In una mattinata non troppo calda di fine luglio abbiamo fatto una chiacchierata con Max Sardella, per provare a guardare con la lente d’ingrandimento il rapporto tra sport professionistico e social media, guidati dalle parole di quello che – non solo da noi – è reputato come attuale maggior esperto della materia.

Sul suo sito si definisce Social Media Sport Manager e in effetti, se si pensa a personaggi che fanno questo lavoro in Italia, si pensa a lui. La sua è una delle occupazioni più moderne, della cui portata solo ora tutti stanno iniziando a rendersi conto. Molti calciatori, però, hanno capito l’importanza di tale figura già da tempo, affidandogli così le chiavi dei loro account social, trovando in Max Sardella un consulente affidabile e un pianificatore di successo.

La questione è forse sottovalutata, ma attualissima: nel 2017 un personaggio con una risonanza mediatica come quella di un calciatore non può affidare al caso la propria immagine pubblica, che non ruota più solo intorno ad autografi e paparazzi, conferenze stampa e apparizioni sporadiche, ma si basa su strategie vincenti, studiate prima e attuate poi, da professionisti.

Questo è Max Sardella e per questo abbiamo parlato con lui, in maniera diretta e senza virtuosi giri di parole (modalità forse per noi insolita, ma comunicativamente, appunto, più efficace) per farci raccontare qualche segreto del suo mestiere.

Per i meno informati, cos’è un social media manager nell’accezione comune e cosa invece è un social media manager per Max Sardella?

Per me, portare avanti questa occupazione in un settore come quello del calcio, significa dare valore alla vita dei clienti e i clienti dei calciatori sono i fan. Poi il social media manager è colui che si occupa – parlo sempre per il calcio – di organizzare un po’ la “social agenda” quotidiana degli atleti. Per tutto ciò che un calciatore vuole fare all’interno di un social media, il social media manager è il suo consulente.

Ti occupi di tutto ciò, definendoti IL social media manager dei calciatori, motivo per cui vorrei farti un’osservazione: negli ultimi anni si è visto come costoro si siano separati un po’ dalla realtà che li circonda, diventando quasi degli idoli lontani, nonostante il calcio sia da sempre e continui a rimanere lo sport del popolo. In questo senso un social media manager, tramite strumenti come quelli in suo possesso, può aiutarli a riavvicinarsi alla gente?

Hai visto che cosa ha fatto Evra prima della finale di Champions? I social media manager hanno umanizzato gli atleti. Sono diventati più umani.

Per quanto riguarda la comunicazione sui social degli atleti è palese come e quanto questa abbia un ruolo sempre crescente rispetto all’impostazione classica, da ufficio stampa. Ora che ci sono più strade da poter percorrere, che futuro immagini per l’approccio da “tradizionale” rassegna?

Se ci pensi la tecnologia è così veloce che quello che ci immaginiamo per il domani viene cambiato da quello che succede dopodomani. Prevedere il futuro, con la tecnologia moderna, è una cosa davvero difficile, non ti so dare una risposta. Prendi questo esempio: Instagram nel giro di sei mesi è riuscito a sostituirsi a Facebook. La tecnologia va talmente veloce che non puoi immaginarlo. Magari tra tre anni vedremo le partite attraverso l’aiuto della realtà virtuale e ci sceglieremo il posto e anche la persona con la quale assistere alla stessa. Il futuro lo possiamo immaginare e lo possiamo disegnare con le tecnologie di adesso. Io non sono di certo un tecnico, ma penso che ad avverarsi sarà quanto diceva Walt Disney – “Tutto quello che puoi immaginare lo puoi fare”.

Sì con l’avanzare della tecnologia sicuramente.

Passando alle tue attività di fan engagement, è tra noi nato un dibattito su quale fosse l’iniziativa che ti ha richiesto maggior preparazione, quella che ti è riuscita meglio o che comunque ha avuto maggior impatto.

Io mi preparo tutti i giorni, se vuoi raggiungere l’eccellenza in quello che fai devi allenarti tutti i giorni, quindi sono attento e curo tutto nei minimi dettagli, non c’è una strategia per la quale mi prepari di più. Cerco l’eccellenza e il massimo in tutto quello che faccio. La cosa più importante per me è dare valore ai fan.  È mia intenzione creare un intrattenimento così unico, così straordinario, da far si che siano principalmente i fan ad esternare o meno il proprio livello di gratitudine, volto poi a giudicare l’operato. Quanto fatto da Pisacane – che ha invitato allo stadio, per Cagliari-Napoli, un fan colpito dalla sua stessa brutta malattia – è una delle cose che ha fatto il giro del web, e visti i riscontri positivi non solo in termini numerici, ma anche umani, è anche una delle cose che più mi ha dato soddisfazione. Nonostante ciò, in generale, le classifiche non mi piacciono, se do valore ai fan vuol dire che ho fatto il mio lavoro. Come già ridabito, paradossalmente lavoro sui fan, voglio dare valore alla loro vita, che è una cosa diversa.

Oltre a quella di Pisacane, penso ad esempio a iniziative completamente differenti, come la recente borsa di studio donata da Zaccardo agli studenti del SOLE24.

Il discorso è sempre lo stesso: voglio che gli atleti capiscano, con la loro testa, che il lavoro non è su di loro, bensì sul come dare valore ai fan. Ciò che dico sempre è: “trasforma i tuoi tifosi in fan”. È l’obiettivo di ogni atleta. Che significa? Che al di là del colore della maglia devono amare gli atleti. Quante persone hanno pianto per l’addio al calcio di Totti?

Anche tanti non romanisti.

Vuol dire che eravamo tutti fan di Totti. Quello è il miracolo.

Una domanda mi sorge spontanea, vedendo le notizie degli ultimi giorni: tiene banco il “caso Neymar”, con cifre enormi per un’eventuale cessione. Molti dicono però che sono giustificate dal fatto che oltre ad essere un giocatore, il brasiliano sia una vera e propria azienda.
Il lavoro di un social media manager, accanto a questa dimensione di azienda, ne può dare una più umana con i due ambiti che poi si influenzano a vicenda?

Ti porto il mio punto di vista. Non sono gli atleti il brand, sono i tifosi che hanno creato un nuovo mercato, è diverso. L’atleta da solo non crea nulla, se allo stadio non vanno i tifosi il calciatore non è più considerabile come tale. In questo mercato l’atleta può entrarci o come azienda – ad esempio Cristiano Ronaldo produce il profumo Cristiano Ronaldo Legacy – o come influencer. È diverso. La mia strategia, però, è sempre quella: mettere i fan al centro di tutto.

Quindi i calciatori hanno semplicemente sfruttato una richiesta che già c’era.

Se ci sono 700 milioni di persone su Instagram, quelle persone lì sono degli ipotetici clienti.

Un ragazzo bramoso di diventare il nuovo Max Sardella, di quali indicazioni dovrebbe tenere conto?

C’è una poesia di Bukowski che si chiama “E così vorresti fare lo scrittore”. L’hai letta?

No, no.

Sei davanti al computer?

No, però posso cercarla con il telefono.

Cercala, la commentiamo insieme.

«E così vorresti fare lo scrittore? Se non ti esplode dentro, a dispetto di tutto, non farlo a meno che non ti venga dritto dal cuore e dalla mente e dalla bocca e dalle viscere, non farlo. Se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo di un computer, o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole, non farlo. Se lo fai per soldi o per fama, non farlo. Se lo fai perché vuoi delle donne nel letto non farlo

Quindi: un consiglio più pratico, perché c’è filosofia, ma c’è anche realtà, è copiare le strade degli altri. Uno ha un modello e lo copia.
Questo è il consiglio che posso dare, per quello che può valere il mio parere.

Vista la strada sino ad ora da te percorsa, e visto e considerato quanti – come d’altronde anche noi, giovani o meno giovani – ti seguano assiduamente, non può non valere molto.
Grazie per il tempo che hai saputo dedicarci, nonostante i tuoi mille impegni lavorativi.
Grazie per la professionalità dimostrata, marchio di fabbrica, a quanto ho avuto modo di capire.
Un’opportunità non da poco, poter ascoltare in prima persona consigli del genere, da un professionista del genere.

“Vi ringrazio io ed è un grande piacere sapere che mi seguite ed è un grande onore per me.
Io cerco sempre di dare valore in tutto quello che faccio. Ritorniamo al discorso di prima: se dai, ricevi. Matematico.”

 

Alla fine il discorso ritorna sempre a quella parola magica di otto lettere, che è la forza che muove un ragazzo e lo spinge ad allenarsi per diventare un calciatore.
La voglia di un tifoso di cantare per la propria squadra anche sotto la pioggia;
La dedizione che un padre di famiglia impiega per preparare il prossimo allenamento dei suoi “allievi”.
La preparazione e lo studio che Max Sardella sempre attua in quello che è il suo mestiere.
È passione.