È il 12 giugno 2017. Su Youtube compare un video di Paolo Geremei. Prima dell’ultima. Avvio. Compare un ragazzo con la maglietta della Roma per strada. È mattina. Poi appare una ragazza, seduta a un tavolo, con una t-shirt bianca e la scritta “c’è solo un capitano”. È buio. Parla, non è italiana. Poi una voce inconfondibile alla radio. Il discorso che prosegue si fa sempre più chiaro, mentre le immagini si avvolgono nella sonora verbalità romana.

Paolo Geremei, David Gallerano e Paolo Valoppi sono tre amici che hanno avuto un’idea unica, veramente differente. Raccontare, con un cortometraggio, la notte del 27 maggio. Quella di Roma, prima dell’ultima partita di Francesco Totti. Con le parole di chi l’ha guardato, ammirato, e amato.

Il risultato è uno sprazzo di romanità autentica. Un instant movie che si nutre, e si nutrirà, di un’incombente assenza che genera presenza.

Ho avuto, così, il piacere di poter parlare con uno dei tre autori del cortometraggio, Paolo Geremei, già autore del fortunato Zero a Zero (2012) in cui racconta la storia di tre ex promesse del calcio, che quel mondo però non sono riusciti mai a viverlo da professionisti.

Ciò che quindi leggerete, sarà il resoconto di una piacevole e stimolante chiacchierata.

Intervista a Paolo Geremei

autore di Prima dell’ultima (2017)

Prima dell'ultima è l'ultimo cortometraggio di Paolo Geremei in cui racconta l'ultima notte della Roma prima dell'addio di Francesco Totti | numerosette.eu

Paolo, guardando la tua formazione artistica mi è sembrato inevitabile che tu, da romano romanista, girassi un documentario su Totti. Quindi non ti chiedo quando è nata l’idea perché sono convinto che vagava nella tua testa da tempo.
Piuttosto, come è nata l’idea di raccontare Francesco Totti in questo modo?

È da tempo che meditavo un progetto su Totti. E mi sembrava che ci fosse talmente tanta attenzione sull’addio del Capitano, e così tanta confusione, generata dallo stesso Francesco, che si incominciava a percepire qualcosa di potenzialmente potentissimo.

Talmente potente che io, David Gallerano e Paolo Valoppi ci siamo guardati, una sera, e gli ho detto: “vorrei raccontare l’ultima notte di Roma” e loro: “noi vorremmo raccontare l’ultima notte di Roma”. È nata così, in contemporanea.

Qui sorge un problema: “raccontiamola come?”. Non volevamo fare una cosa alla Nanni Moretti, con la vespa in giro per Roma; non volevamo fare Paolo Sorrentino con la musica, Castel Sant’Angelo, il Testaccio e i luoghi romani; non volevamo fare Lucignolo, e non volevamo fare Report. E volevamo evitare i classici posti del tifo romano.

Insomma, sapevamo “cosa” ma non sapevamo “come”. Ora è normale che, vedendo il cortometraggio, puoi pensare che c’era tanta gente, vitalità, ma ti assicuro che all’una di notte quando arrivi al Circo Massimo e poi a Ostia e c’è il deserto, ti viene da dire: “ma che ce stamo a fa’?” 

È stato, per certi versi, più difficile realizzare questo corto rispetto a Zero a Zero.
Era tutto impercettibile. Era un’attesa.

Prima dell'ultima è l'ultimo cortometraggio di Paolo Geremei in cui racconta l'ultima notte della Roma prima dell'addio di Francesco Totti | numerosette.eu

È stata, quindi, una ricerca?

Esatto. E abbiamo pensato che a quel punto eravamo là: eravamo tre amici, in giro per Roma, insieme per dodici ore in una serata unica, per omaggiare 25 anni di un amico che smette perché Totti in qualche modo è come se fosse un amico. E ci siamo detti: “andiamo in giro e festeggiamo come se fosse un addio al celibato”.

Ci siamo, dunque, posti dei limiti. Iniziare alle 8 di sera in Via Vetulonia, per ovvi motivi (ndr luogo in cui è cresciuto Totti) e finire alle 8 del mattino allo Stadio, per ovvi motivi. Quello che succede in mezzo lo documentiamo.

È andata così. Molto lineare nell’idea perché era molto sentita, molto spontanea, e quindi era inevitabilmente quella la linea da seguire. Però poi girando per Circo Massimo, Testaccio, Ostia è stato tutto così sballottato, come forse era giusto che fosse. E ci abbiamo tenuto a inserire l’orario all’interno del video, per dare la sensazione di quello che è stato: una ricerca spazio temporale.

Insomma, non so cosa è successo, e se è successo qualcosa, a Torino prima dell’ultima di Del Piero, a Milano prima dell’ultima di Maldini. Sono contento di averlo fatto a Roma.

Beh, sono città inevitabilmente diverse. Io non essendo romano, ma avendo una semplice intuizione di cosa vuol dire essere romani, grazie alle persone che ho incontrato, e alla musica che ascolto, mi è sembrato che siate riusciti, nonostante le difficoltà raccontate, a intercettare alcuni protagonisti della romanità.

Sicuramente. Ed è probabile che qualcuno giudichi eccessivo il tatuaggio con la firma di Totti, o che si reputi romantico un ragazzo che dice: “è il funerale di Roma” perché è una persona che ha un suo ideale, dei suoi valori, profondi o superficiali. Ma è quello. Volevamo documentare pezzi di vita, e poi ognuno li prende per quello che vuole.

A me ha colpito la ragazza. Volevo chiederti di che nazionalità fosse.

Era sudamericana. Ed era la diciassettesima volta che veniva a Roma, per vedere una partita della Roma. E lei stava là, in via Vetulonia dove è cresciuto Totti, al ristorante, con il fidanzato, la birra in mano, e la maglietta con scritto “c’è solo un capitano”.

E fuori c’erano anche ungheresi che non abbiamo poi montato nel film. Una di loro ci ha detto che erano venuti in 40, apposta per l’ultima di Totti. In 40 dall’Ungheria, per l’ultima di Totti. È incredibile.

Prima dell'ultima è l'ultimo cortometraggio di Paolo Geremei in cui racconta l'ultima notte della Roma prima dell'addio di Francesco Totti | numerosette.eu

Sembra che possa succedere solo a Roma, o attualmente solo a Roma.
A tal proposito, mi viene in mente una frase di uno dei protagonisti del cortometraggio che dice: “Tre papi, sindaci. Roma cambia, Lui sta sempre là.”
E poi mi viene in mente un pezzo che abbiamo scritto nel sancire il passaggio di consegne da Totti a De Rossi, che recita: “La Roma giallorossa, alla minaccia dell’inevitabile dinamicità dei tempi ha risposto con l’ingenuità fanciullesca di chi si attacca agli ultimi affetti familiari rimasti”.

Passaggio di consegne che poi avverrà tra De Rossi e Florenzi.

Da una parte, quindi, c’è una Roma che cambia, e dall’altra, in quella del calcio, c’è una Roma che sembra non mutare le sue tradizioni. Una realtà peculiare, in cui riuscite a trovare sempre un vostro personalissimo simbolo.
Come te la spieghi questa cosa?

 

Me la spiego con quello che è Roma. Che è una piovra. Una piovra che non ti fa fare niente e che nello stesso tempo non riesci a lasciare. Una bellissima piovra.

Per i romanisti avere Totti è una questione di sicurezza e riconoscibilità. Per lui, avere una casa come Roma, è un’altrettanta sicurezza. Questa dinamica della sicurezza, che è un mix diabolico che non ti fa avanzare, mi ha sempre fatto riflettere. Personalmente, dal punto di vista lavorativo, e da tifoso per quello che è Il Capitano.

Ti cito una conversazione tra un mio amico romano romanista, e un amico juventino.
“Noi vinciamo tutti i giorni con Totti. Voi vincete sicuramente di più, è chiaro, però noi vinciamo tutte le domeniche” e lui rispondeva: “Contenti voi che vincete tutte le domeniche, a me importa vincere lo scudetto e sono contento”.

Come diceva Ennio Flaiano: “Roma è una grande provincia, una piccola città”.

La questione del vincere è emersa con l’ultimo personaggio: il ballerino-imitatore di Michael Jackson.
Ce lo spieghi?

Sì, lui dice: “Si può arrivare anche secondi, in ogni caso grazie Totti”. Beh, lui è un personaggio proprio sui generis, sopra le righe.

Prima dell'ultima è l'ultimo cortometraggio di Paolo Geremei in cui racconta l'ultima notte della Roma prima dell'addio di Francesco Totti | numerosette.eu

Infatti. Siete riusciti a individuare dei personaggi che, a loro modo, senz’altro hanno spiegato chi è stato e cosa è stato Totti.

Non so cosa pensi dei ragazzi al Circo Massimo, a cena. Sono dei personaggi, a mio avviso, emblematici. La vivono sicuramente in maniera diversa, forse più distaccata. Anche se veramente la donna che festeggiava, alla fine, ha chiamato il figlio Francesco.

Però poi hanno paura che se ne vada, o che giochi per un’altra squadra, e vogliono che al massimo rimanga a Ponza o a Torvajanica. Posti vicini, quasi come se avessero paura di distaccarsi.

E quando la sua amica dice: “Se va a Miami andiamolo a trovare” lì per lì è seria. Poi non avverrà mai, chiaro. Però Francesco genera questa cosa. Perché va sotto la curva con la maglietta per la fidanzata, perché è uno che non ha barriere. Perché genera un sentimento che difficilmente, al di fuori dal campo, riesci a invidiarlo.
È impossibile non volergli bene, perché è proprio così lui, è spontaneo. È come noi.

Una cosa che mi è piaciuta molto del corto, è il fatto che non viene citato mai il suo nome.

È stata una scelta ben precisa, ma non è stata presa all’inizio.
A un certo punto del montaggio, ci siamo resi conto che era talmente presente, che non c’era bisogno di nominarlo. Abbiamo dovuto, a malincuore, tagliare alcune scene, ma ci eravamo accorti che aveva molto più significato così. Nella sua assenza, era ridondante.

Per concludere. Ora Totti ha 40 anni. Se questo corto te lo dovessi immaginare tra 40 anni, come te lo immagineresti?

Guarda, sono molto contento di averlo fatto proprio per questo. Perché, al di là del giudizio sul corto, sarà comunque una testimonianza storica. E sarà ancora più preziosa perché ci sembrerà strana. Da documentarista, ero convinto che questa cosa andava testimoniata: per i posteri. Ma senza presunzione. Lasciare la telecamera accesa: quella notte sarà solo quella notte.

Prima dell’ultima (2017) Paolo Geremei, David Gallerano, Paolo Valoppi