Storie: La partita della vergogna

Da partido del siglo a partido de la verguenza. Si aveva la sensazione che la finale di Copa Libertadores tra Boca Juniors e River Plate sarebbe entrata nella storia, ma lo ha fatto scegliendo la rotta sbagliata. Rotta deturpata, da accuse di corruzione, gas urticanti e sassaiole violente. C’è chi dice che in Argentina non è solo calcio, c’è chi dice che noi europei non possiamo capire. Io, e molti che la pensano come me, non ci troviamo niente di giustificabile. C’è poi chi dice che questo non è calcio, che, trattasi di uno schifo. No no, questo è calcio, nella sua espressione più controversa e malata, per un messaggio sbagliato che è capace di veicolare, per le motivazioni incomprensibili che in un dato contesto manifesta la sua immagine in mondovisione.

Non è facile intraprendere questo discorso, per chi, come me me, tenta di raccontare il calcio tangendo diversi aspetti della società. Nella maniera in cui, esso non è né un fine, né un mezzo, ma soltanto espressione di una passione popolare, che nasce genuina e che, nel processo di crescita di un appassionato, passa e si alimenta attraverso ostacoli che ne fanno perdere la sua essenza primitiva. Un cammino influenzato dall’esterno, da situazioni sociali e da ragioni che portano la narrazione calcistica ad un livello al quale non è necessario arrivare, vanificando quel senso di svago e coinvolgimento emotivo sano che tutti noi proviamo davanti a una mera partita di calcio.

Superfracaso

D’improvviso il calcio sudamericano ha captato l’attenzione dei media italiani. Una finale di Copa Libertadores tra Boca Juniors e River Plate, per la prima volta nella storia: la percezione che si avvertiva da Buenos Aires ha incuriosito anche chi abitualmente non segue partite extracontinentali. Definita la partita del secolo, tanto basta per attrarre un cospicuo numero di telespettatori non abituali. Un hype creato attorno al match, con un carico di narrazione che affascina, illusi di poter godere di uno spettacolo meraviglioso sugli spalti e di provare a capire qualcosa in più della rivalità tra Xeneizes e Millionarios. L’affetto, la passione, le ragioni che fanno di questa partita un evento capace di bloccare un’intera metropoli, noi europei non potremmo mai capirle fino in fondo, ma è anche questo esotismo ed il trasporto impulsivo e passionale che calca i campi del Sud America a far perdurare il mito di un calcio che non ci appartiene, e che almeno una volta nella vita vorremmo vivere.

Boca River Superclasico | Numerosette Magazine
Immagini affascinanti delle Hinchas, di un Superclasico qualunque.

Ore 15 circa locali, 24 novembre 2018. E’ il prepartita della finale di ritorno, l’inizio di circa trenta ore fuori controllo, un’attesa mediatica dai risvolti imbarazzanti, agli occhi di chi prova a spiegarsi il perchè di tutto ciò.

Una pietra ha rotto il vetro e mi ha colpito nelle costole, ho perso il controllo e Horacio Paolini ha preso il controllo del volante. Se Paolini non avesse preso il volante sarebbe stata una tragedia.

Le parole dell’autista del pullman del Boca, dopo che un folto gruppo di sostenitori del River Plate ha cominciato a lanciare pietre e gas lacrimogeni all’indirizzo dell’autobus della squadra rivale. Il capitano Pablo Pérez e Gonzalo Lamardo sono stati trasportati in ospedale per lesioni alla cornea. Alcuni giocatori –  tra i quali Benedetto, Tevez e Wanchope – sono stati alle prese con forti attacchi di nausea e irritazioni dovute ai gas urticanti. Le notizie cominciano a circolare tra le varie agenzie stampa internazionali. Nel frattempo, fuori allo stadio Monumental, stadio casalingo del River Plate, scoppia un’autentica guerriglia. La polizia interviene con proiettili di gomma, fuori dalla struttura, numerosissime persone senza biglietto hanno cercato di forzare i cancelli. Sono stati denunciati scippi, macchine distrutte e anche la presenza di malavitosi che ruotano attorno al sistema di rivendita di biglietti.

Il pullman del Boca Juniors è arrivato scortato al Monumental soltanto da alcune moto della polizia. Sebbene sia già assurdo che una squadra debba arrivare scortata nel luogo della partita, in questo frangente ha destato molte polemiche la mancanza di precauzioni adeguate all’arrivo degli Xeneizes, soprattutto con un impiego efffettivo di 2000 forze dell’ordine. Si sapeva che la partita fosse stata ad alto rischio, ciò che resta difficile da capire è il perchè sia stato concesso all’autobus di fare quel tragitto, con una gremita folla di tifosi avversari ad attenderne l’arrivo.

No se juega

La Conmebol, la federazione calcio sudamericana, da molti ritenuta grande responsabile per la controversa gestione degli eventi, decide di prendere tempo e posticipare il match di un’ora. Cominciano a girare i video con i giocatori in preda a nausea, escono le prime dichiarazioni dei calciatori e le prime interviste ai presidenti. Soprattutto, vengono fatte girare su Internet le foto di Pérez e Lamardo con l’occhio bendato e in uno stato assolutamente non idoneo a prendere parte ad una partita di calcio.

perez lamardo superclasico Boca-River

Ci stanno obbligando a scendere in campo per giocare. Ma non siamo nelle condizioni, ci sono calciatori che non possono giocare. Pablo Perez ha una scheggia nell’occhio.

Carlos Tevez si fa portavoce, e accusa la federazione di fare pressioni perchè la partita si giochi nello stesso giorno. Non solo i giocatori del Boca Juniors sono d’accordo, ma anche il presidente del River D’Onofrio e l’allenatore Marcelo Gallardo pensano che non avrebbe molto senso giocare, sopratutto per il clima apocalittico e incerto venutosi a creare.

La situazione è molto delicata perchè in caso di slittamento della partita ci sarebbe da gestire lo sfollamento dei 50mila che già stavano presenziando il Monumental, tenuti bloccati all’interno per evitare ulteriore caos. Intanto, il mondo sincronizzato con ogni mezzo possibile, cerca di ottenere informazioni in tempo reale per quella che verrà ricordata a lungo come una delle più estenuanti attese per una partita di calcio.

Si decide, quasi grottescamente, di posticipare di un’ulteriore ora, ma a quel punto si capisce che è soltanto per chiarire bene la situazione e provare a trovare un modo credibile per spiegare ai media che il Superclasico non si giocherà in giornata. Passano i minuti e cominciano a filtrare notizie sconcertanti sul pre-partita, si parla di aggressioni al presidente del Boca Juniors Angelici e al presidente della federcalcio argentina Claudio Tapia. Il tutto avvolto in una nube di mistero, facilitata dal caos creatosi tra violenze, aggressioni e situazioni di difficile comprensione, anche a livello politico/decisionale.

Conmebol comunicato Superclasico rinviato | Numerosette Magazine
La Conmebol fa uscire un comunicato secondo cui le condizioni dei due giocatori del Boca non destano preoccupazione, e che, secondo i medici, non ci siano gli estremi per rinviare il match.

Ciò fa andare su tutte le furie i dirigenti del Boca Juniors, che non solo non vuole giocare, ma ha chiesto la vittoria a tavolino per il comportamento estremamente pericoloso dei tifosi del River. Gli animi si inaspriscono perchè il rifuto del Boca di scendere in campo viene accolto negativamente dalla federazione e dalla Fifa stessa, minacciando il club a sua volta di una sconfitta a tavolino. Non si sa se il regolamento presenti delle falle, oppure semplicemente qualsiasi logica di gestione della faccenda sembra andata persa, in un vortice paradossale di comunicazioni stampa e decisioni prese senza troppa convinzione e poi ritrattate in poco tempo. Gli addetti ai lavori del Boca accusano la Conmebol di aver fatto pressione ai medici con quel comunicato, iniziando a parlare neanche troppo velatamente di complotto. La realtà è che per ragioni televisive e per impegni istituzionali vari, tra cui la preparazione del G20 che si terrà a Buenos Aires, posticipare la partita creerebbe qualche problema logistico di troppo.

Il Presidente del River Plate D’Onofrio, intervistato in diretta tv, costretto a lasciare l’intervista per l’irruzione di un gruppo di tifosi probabilmente riusciti ad entrare senza biglietto.

La finale, rinviata poi al giorno seguente, verrà fatta slittare a data da destinarsi, ufficialmente perchè non esistono le condizioni per giocare. In Europa la notizia comincia a rimbalzare, suscitando grande disappunto per quanto visto. Molte sentenze dettate da disinformazione, difficile in una situazione così confusionale e in modo istantaneo provare a trarre un bilancio o delle conclusioni.

Precedente

La partita si giocherà il 9 dicembre allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid. In settimana è uscito un altro comunicato della Conmebol che sottolineava come non ci fossero gli estremi per giocare in Argentina e la partita si sarebbe svolta all’estero. L’impressione palpabile è che dopo quanto accaduto, il campo in sé, la rivalità, le storie legate prettamente al calcio giocato hanno perso di importanza. Quasi come ci si fosse dimenticato che in palio ci sia una coppa dal grande fascino e 22 giocatori che competono per essa, con in sottofondo quel frastuono piacevole che è la cancha argentina, chiassosa e colorata mentre supporta la propria squadra. Quello che noi europei invidiamo. Quello, che negli ultimi giorni, ha perso di senso a Buenos Aires.

Perso di senso come tre anni fa, quando nel maggio del 2015 la partita fu sospesa per episodi simili, quando i giocatori del River rientrarono dagli spogliatoi per il secondo tempo, e vennero attaccati dai tifosi del Boca con del gas urticante. Vecchie abitudini che calcano i campi argentini. Ma mentre quella di tre stagioni fa sembrava una bravata di cattivo gusto, ciò che è accaduto questa volta è molto più complesso e strutturato. Il Boca ai tempi venne squalificato a tavolino, tema sul quale la dirigenza gialloblu ha insistito parecchio in questi giorni, cercando in tutti modi di opporsi alla decisione di giocare. Molti tifosi xenezies hanno cominciato a gridare allo scandalo e a lamentare certe attenzioni di riguardo che l’Afa e la Conmebol hanno nei confronti del River Plate.

Il precedente del maggio 2015: all’epoca la sfida fu valevole per i quarti di finale di Copa Libertadores.

Di sicuro, la possibiltà di giocare al Bernabeu, si è rivelata una buona occasione per entrambi i club, suscitando non poche polemiche in Argentina e da parte di tutti gli appassionati legati alla tradizione. Ormai risaputo che, a livello puramente mediatico, la Copa Libertadores è una manifestazione svalutata, e la competizione non ha molta copertura televisiva mondiale. L’immagine del calcio argentino viene scalfita sensibilmente, nel momento in cui avrebbe avuto grande occasione per rilanciarsi in territorio europeo. Avrà l’occasione di mettere piede su un campo europeo sì, ma per una questione meramente economica. Il Qatar, ad esempio, ha proposto negli ultimi giorni che la partita si disputasse a Doha, offrendo 13 milioni di euro, pagando spese di trasporti a squadre e tutte le ammende che sono state infilitte ai club per la sgradevole situazione venutasi a creare.

Alla fine, l’ha spuntata Madrid e il Santiago Bernabeu, soluzione accolta con stupore, causando un clima surreale attorno alla partita. Alcuni giornali argentini usano termini forti come <<la grande finale si giocherà nella capitale della terra dei conquistatori >>. Salvo eccezioni della ultima ora, e in questo contesto è davvero tutto possibile, non si tornerà indietro da questa decisione.

Las barras bravas

In Argentina si suole utilizzare un termine per indicare molteplici sensi interconnessi tra loro. Uno dei più diffusi in termini socio-politici è grieta. La Grieta argentina indica una divisione sociale, netta, dicotomica per i trascorsi politici del Kirchnerismo. Una corrente politica di matrice peronista, molto lontana dalle ideee degli Stati Uniti e molto vicina ai governo socialisti tradizionali del Sud America. Negli ultimi quindici anni questa spaccatura ha preso dimensioni molto ampie, ragionando nella semplicistica logica del noi contro voi. Chi è Kirchner, chi è, semplicemente, anti K.

Villa 31 River Boca | Numerosette Magazine
Villa 31, Buenos Aires

Il calcio in Argentina era uno di quei pochi ambiti sociali dove questa spaccatura era meno tangibile. Un evento che mescolava differenti ranghi della società, che nella normale vita quotidiana di una metropoli come Buenos Aires, trattavasi di una situazione anomala in qualsiasi altro contesto, per abitudini culturali e soprattutto per divisioni geografiche ed urbanistiche, oltre che ovviamente economiche. Eppure, negli ultimi tempi, qualcosa pare sia cambiato. Molta gente si sta allontanando dai campi di calcio e ha visto sbiadirsi la propria passione per il tifo, specialmente quella parte di popolazione argentina che si può definire benestante. Il che, non sminuisce il sentimento e tutta la passione emotiva che puntualmente ci fa brillare gli occhi quando vediamo uno stadio sudamericano gremito in festa, ma comincia a dare una connotazione socialmente molto marcata anche al calcio.

Quasi ogni tifoseria in Argentina contiene al suo interno le barras bravas. Il primo errore che si fa, soprattutto noi che guardiamo dall’altro lato dell’emisfero, è di considerare le barras come l’equivalente dei nostri hooligans. Queste bande organizzate sono molto di più, e sono nate per creare un vero e proprio business attorno al mondo del fútbol. Ecco che sostenere la propria squadra diventa un interesse secondario, pur sempre molto visibile. In Argentina il problema è diventato talmente imponente, dall’essere ritenuto a tutti gli effetti una mafia, da combattere al pari del narcotraffico a livello governativo.

Barras Bravas River Plate Boca Juniors | Numerosette Magazine
Los Borrachos del Tablón, la principale barras del River Plate.

Quello che è successo fuori dal Monumental il 24 novembre, in gran parte è legato a queste fazioni criminali, che sono arrivate al punto di riuscire ad avere contatti con alte cariche di stato e sono capaci di prendere in ostaggio interi club di prima divisione. Prima del ritorno del Superclasico, è stato ordinato dalle autorità argentine un sequestro di una valenza pari a circa 100mila euro per 300 biglietti della finale. In molti sostengono la tesi secondo cui, in conseguenza di ciò, l’assalto al pullman del Boca sia stato più che altro un ricatto nei confronti del River, del proprio club, probabilmente per la mancata copertura dell’operazione. Il business della rivendita dei biglietti, così come in Italia del resto, è uno dei più remunerativi all’interno delle barras. Ma questo è solo una parte di quello che sono arrivati a costruire nel tempo: estorsioni, traffico di stupefacenti e numerosi tentativi di corruzione in perfetto atteggiamento mafioso.

Per un incredibile scherzo del destino, a 6 km dallo stadio Monumental, in questi giorni si terrà nei palazzi della finanzia mondiale il G20. Una partita finanziaria, la prima volta in Argentina, almeno sulla carta decisiva per le sorti economiche del nostro pianeta. Un incrocio di avvenimenti hanno fatto sì che Buenos Aires fosse il centro del mondo, probabilmente come mai lo era stata dai tempi della guerra delle Malvinas. Eppure, un’intera città era in fermento per un solo ed unico evento: quel Superclasico che per la prima volta nella storia è teatro di una finale di Copa Libertadores. Quel Superclasico che, non si giocherà più al Monumental, nell’unico posto in cui la storia del calcio sudamericano avrebbe dovuto manifestare il suo secondo atto.

 

 

 

 

 

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