Sette Momenti: Weekend Mondiale

Fotografia. In greco vuol dire scrittura della luce. Un attimo, un lampo, un flash e una storia riesce a spiegarsi senza parole. Ogni evento che si rispetti si racconta ai posteri tramite le sue fotografie, e un Mondiale non fa eccezione. Catene di verbi e aggettivi non riuscirebbero a riassumere meglio un momento rispetto a un’espressione del volto o a un gesto. Tra 30, 40, 50 anni noi saremo più vecchi, gli atleti di adesso saranno ex-giocatori, probabilmente più grassi, col segno del tempo addosso, ma tutti, sia noi che loro, troveremo nelle fotografie il passaggio privilegiato per sentire le stesse cose. Tutto sarà bloccato. È Il ritratto di Dorian Gray al contrario.

Per questo abbiamo deciso di raccontare questo primo week end di ottavi di finale del Mondiale in Russia per immagini, con lampi fotografici. Dagli scatti in campo agli scatti dei fotografi, dalle luci dei flash ai lampi di genio, ecco i momenti che hanno scandito le prime quattro partite della fase a eliminazione diretta.

1. Il motorino di Mbappé

di Corrado Tesauro

Weah. George Weah. È questo quello che ho pensato quando ho visto quella progressione. Il paragone è azzardato, lo so, il ragazzo non ha neanche vent’anni, so anche questo, ma già dalle prime falcate di Mbappé ho avuto l’impressione di vedere, quasi come se fossero proiettate accanto allo schermo, le immagini del gol del fenomeno liberiano contro il Verona. Il riassunto del primo match degli ottavi di questo Mondiale è tutto qui, in quei pochi secondi impiegati dal fenomeno dei bleus per arrivare dalla sua trequarti all’area di rigore avversaria. Ha i razzi ai piedi e Rojo può solo smanacciare.

La meteora Mbappé si è abbattuta sul Mondiale di Russia nella maniera più appariscente possibile, mettendo in mostra uno strapotere fisico a tratti irriverente. È così veloce da essere arrivato in anticipo sui tempi. Tutti conoscevano il potenziale del ragazzo, nessuno avrebbe immaginato sarebbe riuscito a raccogliere frutti così succosi del suo talento così presto. Siamo rimasti tutti come Banega. L’Argentino, dopo un errore piuttosto banale, non recupera immediatamente, rimane lì quasi a guardare. Comprende il pericolo quando è troppo tardi e sventarlo non rientra più nelle sue capacità. Né in quelle di Mascherano. Né in quelle di Rojo, insomma, di nessuno.

Ora andiamo piano, al contrario di Kylian, e non gridiamo al flop alla prima occasione buona. La meteora, intanto, si è appena abbattuta.

2. La piega di Pavard

di Corrado Tesauro

La scusa del “passavo di qua” è la più vecchia del mondo. Sì, mi trovi sempre sotto casa tua, ma passavo di qua. Vengo sempre al locale dove so che sarai anche tu, ma passavo di qua. Ho messo mi piace a una tua foto del 2012, ma passavo di qua. Sono Pavard e ho segnato il gol più bello del Mondiale, ma passavo di qua. Aspettate un attimo, come Pavard? Ebbene sì, il ventiduenne francese dello Stoccarda, centrale adattato a terzino con la nazionale, contro l’Argentina si è trasformato nel più classico dell’eroe che non ti aspetti.

Proprio quando la partita sembrava essersi incanalata in binari inattesi con il gol, a dir poco fortunoso, di Mercado, dopo un avvio di Mondiale piuttosto timido, Pavard ha messo la sua firma sulla competizione nella maniera più inaspettata ed eclatante possibile. Potenza, precisione e una coordinazione incredibile danno vita a quella che, molto probabilmente, rimarrà come una delle immagini più iconiche nella storia recente dei Mondiali. Un gesto che rimarrà ancora più impresso perché arriva in quella che forse è l’ultima partita di Leo Messi nella competizione. Il giovane difensore si prende le luci dei riflettori e gli applausi, strappando sul palco il microfono dalle mani dei leader della sua band – Griezmann, Mbappé e Pogba che siano – e lanciando un acuto da tenore.

Alla fine, il ragazzo che sembra uscito da Il tempo delle mele diventa il protagonista della nostra storia. Così, passava di qua.

Il gol di Pavard contro l'Argentina è il gol più bello del Mondiale? | Numerosette Magazine

3. L’ultima di Messi?

di Andrea Pracucci

L’ultimo dipinto di Vincent Van Gogh, secondo la maggior parte dei racconti, sarebbe “Campo di grano con volo di corvi”, una delle rappresentazioni più significative e affascinanti di tutta la carriera dell’artista olandese. La pennellata mancina con cui Leo Messi ha disegnato l’assist per il gol del 4-3 di Aguero contro la Francia potrebbe essere il suo ultimo schizzo di creatività con la maglia dell’Argentina, o perlomeno l’ultimo a un Mondiale. Messi non ha parlato ufficialmente del suo futuro, ma alcune voci dicono che sospenderà la sua carriera in nazionale per un anno, tornando poi in vista del Mondiale in Qatar; nel 2022 Leo avrà 34 anni e potrebbe avere un “invecchiamento” meno semplice di quello di Ronaldo, ma quando si tratta di un fenomeno del genere non ci sarebbe da stupirsi se arrivasse all’edizione asiatica nel pieno delle forze. Quanto vale l’ultimo quadro realizzato in vita da un grande pittore? È difficile fare una valutazione economica concreta, dato che molte raffigurazioni di importanti artisti sono custodite nei musei di tutto il mondo; un quadro appartenente proprio a Van Gogh però, nel 2015, è stato venduto a un collezionista per 66 milioni di euro. Se questa sarà stata l’ultima Coppa del Mondo della Pulce vi consiglio di salvare questa GIF: magari tra qualche decina d’anni potrebbe farvi guadagnare parecchio.

4. Lo strapotere di Cavani

di Andrea Pracucci

Quello di quest’anno è un Mondiale che ci sta mettendo sempre più di fronte all’evidenza che, per raggiungere buoni risultati in competizioni per nazionali, bastano una buona organizzazione difensiva e alcuni grandi talenti offensivi. Le prestazioni negative dei giocatori più fantasiosi, ad esempio, sono state una delle cause delle disfatte di Germania e Spagna. L’Uruguay invece, proprio seguendo il modello descritto sopra, si sta affermando come una concreta pretendente al titolo, guidata soprattutto dal suo Matador. Contro il Portogallo Cavani ha segnato due gol uno più bello dell’altro: il primo mostrando una condizione atletica fantastica (inizia lui l’azione con il cambio di campo per Suárez, per poi fiondarsi in area e svettare molto in alto per colpire un pallone velocissimo), il secondo trovando una direttrice arcuata, che ha visto solo lui, per infilare il pallone con il piattone sul palo lontano. Non solo la fase offensiva: Cavani è sempre stato un giocatore in grado di sacrificarsi, e nel contesto tattico della Celeste questa caratteristica è un fit perfetto per rendere il suo lavoro utile anche quando si difende. Peccato per la rottura fibrillare del gemello della gamba destra che dovrebbe privarci del talento del PSG nel fondamentale quarto di finale contro la Francia.

Cavani è l'attaccante più forte del Mondiale? | Numerosette Magazine

Bonus: il rispetto mondiale

di Matteo Brambilla

È paradossale come, nonostante tutti i gol segnati, questa potrebbe essere l’ultima immagine che ricorderemo di Cristiano Ronaldo in un Mondiale.
Un gesto di fair play che, ad essere maliziosi, poteva semplicemente essere un modo per far riprendere il gioco alla svelta, visto che il Portogallo aveva circa un quarto d’ora per recuperare lo svantaggio.
Considerazioni cattive a parte, questo momento ha tutto per diventare uno dei più iconici di questo campionato del mondo, per svariati motivi.
Primo perché è l’abbraccio tra due grandi campioni che, in questo frangente, sembrano quasi voler testimoniare il rispetto che provano verso l’altro.
Secondo perché può rappresentare una sliding door di questa stranissima rassegna iridata di Russia 2018. Oltre a rappresentare la probabile ultima partita di Ronaldo nella competizione, può anche essere infatti un momento decisivo per l’Uruguay, qualora Cavani non dovesse riuscire a recuperare dall’infortunio. Che poi magari Christian Stuani entra al suo posto e decide tutte le partite, finale compresa, ma, ad oggi, senza il matador ci sentiamo di dire che per la Celeste sarà molto più dura.
E poi perché questo abbraccio potrebbe essere il preludio a qualcosa che vedremo da settembre, nel caso in cui Cavani e CR7 si trovassero ad indossare la stessa maglia. Per ora è fantascienza, è vero, ma guardate l’immagine, non trovate che sia troppo armonica per non essere riproposta con una divisa uguale?

Cavani e CR7 è il momento più rispettoso del Mondiale? | Numerosette Magazine

5. Il piede di Akinfeev

di Matteo Brambilla

Igor Akinfeev è indubbiamente l’eroe dell’ottavo di finale tra Russia e Spagna.
I rigori parati a Koke e Iago Aspas hanno catapultato i padroni di casa al miglior risultato dal 1970, comprendendo anche la storia dell’Unione Sovietica.
Quella dello storico portiere del CSKA è una delle storie più belle di questo Mondiale. Era infatti stato bollato come incapace dopo la disastrosa campagna dei Russi in Brasile 4 anni fa dove, con due papere contro Corea del Sud e Algeria aveva sostanzialmente condannato la squadra di Fabio Capello all’eliminazione.
Bollato come incapace, nonostante le evidenti qualità, ha  passato 4 anni in purgatorio prima di resuscitare ieri pomeriggio con quelle due decisive e clamorose parate.
Grazie a lui la Russia si è spinta dove nessuno pensava potesse arrivare e il bello arriva adesso, dato che la parte di tabellone in cui sono finiti offre un’incredibile occasione ai ragazzi di Cherchesov.
Akinfeev sarà fondamentale vista la conformazione prettamente difensiva che hanno mostrato i Russi contro gli Spagnoli e, a questo punto, non resta che chiedersi se la sua rinascita non sia il preludio a qualcosa di più grande e ancora più impronosticabile rispetto ad una vittoria sulla Spagna.
Comunque, al di la del mezzo suicidio delle Furie Rosse, ieri abbiamo avuto l’ennesima conferma che spesso al Mondiale sono i portieri a fare la differenza, anche se solo Akinfeev detiene il primato per aver portato il suo Paese all’inferno e poi in paradiso nel giro di 4 anni.

Il sogno Mondiale della Russia continua | Numerosette Magazine

6. Le touche di Knudsen

di Francesco Saverio Simonetti

Un Mondiale bellissimo, vero. Un Mondiale, tuttavia, bloccato tatticamente che sta segnando un passo indietro nell’evoluzione del gioco a cui siamo abituati a vedere nei club. Si è tornati al lancio lungo sistematico, al 4-4-2 elementare, ai semplici principi, alla superiorità numerica creata con gli uno-due sulla fascia. Poche squadre, veramente poche, stanno osando in fase difensiva e offensiva. Tra queste c’è la Croazia che testimonia la propria superiorità tecnico-tattica seconda solo al Brasile (alla pari con il Belgio) ma che si è scontrata con una selezione, quella danese, che ieri sera ha fornito la propria migliore prestazione, mettendo in campo tutto quello che dispone: la prestanza fisica. Dopo 53 secondi trova il vantaggio con Mathias Jørgensen con quello che la Gialappa’s definirebbe gollonzo. Rimessa laterale, tutti i giganti in mezzo, e quel che viene, viene. Uomo chiave? Jonas Knudsen, terzino dell’Ipswich Town (seconda serie inglese), all’esordio mondiale, preferito a Jens Stryger Larsen per la capacità di battere touche. Ne scaglierà una serie infinite, passando da destra a sinistra, senza mai più pescare la gittata perfetta. Ma Knudsen non è stato l’unico protagonista di questa specialità. Per l’Islanda ha concorso il capitano Aron Gunnarsson, per la Nigeria addirittura l’attaccante Musa, per l’Iran ben due: l’esterno offensivo Vahid Amiri e il terzino sinistro Milad Mohammadi che, contro il Portogallo, si è reso protagonista di uno dei momenti più comici del mondiale. Il danese vince questa edizione, soprattutto per l’intensità. Ma nessuno eguaglierà il padre: Rory Delap.

Il Mondiale delle rimesse laterali | Numerosette Magazine

7. In un modo o nell’altro, il cammino è verso la gloria mondiale

di Francesco Saverio Simonetti

La Croazia ha un’occasione fin troppo irripetibile. Ivan Rakitić è l’eleganza che si fa ghiaccio, Luka Modrić può respirare, il mostro danese è battuto. Corri Croazia, corri.

La Croazia batte la Danimarca ai rigori e continua il suo sogno Mondiale | Numerosette Magazine

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