thomas Partey che sembra poter diventare un tassello perfetto nello scacchiere cholista. Per testare i nervi di Thomas, l’Atleti lo affida all’Almeria in Liga, in cui incomincia una fase di adattamento differente, in cui si confronta con il 4-4-2 che lo vede affiancato a un palleggiatore come il capitano Corona, oggi direttore sportivo. Malgrado la pessima stagione del club (penultimo posto) Thomas Partey totalizza 31 presenze e si adatta allo schema tattico prediletto di Simeone, nel quale è in grado di inserirsi sui cross dalle fasce per finalizzare a rete o offrire una soluzione in più durante l’azione d’attacco.

Thomas Partey cerca di imporre la propria fisicità per fermare Messi | Numerosette Magazine
Thomas Partey alle prese con un cliente d’eccezione

 

Simeone (ri)chiama Teye

La retrocessione degli Indàlicos non macchia le prestazioni di Thomas, il Cholo lo vuole in prima squadra e lo fa debuttare il 25 novembre del 2015 contro l’Espanyol subentrando a Luciano Vietto, per conservare il vantaggio di misura e spostare Correa punta, una mossa che il tecnico argentino propone molte volte vista la duttilità dei centrocampisti in rosa come Koke e Saùl, capaci entrambi di ricoprire i ruoli di esterni e costruire l’ossatura contenitiva per ammazzare la gara nei minuti cruciali. Ed è proprio in questo che Thomas Partey diventa essenziale: quando si tratta di gestire il risultato a favore impedendo le ripartenze avversarie, conservando il possesso palla in misura preventiva, oramai marchio di fabbrica della squadra. Le lacune tecniche, per i compiti che deve svolgere, non risultano così importanti. Thomas, quindi, si adatta soprattutto ai propri limiti, migliorando l’uso del proprio corpo e della propria potenza e solidificando il senso di adeguatezza con le giocate semplici senza correre in rischi inutili: la lunga falcata dei suoi 185 cm gli consente, poi, di azzardare qualche dribbling, senza entrare nella futilità del gesto, in totale adesione cholista. Nei primi due anni al Calderòn diventa sempre più parte integrante delle rotazioni di Simeone, determinato a guadagnarsi il posto, in particolar modo dopo la delusione della finale di Champions persa contro il Real, mentre in Nazionale è titolare fisso.

Ai nastri di partenza della stagione 2017/2018 Thomas Partey mostra un’ampia e condivisibile intelligenza nel discutere con Burgos e Simeone del ruolo che ha nell’organico, ribadendo la propria dedizione al sacrificio anche per giocare in altre posizioni. La netta svolta nella carriera di Thomas Partey è l’emblema dell’intimo rapporto che vive nel mondo Atletico fra lo staff e i calciatori: un legame che si spinge aldilà dell’ambito professionale, diventa bensì familiare, ossia fondato sulla fiducia reciproca. Don Diego lo premia e gli cuce addosso il papel di jolly utilizzabile persino da terzino destro o difensore centrale per transitare al 5-3-2 nei minuti finali, come gli è accaduto con il Ghana durante l’ultima Coppa d’Africa.

Complice il flagello della sanzione FIFA sui tesseramenti, Thomas scala rapidamente le gerarchie e muta in un giocatore responsabile, conscio del peso dei propri tocchi e infaticabile recuperatore di palloni: l’abilità di Thomas Partey sta nel modo di fermare gli attaccanti, essendo l’Atlètico una squadra culturalmente fallosa e di conseguenza incline a numerose ammonizioni. Teye cerca sempre di evitare tackle pericolosi in scivolata, scegliendo contatti spalla a spalla o entrate pulite a uncino, per ricavare lo spazio necessario per i magistrali contropiedi dei compagni. Il miglioramento in propensione offensiva è evidente nel gol contro Las Palmas, la sua vittima preferita alla quale ha inflitto 3 reti sulle 10 totali, in cui segue il coast-to-coast di Griezmann fino all’area canaria e si ritrova a insaccare un rigore in movimento, semplice ma significativo per la quantità indecifrabile di chilometri macinati durante ogni singolo match da Thomas Partey.

La consacrazione e la nuova sfida

Il tanto fiato speso e il duro lavoro l’ha ripagato nell’ultima stagione dove si è consacrato fra i centrocampisti migliori del torneo con una percentuale del 83% di precisione su 1011 passaggi complessivi in 30 apparizioni. Accanto a Gabi ha costruito un duetto di qualità e quantità impeccabile anche in Champions League dove ha segnato al Qarabag. Thomas Partey, oggi, è uno dei pochi calciatori in Liga a potersi disimpegnare in varie posizioni difensive indistintamente, sopperendo talvolta anche alla difficoltà offensiva che la squadra ha palesato in partite come quella col Depor, decisa da una sua potente punizione di seconda. La sua crescente importanza è testimoniata anche dalle chiamate in occasioni più importanti, quali il primo derby al Wanda Metropolitano terminato 1-1, anche se è rimasto in panchina nella finale di Europa League, stravinta contro il Marsiglia.

L’addio di Gabi e le incertezze di Juanfran possono regalargli infinite possibilità, forte anche del premio come miglior giocatore ghanese dell’anno ricevuto a luglio. Non dovrà, tuttavia, adagiarsi sugli allori visto lo scalpitante Arias e la giovane promessa Rodrigo, con il quale si trova in ballottaggio. Il giovane spagnolo, ex Villareal, l’ha già sostituito nell’agonica sfida in Supercoppa Europea; e la brutta prestazione contro il Celta Vigo potrebbe fargli perdere qualche punto di vantaggio sul diretto concorrente. Tocca a Thomas Partey riadattarsi alle circostanze, quelle di un calciatore nel pieno della propria carriera.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *