Oggi arrivano le Furie Rosse, facciamoci trovare preparati.

Non sarà facile fare come i greci, entrare dentro il cavallo – non quello bianco di Napoleone, anche se saremo nella sua Parigi – giallorosso per scoprirne ed arginarne qualità, pregi e segreti.

L’importante è che l’Italia il gioco lo abbia, lo mantenga tale, piuttosto lo adatti all’avversario che fa del giropalla una caposaldo come per le donne il girovita.

A proposito di giri, sarà difficile farne molti nei paraggi della BBC; no, non parlo degli studi di Portland Place in quel di Londra ma del trio azzurro Bonucci-Barzagli-Chiellini.

“Sappiamo anche scherzare”

 

Nell’Italia contiana sono fondamentali gli esterni, che siano Florenzi e De Sciglio e non la coppia Candreva-Darmian poco conta, o perlomeno ci piace pensare che sia così. Già, perché soprattutto il biancoceleste è una delle poche ali estrose con un temperamento quasi inarrivabile, ma non tutti i mali vengono per nuocere: contro gli amanti del possesso palla, un giocatore che ha vissuto una stagione intera circondato dal centrocampo Pjanic-De Rossi-Nainggolan come Alessandro Florenzi non dovrebbe far rimpiangere Antonio il terribile.

L’importante è che non venga snaturato il gioco azzurro che si è visto nelle prime due partite: dai e vai, non stare mai fermo nonostante il tuo nome sia De Rossi e fallo per coprire una difesa decisamente poco mobile, ad ogni stop corrisponde un giocatore che sta partendo, ad ogni lancio da fermo corrisponde un inserimento. Vi devo rimembrare il gol di Giaccherinho? Non lo farò, tanto ormai lo conoscete a memoria.

In mezzo al campo l’unico mix pronosticabile, viste le assenze di Verratti e Marchisio, è il trio De Rossi-Parolo-Giaccherini. Analizziamo il cuore della squadra:

  • Daniele De Rossi, capitan futuro dal 2006 ma capace di 50 passaggi a partita con una media realizzativa impressionante;
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  • Marco Parolo, l’uomo che non ti aspetti, poco a suo agio se paragonato a Marchisio ma nemmeno così poco affidabile come qualcuno aveva voluto farci credere;
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Un giocatore quadrato (All credits to WyScout.com)

  • Emanuele Giaccherini, l’uomo di fiducia, prova ad attaccare la profondità non appena vede uno spazio libero e non ha paura ad affrontare gli avversari, senza nemmeno esiti così raccapriccianti;
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Sull’attacco c’è molto da dire, perché la coppia Eder-Pellè suona tanto strana quanto realmente pericolosa per le difese avversarie: l’attaccante boa sostenuto da un velocista abile negli slalom e con la palla fra i piedi è sempre stato uno spauracchio per tutte le grandi squadre.

Se la Spagna pensa di poterla risolvere con il TikiTaka, dimostrandosi ancora una volta vincente ma poco originale, dovrà vedersela con una delle nazionali più pittoresche ma quadrate dell’ultimo decennio: l’Italia di Conte c’è, senza i nomi altisonanti dalla cintola in su ma non per questo destinata ad arrendersi ancor prima di cominciare.

No, perché in campo la grinta e la duttilità possono cambiare le sorti di una partita, e questo il mister lo sa bene.

Quasi dimenticavo, dietro a tutti stazionerà ovviamente il febbricitante Gigi Buffon, talmente onnipresente da esserci quasi dimenticati di citarlo.

Immobile, Zaza, Insigne, El Shaarawy e Bernardeschi potrebbero poi rivelarsi i nomi decisivi nella notte di Parigi, tanto complicata quanto dolce in caso di impresa. Che poi, quando si parla di Italia, sempre meglio non azzardare un pronostico sulla fiducia.

A chi, come Marc Marquez, ha sentenziato “Siamo tranquilli, vinceremo senza problemi” ricordo come il signor Tranquillo – si tratta di un proverbio, lunga vita a Flavio e all’invisibile Barnetta – sia morto proprio mentre dormiva.

Quanto a me, senza riuscire a prendere sonno, sto scrivendo questo pezzo di notte: chissà che non sia un segno.

L’Italia che servirà domani sarà fondamentalmente una testuggine compatta, capace di mettere un punto ai discorsi lunghi e compassati della Spagna provando a ferire con il fuoco le Furie Rosse, in contropiede o con la furbizia del centrocampo di scorta, lasciandole immobili.

Immobile

Uniti si vince, da soli si va sempre a casa.

Vero Zlatan?