Storie: NBA Christmas Day vol. 2

Un anno fa, vi parlavamo del lungo percorso che l’NBA Christmas Day ha affrontato per arrivare a quello che è oggi: un evento trasmesso – anche ad orari accessibili – in tutto il mondo, in cui i top team si affrontano, avendo come unico scopo quello di regalare spettacolo. Era un pezzo gioioso, scritto per raccontare una bella storia natalizia, seppur con i suoi alti e bassi.
Ecco appunto, quella di oggi è proprio la narrazione di uno di quei bassi. Anzi, ad essere precisi, è il racconto del momento in cui il punto più basso e quello più alto di questo evento si sono toccati.
Quella che state per leggere è la cronaca del giorno in cui si perse lo spirito del Natale.
Sì perché, nel giorno dedicato – per antonomasia – alla gioia, alla fratellanza e alla condivisione, uno spettacolo come quello offerto da Los Angeles Lakers e Miami Heat il 25 dicembre 2004 fu, nella sua magnificenza, in totale controtendenza.
I buoni sentimenti vennero lasciati per un paio d’ore chiusi nelle cantine dello Staples Center, mentre sul parquet andava in scena una guerra di rabbia repressa e spirito vendicativo.
Kobe Bryant e Shaquille O’Neal contro, per la prima volta dopo la fine della loro turbolenta convivenza.

Il contesto

Il 2004 fu un anno, sportivamente parlando, stranissimo.
Nel calcio, il Porto vinse la sua seconda Champions League e la Grecia trionfò in un incredibile Europeo. Nel basket invece, uno strabiliante Gianmarco Pozzecco condusse l’Italia ad un insensato successo contro team USA.
In questo clima, l’NBA non fece eccezione, tant’è che il dream team dei Lakers, che potevano contare su Kobe, Shaq, Karl Malone e Gary Payton, riuscì addirittura a perdere il titolo, sconfitto alle Finals dai Detroit Pistons di Ben e Rasheed Wallace.
Questo evento, unito alle scorie di 8 anni di difficile condivisione dello spogliatoio, portò alla fine del sodalizio tra Bryant e O’Neal, con quest’ultimo passato ai Miami Heat non senza polemiche.
Il giorno di Natale del 2004 dunque, i due si incontravano da avversari per la prima volta. Entrambi, finalmente, incontrastati leader di due squadre, di cui una molto forte, Miami, e una, L.A., che avrebbe avuto ancora bisogno di qualche anno per tornare in vetta.
Era quello che volevano entrambi, o perlomeno, quello che voleva Kobe, non esattamente il personaggio che ripone il proprio ego in un angolo in favore di una funzionale alchimia di squadra.

Un peccato per certi versi, dato che insieme hanno fatto faville per anni.

No mercy Kobe

Per una partita del genere, innanzitutto, ci aspetteremmo normalmente qualcosa costruito ad hoc, o quantomeno la messa in onda nel prime time di Los Angeles, in modo da venire incontro alle esigenze dei tifosi, soprattutto in un giorno come Natale. Ma siamo in America, quindi prima di tutto c’è il business, e il match tanto atteso si gioca a mezzogiorno, in modo da avere più spettatori possibili da tutto il mondo.

Al contrario di ciò che avviene in molte gare clou, dove la tensione del grande evento soffoca i ritmi di gioco, Lakers-Heat parte ad una velocità forsennata.
Tra i due duellanti, inizialmente, a sentire più il peso della sfida è Shaq, mentre Kobe incomincia con il fuoco negli occhi di chi vuole spaccare il mondo ed è conscio di poterlo fare.
Non a caso, sono i Lakers a portarsi subito avanti, segnando un canestro dopo l’altro, e Bryant è già in doppia cifra a 3 minuti e mezzo dalla palla a due. É già il delirio, il palazzetto inizia a invocare il suo nome mentre, nella telecronaca italiana, Flavio Tranquillo scomoda la leggendaria prestazione da 100 punti di Wilt Chamberlain ad Archie, Pennsylvania.
Ci andrà più vicino altre volte, ma in poche occasioni la sua adrenalina è stata così alta. A pochi minuti dalla fine del primo quarto ha già tentato 10 tiri, fatto 2 falli e messo 15 punti, in una di quelle serate in cui non prende prigionieri.
Non basta però per chiudere la prima frazione avanti, perché dall’altra parte, per un O’Neal in difficoltà, c’è un giovanissimo Dwayne Wade che ha deciso che la scena se le prenderà lui. Risponde colpo su colpo a Kobe, gli fa commettere falli e segna 13 punti, consentendo a Miami di rimontare da 27-20 a 31-32, punteggio con il quale si chiudono i primi, incandescenti, 12 minuti.

Svolgimento

Un’intensità così però era difficile da sostenere, infatti nel secondo parziale il ritmo cala vistosamente. Nei primi 5 minuti vengono segnati appena 13 punti complessivi, un terzo di quelli prodotti nei primi 5 del primo quarto, e pure Kobe Bryant è costretto a tirare il fiato, non potendo mantenere quelle percentuali realizzative.
Shaq risponde al gancio morale sferratogli da Kobe ad inizio partita, sfornando una serie di giocate difensive e offensive di buon livello, che da un lato sbarrano la via del canestro a Los Angeles, dall’altro permettono alla coppia Buffa-Tranquillo di ironizzare sulla sorte del povero Chris Mihm, centro dei Lakers deputato alla marcatura di O’Neal. Un momento di esaltazione in dei minuti mediocri, dove lo stesso Buffa lascia andare una delle sue perle, dicendo che la strategia difensiva contro Shaq è la più animata e osservata dal tempo in cui gli achei hanno fregato i troiani con il cavallo di legno.
Gli Heat risentono però del calo di Wade, rimanendo a lungo senza segnare, mentre i Lakers vengono trascinanti da uno scintillante Lamar Odom, che ci fa tornare in mente cosa fosse prima che la sua vita prendesse la triste piega che abbiamo conosciuto.
All’intervallo la situazione dei primi 12 minuti è ribaltata, con i padroni di casa avanti 56-54.
La sfida interna tra Kobe e Shaq dice 20 punti per il primo e 11 per il secondo. Può ancora succedere di tutto.

E infatti succede di tutto. Con Wade che lascia momentaneamente la scena ai due massimi, i due ex compagni di squadra rispondono colpo su colpo, con Bryant che realizza tiri impossibili – tra cui uno, in cui il povero Doleac sta ancora cercando di capire dove è passato il pallone – e O’Neal che ribatte a suon di schiacciate e lay up, traumatizzando il malcapitato Mihm.
A loro fianco, Odom e Haslem sembrano perfetti per mantenere alto il livello della gara senza prendersi la scena.
Come vi dicevamo prima però, queste sono le serate in cui Kobe dimostra di non possedere nemmeno un briciolo di spirito natalizio. Infatti quando scotta, la palla passa sempre dalle sue caldissime mani, le uniche a centrare il canestro nell’ultimo minuto e mezzo del terzo quarto, quando il Mamba porta i suoi dal 73 pari al 77-73. Lo score dice 33 punti per the Black Mamba, 16 per The Diesel.

La partita che vi stiamo raccontando, venne anche ricordata dai protagonisti.

Cardiopalma

Il bello dell’NBA però è che spesso una piega logica degli eventi viene accantonata in favore di qualcosa di assurdo.
Normalmente, ora vi aspettereste un finale punto a punto, con Bryant e O’Neal a duellare per prendersi la loro personale sfida della gloria. Invece succede che la scena se la prende il terzo incomodo, Dwayne Wade, che dominerà il parziale e, successivamente, il supplementare.
Accade tutto negli ultimi 3 minuti.
Le due franchigie proseguono appaiate sul 91 pari ma, come in un colpo di scena Shakespeariano, Shaq commette il sesto fallo su Kobe, venendo quindi espulso per falli. Sembra tutto apparecchiato dunque per il successo dei gialloviola che, effettivamente, vanno avanti 93-91 grazie ai due liberi realizzati da Bryant in seguito al fallo.
Niente però è come sembra in questa Lega, e infatti da lì in poi il numero 8 di Los Angeles non riuscirà più a centrare il canestro, come se dopo l’uscita del grande rivale non avesse più senso giocare.
Nel frattempo, un canestro di Wade e un libero a testa di Odom e Laettner portano il verdetto finale all’overtime.

Nel supplementare avviene una sorta di ribaltamento logico.
Al posto dei due pezzi da 90 (uno fuori, l’altro poco più che evanescente), la scena se la prendono i loro migliori gregari.
Wade e Odom dominano il decisivo parziale, rispondendosi colpo su colpo e prendendo per mano le loro squadre, lasciate incredibilmente orfane dei loro fenomeni.
La spunterà il giovane Dwayne, mettendo in mostra alcune skills che lo porteranno, quasi un anno e mezzo più tardi, ad aggiudicarsi da protagonista il suo primo titolo NBA.

La gara finirà 104-102 per Miami, e Kobe avrà anche il tiro per vincerla, ma la sua tripla si stamperà sul ferro.
La sfida tra i due fenomeni sarà di Bryant, con 42 punti contro i 24 di O’Neal. Ma, ne siamo sicuri, al Mamba gliene sarà importato pochissimo.
Ironia della sorte, negli ultimi minuti un ruolo decisivo nel contrastare le scorribande di Bryant lo ebbe Christian Laettner, l’uomo che 12 anni prima venne scelt0 come membro collegiale del Dream Team al posto proprio di Shaquille O’Neal.

Ora però abbiamo davvero parlato troppo, se siete stufi dello spirito natalizio e dell’aria dolciastra, se ne avete abbastanza della lotta tra pandoro e panettone e delle sfide a carte coi parenti, mettete a letto i bambini e gustatevi quella giornata memorabile.

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