Rafinha e l’arte del dolore

Stadio Wanda Metropolitano di Madrid. L’Atlético ospita il Barcellona capolista, che vuole strappare i tre punti per provare la fuga in un campionato stranamente incerto. Solito copione: partita in trincea degli uomini di Simeone, attacchi ragionati della formazione di Valverde. Al 46′ Sergi Roberto, acciaccato, lascia il campo. Entra Rafinha, che settimana dopo settimana ha scalato le gerarchie e ora è tra i 14 che ruotano costantemente nello starting XI.

Dopo pochi minuti, però, qualcosa va storto. Il brasiliano mette male il ginocchio sinistro, e sente un crac che, per chi ha provato quell’infortunio, è difficile da dimenticare.

Griezmann e Rafinha al Wanda Metropolitano | Numerosette Magazine
Griezmann aiuta Rafinha a rialzarsi. Guardate l’espressione del brasiliano. Ha gli occhi di chi sa che qualcosa è andato storto, di nuovo. Nonostante tutto.

Eppure Rafinha resta in piedi. Gioca tutto il secondo tempo, si sacrifica, corre, aiuta i suoi a recuperare una partita maledetta col pareggio di Dembélé al 91′. Ha fatto un buon secondo tempo, ha alzato ancora di più la qualità di un Barcelona a dir poco arrembante. Rafinha si convince che quella al ginocchio, forse, è stata solo una scossa di assestamento, una fluttuazione articolare di poco conto.

Poi però arriva il referto medico, freddo come la lama della ghigliottina. Rafinha Alcantara si è rotto di nuovo il legamento crociato anteriore. Sarà operato il 4 dicembre. Ha 25 anni. La stagione della sua rivincita personale è già finita.

Chi è più preparato di me? Ho già vissuto qualcosa di simile e lo supererò ogni volta che sarà necessario. Questa è la vita, mi ha reso ciò che sono oggi. Difficile ammetterlo, dopo così tanti sacrifici e dopo tutto ciò per cui ho lottato. Ma lo accetto. Tornerò più forte di prima.

Post pubblicato da Rafinha su Instagram, 26 novembre 2018

Descensio ad inferos

Rafinha è rimasto davanti agli occhi italiani per poco tempo. Sei mesi, in cui la sua storia si è intrecciata a quella dell’Inter. Un girone di ritorno per cuori forti, con un finale quasi cinematografico.

Il brasiliano arriva a gennaio, in prestito dal Barcellona. Uno dei tanti esuberi a cui non era garantito nemmeno un posto in panchina in mezzo alle superstar di Valverde. Figurarsi dopo la rottura del crociato anteriore e la riabilitazione, che hanno impegnato tutto il suo 2017. L’Inter lo prende e genera sorpresa tra i tifosi. Nella sobria conferenza di presentazione, Rafinha dice di essere pronto e di voler dare tutto per la maglia nerazzurra.

L'infortunio di Rafinha in Champions League, nel 2018 | Numerosette Magazine
Rafinha si infortunò nel ritorno dei quarti di finale all’Olimpico. Il fallo lo fece Nainggolan. I loro destini si sono sfiorati di pochi giorni, con la maglia dell’Inter.

Spalletti non si lascia travolgere dall’entusiasmo che pervade gli spalti di San Siro. Rafinha deve essere dosato, e il mister lo inserisce con il contagocce, come un tonico per una squadra che comincia a perdere le proprie certezze.

Alla fine, la redenzione arriva. Per Rafinha e per l’Inter. Due storie di rinascita. Le sue lacrime dopo Inter-Sassuolo, sventurata caporetto della giornata 37, valgono più di molte parole. Il volto contratto, sull’orlo delle lacrime. L’impotenza di un uomo che ha combattuto contro tutti per raggiungere un obiettivo, e che lo vede sfumare all’ultimo secondo.

Poi c’è stata la finale dell’Olimpico, contro la Lazio. La vittoria. Rafinha era uscito dagli inferi, proprio come l’Inter.

Rafinha si dispera dopo la sconfitta con il Sassuolo | Numerosette Magazine
Triplice fischio. Rafinha, sfinito, si lascia cadere a terra. L’Inter è virtualmente fuori dalla Champions League dopo il tonfo con il Sassuolo. Questa rischiava di diventare l’immagine dell’ennesima stagione buttata via.

Infortuniofilia

C’è un filo sottile che collega l’Inter agli infortuni. Negli ultimi trent’anni, i nerazzurri hanno messo sotto contratto diversi giocatori deboli fisicamente, ma dal grande talento. In una parola: romantici. Rafinha è solo l’ultimo di una lunga serie di amori perduti, su cui troneggia il ginocchio di Ronaldo il Fenomeno.

Oggettivamente, Rafinha non poteva trovare una piazza migliore per completare la propria riabilitazione. Un lavoro massacrante, testimoniato con umiltà su Instagram. Preparatori personali, allenamenti supplementari, tutta la potenza della tecnologia fisioterapica per non perdere più tempo. Perché Rafinha, nei sei mesi in cui veste la casacca nerazzurra, dà l’impressione di voler recuperare tutto ciò che ha lasciato in stand-by. Perché l’infortunio al ginocchio è una fune stesa sopra il burrone, e tanti giocatori cadono giù, senza farsi più vedere.

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Tanta forza di volontà, questo è certo.

Ma anche tanto amore. Rafinha sa di avere una special connection coi tifosi dell’Inter. Se scorrete i suoi post su Instagram, noterete che i commenti sono tutti tinti di nero e di azzurro. Perché la gente di San Siro ama i campioni fragili, che non danno certezze. Ricordano l’animo profondo dell’Inter. Ronaldo, Recoba. Rafinha è già in loro compagnia. Anche se ha giocato nell’Inter per così poco tempo.

Psicologia del dolore

Rafinha ha affrontato la prima rottura del crociato con l’incoscienza del giovane calciatore, che si pone obiettivi alti e li supera confidando interamente nelle proprie forze. Pochi giorni fa, quando il Barcellona ha diffuso il bollettino medico confermando le voci di una ricaduta, in molti si sono chiesti quale sarebbe stata la risposta di un calciatore bastonato dal destino nel giro di un anno e mezzo.

Rafinha è molto attivo sui social, e il suo silenzio di due giorni è stato visto con inquietudine. Il centrocampista ama il proprio lavoro e sa che, per colpa delle sue articolazioni, dovrà lavorare il doppio degli altri per stare al loro passo. Poi arriva il post rivelatore, lo stesso citato in apertura di articolo. Tornerò più forte di prima. Rafinha ha scelto di combattere. Ha scelto di non arrendersi.

La banalità del male

Ormai la rottura del crociato è diventato un infortunio comune. Fior fiore di studi hanno cercato di determinare le cause dell’aumento di questo trauma nel calcio moderno. Secondo alcuni, la nuova fisionomia delle scarpe (e in particolare dei tacchetti) solleciterebbe troppo l’articolazione nei cambi di direzione, senza attutire in alcun modo la torsione. Secondo altri, è tutta colpa del ritmo esageratamente alto del calcio professionistico.

Molte volte, però, è solo sfortuna. Un contrasto inutile, la voglia di strafare, troppa fiducia in sé stessi. Sfortuna. Una parola che incrocia spesso l’epica calcistica dell’Inter, dove Rafinha aveva iniziato la sua redenzione. Perché il calcio è strano e capita che unendo due condizioni negative sbocci una soluzione positiva. Il brasiliano approda all’Inter nel momento più buio della sua carriera, e lavora in una squadra che lotta innanzitutto contro i propri fantasmi.

Rafinha, rottura del legamento crociato contro l'Atlético. | Numerosette Magazine
L’espressione del brasiliano al termine della partita con l’Atlético Madrid.

Poi però la sfortuna ti colpisce di nuovo. Ed è davvero sfortuna, questa volta. Perché Rafinha si allenava da oltre un anno con due preparatori atletici privati, e ha continuato la riabilitazione anche in estate, quando tutti gli altri andavano in vacanza o al mondiale. Era stato convocato di nuovo in Nazionale, era diventato il turnista preferito di Valverde, che lo inseriva spesso e volentieri nel suo Barça ideale.

Calcio e destino

Rafinha è innanzitutto un ragazzo che il calcio ce l’ha nelle vene. Michelangelo diceva che la balia lo aveva nutrito con latte materno e povere di marmo; i fratelli Alcantara, invece, sono cresciuti a latte e fili d’erba. Perché anche Thiago è un grandissimo giocatore, tecnico e rapido, ma meno sfortunato. E nel calcio la fortuna determina quasi tutta la carriera del singolo.

Mazinho e i suoi figli: Rafinha e Thiago Alcantara. | Numerosette Magazine
Mazinho, oltre a essere stato un discreto calciatore, è il padre e il procuratore di questi due fratelli qui.

Rafinha è un brasiliano che fino ai 24 anni ha giocato da vero brasiliano. Un approccio al calcio quasi completamente animistico. Il futbol come rituale dionisiaco. Prima dell’infortunio era un trequartista esile e creativo, con un buon sinistro e la sfrontatezza tipica di chi sa fino a dove può arrivare. Poi, però, il ginocchio l’ha tradito.

Dopo l’infortunio, Rafinha è andato incontro a una maturazione che gli ha fatto vedere la riabilitazione come una nuova opportunità. Il brasiliano ha scoperto un nuovo mondo: quello della cura maniacale per i dettagli. In un anno si è irrobustito, è diventato molto più rapido e molto più duro sui contrasti. Si è europeizzato. Curare l’infortunio è diventato un pretesto per curare sé stesso, per riflettere sulla propria esistenza da calciatore e sul proprio ruolo in campo. Il risultato sono stati sei mesi fantastici all’Inter, dove Rafinha (che era, ricordiamolo, al 70-80% del suo potenziale) era spesso il giocatore più luminoso nel rettangolo verde.

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Buona notte! ⚔️

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Rafinha e il futuro

Ora che il ginocchio l’ha tradito una seconda volta, Rafinha è davanti a un nuovo bivio. E questa volta le domande non sono più quelle di un calciatore che ama il suo mestiere. Sono quelle di un uomo. Rompersi due volte il legamento è un duro colpo a livello personale: dà il senso della propria finitezza. Giocare non sarà più la stessa cosa. Molti altri, prima di lui, hanno già intrapreso il calvario. Basti pensare a Thiago Motta, accusato di essere un giocatore lento senza tener conto delle tre operazioni che si porta dietro. O Giuseppe Rossi (che di chirurgie ne ha viste cinque) a cui nessuno crede più, come calciatore.

Molto probabilmente, i tempi di recupero saranno dilatati. Rafinha avrà più tempo per pensare. E magari rammaricarsi, perché il calcio gli ha tolto la stagione della sua definitiva consacrazione al Barcellona. E la possibilità di vincere qualche trofeo importante da protagonista.

Eppure i sei mesi all’Inter, poco più di un paragrafo nella sua carriera, possono ancora insegnargli qualcosa. Quando è arrivato in nerazzurro, Rafinha si è inserito in una squadra dal trend negativo che rischiava di buttare via un’altra buona partenza. Con le spalle al muro, i nerazzurri hanno trovato forze che non credevano di avere. Rafinha è stato il simbolo di questa rinascita. E anche ora che la sua scalata all’Olimpo calcistico si è interrotta di nuovo, l’affetto della gente – e il ricordo dell’impresa, personale e sportiva, dell’anno scorso – non gli mancherà.

Rafinha con la maglia del Barcelona | Numerosette Magazine

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