Nuova Vita, oh Scida: rare tracce di una possibilità

Bisogna risalire a 10 campionati fa per non pescare una neopromossa nelle ultime 3 a fine anno. Nelle otto stagioni successive (per quella in corso saranno le prossime 30 partite a deciderlo) almeno 1/3 ha fatto presto il suo ritorno nell’inferno della B. É toccato a Lecce, Livorno, Bari, Novara, Pescara, ancora Livorno, Cesena. Mentre nell’ultimo campionato è stato il turno di Carpi e Frosinone, la prima volta dell’ultima decade che ben due squadre provenienti dalla cadetteria non sono riuscite a salvarsi. Tra l’altro, entrambe erano salite come vergini nel paradiso della A.

Di seguito, invece, le squadre che negli ultimi dieci anni non sono riuscite ad agguantare una vittoria nelle prime otto giornate di campionato.

Livorno (2007-2008 2 punti)

Livorno (2009-2010 3 punti)

Cesena (2011-2012 2 punti)

Bologna (2013-2014 3 punti)

Cagliari (2014-2015 2 punti)

Verona (2015-2016 5 punti)

Sono retrocesse tutte.

Statistiche alle mano, con 1 punto, il Crotone è spacciato.

É la squadra ad aver ottenuto meno punti nelle prime otto giornate degli ultimi dieci anni. Il Verona dell’anno scorso, che vinse per la prima volta alla 23^ giornata (peggior serie senza V di sempre), aveva 4 punti in più rispetto all’attuale Crotone. Persino l’ultimo Parma in Serie A, quello della tragica gestione Ghirardi nel 2014-2015, riuscì ad ottenere una vittoria nelle prime otto.

Cosa è mancato finora?

Di sicuro l’abitudine alla A. Tra le maglie rossoblu, solo Palladino e Rosi hanno sotto gli scarpini almeno 100 zolle. Il napoletano 177 e il romano 186 (statistiche da aggiornare con la stagione in corso). Mentre il 60% della rosa prima del 21 Agosto ancora non aveva calcato i campi di A.

Senz’altro un finalizzatore costante. Sempre Palladino con 57 gol (media realizzativa di 0.18) è colui che, nella rosa del Crotone, ha messo a referto più reti tra i professionisti. Il record personale è di 15 gol, in Serie B con la Salernitana nel 2004-2005. In A è fermo a 4 con il famoso Parma del 2014-2015.

Ma cerchiamo di andare oltre i numeri, questi i più evidenti.

N come Nicola

A inizio stagione si prospettavano due modelli. Sognando Sassuolo, quello Carpi e quello Frosinone. Entrambe alla prima volta in A, venne scelta la strada della continuità in panchina, ma i modenesi attuarono una rivoluzione della rosa, mentre i ciociari si affidarono al blocco dell’impresa. Lo scoglio del primo anno le ha arginate entrambe, ma di certo non si può scrivere di fallimento.

A Crotone, invece, si è cercata una terza via. É rimasta l’ossatura della clamorosa scalata, puntellata con gli innesti stranieri dei giovani Rohdén, Dussenne, Tonev e Simmy. E scommettendo su, altrettanto giovani, italiani in cerca di un centro di gravità permanente come Crisetig, Falcinelli, Ceccherini, Trotta e Sampirisi. Non hanno, però, abbracciato Crotone i tre mattatori dell’impresa: Ricci, Budimir e Juric. Il croato, seguendo fedelmente le orme del maestro (chi, è ben noto) e dei campi su cui è ha corso da calciatore, non ha resistito all’ avance grifone.

La squadra, così, è stata affidata a Davide Nicola. Il tecnico piemontese si è ritrovato tra le mani una squadra completamente da impastare, modellare a sua immagine e somiglianza. Non ha ancora pescato dal mazziere l’11 ideale, indispensabile per una squadra che ha come unico obiettivo stagionale la salvezza, cambiando almeno 2 interpreti tra una partita e l’altra. Percorrendo fedelmente i passi juricciani schierandosi con il gasperiniano 3-4-3 mutevole, salvo poi virare, dopo la prima sosta nazionale, ad un più sicuro 3-5-2 (in fase difensiva 5-4-1) che non ha ancora dato frutti, anche se nelle ultime due partite il Crotone è sembrato più squadra di quanto quel punto lascerebbe pensare.

Oltre a un terminale offensivo abituato a metterla dentro con una certa regolarità, a Nicola, sembra mancare un centrocampista in grado di velocizzare con i giusti ritmi la transizione da difensiva a offensiva. Sia Crisetig, sia Capezzi stanno pagando oltre misura la categoria (il primo ormai è già al terzo anno, in una sorta di prova del nove).

Quelli che sembrano più soffrire di questa instabilità di interpreti sono Martella e Rohdén. I due posseggono nell’inserimento la qualità migliore. L’italiano sulla fascia sinistra, lo svedese, tra le linee, sul centro destra. Per il momento, mai letali.

 A Nicola gli sta rodhén-do

 

V come Vrenna

I risultati della squadra, tuttavia, non sono del tutto imputabili a quanto finora scritto. Quello che più sta venendo meno è una serenità societaria. I fratelli Vrenna sono nel mezzo della loro terza decade gestionale. Forti del loro comando dal 1992, però, su Raffaele (il presidente) e su Giovanni (amministratore delegato, ed ex presidente) pesa l’accusa di associazione mafiosa. Nei prossimi giorni il Tribunale di Catanzaro si dovrà esprimere su quanto la famiglia Vrenna sia:

attigua al fenomeno mafioso per essersi, sin dalla genesi della loro attività, accordata con le consorterie criminali e segnatamente con quella denominata Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

L’accusa, se fosse confermata nei prossimi giorni, inguaierebbe la situazione già complicata del Crotone. Il club sarebbe affidato ad un curatore, espropriando per la prima volta nella storia, a così alti livelli, una società calcistica a persone immischiate con la criminalità organizzata.

Una loro condanna significherebbe (non che la “semplice” accusa non abbia già di per sé un significato intrinseco) rovinare, qualora ce ne fosse bisogno, l’immagine di un calcio italiano che non è in grado di evolversi tra strutture decadenti, ataviche presenze al comando (vedi Tavecchio, Lotito e compagnia democristiana, assurdo nel 2016, cantando) e “rare tracce di buoni gestori nella nostra società” per scriverla con Rino Gaetano, crotonese e voce immancabile della Curva, con il suo timbro rauco, simbolo di un Sud che sempre lotta.

S Factor

Nell’immagine di copertina c’è uno Scida in festa. Era il 20 Maggio 2016, l’ultima volta che il Crotone ha giocato in Casa.

Il Crotone, infatti, ha finora disputato le sue tre partite casalinghe a Pescara, perché lo Scida è stato dichiarato inagibile, in seguito all’ammodernamento di quest’estate per adeguarsi ai parametri della A. Di fatto, ha giocato sempre fuori casa. La prima conquista di quest’avvio traumatico di stagione sembra essere proprio l’agibilità (presunta, e si spera per tutto l’anno) del nuovo Stadio, che tornerà ad essere la casa del Crotone tra qualche ora contro il Napoli. É inutile soffermarsi sull’importanza vitale di giocare nella propria terra, davanti ai propri tifosi.

Allora affidiamoci ai numeri, da dove tutto l’argomento è iniziato, per chiudere un cerchio greco, caro in queste zone, e per capire quanto a Crotone lo Scida sia un fattore.

I rossoblu guidati da Drago nel 2014-2015 si sono salvati all’ultima giornata ottenendo 36 punti in casa sui 48 totali. L’anno successivo (cioè la passata stagione) trainati da Juric hanno mattato la B, finendo a -1 dal Cagliari fuori categoria. Gara dopo gara, Scida dopo Scida. A Crotone sono arrivati ben 50 punti degli 82 punti totali, e sui 63 totali disponibili tra le proprie mura (come il Cagliari) frutto di: 15 V 5 N e 1 P. Numeri monstre, a cui vanno aggiunti i 37 gol fatti, e soprattutto i soli 11 subiti (su un totale di 61 realizzati e 36 incassati).

La salvezza del Crotone, di cui ora solo rare tracce, passa inevitabilmente dall’ Ezio Scida.

La media con cui ci si è salvati negli ultimi 9 campionati è stata di 39 punti. Vuol dire che la squadra di Nicola ne deve mettere assieme altri 38. Attestandoci sui valori espressi dal Crotone in casa nelle precedenti due stagioni, di questi 38 punti, verosimilmente ben 28 (sui 48 ancora disponibili in casa) dovranno arrivare dal fattore Scida.

Non rimane che augurare…

Nuova vita, oh Scida!

(“buoni gestori” permettendo)

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