Seconda Pelle: Quando la divisa è indie

Dalla barba incolta di Calcutta alla folta chioma di Motta, la scena del panorama musicale italiano riscopre la musica d’autore. Comunemente definito “indie” in quanto non prodotto da una major dell’industria musicale, il genere negli ultimi anni sembra aver oltrepassato la sfocata luce della penombra per imporsi su un pubblico decisamente più vasto, attraverso un processo di emersione consacrato dal raggiungimento nella vetta dei dischi più venduti, partecipando come giudici ai talent, o gareggiando a San Remo. Una nuova generazione contro il mainstream che, per paradosso parodico o per cosciente programmazione, ha riformato il pop italiano, dal quale però ha subito a sua volte le richieste di adattamento.

Oggi l’idea di indie non è affatto legata soltanto all’idea di musica, o di un preciso genere musicale. Il nuovo panorama ha fatto sì che si ergesse anzitutto una forte componente iconica, basata sull’originale, sul bizzarro, sul non convenzionale. L’anteposizione del personaggio/ immagine sulla sua musica è un motivo estremamente pop. Da ciò, dunque, possiamo ipotizzare un approssimativo campo semantico in cui far rientrare l’idea dell’indie nell’immaginario collettivo. In sostanza, il nostro fine sarà quello di trattare le maglie più “indie”, per stile o per quel che rappresentano, del panorama calcistico, possibilmente associando queste alla figura di un artista del genere in considerazione.

Fiori arancio Vucciria

Fu una stagione speciale, quella del 2014-2015. Andare al Barbera non significava soltanto supportare la propria squadra, quel Palermo che dopo un anno di Purgatorio nella serie cadetta aveva potuto assaporare nuovamente l’ebrezza di essere in Serie A. Pagare il biglietto per una partita al Barbera, quell’anno, valeva molto di più. Era un gesto d’amore verso il calcio, il quale avrebbe ricambiato con la giusta dose di eleganza e di magia. Assistere a una partita del Palermo al Barbera significava anzitutto assistere al meraviglioso duo argentino Dybala-Vazquez. Dei 53 gol realizzati dai rosanero in quella stagione di Serie A, 23 sono loro (13 del futuro bianconero, 10 del Mudo. Una milonga che ha emozionato la città di Palermo per un’intera annata, specialmente se, oltre alla suggestione, arrivano i risultati: con 8 risultati utili consecutivi, la squadra di Iachini riuscì a battere il record del 2010, fermo a 7, garantendo inoltre fino alle ultime giornate una speranzosa lotta per l’Europa League.

La maglia del Palermo 2014/15 e i Coma Cose | numerosette.eu

Da neopromossi, alla fine i rosanero si piazzeranno all’undicesimo posto in classifica, ma conta poco. Fu un anno speciale. La spagnola Joma fu l’artefice delle divise di quel Palermo: la prima, al classico rosa di base aggiunge i doverosi inserti neri lungo i lati, sulle maniche e per il colletto. Del medesimo colore sono i pantaloncini e i calzettoni. Noi abbiamo voluto associare a questa divisa il pezzo “Anima lattina” dei Coma_Cose, duo emergente di Milano e legati con l’etichetta indipendente “Asian Fake” con cui hanno pubblicato l’EP “Inverno Ticinese”. Il brano in questione cita proprio uno dei luoghi più conosciuti dalla Palermo giovane, quale la Vucciria. Per questo rimando e per i riferimenti cromatici del gruppo, tendenti proprio al rosa come si può notare proprio dalla stessa copertina dell’EP, il legame appare più che convenzionale.

Come Dario Hübner

Per chi ha conosciuto il calcio a cavallo fra gli anni ’90 e il nuovo millennio è impossibile non conoscere il buon Dario Hübner. Non un semplice bomber di provincia, ma IL bomber di provincia. Capocannoniere in C1 con il Fano, in B con il Cesena e in Serie A con il Piacenza, il centravanti triestino ha sempre condotto uno stile di vita poco adeguato per un professionista: anche in prossimità di una partita, non rinuncerà mai a un boccale di birra o a fumare il consueto pacco di sigarette quotidiano, come lui stesso ammette. A 35 anni, Dario Hübner sigla 24 gol in A, col Piacenza, e conquista il primo posto della classifica marcatori, condiviso con David Trezeguet. Mai nessuno prima di allora era riuscito a quella veneranda età di raggiungere una quota simile e soltanto un attaccante come Toni avrebbe potuto spodestare, nel 2015, il primato a Darione. Come se a lui importasse qualcosa, direbbe qualcuno. Noi vogliamo ricordare però l’Hubner più iconico, quello con addosso la maglia del Brescia della stagione ’97/ ’98, quando condivideva il reparto d’attacco con Roberto Baggio e segnava a San Siro contro l’Inter alla prima di Ronaldo in Serie A. Dario Hubner, attaccante indie cantato da Calcutta | numerosette.eu

In tal caso, il collegamento è abbastanza netto, in quanto proprio il nome dell’attaccante ex Piacenza è il titolo di una delle tracce dell’ultimo lbum di Calcutta, “Evergreen”. Una figura iconica di un calcio più genuino e sincero, quella di Hübner. Perché anche noi certe volte dovremo fare “come Dario Hübner”.

St. Pauli contro gli orrori

Il St. Pauli è una di quelle squadre che definire indie risulterebbe offensivo. A meno che non intendiamo indie anche un gruppo che, rispetto agli autori prima citati, accetterebbe mal volentieri una simile considerazione. Fatto sta che nel panorama calcistico internazionale, fra le squadre più ricercate e, appunto, underground d’Europa, il St. Pauli è un’icona per tutti coloro che rivolgono al calcio anche una doverosa analisi sociale e politica. La curva della squadra, militante nella seconda serie tedesca, è dichiaratamente di sinistra e presenta fra le sue fila gruppi estremamente politicizzati. Il St. Pauli, insomma, ha sempre scelto di mostrare fieramente da che parte stare: ‘Kein Fussball den Faschisten’ (“Niente calcio per i fascisti”) è lo slogan introdotto sulla maglia della stagione 2015-2016, targata Hummel. L’anno prima adottarono invece sulle divise dei motivi arcobaleno, volti a sostenere la comunità Lgbt.

La maglia del St. Pauli contro il fascismo | numerosette.eu

Lo stile suburbano del St. Pauli e l’urlo di vitale opposizione lanciato dalla curva del Millerntor Stadion ci permette il collegamento con Il Teatro degli Orrori, gruppo noise rock attivo da più di un decennio nel panorama underground italiano. La voce di Capovilla scuote le coscienze e lacera con parole graffianti ogni certezza infusa nell’edenico mondo dell’illusione borghese. A voi “Lavorare stanca”.

Porto Alegre canta italiano

Quattro compagni di una scuola di Porto Alegre con la passione per la musica si rincontrano per caso a Barcelona. Lì decidono di eseguire qualche cover dei Beatles nei pressi del Parc Guell, finché non vengono notati prima da Fabio Volo, nel 2006 conduttore del programma Italo Spagnolo, per poi ricevere una proposta di contratto proprio dall’Italia. Spesso cantano proprio in italiano, pur mantenendo un sound tipicamente brasiliano, come ad esempio dimostrano alcune canzoni influenzate dalla bossa nova: sono i Selton, esotico trio ormai attivo da più di dieci anni nel vasto scenario del folk rock italiano.

Non sapendo quale sia fra le due principali squadre della città quella per cui i tre italobrasiliani facciano il tifo, abbiamo deciso di associarle entrambe. L’Internacional Porto Alegre veste una maglia targata Nike interamente rossa, mentre calzoncini e calzettoni vanno in bianco e da un punto di vista limitatamente eurocentrico la possiamo ricordare per l’impresa contro il Barcelona, sconfitto 1 a 0 nella finale del Mondiale per Club del 2006, manco a farlo apposta lo stesso anno in cui i Selton dalla città catalana iniziarono ad aprirsi all’Italia. L’altra sponda della città si tinge invece di tre colori: la divisa del Gremio è composta infatti dalla composizione di nero, azzurro e bianco, disposti in righe verticali. I pantaloncini sono neri, le calze bianche e attualmente il loro sponsor tecnico è Umbro. Proprio lo scorso anno il Gremio ha conquistato dopo 22 anni l’ambita Copa Libertadores, mentre quest’anno, tra infuocate polemiche, sono stati fermati dal River nei minuti finali della semifinale di ritorno.

Le maglie di Gremio e Internacional e i Selton | numerosette.eu

Taglio londinese

Il West Ham rientra a pieno titolo fra le squadre più iconiche del calcio inglese e la sua maglia bordeaux con maniche azzurre è alquanto considerabile indie. Perché, insomma, okay che giocano in Premier League, ma è decisamente la scelta meno convenzionale tifare o comunque scegliere di acquistare la divisa degli Hammers piuttosto che quella di Chelsea, Tottenham e Arsenal, le tre grandi londinesi del calcio moderno. Nel nostro caso faremo riferimento alla storica maglia del West Ham del periodo 1999-2001, quando il brand sportivo era Fila e come main sponsor campeggiava il logo della Dr. Martens. Una divisa, dunque, nostalgicamente vintage e dichiaratamente indie, viste pure le aziende d’abbigliamento a cui fa riferimento, ancora oggi in voga proprio nel presunto dress code vigente in questi ambienti.

La maglia indie del West Ham 2001 | numerosette.eu

Alla divisa degli Hammers abbiamo voluto associare uno dei nomi più in voga della nuova generazione dell’indie italiano. Gazzelle è infatti uno dei baluardi del nuovo genere, tanto da non poterlo nemmeno più considerare un semplice emergente. Ha pubblicato finora soltanto un album, “Superbattito”, nel 2017, più alcuni singoli accolti con prontezza dalla fedele fanbase dell’artista. Ed è inoltre recente la notizia riguardo l’imminente uscita del nuovo disco intitolato “Punk”. La correlazione con la squadra londinese è però dovuta essenzialmente al look british del cantante, dal taglio all’abbigliamento: che i Gallagher abbiano un altro fratello?

Gazzelle e il West Ham in un insolito confronto indie | numerosette.eu

Vestito bianco

È il titolo di una canzone dell’artista novarese Giorgio Poi, anche lui introdotto nel 2017 nella nuova scena con il primo album “Fa niente”. Si tratta di un indie pop caratterizzato da evidenti sfumature psichedeliche che, assieme ai testi tendenti all’ermetico, tipici del cantautorato tradizionale, rendono il prodotto più ricercato e complesso, specialmente rispetto al livello medio che sembra aver incanalato l’indie italiano. Potremmo in sostanza dire che, vista anche l’età, il novarese è più vicino alla vecchia generazione di autori indipendenti, quali Dente, Colapesce, il primo Brondi, rispetto a un Gazzelle o alla tremenda new entry dei Viito, per intenderci. Così, ecco una traccia non esemplare per promuovere il novarese, ma efficace per avanzare la nostra personale associazione con la divisa del Copenaghen. Che è, appunto, tutta bianca.

Dicevamo, la maglia in questione è la prima bianca del Copenaghen, che i tifosi atalantini ricordano ancora amaramente a causa della vittoria dei danesi ai play-off di qualificazione per i gironi di Europa League. La correlazione con Giorgio Poi, oltre la ripresa di un motivo della canzone sopra riportata (il vestito bianco), è anche suggestiva: i testi del novarese risultano spesso scarni di ornamenti linguistici inutili, puntando piuttosto a una struttura architettonica più concreta, efficace e, appunto, glaciale, come dimostrano inoltre le scelte cromatiche rivolte ai colori chiari. Un po’ come l’immaginario collettivo dipinge Copenaghen e più in generale, e con sempre maggiore approssimazione, le regioni scandinave. E così come suggerisce la già citata divisa della squadra danese, per la quale adidas ha realizzato una divisa interamente bianca, caratterizzata soltanto dall’azzurro delle tre stripes.

La maglia del Copenaghen, il vestito bianco di Giorgio Poi | numerosette,eu

Potremmo ovviamente elencare altri esempi di maglie indie e trovare per queste un’originale correlazione con un artista della scena italiana, ma ci dilungheremo fin troppo. Basti ricordare ad esempio la storica maglia Nike del Wolfsburg campione di Germania nel 2009, o la classica divisa rossa dell’Independiente, la maglia-mappamondo dello Shimizu S-Pulse. indossata persino da Schillaci, o la storica del Venezia dell’annata 1998-99. Maglie indie che hanno così voluto contrastare il mainstream dell’alta banalità dell’ambizione, proprio come Dario Hubner.

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