Svezia, anno uno dopo Zlatan

Ci siamo, il momento del giudizio è arrivato.

Troppo esagerato?
È vero, non abbiamo mai fatto del sensazionalismo uno dei nostri cavalli di battaglia, ma le due sfide dello spareggio contro la Svezia assomigliano moltissimo ad uno spartiacque per il movimento calcistico italiano, uno di quegli show-down in cui puoi vincere sì o sì.
In fondo se l’Italia andasse in Russia sarebbe, tutto sommato, la normalità. Al contrario, una catastrofe che farebbe saltare più di qualche testa, essendo un evento che non capita dal 1958, quando i campionati del mondo li organizzarono proprio i nostri avversari in questo spareggio, diteci se non è una macabra coincidenza.

Stiamo per affrontare uno di quegli esami tosti che vorresti passare il prima possibile ma che, in fondo in fondo, speri arrivi sempre più tardi. Giusto per tenere lontani i carichi d’ansia, di aspettativa e di preoccupazione che si porta dietro.
In tali casi è anche necessario conoscere ogni minimo dettaglio di chi avrai di fronte il fatidico giorno e, sebbene siamo fermamente convinti che Ventura e il suo staff sappiano vita, morte e miracoli di ogni membro della selezione svedese, abbiamo deciso di raccontarvi qualcosa su di loro. Sia per intrattenervi, sia per dare una forma ai nostri incubi da qui alla sera del 13 novembre (e si spera solo fino a lì).

Il dopo Ibra ha volti conosciuti

A giudicare la Svezia bisogna essere molto cauti perchè rischiamo di essere mossi, nella valutazione, da una constatazione tanto significativa quanto evidente: non c’è Zlatan Ibrahimović.
Con Ibra presente, le facce felici viste dopo il sorteggio sarebbero decisamente state diverse, per nostra fortuna però, il ragazzo di Rosengård si guarderà le gare dal divano di casa e non dovremo preoccuparci di avere contro uno dei nostri grandi incubi. E, per incubo, leggasi tacco al volo ad Euro 2004.

Nel frattempo, Ibra mostra nuovamente al mondo la sua umiltà.

Gli scandinavi rappresentano un’incognita fino ad un certo punto, non essendo infatti così diversi da quelli che l’Italia ha battuto, con un gol di Eder, agli ultimi europei.
Quello che è cambiato, paradossalmente, visti gli addii di 2 storici senatori come Ibrahimovic e Källström, potrebbe essere proprio il carattere.
La Svezia vista l’estate scorsa in Francia era una formazione che viveva e dipendeva, in toto, dalle giocate del suo fuoriclasse, risultando innocua offensivamente quando costui non era in forma, come dimostrato dalle 3 partite di girone di Euro 2016, dove l’unico gol segnato è arrivato tramite autogol.

Reduci dalla brutta campagna francese, dall’addio del miglior giocatore della loro storia e inseriti in un girone complesso con Francia e Paesi Bassi, il tracollo sembrava dietro l’angolo, invece sono riusciti ad estromettere, un po’ a sorpresa, gli olandesi, impensierendo anche i favoritissimi transalpini per buona parte del girone.
Buona parte del merito va al neo CT Jan “Janne” Andersson, coach 55enne, di cui parleremo meglio in seguito, subentrato ad Hamrén prima dell’inizio delle qualificazioni e ripartito, un po’ per credo, un po’ per necessità, sulla falsa riga tecnica del suo predecessore.
Per tutte le 10 partite, proprio come per le 3 dell’Europeo, il modulo utilizzato è stato infatti un 4-4-2, dove si è cercato di dare continuità e fiducia ad un limitato gruppo di giocatori.

La difesa ormai sembra essere rodata intorno a 5 nomi.
In porta gioca il 27enne Robin Olsen, portiere del Copenhagen, diventato titolare ad inizio delle qualificazioni dopo l’addio di Andreas Isaksson. Davanti a lui giocano sempre, una vecchia conoscenza della Genova rossoblu come Andreas Granqvist, nuovo capitano e vero perno della difesa svedese e il 23enne Lindelöf. Quest’ultimo sicuramente dal buon potenziale ma al quale Mourinho preferisce, oltre a Bailly, anche Jones e Smalling e, per ora, come descrizione dovrebbe essere sufficiente.
Andersson potrebbe anche giocarsi la carta a sorpresa Jansson, mossa astuta visto che il 26enne difensore del Leeds ha lavorato per 2 stagione con Ventura al Torino.
Dalle fasce dovrebbero arrivare i pericoli maggiori, soprattutto da destra dove Mikael Lustig metterà in mostra tutte le sue qualità in fase offensiva, mentre a sinistra ce la dovremo vedere con Ludwig Augustinsson, classe ’94 che si è preso il posto da titolare sulla fascia mancina del Werder Brema, nonostante un inizio di stagione disastroso per i tedeschi.
Nomi a parte, è da qui che dovrebbero arrivare le maggiori opportunità per gli Azzurri, infatti, tra le 18 nazionali arrivate prime e seconde nei gironi, quella degli svedesi è la terza peggiore e, se non fosse per l’8-0 contro il Lussemburgo, probabilmente, saremmo qui a parlare di un’altra squadra.
Il discorso inizia a cambiare quando passiamo a centrocampo.
Nella seconda linea a 4 di Andersson sono infatti presenti le due fonti di gioco della squadra: in mezzo, dove agisce Sebastian Larsson, 32enne dal piede educatissimo e con una decennale esperienza in Premier League, e sulla fascia sinistra dove agisce il più talentuoso degli svedesi, Emil Forsberg.

Il piedino di Larsson live dall’Emirates

Le trame offensive partiranno soprattutto dai loro piedi e dovremo essere bravi ad impedirgli di esprimere tutto il loro potenziale.
Infatti, se come trapelato negli ultimi giorni, Ventura vorrà davvero utilizzare il 3-5-2, corriamo il rischio di andare in difficoltà. Soprattutto dalle parti di Forsberg, dove tra lui e le sovrapposizioni di Augustinsson, al nostro esterno destro, che verosimilmente potrebbe essere Candreva, deve per forza essere chiesta una grande partita anche in fase difensiva.
Gli altre due slot non ancora citati sono quelli dove ci possono essere più dubbi, i titolari dovrebbero essere Durmaz e Johansson ma non è escluso che possano trovare spazio anche giocatori che hanno conosciuto bene il calcio italiano, come Ekdal e Rohden. O elementi che hanno trovato spazio in queste qualificazioni, seppur non sempre da titolari, come Claesson.
Per le due punte, i nomi dovrebbero essere quelli di Ola Toivonen e Marcus Berg, coppia discreta e da non sottovalutare, nonostante il primo abbia tatuata addosso la nomea di eterno incompiuto. Mentre il secondo, dopo la stagione più prolifica della sua carriera, ha deciso di salutare il Panathinaikos e l’Europa per trasferirsi all’Al Ain, dove ha segnato 4 gol in 6 gare di campionato.
Alle loro spalle scalpita John Guidetti, che speriamo non diventi il primo italiano ad eliminare l’Italia dalla corsa ai mondiali.

Un gioiello già grande

Il giocatore di punta, da quando re Zlatan ha abdicato, è diventato Emil Forsberg, astro nascente degli scandinavi.
Benché faccia abbastanza ridere il termine “astro nascente” accostato ad un 26enne, questo è forse il modo più corretto per indicare un giocatore passato, in poco più di una stagione, dall’anonimato della Zweite Bundesliga alle luci della ribalta della Champions League, con tanto di corteggiamento da parte di Manchester United e Milan durante l’ultima finestra di mercato.
L’ascesa di Emil è strettamente collegata a quella del suo club: il RB Lipsia che, per primo, ha creduto in lui prelevandolo dai desolati campi di Allsvenskan a gennaio del 2015.
Forsberg è uno svedese atipico: sotto il metro e ottanta, con un modo di giocare decisamente latino, a cui aggiunge una passione carnale nello sfornare assist, addirittura 19 (diciannove) durante l’ultima edizione della Bundesliga.

Che trovate qui.

Nonostante abbia tutte le qualità del perfetto esterno d’attacco moderno, per fare un ulteriore salto di qualità e diventare un top, dovrebbe provare ad arrivare più spesso al tiro, vista la capacità balistica dimostrata nei diversi gol realizzati lo scorso anno da fuori area.
Ciò posto, resta un calciatore che dimostra le sue doti migliori quando può essere lasciato libero di creare, non a caso, nella Bundesliga 2016/17 è stato il primo giocatore per assist. Grandi opportunità create e passaggi decisivi a partita, con un dignitoso quinto posto per quanto riguarda i dribbling riusciti.
10 sulle spalle, dribblomane, assist-man e trequartista esterno nel 4-2-2-2 Lipsiano: Forsberg avrebbe tutto per essere lo stereotipo del brasiliano funambolico, invece è nato a Sundsvall, città nel centro-nord della Svezia, dove il sole brasiliano non lo vedranno nemmeno dopo un cataclisma.

Un Ranieri di Svezia

Jan Andersson è diventato Commissario Tecnico della Svezia subito dopo la negativa parentesi degli Europei, ereditando il posto di Erik Hamrén, per sei anni su una panchina condotta tra numerose polemiche, dopo due pessimi europei intervallati dalla mancata qualificazione ai mondiali brasiliani.
La federazione, al netto di nomi altisonanti, ha quindi optato per una soluzione interna andando su un coach di basso profilo, senza un’esperienza all’estero, che, tuttavia, non optasse per cambiamenti radicali e non snaturasse la squadra, nonostante l’addio di Ibrahimović.
Andersson era l’uomo ideale, a partire dal modulo, quel 4-4-2 che Hamrén aveva adottato dalle qualificazioni ai mondiali del 2014 e che il nuovo CT ha usato sia nella sua prima importante panchina all’Halmstads, sia nella bella esperienza al Norrköping.

Anche mediaticamente, la scelta di Andersson aveva il suo perché, dato che arriva sulla scia dei successi ottenuti dall’allenatore 55enne alla guida della squadra della Manchester svedese.
Il nome, riferito alla città, non inganni. Janne, questo il soprannome dell’allenatore, ha infatti preso il Norrköping in Superettan, la seconda divisione svedese, e dopo aver subito centrato la promozione, in 5 anni ha condotto il suo team al primo storico titolo nazionale, arrivato al termine di un campionato chiuso a +3 sul Göteborg e a +5 sull’AIK.
Insomma, per riassumere, anche in Svezia negli ultimi anni c’è stato un Leicester.
Per quanto riguarda la nazionale, Andersson ha confermato lo stesso blocco di calciatori, optando per poche modifiche, come spostare Larsson in mezzo al centrocampo e puntare su una doppia coppia, quella di difesa, Granqvist-Lindelöf e quella d’attacco Toivonen-Berg.
Comunque vada lo spareggio, i risultati non possono che essere confortanti, con un girone estremamente difficile e senza Ibra, probabilmente la Svezia è già andata oltre le aspettative.

Anni difficili

Il movimento calcistico in Svezia attraversa un momento di particolare difficoltà.
Negli ultimi 10 anni, solo una squadra è riuscita a superare la fase a gironi di una competizione UEFA, l’Helsingborg, con i 16esimi raggiunti nella stagione 2007/08 in quella che allora si chiamava Coppa UEFA una vita fa.
L’Ostersunds, attualmente primo nel suo girone, potrebbe porre fine a questa sorta di maledizione, ottenendo il primo accesso di una squadra svedese a quella che adesso è l’Europa League.
In Champions League le cose vanno anche peggio. L’immensa forza economica delle grandi squadre del continente non permette più alle formazioni del Paese di competere come una volta, quando si poteva vedere il Malmö in finale di Coppa dei Campioni (stagione 1978-79). Tuttavia le presenze, anche solo alla fase a gironi, sono calate nettamente ed è evidente che questo trend non è destinato a fermarsi o a migliorare in tempi brevi.
Parlando invece di singoli giocatori, la situazione migliora, anche di poco.
Dopo un back to back di attaccanti straordinari, Henrik Larsson prima, Ibrahimović poi, la Svezia fatica a trovare un altro campione, considerando che il nome su cui si riponevano maggiori aspettative, John Guidetti, non riesce ad esprimere il suo, ancorché da verificare, potenziale.

L’Europeo U21, a sorpresa vinto dalla Svezia in Repubblica Ceca 2 anni fa, sta vagamente prendendo i contorni del fuoco di paglia, con solo uno dei giovani convocati per la manifestazione ad essere arrivato in un top club, Lindelöf, che gioca poco nello United.
In questo ambiente, tutto sommato triste, resta da vedere se riuscirà a splendere la stella della giovane punta del Borussia Dortmund Alexander Isak, classe 1999, che al di là delle normali difficoltà di ambientamento in un campionato toto come la Bundes, per potenzialità fisiche e tecniche, potrebbe essere il proseguo della tradizione dei grandi attaccanti svedesi.
A 18 anni appena compiuti il giovane di origini eritree è già un campione di precocità, più giovane marcatore nel campionato svedese con l’AIK, più giovane calciatore a giocare per la nazionale maggiore della Svezia e a segnare un gol. Se il buon giorno si vede dal mattino ne vedremo delle belle.

Mica male

Insomma, abbiamo capito come la Svezia non rappresenti di certo un ostacolo insormontabile per gli Azzurri, tuttavia sarà fondamentale non sottovalutarli e considerarli come “quelli scarsi senza Ibra” e, se è vero che il calcio svedese è in un momento difficile, quello italiano potrebbe passare momenti anche più tristi qualora il pass per la Russia non arrivasse.
Congetture, queste ultime, che comunque non dovranno ronzare nella testa di nessuno, almeno fino al fischio finale della gara di ritorno.

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