Va bene, non vi sono mancato.

Se vi siete divertiti anche soltanto un minuto a leggere qualche report di Copa ed Europeo, beh sappiate che qualche pizzico di sale ce l’ho buttato dentro anche io.

Torna Ten Reasons Why, torna la rubrica che non vuole imitare Andrea Scanzi ma che inevitabilmente deve seguire il suo modus operandi per garantire al lettore la risata facile.

CAPITOLO PRIMO – Antipatico perché vinco

A chi non è mai capitato il contrario.

Essere simpatici perché eternamente sconfitti è piuttosto facile, soprattutto se ti chiami Haiti e ne prendi 7 da un Brasile ai minimi storici, ma se non convochi la coppia Jorginho-Bonaventura quando alleni e rappresenti l’Italia aspettati una pioggia di critiche. Critiche che sono piovute eccome, ma Antonio Conte le ha cercate e le ha anche sapute apprezzare.

Sul 10 a Thiago Motta sono d’accordissimo – sono anche genoano, cercate di capirmi – vista la sua clamorosa ed unica capacità di giocare da fermo, un unicum nella nazionale più mobile degli ultimi tempi: la partita con il Belgio lo ha dimostrato, il gioco azzurro “contiano” è una macchina precisa ed instancabile, la benzina non finisce finché i giocatori non smettono di correre come dei forsennati.

Ma ricca di patriottismo

Per non dimenticare

L’unica preoccupazione resta ovviamente la mancanza di ricambi per un ingranaggio che l’altro ieri funzionò ma può darsi che venerdì non faccia lo stesso: Verratti e Marchisio, in questo senso, avrebbero garantito quella classe che è qualità a prescindere dalle giornate si o da quelle no, avrebbero assicurato due cognomi importanti nella formazione titolare, ma la storia del calcio insegna che non tutte le nazionali vengono fuori con il buco.

Vero Charisteas?

CAPITOLO SECONDO – Chi ben comincia

Meglio non andare avanti. Meglio non farlo perché memori della disfatta brasiliana cominciata con una bordata lucente di Marchisio – non nominerò più né lui né Verratti, promesso, al massimo me ne esco con un Montolivo – e terminata con una bordata di fischi piuttosto grottesca, fra morsi e Bryan Ruiz.

MARCHISIO

CAPITOLO TERZO – Vi tocca

Angelos Charisteas, beato lui.

Oggi fa l'estrattore ufficiale di squadre nelle serate della UEFA

Oggi lavora come estrattore ufficiale di squadre nelle serate della UEFA

CAPITOLO QUARTO e CAPITOLO QUINTO – Austria-Ungheria 

Uno dei paesi più disciplinati della storia che si sbizzarrisce in nazionale, l’assolutismo imperiale di Francesco Giuseppe I contro l’istrionico Marko Arnautovic: cambiano i tempi, cambiano le consonanti e soprattutto cambiano i capelli.

Onda energetica di Shaqiri?

Onda energetica di Shaqiri?

In tutto questo, mi spiegate come abbia fatto a vincere l’Ungheria?

La risposta chiedetela a Stieber, Szalai e a “Sir.nomefacile” Dzsudzsák, un trio underrated da tutti e non comprato da nessuno nel Fantaeuropeo.

A parte dal sottoscritto.

Re Zoltan I

Re Zoltan I

CAPITOLO SESTO – Irlanda-Svezia

Un trionfo di colori.

Ce lo siamo goduto tutto, sebbene fossero e siano due intruse piuttosto scomode nel nostro girone.

Bella partita, i terzini dell’Irlanda sono due ballerini e fanno da preambolo ad un centrocampo ricco di muscoli e tempi di gioco: McCarthy il metodista, Hoolahan la tecnica che non ti aspetti.

La Svezia ha talento ma fatica ad esprimerlo, colpa e merito di Ibrahimovic, capace di oscurare o far brillare una nazionale in maniera alterna ma sempre senza mezze misure. Sia chiaro, io adoro Ibra.

Da re a leggenda, da uomo squadra a punto debole.

Svezia Ibrahimovic

CAPITOLO SETTIMO – Qualcuno svegli Kokorin

Talento cristallino troppo impegnato a far bei sogni.

Biondino fortunato, sta pagando forse la troppa fiducia con prestazioni davvero al di sotto delle aspettative.

La Russia in generale sembra una nazionale poco viva, ancora infreddolita nonostante un paio di giocatori calienti come Smolov e Shatov potrebbero provare a farla leggermente sciogliere.

Fra i tanti spicca la difesa, ormai un’istituzione: Berezutski-Ignashevich-Berezutski credo sia il nome di una ninna nanna cantata nella steppa.

Se poi al fianco del gioiello Kokorin si fa largo un gigante come Dzyuba, imballato come un pacco di Zalando ma decisamente più decisivo e crudele, ecco che tutti i nodi vengono al pettine.

Perché la Russia è così, un giorno ama il talento e l’altro lo detesta, un giorno gioca bene e l’altro ne prende due in venti minuti, esalta la qualità con la stessa facilità con cui si affloscia cadendo nel baratro. Non vi fidate? Ripensate ad Andrej Arshavin, che esaltò l’Europa con 4 gol in una partita al Liverpool ma vide proprio nell’Arsenal la rovina della propria carriera.

Sono fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, ma faticano ancora a digerire la tattica.

Luci ed ombre

Luci ed ombre

CAPITOLO OTTAVO – Fra-Spa-Ger

FRANCIA: buona la prima, ma dite grazie a Payet che segna anche da casa sua. Letteralmente.

SPAGNA: buona la prima, ma un gol di Tomas Necid sarebbe stato veramente bellissimo.

GERMANIA: buona la prima, ma cosa si è mangiata l’Ucraina?

CAPITOLO NONOGod abolish the extra time

"N'artra volta?"

“N’artra volta?”

CAPITOLO DECIMO – Lo strano caso del Kane che batte i calci d’angolo

Non serve aggiungere altro, a parte il fatto che non ha un senso. Va detto che li batte pure bene, ma la rete del pareggio della Russia arriva da calcio d’angolo: non sarebbe stato meglio allenarsi a difendere?

Scherzi a parte, crediamo in te Roy!

kane harry inghilterra

“Io anche, ma se mi facesse andare in area sarebbe meglio”

EPILOGO – Alla fine siamo caduti sopra il fieno

Meglio sdrammatizzare

Meglio sdrammatizzare