Un serissimo divertimento

I capitoli della storia del calcio sono segnati dai vincitori, da quelle squadre che monopolizzano la propria epoca e che lasciano agli altri solo le briciole. Evidentemente, il Betis Siviglia non è tra queste. Tra un capitolo e l’altro, infatti, la trama è infarcita di realtà “minori” per trofei vinti ma che, per forza di cose, fanno innamorare di loro per ciò che rappresentano o proprio per la loro stravaganza. La squadra di Quique Setién ne è l’esempio perfetto: una squadra indecifrabile, poco costante e poco propensa a vincere qualcosa in un arco ristretto di tempo, ma anche spettacolare e destinata ad essere ricordata proprio per la spavalderia che ogni settimana esprime sul campo di gioco.

Gli uomini in biancoverde sono i protagonisti di una stagione veramente particolare, che va oltre i risultati ottenuti finora e l’effettiva posizione in classifica. Il lavoro di Setién, partito un anno e mezzo fa, sta iniziando a dare i suoi frutti e soprattutto sta riuscendo nell’obiettivo principale: quello di dare a tutti i Beticos, da sempre così estraniati dalla realtà e profondamente legati al proprio mondo, una squadra in grado di appagare la loro sete di divertimento.

Un destino compiuto

Per capire al meglio questo Betis dobbiamo partire da dove tutto è iniziato, con l’arrivo di Setién nel luglio 2017.
La squadra di Siviglia stava uscendo da un paio di annate davvero deludenti, non tanto dal punto di vista dei risultati – la salvezza è sempre stata conquistata abbastanza tranquillamente – quanto per il gioco espresso.
Il Betis ha sempre avuto il merito di avere una tifoseria legatissima alla propria squadra, ma anche estremamente esigente: al pubblico non basta vedere una squadra che svolge il più classico dei compitini, richiede anche un certo atteggiamento da parte degli uomini in campo. I Beticos non vogliono e non possono, per natura, essere provinciali, almeno nell’atteggiamento e al di là dei risultati.

Il tecnico di Santander ha rappresentato quindi una manna dal cielo per gli andalusi, un allenatore preparatissimo ed in piena rampa di lancio in grado di farli uscire dal periodo di anonimato che stavano attraversando. Quique veniva da due annate diametralmente opposte rispetto a quelle della sua futura società: il suo Las Palmas aveva incantato tutta la Spagna proprio per il suo gioco spavaldo, verticale e spettacolare. Sicuramente non una corazzata o una squadra in grado di ambire a palcoscenici europei ma sempre in grado di stupire e divertire, esattamente tutto ciò che cercavano dalle parti del Benito Villamarin.

(i presupposti c’erano tutti)

Gli andalusi e la loro nuova guida sono esattamente come due  innamorati che si son cercati a lungo, per poi finalmente trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Si forma immediatamente un legame inspiegabile, sembra quasi che Setién sia a Siviglia da 20 anni perché le cose iniziano a funzionare da subito e nel miglior modo possibile.

Spazio e velocità

Come abbiamo visto, la costruzione di questa squadra è interessantissima da un punto di vista romantico, perché sembrava veramente voluto dal destino l’arrivo di Quique in Andalusia, ma il Betis di Setién va apprezzato anche per la lungimiranza nel montare insieme una rosa di livello tutt’altro che mediocre.
La società investe in maniera ben precisa sul mercato: l’obiettivo è quello di unire giocatori esperti e abituati a giocare a certi livelli ad un gruppo di giovani che si è fatto notare negli anni successivi alla promozione del 2015, il tutto seguendo la volontà dell’allenatore di avere a disposizione tutti – o quasi – giocatori in grado di dare del tu al pallone. Sia gli acquisti dell’estate 2017 che 2018 non sono casuali o fatti solo per sbalordire i tifosi: dal momento del suo arrivo, tutto è in funzione di Setién e della sua idea di calcio.

Questa idea si basa su un possesso palla insistito nella zona centrale del campo, che funge quasi da specchio per le allodole per il pressing avversario, facilitando così le verticalizzazioni sulla punta o sugli esterni, sempre pronti ad attaccare la profondità. In fase di non possesso è invece importantissima la copertura maniacale degli spazi, il Betis non pressa in maniera forsennata ma lo fa ragionando, portando l’avversario a giocate con basso coefficiente realizzativo.
Il sistema si basa quindi su pochi e, apparentemente, semplici punti cardine che rimangono costanti indipendentemente dal modulo utilizzato: durante il primo anno era utilizzato maggiormente un 4-3-3 che in fase di non possesso diventava 4-5-1, mentre ora Setién è maggiormente propenso per una difesa a 3 con un centrocampo a 4 o 5 – dipende dall’interpretazione – con giocatori tutti interscambiabili tra loro. Gli interpreti ed il modo con cui vengono messi in campo varia, ma i concetti e i principi tecnico-tattici sono sempre gli stessi.

Il gioco e la sue bellezza si evolvono e migliorano di partita in partita, fino ad arrivare alla versione ottimale della stagione in corso. Ogni azione viene costruita partendo da un asse ben preciso, che potremmo definire quello dei playmaker. Bartra, la principale fonte di gioco dalle retrovie, ha il compito di far arrivare la sfera ad uno tra Lo Celso, Canales o Carvalho, autentici prolungamenti in campo del proprio allenatore, senza dimenticarci dell’apporto invisibile di Guardado e di Javi Garcia, sempre pronti a dare il loro apporto anche dalla panchina.
Una volta che la palla è arrivata ai tre interni di centrocampo, l’azione deve cambiare ritmo. L’unica regola imposta da Setién è di giocare semplice, ma veloce: è la velocità di una giocata a rendere un’azione decisiva, non la giocata di per sé.
Da questo punto di vista sono molto esemplificative le reti di Loren contro il Celta e di Junior con il Barcellona: nessuno fa qualcosa di superfluo, tutti i giocatori in campo sono impostati sull’arrivare in porta velocemente ed in maniera efficace.

Un’altra importante componente sono gli esterni e gli attaccanti, i veri finalizzatori di questo sistema. A loro viene richiesto soprattutto un  grande lavoro senza palla: i due esterni devono dare ampiezza al campo e fornire, quasi sempre, una soluzione in profondità ai portatori di palla, mentre gli attaccanti svolgono un lavoro più “classico” per il quale uno dei due accorcia sul centrocampo e l’altro allunga per dare un punto di riferimento vicino all’area avversaria.

Attirare l’attenzione

Il Betis di Setién è una squadra che sembra costruita apposta per divertire, mantenendo però la semplicità come uno dei propri punti cardine. Nelle fila dei Beticos riescono a coesistere tanti giocatori dall’enorme estro tecnico proprio per questo motivo, hanno tutti immensa fiducia nel sistema nel quale sono inseriti, pure al costo di sacrificare un briciolo di gloria personale.
Gli uomini in biancoverde non sembrano in alcun modo destinati a portare a casa un trofeo nell’immediato futuro, eppure tutti parlano di loro anche quando i risultati non li assecondano, questo è il più chiaro segnale di quanto sia straordinario il lavoro dell’ex Las Palmas: in un contesto del genere, così tanto estraneo alla realtà, essere ricordati per la bellezza espressa nel rettangolo di gioco conta più di tutto.

Una squadra folle ma anche incredibilmente affascinante, talmente tanto attaccata al proprio orgoglio da essere disposta a perdere tutto per esso: il Betis di Setién è destinato a far girare tante teste in questa stagione, comunque andrà a finire.

 

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