Sembra difficile da credere ma un tempo, non molti anni fa, esisteva una Juventus diversa. Prima dei sei scudetti consecutivi, delle tre Coppe Italia. Anche prima del #finoalconfine, con cui si rinfaccia ai bianconeri di perdere le finali (!) di Champions League (!!!), miraggio in questo momento per le altre società italiane. Esisteva un periodo storico in cui la Vecchia Signora faceva davvero ridere i tifosi avversari e disperare i propri, ancora scottati dallo scandalo Calciopoli ma convinti di poter subito rialzare la testa: dopo due campionati con Claudio Ranieri in panchina conclusi con la qualificazione in Champions League, si pensava infatti che fosse giunto il momento giusto per sfidare l’egemonia dell’Inter. I tempi non erano però ancora maturi. In fondo, anche i due settimi posti hanno reso più incredibile la risalita ai vertici del calcio italiano.

Oggi vogliamo dunque portarvi indietro nel tempo con sette istantanee provenienti dal periodo buio della storia (recente) bianconera. Gioie e dolori delle stagioni 2009/2010 e 2010/2011. Sarà come sfogliare un album di fotografie risalente alla nostra adolescenza, trovando immagini che avevamo sepolto nella memoria. E che forse è bene che restino nel cassetto più inaccessibile.

Essere adolescenti negli anni 2000 | numerosette.eu

Solo chi ha vissuto gli anni 2000 può sapere quanto fossero tempi difficili

1. Illudersi (Roma-Juventus 1-3, 30 agosto 2009)

La vera differenza tra la stagione 2009/2010 e quelle precedenti riguarda soprattutto i proclami iniziali. Se infatti in precedenza si era scelto di puntare ad un basso profilo, l’estate del 2009 portò con sè diverse promesse, soprattutto dal mercato. Cannavaro, Caceres, Grosso, Felipe Melo e, dulcis in fundo, Diego Ribas da Cunha, pagato 25 milioni per strapparlo al Wolfsburg. Il trequartista brasiliano era il vero e proprio colpo dell’estate, il giocatore che, nelle intenzioni, avrebbe sostituito Del Piero dopo il suo ritiro (come testimoniato dalla maglia numero 28, il cui totale fa 10). Il 4-3-1-2 in salsa brasiliana, con Amauri a completare il trio, era il modulo ipotizzato ad inizio stagione in contrapposizione al classico 4-4-2 utilizzato nelle stagioni precedenti. Le promesse d’agosto lasciarono però il posto ad un lungo inverno, fatto di cambi in panchina (Ferrara-Zaccheroni) e delusioni l’una dietro l’altra.

L’inizio, però, era stato estremamente promettente.
Siamo alla seconda giornata, va infatti in scena all’Olimpico la sfida tra Roma e Juventus. Banco di prova importante per testare le rinnovate ambizioni bianconere, confortate dopo la vittoria alla prima contro il Chievo. I giallorossi invece vengono dalla sconfitta 0 s ul campo del Genoa e già si parla di un possibile allontanamento di Luciano Spalletti. L’Inter di Mourinho corre veloce dopo il 4 a 0 rifilato nel derby ai cugini rossoneri.

Al minuto 24 si accende la stella di Diego: il brasiliano ruba palla a Cassetti all’altezza del centrocampo e vola verso la porta difesa da Julio Sergio, resistendo anche alla carica di Riise. Il suo esterno destro batte il portiere giallorosso e porta il punteggio sull’uno a zero. Il momento di gloria non è però ancora finito: dopo il pareggio di De Rossi, al 67′ il fantasista brasiliano raddoppia facendo impazzire Mexes con una serie di doppi passi. “Un fenomeno all’Olimpico” esclama Compagnoni in telecronaca. Ci sarà tempo anche per il sigillo di Felipe Melo nei minuti di recupero per il definitivo 3-1.

Perchè inserire una vittoria tra i momenti più difficili? Perchè, vista l’esaltazione iniziale, il successivo ritorno sulla Terra fu ancora più doloroso.

Diego illude la Juventus | numerosette.eu

Prima…

<iframe src=”https://giphy.com/embed/1gMAsi1wbJpcI” width=”480″ height=”270″ frameBorder=”0″ class=”giphy-embed” allowFullScreen></iframe><p><a href=”https://giphy.com/gifs/1gMAsi1wbJpcI”>via GIPHY</a></p> Descrizione: …e dopo

2. Provinciali (Juventus Inter 2-1, 5 dicembre 2009)

L’arrivo dell’autunno ha spazzato via le certezze bianconere per lasciare spazio alle nubi attorno al futuro di Ciro Ferrara. La sfida con l’Inter di Mourinho è lontana dal potersi definire uno scontro scudetto visti i risultati altalenanti della prima parte di stagione. Dopo le quattro vittorie iniziali, La Juventus era infatti riuscita a perdere in casa contro il Napoli (21 anni dopo l’ultima volta) ed in trasferta contro Palermo e Cagliari, senza considerare alcuni pareggi ottenuti contro squadre sulla carta inferiori. E il peggio doveva ancora arrivare.

Negli anni post-Calciopoli, però, la rivalità per eccellenza era quella con i nerazzurri, colpevoli, nell’immaginario collettivo del tifo bianconero, di aver scippato il trono in Italia alla Vecchia Signora senza davvero meritarlo. Il 5 dicembre la partita è molto nervosa e poco spettacolare. Il rocambolesco goal di Felipe Melo sugli sviluppi di palla inattiva ne è la testimonianza, mentre Eto’o pareggia pochi minuti dopo lasciato libero di colpire di testa in area. L’uomo del destino è però Claudio Marchisio. Ripartenza al minuto 12 del secondo tempo: Sissoko con una buona accelerazione si presenta al limite dell’area ma il suo tiro rasoterra è respinto da Julio Cesar. Sulla respinta il primo ad arrivare è proprio il numero 8 bianconero che con un gioco di gambe si libera del recupero di Samuel e con un colpo sotto riporta in vantaggio i bianconeri.

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La gioia fu però effimera. E soprattutto dimostrò la netta distanza tra la Juventus e l’Inter in termini di mentalità , visti gli eccessivi festeggiamenti figli della nuova dimensione del tifo bianconero, rassegnato quasi ad essere una piccola realtà di fronte alla potenza nerazzurra di quegli anni. Nelle successive otto partite la Juventus riuscì a raccogliere solo una vittoria, subendo anche sconfitte clamorose (1-2 contro il Catania ultimo in classifica, vittoria dei siciliani a Torino dopo oltre 45 anni): l’esonero di Ferrara era l’unica risposta possibile ad una piazza inferocita contro la dirigenza. L’arrivo di Alberto Zaccheroni non bastò però a salvare la stagione. Tra i momenti “da ricordare” la sconfitta interna contro il Palermo e la rimonta subita in casa contro il Siena dopo essere stati in vantaggio di tre reti. L’annata, come noto, si concluderà con un settimo posto valido per l’accesso ai preliminari di Europa League.

3. #Oltreilconfine (Fulham-Juventus 4-1, 18 marzo 2010)

La dimostrazione che è possibile citare delle sconfitte europee ancora più dolorose rispetto alle finali di Champions League. Visto il cammino in campionato, il percorso europeo non poteva che essere fallimentare. La Juventus ha subito salutato la Champions in virtù del terzo posto ottenuto nel girone eliminatorio che garantisce però la “retrocessione” in Europa League. Nei sedicesimi i bianconeri hanno la meglio sull’Ajax grazie ad una doppietta in trasferta di Amauri (cosa più unica che rara in quel periodo): gli ottavi di finale contro il Fulham sembrano alla portata dei bianconeri, soprattutto dopo il 3 a 1 ottenuto tra le mura amiche grazie alle reti di Legrottaglie, Zebina e Trezeguet.

La partita di ritorno è però un vero e proprio incubo per gli uomini di Zaccheroni nonostante il vantaggio iniziale siglato da Trezeguet dopo soli due minuti. Gli inglesi, guidati da Roy Hodgson, ci credono e pareggiano con Zamora ma la svolta della partita arriva al minuto 25 con l’espulsione di Cannavaro: resistere nella bolgia del Craven Cottage, a quel punto, diventa impresa impossibile. Già nel primo tempo il Fulham raddoppia con Gera che, al 49′, sigla la sua doppietta personale su calcio di rigore. Il sigillo di Dempsey al minuto 83 è un vero gioiello: pallonetto dal limite dell’area che coglie impreparato un povero Chimenti. C’è ancora tempo per l’espulsione di Zebina nei minuti di recupero per chiudere la partita in nove. Queste sono le vere umiliazioni europee. Per chi volesse farsi del male, anche il video degli highlights su Youtube dimostra la volontà di seppellire il ricordo di questa partita, vista la qualità.

Il tracollo della Juventus contro il Fulham | numerosette.eu

4. Innamorarsi di nuovo (Juventus-Cagliari 4-2, 26 settembre 2010)

Non tutti i mali vengono per nuocere. La disastrosa stagione 2009/2010 porta con sè una rivoluzione societaria necessaria, con l’arrivo di Andrea Agnelli come presidente e della premiata ditta Marotta-Paratici come dirigenti. Sulla panchina si siede Luigi Delneri, reduce da una splendida stagione alla guida della Sampdoria conclusa con la qualificazione ai preliminari di Champions League. Questa volta l’obiettivo è chiaro: nessun proclamo scudetto, il ritorno nella massima competizione europea è il vero traguardo da raggiungere. La campagna acquisti è all’insegna della pragmaticità: nel 4-4-2 del tecnico friulano non c’è spazio per un trequartista come Diego, con sommo dispiacere di tutta la tifoseria che solo un anno prima lo aveva acclamato come salvatore della patria.

Dal CSKA Mosca arriva però un esterno destro biondo ed il paragone con Pavel Nedved viene naturale. Soprattutto considerando i primi quattro  mesi di Milos Krasic in maglia bianconera. L’esterno serbo corre come un treno seminando avversari grazie alle sue doti atletiche: da furia ceca a furia serba il passo è breve. Nel match contro il Cagliari di inizio stagione Krasic realizza una tripletta dando il via ad una serie di risultati positivi per i bianconeri prima del crollo dopo la pausa invernale.

Pensavo fosse amore e invece…

La prestanza atletica di Krasic era però l’elemento fondamentale del suo gioco. Con la preparazione iniziata in Russia, il serbo, una volta arrivato in Italia, poteva godere di una condizione fisica straripante che gli permetteva di dominare i diretti avversari. La monotematicità del suo gioco venne però presto a galla, insieme alla quasi completa incapacità di utilizzare il piede sinistro. A questo quadro va unita una scarsa comprensione del gioco e poca attitudine difensiva: quello che doveva essere un valore aggiunto diventò presto un’arma facilmente disinnescabile dagli avversari. Questa GIF, benchè risalente all’anno successivo, descrive bene il rapporto tra Krasic ed il calcio italiano.

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5. Frustrazione (Juventus-Parma 1-4, 6 gennaio 2011)

Trascinata dai goal di Fabio Quagliarella, la Juventus arriva alla sosta al quarto posto, in linea con le aspettative di inizio stagione. Alla ripresa del campionato, la sfida contro il Parma appare tutto sommato semplice. Almeno fino alla follia di Felipe Melo.

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La partita finirà 4 a 1 per il Parma con doppietta del sempre avvelenato ex Sebastian Giovinco. Oltre alla pesante sconfitta sul campo, l’infortunio al ginocchio di Quagliarella costringerà il miglior bomber bianconero a fermarsi per tutta la stagione. Qualcosa, dopo quella partita, si è rotto, al punto che nelle successive cinque partite i bianconeri riescono a vincerne solo una, in casa contro il Bari ultimo in classifica. A poco servono gli innesti di Toni e Matri in attacco: la squadra è incredibilmente fragile in fase difensiva. Da non crederci vista la presenza di Buffon, Bonucci, Barzagli (arrivato a gennaio) e Chiellini, La dimostrazione che senza un’adeguata copertura del centrocampo anche la migliore delle difese può naufragare.

L'infortunio di Quagliarella con la Juventus | numerosette.eu

6. Rimonte subite (Juventus-Chievo 2-2, 9 maggio 2011)

A rimanere impressa nella memoria dello spettatore che, suo malgrado, ha assistito alle prestazioni bianconere nel biennio dei settimi posti era soprattutto l’incapacità della Juventus di gestire il vantaggio. In ogni momento, i bianconeri apparivano vulnerabili di fronte agli avversari. Il centrocampo composto da Aquilani e Felipe Melo non riusciva a garantire una gestione del possesso palla efficace, in modo da addormentare le partite. I goal subiti su palla inattiva, inoltre, pendevano come una spada di Damocle sulla difesa bianconera. Due esempi.

Il primo è datato 23 aprile 2011. All’Olimpico di Torino va in scena la sfida contro il Catania a caccia di punti salvezza. Il doppio vantaggio siglato da Del Piero non è però sufficiente a garantire i tre punti per i bianconeri. Nel finale infatti, prima Gomez e poi Lodi (nei minuti di recupero) riportano il risultato in parità ,allontanando definitivamente la vecchia Signora dalla corsa ad un posto in Champions League.

Il secondo è forse ancora più esemplificativo della fragilità mentale di quel periodo. Questa volta a Torino arriva il Chievo, virtualmente salvo. La Juventus si trova ancora una volta in vantaggio di due reti grazie al solito Del Piero e a Matri e i gialloblu non sembrano avere il coltello tra i denti per pareggiare. In due minuti, tra il 68′ ed il 70′, tutto cambia e gli ospiti trovano prima con Sardo e poi con Uribe la via del goal, portando il punteggio in parità. La partita diventa tragicomica, come l’uscita di Buffon per evitare il contropiede degli avversari. Solo un ancor più clamoroso errore di Uribe evita ai bianconeri l’ennesima sconfitta.

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7. Game Over (Parma-Juventus 1-0, 15 maggio 2011)

Toccare il fondo. La sconfitta con il Parma per mano del solito Giovinco segna il punto più basso della storia recente bianconera: fuori da ogni competizione europea, come nella stagione 1990/91 con Maifredi sulla panchina. La partita è completamente in mano ai padroni di casa ed il capolavoro della formica atomica arriva a conclusione di un’azione personale conclusa completamente indisturbato. Senza alcuna pressione, senza alcuna voglia da parte dei giocatori bianconeri. In quel momento la luce in fondo al tunnel sembrava davvero lontana.

Impossibile immaginare cosa sarebbe successo nei sei anni successivi.

Del Piero festeggia lo scudetto della Juventus | numerosette.eu

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”

Fabrizio De Andrè.