Numerologia: El Pocho

1.

Avvita questa! El Gringo lancia, el Pocho controlla al volo la lampadina: collo destro, testa, spalla sinistra, mano. La lampadina resta intatta. Diego Lavezzi sorride, Ezequiel Lavezzi pure. Sono sorrisi amari e spontanei, al contempo divertiti, tra due fratelli all’interno di una casa dismessa a Villa Gobernador Gálvez, città povera a 40km da Rosario. Intanto a Buenos Aires, Carlos Bianchi vince la seconda Copa Libertadores consecutiva sulla panchina del Boca Juniors grazie ai riflessi del Pato Abbondanzieri, alle scivolate di Nicolás Burdisso, ai dipinti di Juan Riquelme e ai gol di Martín Palermo.

Mi piace essere libero, voglio giocare dove va la palla.

È il 2001, Lavezzi non ha ancora compiuto 16 anni e ha appena abbandonato il calcio dopo aver trascorso neanche un anno nella squadra giovanile del Boca. L’allenatore lo impiega come tornante di destra per sfruttarne la velocità e la resistenza allo sforzo sopra la media. Al Pocho non piace tutto questo tatticismo, è troppo estraniato dalla manovra, e sente nostalgia dei suoi luoghi d’infanzia, dei suoi cari: el viejo Albert, la vieja Doris Alonso, la hermana Valeria, el hermano Diego, el Gringo, che se lo porterà dietro a fare l’elettricista per non lasciarlo in mezzo alle strade di terra battuta a Villa Gobernador Gálvez, in quei vicoli dove è nato il soprannome Pocholo: un vezzeggiativo per dire piccolino, come veniva chiamato il cane che girava nel quartiere e a cui Lavezzi si era talmente affezionato da prenderne l’appellativo. Nel 2004, nel ritiro con l’Under 20 argentina, quel Pocholo che conoscevano solo nella periferia di Rosario – il Rosario Central è la squadra del cuore di Lavezzi – si trasformerà in Pocho, e il mondo si abituerà a chiamarlo così. D’altronde Lavezzi non ci capiva nulla di fili elettrici e con una lampadina avrebbe voluto solo palleggiarci. Lo sapeva Diego, lo sapeva Ezequiel, lo sapevano Eduardo Rossetto e Alejandro Mazzoni, i procuratori che lo riporteranno a Buenos Aires, all’Estudiantes (BA) dove nasce ufficialmente la carriera professionistica del Pocho.

17 gol in 39 presenze nella prima stagione da professionista nel 2003/2004 in Tercera Division

2.

Nel 2007 Ezequiel Lavezzi approda per la terza volta in Italia, e non è solo di passaggio.
Lo acquista il Napoli per 6 milioni di euro dal San Lorenzo, dopo il trasferimento saltato alla Fermana nel 2000 per problemi legati al tesseramento, e quello al Genoa nel 2005 neopromosso in Serie A e poi retrocesso in C per illecito sportivo. Preziosi l’aveva acquistato nel 2004 dall’Estudiantes (BA) per 1 milione di euro e lasciato in prestito al San Lorenzo perché il sogno del Pocho era giocare almeno un anno nella massima categoria argentina. Nell’estate del 2005, quindi, dopo qualche allenamento con el Principe Milito, el Pocho Lavezzi torna ad Almagro dove scardinerà le difese avversarie per altri due anni, vincendo nel 2007 il campionato di Clausura. Un vescovo, che quando può si reca al Nuevo Gasómetro con la tessera numero 88235, se ne innamora perdutamente come tutta la Doce de los Cuervos: si chiama Jorge Mario e nel 2013 il mondo lo conoscerà come Francesco. Tra Papa Bergoglio e il Pocho c’è una reale empatia che li unirà per sempre.

El Pocho Lavezzi e Marek Hamsik vengono presentati al Napoli il 6 luglio 2007 da Pierpaolo Marino | Numerosette Magazine
Hamsik in polo, pantaloncini, con il borsello e senza cresta. Lavezzi con una camicia a V sistemata male e i capelli impomatati.

Il 6 luglio, intanto, viene presentato insieme a Marek Hamsik da Pierpaolo Marino. A posteriori sembra assurdo come una squadra da poco rinata e neopromossa in Serie A possa permettersi di ingaggiare due giocatori di quella caratura tecnica. A Castelvolturno, l’allenatore Edi Reja incomincia subito a studiarne i movimenti. Il talento è indiscutibile e sicuramente sopra alla media, ma le condizioni fisiche sono ambigue: el Pocho sarà in sovrappeso di almeno 5kg, ma è il più veloce del gruppo. A Ferragosto debutta in Coppa Italia contro il Cesena senza mettersi in mostra nel 4-0 per il Napoli. Tre giorni dopo subentra a inizio del secondo tempo a Gatti. Il Napoli, al San Paolo, è sotto contro il Pisa, passato in vantaggio con Kutuzov. Lavezzi segnerà 3 gol: l’ultimo a riuscirci nel Napoli fu Fonseca, 14 anni prima.

3.

L’avvio di campionato del Napoli è la metafora di quella che sarà la prima stagione in Serie A dell’era De Laurentiis: perde malamente al San Paolo, contro il Cagliari per 2-0, vince in casa dell’Udinese per 5-0. Al Friuli Lavezzi trova il primo gol in Serie A. Si defila a destra, entra in area di rigore, finta di tirare, rapido si porta la palla sul sinistro, salta Sivok, sembra perdere l’equilibrio e scarica con il mancino una botta secca sotto l’incrocio lontano, difeso da Chimenti. La prestazione globale di Lavezzi non lascia scampo: è un giocatore realmente differente all’interno del campionato, capace di spaccare le partite con giocate istantanee, di prima, dribbling a tutto campo e folate caracollanti in cui pare che stia per cadere o incartarsi in sé stesso, salvo poi trovare la forza di allungare il cuoio e mandare fuori giri gli avversari che appaiono ridicoli nei loro interventi, in ritardo e fallosi. È impressionante come tutto questo possa accadere dal primo minuto di gioco a forze pari, ed è ancor più clamoroso vedere Lavezzi all’ultimo minuto abbassare la testa e affondare su avversari da poco entrati. Intanto arrivano i gol contro la Roma in un folle 4-4 all’Olimpico, in cui Lavezzi fulmina la Roma e Curci con un destro violentissimo da posizione defilata dopo 2 minuti; e il gol all’ultimo minuto contro la Reggina per l’1-1 finale.

Sono un giocatore veloce, mi ispiro a Caniggia.

Arriva anche la prima vittoria prestigiosa: il 3-1 al San Paolo contro la Juventus. Il Napoli riceve due rigori inesistenti, trasformati da Domizzi. Uno procurato da Zalayeta, uno da Lavezzi. La stampa incomincia a etichettarlo come tuffatore, il Pocho si difenderà dalle accuse sostenendo di essere un giocatore veloce e ogni contatto può fargli perdere l’equilibrio. La verità sta nel mezzo. Il primo Lavezzi, nonostante sia in vistoso sovrappeso, possiede uno scatto insostenibile per il passo degli avversari e anche per gli sguardi degli arbitri, che ogni tanto ci cascano.

4.

Il 13 gennaio 2008 è una data speciale per me. Da lì a poco avrei compiuto 15 anni e come regalo ho chiesto la maglia di Lavezzi e il biglietto per Milan-Napoli. Accontentato, mi presento a San Siro con il 7 del Pocho, vicino al settore dedicato ai tifosi napoletani. Saranno stati minimo 10 mila, ed è la prima volta che vedo il Napoli dal vivo. Nel prepartita, intanto, Berlusconi apparecchia in mezzo al campo le 7 Champions League, con il Mondiale per Club da poco conquistato contro il Boca Juniors. Ma quella è, soprattutto, la serata del debutto di un altro numero 7, Pato. Sarà la partita più spettacolare che abbia mai visto a uno stadio. Ogni volta che Pato tocca il pallone San Siro trema, il ragazzetto di 18 anni fa ammattire un Napoli rimaneggiato (nella ripresa entreranno Montervino, Dalla Bona e Capparella) che si presenta in attacco con il Pocho Lavezzi e il Pampa Sosa. La partita finirà 5-2, sarà il primo e ultimo vero Ka-Pa-Ro con Kakà, Pato e Ronaldo in attacco. O’ Fenomeno segnerà i suoi ultimi due gol in Serie A, Kakà allungherà nel secondo tempo, Pato chiuderà i conti con un gol capolavoro all’ultimo minuto, Seedorf farà l’intruso nella goleada.

Il primo tempo, tuttavia, si conclude sul risultato di 2-2 con due azioni che rappresentano appieno Lavezzi. Al 28’ Bogliacino lo lancia oltre 30 metri, el Pocho si coordina in corsa e al volo di piatto serve el Pampa che fa 1-1 da pochi metri. Dieci minuti dopo – il risultato è già 2-1 per il Milan con il gol di Seedorf – Domizzi serve Lavezzi con un lungo linea a sinistra sul quale Kaladze sembra in anticipo, ma il Pocho accelera quando il georgiano è ormai sicuro dell’intervento, e vola giù. Il contatto è minimo, Kaladze non protesta, sa di averlo toccato, ma non sa come e dove. Dal dischetto, Domizzi fa 2-2 superando Dida.

In una stagione di alti e bassi, il Napoli riesce a battere al San Paolo Inter, Juventus e Milan, e ottiene il pass per l’Intertoto che vale l’accesso in Coppa Uefa. Lavezzi mette a referto 8 reti e 11 assist in 35 partite (più la tripletta in Coppa Italia) e in estate conquista l’oro olimpico in Cina con Messi, Riquelme e Di Maria, mentre Pepito Rossi si laurea capocannoniere del torneo.

5.

La stagione 2008/2009 si apre bene, il Napoli supera il turno di Intertoto battendo gli albanesi del Vllaznia, Lavezzi segna il primo gol europeo, e dopo 13 anni torna in Coppa Uefa, ma viene subito eliminato dal Benfica di Suazo. In campionato l’avvio è molto positivo, Denis è il nuovo partner d’attacco di Lavezzi e la squadra termina il girone d’andata al quarto posto, in piena lotta Champions League. Lavezzi segna ancora gol importanti come nella vittoria contro la Juventus per 2-1 e nel pareggio contro il Cagliari in cui realizza per la prima volta gol su punizione. Qualcosa, tuttavia, si inceppa nei meccanismi della squadra di Reja e a metà girone di ritorno è già fuori dalla lotta per l’Europa; così l’8 marzo subentra Donadoni che, alla prima, pareggia 1-1 in casa della Reggina con il gol del Pocho. Il Napoli termina al 12° posto svogliato e con la testa alla stagione successiva.

Lavezzi lascia la squadra, addirittura, una settimana prima degli altri e l’addio da Napoli sembra imminente. Ricercato da squadre inglesi, Mazzoni batte cassa e spinge el Pocho a scrivere una lettera pubblica contro Marino, reo di non lasciarlo andare. De Laurentiis batte a sua volta i pugni e allestisce una squadra di livello superiore con De Sanctis, Campagnaro, Zuniga, Cigarini e Quagliarella. Alla presentazione con Simona Ventura sulla nave da crociera Costa Concordia, invocato dal pubblico – Pocho, Pocho, Pocho – il presidente lo chiama a sé e lo abbraccia come gesto di pace, Lavezzi rimane immobile con la testa china. Il campionato inizia male con la sconfitta 2-1 a Palermo e prosegue peggio fino alla sconfitta in casa della Roma il 4 ottobre 2009 per 2-1, in cui Lavezzi segna prima della doppietta di Totti. Nella pausa per le Nazionali, De Laurentiis compie la rivoluzione d’autunno. Marino e Donadoni vengono esonerati, al loro posto arrivano Bigon e Mazzarri. Inizia, così, una striscia di 15 risultati utili (7 pareggi e 8 vittorie) contraddistinta da gol all’ultimo respiro – la Zona Cesarini venne ribattezzata Zona Mazzarri – e vittorie prestigiose come quella in casa della Juventus dopo 21 anni, per 3-2 in rimonta.

Lavezzi è imprescindibile per il gioco contropiedista del nuovo allenatore e diventa sempre più figura carismatica all’interno del gruppo. Il primo gol sotto la gestione Mazzarri arriva il 12 dicembre, contro il Cagliari, in una delle partite più pazze della stagione. Il Napoli va in vantaggio con un classico gol del Pocho, che si libera delle strette marcature intorno a lui e da fuori area tira forte, raso terra. In vantaggio di due reti, il Napoli subisce 3 gol tra il 75’ e il 90’. Nell’ultima azione utile, Lavezzi si procura il solito fallo, il pallone termina fuori, Allegri sulla panchina del Cagliari lo raccoglie e improvvisa un palleggio scoordinato per far ritardare la battuta, uno steward di sua spontanea volontà rimette un altro pallone in campo, Lavezzi lo colpisce di prima intenzione centrando Allegri. Espulso. Il primo cartellino rosso in Italia, tuttavia, è un segnale di forza per la squadra in piena lotta Champions. Sulla battuta rapida di Gargano, Hamsik pesca Grava sulla destra che la butta in mezzo di sinistro, Denis svetta, Marchetti respinge, Bogliacino ribatte in rete al 96’. L’urlo di Lavezzi sotto il tunnel, circondato dagli steward, è una delle immagini più belle del Pocho con la maglia numero 7.

Carlo Alvino, come al solito, ci capisce poco e si lascia andare a interpretazioni wannamarcodonascimentiane. Walter Mazzarri dopo il gol continua a urlare “vergogna”. Viene invocato dio, che è grande.

6.

Lavezzi terminerà la stagione con 6 assist e 8 reti in 30 partite. Segna ancora alla Juventus, nel 3-1 al San Paolo, ma il Napoli non riesce a reggere il ritmo di Sampdoria e Palermo e termina al sesto posto, centrando la qualificazione in Europa League. In estate, quindi, arriva il rinnovo fino al 2015. Lavezzi diventa il giocatore del Napoli più pagato con una clausola per la cessione di 30 milioni di euro. Dal Palermo arriva Cavani a cui cede la maglia numero 7, mentre Quagliarella verrà venduto tra lo stupore generale alla Juventus. I tifosi lo additeranno traditore, sette anni dopo si scuseranno quando emergerà il motivo di quella cessione lampo.

El Pocho Lavezzi esulta contro la Juventus | Numerosette Magazine

La storia del Pocho con la numero 7 del Napoli si conclude, dunque, dopo 3 anni e proseguirà per altri due con la maglia numero 22. Di fatto è un passaggio simbolico tra il fu Lavezzi, e il sarà Lavezzi. Oltre all’appellativo Pocho, Ezequiel si porta dietro il soprannome di Loco dai tempi dell’Estudiantes (BA). I primi tre anni di Lavezzi al Napoli possono essere visti come la parte conclusiva di un periodo della vita del Pocho tra l’essere sopra le righe e l’andare più veloce di tutti, forse in maniera strettamente connessa. Il giocatore puro istinto, che correva con la testa china e le punte del caschetto in aria, lascerà spazio a un giocatore che, pur non perdendo la spontaneità tecnica fatta di intuizioni fulminee nello stretto, diventerà sempre più intelligente nelle proprie scelte. I capelli lunghi, il pizzetto, i jeans stracciati, le cinture in vista e le magliette larghe, verranno sostituite da un taglio corto, una barba scura e folta e uno stile estremamente elegante, possibilmente in nero e con la bombetta a copricapo. Il fisico diverrà sempre più asciutto e muscoloso. I tatuaggi continueranno ad aumentare.

7.

Lavezzi non sarà mai un goleador, e neppure un assistman. Nessuna statistica premierà a sufficienza quel suo essere stato unico all’interno del campo, quell’innata capacità di mettere in affanno l’avversario dal primo minuto con un’accelerazione senza possibilità di reazione, quel senso di superiorità fisica che non trovava riscontro nel proprio corpo, quella capacità di creare superiorità numerica con un dribbling che non veniva mai rifiutato, quel senso di adeguatezza nel giocare in spazi intasati e uscire vincente da un contrasto sporco a ritmo di cumbia.

Maradona giocava a calcio, io corro con la palla.

Nessuna statistica potrà mai spiegare cosa è stato Lavezzi a Napoli in quei tre anni, per quel Napoli che risorgeva dalle ceneri e si affacciava nuovamente tra le grandi di Italia, subito con un campione capace di far innamorare il pubblico. Era dai tempi di Maradona che un giocatore non entrava così tanto nel cuore dei tifosi napoletani.

Dopo la vittoria della Coppa Italia contro la Juventus nel 2012, i successi al PSG, e il ruolo di comprimario di lusso nella Selección Argentina tra il 2011 e il 2016, Lavezzi è approdato in Cina all’Hebei Chine Fortune dove indossa la maglia numero 22. A 33 anni la sua vita si svolge più al di fuori che sul campo, dove comunque segna come mai aveva fatto in carriera. È un personaggio estremamente fotogenico, sempre più elegante, con la barba e i capelli già bianchi, e amici provenienti da ogni ambito, certamente anche la moda, come Donatella Versace: el Pocho, oggi, è un calciatore dandy nel pieno del suo splendore. I suoi follower su instagram, dove si chiama pocho22lavezzi, continuano ad aumentare e lo adorano. Ovviamente i commenti dei tifosi del Napoli sono sempre tra i più presenti.

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Ph: la reidora 😁

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Il Lavezzi che vive a Qinhuangdao con la moglie Yanina e il figlio Tomas, è certamente lontano da quello che viveva a Villa Gobernador Gálvez, che passava i suoi pomeriggi a rincorrere uccellini con la fionda, che di notte scappava di casa per andare a ballare la cumbia, che quando andava a scuola si divertiva a fare capriole durante la lezione, e quando non ci andava vagava per strada con il cane Pocholo. Eppure in quella terra il suo nome è sempre presente. Il fratello Diego è il presidente del Coronel Aguirre, la squadra dove Ezequiel ha mosso i primi passi. Mentre il resto della famiglia si occupa di portare avanti Ansurl’associazione ricreativo-culturale creata dal Pocho per i ragazzini di Villa Gobernador Gálvez che vivono in condizioni disagiate.

Nel 2009 El Pocho Lavezzi ha fondato Ansur, un'associazione ricreativo-culturale per i bambini disagiati di Villa Gobernador Gálvez, il suo paese natale | Numerosette Magazine

Un giorno tornai a casa e rideva come un matto. Aveva liberato tutti gli uccellini che aveva catturato.

Doris Alonso

 

 

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