Il sogno di Cesare Maldini

Nella mia visione della storia mi è spesso capitato di affiancare un dato periodo con una città che rappresentasse al meglio quel preciso momento storico, culturale e sportivo del mondo, una sorta di capitale alternativa della terra nella quale ognuno di noi vorrebbe vivere.
Penso ad esempio ad Amsterdam nei primi anni ’70, i movimenti studenteschi, gli Hippie, l’Ajax, Cruijff, il calcio totale oppure a Seattle negli anni ’90 con la sua straordinaria scena musicale dominata da Pearl Jam e Nirvana e la sua squadra di basket, i SuperSonics comandati da Shawn Kemp che sfidavano i leggendari Chicago Bulls di Jordan per il titolo NBA.
Tornando indietro, nel periodo tra le due guerre mondiali c’è stata una città che era testa e spalle su tutte ed era una città italiana, sto parlando di Trieste.
Trieste era stata annessa al regno d’Italia nel 1920 con il trattato di Rapallo e nel ventennio successivo, nonostante le politiche aggressive del governo fascista verso le comunità tedesche e slovene e le difficoltà economiche, la vita culturale della città vide un ingrandimento esponenziale con intellettuali del calibro di Italo Svevo e Umberto Saba che rappresentavano benissimo la cultura mitteleuropea della città della Bora.
In questo contesto, nel febbraio del 1932 nacque da una famiglia di origini slovene Cesare Maldini.
Fin dai primissimi anni sviluppa una fortissima passione per il calcio e appena può scappa dal suo quartiere, Servola, per andare a vedere la Triestina, la squadra della sua città.
Ma sono anni difficili, la guerra imperversa e giocare a calcio è praticamente impossibile, Trieste è al centro delle ostilità con la vicina Yugoslavia e la Germania nazista, l’aria è irrespirabile.
Al termine del conflitto con la lenta ripresa della città, anche il calcio riprenderà il suo corso e Cesare, che ormai è un ragazzotto entrerà nelle giovanili della Triestina a 5 anni dal termine della guerra, nel 1950.
Ha un talento e un’eleganza fuori dal comune, in campo è un leader nato e molto presto se ne accorgono tutti, infatti a 3 anni dal suo arrivo alla Triestina e a pochi mesi dal suo esordio in prima squadra, viene scelto dal grande Paròn, Nereo Rocco, come capitano della squadra.

Maldini e Rocco ai tempi del Milan. Il Paròn fu uno dei primi a credere in Maldini facendolo capitano della Triestina ad appena 21 anni.
Maldini e Rocco ai tempi del Milan. Il Paròn fu uno dei primi a credere in Maldini facendolo capitano della Triestina ad appena 21 anni.

Ora però bisognerebbe fare una considerazione di carattere etnico-calcistico, essendo questa una storia di calcio ed essendo ambientata negli anni ’50, è del tutto impossibile che in questa vicenda non sia coinvolto un Magiaro, perché, come spesso accade nelle storie del calcio italiano dei primi 50-60 anni del novecento, ci deve essere qualche Ungherese, meglio se un allenatore, che lascia un segno indelebile. Era già accaduto nella seconda parte degli anni ’30 con l’indimenticabile Arpad Weisz che, alla guida del suo Bologna, prima interruppe la striscia di 5 scudetti consecutivi della Juventus e poi battè anche gli inglesi del Chelsea al torneo dell’esposizione universale di Parigi del 1938. E infatti un Magiaro arriva, è anche lui un ebreo-ungherese proprio come Weisz ma, a differenza del connazionale, è riuscito in qualche modo a salvarsi dalla follia nazista, il suo nome è Bèla Guttmann.
Guttmann porterà Cesare Maldini al Milan nell’estate del 1954, imponendolo quasi da subito come titolare; oltre a ciò il buon Bèla che era un allenatore di visione, un uomo avanti 20 anni rispetto ai colleghi, capì che la sua capacita di capire il gioco e la sua eleganza sarebbero state molto più utili in mezzo alla difesa, come libero, piuttosto che sulla fascia e quindi lo spostò di ruolo, cambio che sarà fondamentale nel proseguo della sua carriera.
Maldini, nonostante l’addio di Guttmann, si imporrà titolare in quel Milan della seconda parte degli anni ’50 che vincerà 3 scudetti pur non trovando troppa fortuna in Coppa dei Campioni.
La storia cambia nel 1961 quando l’allenatore che aveva fatto Cesare capitano della Triestina a 21 anni, viene chiamato ad allenare il Milan.
Ovviamente Cesare Maldini diventa il capitano e guiderà la squadra alla prima Coppa dei Campioni di una squadra italiana, quella vinta nel 1963 contro il Benfica del grande Eusebio. E lui in qualità di capitano alzerà al cielo di Wembley la tanto sognata coppa coronando la sua meravigliosa storia da calciatore.

Cesare Maldini alza al cielo di Wembley la prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra italiana.
Cesare Maldini alza al cielo di Wembley la prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra italiana.

Passerà altri 3 anni al Milan prima di chiudere un po’ malinconicamente la sua carriera con la maglia granata del Torino.
Si ritirerà nel 1967 all’età di 35 anni e per un po’ di tempo proverà a stare lontano dai campi, ma no, non c’è niente da fare, un uomo così non riesce a non sentire l’odore dell’erba, non riesce a non pensare al calcio ogni singolo giorno che Nostro Signore gli concede è infatti torna, come vice di Rocco al Milan, fu voluto proprio dal Paròn nel 1971.
Starà al Milan fino ’74 quando inizierà un lungo girovagare per l’Italia prima di diventare il vice di Bearzot nel 1980. Non abbandonerà la nazionale fino al 1998 e sarà prima CT dell’under 21 con la quale vincerà la bellezza di 3 europei consecutivi in 10 anni tra l’86 e il ’96 e poi CT della nazionale maggiore che guiderà nella sfortunata esperienza di Francia ’98.

Cesare Maldini nelle vesti di CT dell'Italia con il figlio Paolo, capitano di quella nazionale.
Cesare Maldini nelle vesti di CT dell’Italia con il figlio Paolo, capitano di quella nazionale.

Sono sicuro che quando è arrivato il momento di andarsene, ripensando alla sua carriera fantastica e alla sua meravigliosa famiglia, sarà stato fiero di tutto ciò che ha costruito; del resto se sei un giocatore del Milan e la curva dell’Inter espone uno striscione in tuo onore vuol dire che non sei stato uno qualunque.
E poi Cruijff ed Eusebio qualcuno dovrà pur marcarli.
Buon viaggio Cesare!

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