Squadre d’annata: Catania 2012/13

L’ultimo match giocato dal Catania allo stadio Angelo Massimino ha visto i padroni di casa imporsi sulla Virtus Francavilla per uno a zero grazie ad un rigore segnato a tempo praticamente scaduto. In questa stagione la squadra etnea si trova stabilmente in zona Playoff nel girone C della Serie C, con una partita in meno rispetto alle rivali che la precedono in classifica ma molto distante dalla capolista Juve Stabia e, dunque, dalla possibilità di promozione diretta verso la Serie B.

Il rigore è stato realizzato da Francesco Lodi, uno dei protagonisti del Catania dei record allenato da Rolando Maran nella stagione 2012/13 e capace di sfiorare l’Europa con i suoi 56 punti e l’ottavo posto finale. Il calore dei tifosi è tornato (6908 abbonati, secondi per numero di presenze in Serie C) dopo anni di disaffezione legati ai problemi della società con la giustizia sportiva. Ciò che manca, in questo momento, sono i grandi palcoscenici della Serie A a cui gli etnei si erano ormai abituati. E che sembrano incredibilmente lontani nel tempo.

Il curioso caso del Catania di Pulvirenti

Per il secondo anno consecutivo nessuna squadra rappresenta la Sicilia in Serie A. Come evidenziato in questo articolo – ormai datato 2015 – il periodo d’oro con tre squadre siciliane (Messina, Catania e Palermo, stagione 2006/07) nella massima serie è ormai un miraggio, con la situazione nelle serie minori che non è certo delle più rosee. Un paradosso considerando che la Sicilia è la regione più grande (considerando l’estensione territoriale) e la quarta più popolosa, preceduta solo da Lombardia, Lazio e Campania. I motivi della crisi del calcio siciliano non vanno ricondotti dunque a questioni di mancanza di interesse, bensì alla situazione economico-sociale, con mancanza di investimenti ed infrastrutture che aggravano sempre più il distacco tra l’Isola ed il resto d’Italia – che già non vive un momento particolarmente felice. Il dissesto del comune di Catania ha fatto molto rumore nei giorni scorsi, definito da Il Sole 24 Ore come “fallimento comunale più grande d’Italia“: il capoluogo etneo è infatti il decimo comune italiano per popolazione e, analizzando questo elenco, scopriamo come soltanto Bari, Palermo e, appunto, Catania sono prive di rappresentanza in Serie A.

La società guidata da Antonino Pulvirenti nella seconda metà degli anni 2000 rappresentava una piacevole eccezione, considerando anche il percorso di crescita mostrato durante le stagioni nella massima serie. Negli anni infatti si è passati dalle salvezze conquistate all’ultima giornata a piazzamenti più tranquilli, aggiornando di anno in anno il record di punti raccolti. Togliendosi anche diverse soddisfazioni, come la storica vittoria contro l’Inter del Triplete per 3 a 1 oppure il successo interno nel derby contro il Palermo per 4 a 0 (anno 2011).

Il cucchiaio di Mascara contro Julio Cesar come definitiva affermazione di una città intera tra le grandi d’Italia. Normale amministrazione per un giocatore capace di altre prodezze.

Il biennio d’oro

La stagione 2011/12 parte con due grandi novità. La prima riguarda l’inaugurazione di Torre del Grifo, nuovo centro sportivo all’avanguardia con un investimento di circa 60 milioni di euro. La seconda vede invece l’arrivo sulla panchina rossazzurra di Vincenzo Montella e, dunque, la prematura rottura dell’accordo con il Cholo Simeone che aveva, inizialmente, firmato un contratto biennale. È l’inizio della storia del “Piccolo Barcellona“, come ribattezzato dagli addetti ai lavori in più occasioni per lo stile di gioco basato sul controllo della palla. Il centrocampo composto da Izco, Lodi e Almiron presenta il giusto mix di qualità e quantità, con il regista italiano che sarà, alla fine della stagione, capocannoniere di squadra con le sue 9 reti – tutte da calcio piazzato. Bergessio viene preferito stabilmente a Maxi Lopez in quanto in grado di aiutare maggiormente la squadra grazie ad un dinamismo fuori dal comune: sempre pronto ad accorciare per aiutare la squadra nella risalita del campo e a sprintare tra i difensori avversari. Ma soprattutto l’esplosione del Pitu Barrientos e del Papu Gomez permettono al Catania di sognare l’Europa.

Pitu & Papu

Due soprannomi diversi dal significato simile. Se per Pitu si è più certi per una sua possibile traduzione come Puffo, per il termine Papu si giunge alla stessa conclusione guardando alle caratteristiche fisiche di Alejandro Gomez. Durante la stagione 2011/12 i due argentini sono, sulla carta, le ali del tridente ideato da Montella a supporto del Toro Bergessio. Le reti, nella cooperativa del goal costruita dal tecnico italiano, non sono poi molte (quattro per entrambi) ma è soprattutto la loro capacità nel saltare l’uomo l’arma in più del Catania. Basti pensare che Gomez e Barrientos si posizionano al 11° e 12° posto per dribbling completati (circa 2 a partita). Il loro apporto è fondamentale per forzare il ritmo di una manovra che, qualche volta, finiva per ristagnare al limite dell’area, specchiandosi un po’ troppo nel possesso palla.

La stagione inizia sin da subito bene, con 23 punti raccolti nel girone di andata e alcuni risultati prestigiosi ottenuti contro le grandi squadre. Ad esempio il pareggio contro la Juventus alla quinta giornata per 1 a 1.

La curva del Catania prima di Catania-Juventus | Numerosette Magazine

A metà stagione i sogni europei però si infrangono in una sconfitta interna per 2 a 1 contro il Lecce ed, in generale, in un finale di stagione non all’altezza delle premesse. I 48 punti finali (nuovo record) sono però solo il preludio alla straordinaria annata 2012/13.

Capacità di rischiare

La partenza di Montella e Lo Monaco nell’estate del 2012 gettavano un’ombra sulla nuova stagione del Catania. Il direttore sportivo, soprattutto, era stato capace di costruire una rosa competitiva grazie ad un ottimo lavoro di scouting in Sud America. I sostituti Gasparin e Rolando Maran – alla prima stagione in Serie A – saranno però in grado di non farli rimpiangere, dando vita ad un piccolo capolavoro durato, sfortunatamente, fin troppo poco.

Nel segno della continuità, il modulo base rimane il 4-3-3 con il tridente Bergessio-Barrientos-Gomez supportato dal centrocampo composto da Izco, Lodi e Castro arrivato dal mercato e pronto ad agire come sostituto sia per gli attaccanti sia per le mezz’ali, ruolo fondamentale all’interno del gioco di Maran. Proprio l’argentino permette di sperimentare diversi sistemi di gioco e di variare la posizione dei giocatori nel triangolo di centrocampo in modo da adattarsi meglio alle caratteristiche dell’avversario. Castro, partendo da mezz’ala, occupa spesso la posizione di trequartista dietro le punte trasformando di fatto il modulo in un 4-2-3-1. Gli interni di centrocampo rappresentano il vero ago della bilancia della formazione rossazzurra, chiamati ad aggredire alto sul portatore di palla avversario in fase di non possesso e ad inserirsi in area in fase di possesso.

Le analogie con il Catania di Montella si limitano ai giocatori in campo. Maran sceglie infatti un approccio molto più diretto rispetto al possesso palla predicato dall’Aeroplanino: grazie ai lanci di Lodi la formazione rossazzurra prova spesso a saltare le linee di pressione avversaria. La circolazione bassa tra i difensori del pallone viene limitata ad ipotesi di estrema sicurezza: spesso Spolli e Legrottaglie lanciano lungo per permettere alla squadra di salire senza palla e provare a riconquistare le seconde palle – vista anche l’assenza di un perno centrale in attacco. Bergessio è infatti bravo a dialogare con i compagni palla a terra, ma le caratteristiche fisiche gli impediscono di essere altrettanto efficace sulle palle alte. Sopperisce però a queste lacune con una voglia e una “garra” fuori dal comune, infastidendo continuamente i diretti avversari: le sue tredici reti sono accompagnate da un lavoro per la squadra incredibile, non riportato nel freddo numero di goal.

L’impronta data da Maran è quella di una squadra pronta ad attaccare in verticale per sfruttare le doti tecniche dei suoi attaccanti (Papu Gomez su tutti). I risultati danno sin da subito ragione al tecnico esordiente: le prospettive cambiano rapidamente da una salvezza tranquilla ad un piazzamento a metà classifica.

Il girone di andata è contrassegnato sia da questa bella vittoria, come contro la Lazio sia, nel precedente match interno, dalle polemiche per l’arbitraggio contro la Juventus, rea di aver influenzato la decisione del guardalinee sulla rete siglata dal Catania nel primo tempo grazie alle veementi proteste della panchina bianconera. Dopo 19 partite i punti raccolti sono 26 e l’obiettivo salvezza sembra dunque quasi raggiunto. A differenza della stagione precedente, però, il Catania non si adagia e continua a macinare punti su punti anche nel girone di ritorno, portandosi a ridosso della zona Europa League. Gli uomini di Maran dimostrano maturità nel gestire le partite, anche se la differenza tra rendimento interno ed esterno rimane evidente (soltanto due le vittorie esterne ottenute contro Genoa e Parma).

A differenza dei campionati precedenti, in cui la stagione era spesso caratterizzata da alti e bassi, il Catania di Maran ha seguito un percorso di crescita costante, affermandosi giornata dopo giornata ai piani alti della classifica. Le speranze europee si infrangono nel match interno contro l’Inter perso per tre a due (dopo essere stati in vantaggio per 2 a 0 nel primo tempo) ma Maran riesce a continuare per la sua strada, impedendo eccessivi cali di tensione nel finale per una squadra ormai senza obiettivi concreti, centrando il nuovo record di punti ottenuti nella massima serie dal club siciliano. Come dichiarato dall’amministratore delegato Gasparin, i 56 punti raccolti a fine stagione dovevano rappresentare il primo gradino di una scala che società, giocatori e tifosi avrebbero dovuto percorrere in sinergia fino a rendere la piazza etnea una presenza fissa nella massima serie capace, di anno in anno, di migliorarsi.. Un cammino interrotto bruscamente una sola stagione dopo, prima con la retrocessione in Serie B e poi con le note vicende dell’inchiesta “I treni del gol” che ha relegato il Catania ai margini del calcio professionistico, nelle sabbie mobili della Serie C da cui è difficile uscire.

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