Numerologia: Mariano Díaz

1.

Partiamo da una sorta di grosso equivoco.
Negli ultimi 30 anni la camiseta più rappresentativa del Real Madrid – e ne parleremo meglio dopo – è stata senza alcun dubbio la numero 7. Se escludiamo un breve e indegno periodo addosso a Juan Esnáider tra il ’95 e il ’96, quella gloriosa maglia è passata dal possesso di Emilio Butragueño a quello di Raúl, per poi arrivare sulle spalle di Cristiano Ronaldo. Quest’ultimo è diventato simbolo del madridismo, mentre gli altri due sono probabilmente più madridisti del Madrid stesso. Una numero indentitario insomma, un monumento che ogni tifoso blanco guarderà sempre con orgoglio.
E qui veniamo al dunque. Perché sembra davvero strano che, in questo preciso periodo storico, nessuno abbia notato che Mariano Díaz Mejía, sebbene sia universalmente riconosciuto come dominicano, è nato e cresciuto a Premiá de Mar, cuore della Catalogna, a 30 minuti d’auto dal Camp Nou.

A prescindere dal fatto che certe questioni è meglio se restino fuori dal terreno di gioco, le motivazioni per cui questo particolare è passato sotto traccia, risiedono forse nella carriera giovanile di Mariano.
La sua infanzia calcistica, prima di approdare a Madrid nel 2012, l’ha infatti passata tra l’Espanyol e il Badalona, due club dichiaratisi da subito estranei alle manifestazioni indipendentiste.

2.

Se questa fosse una conversazione, ora qualcuno ci farebbe giustamente notare che, più delle ragioni politiche, a far storcere il naso in realtà dovrebbe essere l’ideale passaggio di consegne tra CR7 e Mariano.
Effettivamente, non è che i tifosi abbiano preso molto bene questo cambio, visto che dopo il sofferto addio al loro fuoriclasse si aspettavano almeno un nome altisonante in attacco. Doversi accontentare di quello che è – in sostanza – un canterano non può che creare malcontento. La scelta del numero non ha fatto altro che dare forza a questo pensiero: Mariano Díaz è il sostituto designato di Cristiano Ronaldo.

Un confronto impietoso e ingiusto, sebbene l’ex Lione non sia stato nemmeno preso per fare il titolare, anzi, sarà verosimilmente la riserva di Karim Benzema.
Il fantasma del fenomeno portoghese aleggerà su di lui per tutta la stagione, ma forse potrebbe essere anche una scelta consapevole del Real. È lecito credere infatti che i tifosi siano più magnanimi con un prodotto del Real Madrid, piuttosto che con un altro acquisto fatto solo per rimpiazzo, al quale pioverebbero addosso una marea di critiche al primo passo falso.

La prima giornata madrilena di Mariano. Un tuffo nei ricordi con la presentazione in uno stadio semi deserto, un po’ come quella del numero 7 precedente.

3.

Ok, finora siamo stati piuttosto ingenerosi con il classe ’93 dominicano. Sì è parlato fin troppo di quello che il suo ritorno in Spagna rappresenta e pochissimo di quanto lui valga davvero.
Eppure a Madrid dovrebbero saperlo bene, viste le grandi prestazioni messe insieme con la maglia delle squadre minori delle Merengues.
Nei 5 anni passati nella capitale spagnola tra il 2012 e il 2017, è andato a segno più di 50 volte, non poche considerando che solo in 2 stagioni ha giocato da titolare con continuità.
Sì, perché Mariano ha sempre avuto bisogno di una stagione per adattarsi al meglio ma, una volta prese le misure, è stato spesso inarrestabile.

È stato così nell’ormai defunto Real Madrid C, dove, ad una prima stagione con solo 6 presenze ed un gol, ne ha fatta seguire una da 26 gare giocate e 15 gol. Ed è stato così anche con il Castilla, la seconda squadra, con cui, dopo una stagione passata più in tribuna che in campo, ha disputato una seconda annata clamorosa, segnando 25 gol in 28 partite, un record assoluto per la filiale del Real. Meglio anche di Raúl e Butragueño.

Rising star?

Quindi cosa dobbiamo aspettarci? Beh, anche se con un anno all’estero, la stagione interlocutoria col Real l’ha già fatta nel 2016/17 e, come si suol dire, non c’è due senza tre.

4.

Ripartiamo proprio dall’anno a Lione. Lì Mariano è diventato uomo, disputando la prima vera stagione da titolare in un contesto importante.
Era più che lecito infatti, fino a 12 mesi fa, dubitare sulle sue reali qualità. Alla fine, aveva giocato con continuità solo nella terza divisione spagnola, e pochi scampoli di gara in una squadra di fenomeni non possono certo essere attendibili.
Oltretutto, era chiamato a rimpiazzare Alexandre Lacazette e i suoi 100 e passa gol con l’OL.
Un’ora dopo il suo esordio in campionato contro lo Strasburgo però, ogni dubbio era già fugato da una doppietta, arrivata con un potente destro da fuori area e con un gol nato da un buffo errore dei difensori avversari.

A fine anno i gol in Ligue 1 saranno 18 in 34 presenze, a cui vanno aggiunti 4 assist per i suoi compagni. Un contributo importantissimo per quello che, con 87 reti segnate, è stato il secondo attacco dello scorso campionato francese, dietro solo all’inarrivabile PSG.
L’intesa che aveva trovato con Nabil Fekir e Memphis Depay era formidabile; parliamo di un trio a volte discontinuo, è vero, ma capace di numeri entusiasmanti, sia per la distribuzione dei gol fatti – 19 per Memphis, 18 a testa per gli altri due – sia per le skills, che contano poco, ma permettono di creare video come questo.

5.

Ma che tipo di giocatore è veramente Mariano? Definirlo non è semplice, viste le effettive poche presenze ai massimi livelli.
Prendendo in esame l’ultima annata in Francia, possiamo però tracciare il profilo di un attaccante piuttosto completo, in grado di fare bene quasi tutto, anche senza una buona dose di esperienza.
Per esempio, oltre ad essere bravo dentro l’area, ha un buon feeling anche con le reti dalla lunga distanza, tant’è che lo scorso anno è stato il miglior realizzatore da lontano della Ligue 1, con 6 gol segnati.
Allo stesso tempo, ha saputo anche associarsi bene con i compagni, essendo tra le migliori 10 punte del campionato sia per assist forniti, 4, sia per passaggi chiave a partita.

Completo.

Pure in fase di non possesso si è distinto come una delle migliori punte del torneo transalpino, la settima migliore sia per contrasti tentati che per quelli riusciti.
E, almeno in questo ambito, potrebbe mettere in difficoltà Lopetegui, avendo dei numeri simili a quelli di Karim Benzema, vincendo entrambi, più o meno, la metà dei contrasti che tentano durante l’incontro.
Piccolo dettaglio, poi ci sarebbero anche i gol però, e lì per arrivare a Karim The Dream deve fare ancora parecchia strada.

6.

Il suo ritorno al Casa Blanca è stato costellato da non pochi rumors e polemiche.
Oltre alla scelta del numero, pure la vicenda legata al trasferimento è stata piuttosto complessa.
Tutto parte il 10 agosto scorso, quando un articolo di As rivela che Mariano avrebbe chiuso ad un ritorno al Real Madrid. Su Twitter lo stesso giocatore, poche ore più tardi, sbugiarda in tono canzonatorio quello che è stato detto.
Da lì niente per un paio di settimane, fino a che, a seguito di un possibile trasferimento al Siviglia, il Real Madrid decide di esercitare la clausola che permetteva ai Blancos di ottenere il riacquisto del giocatore entro 48 ore dalla presentazione di un’altra offerta, allo stesso prezzo di quest’ultima.

Tutto ok, se non fosse che il Real aveva anche diritto al 35% sulla futura rivendita del classe ’93, che gli ha permesso di risparmiare nell’affare circa 8 milioni di euro.
Ed bello constatare come tutto sia avvenuto dopo che, all’inizio della scorsa stagione, il Lione aveva pubblicamente dichiarato l’assenza di una clausola di recompra nel contratto di Mariano Díaz.

7.

La mistica della 7 nel Real Madrid non è così forte come in altre squadre nel mondo. Tuttavia dagli anni ’80 è passata sulle spalle dei più grandi simboli del club più famoso del mondo.
Ognuno di loro ha portato qualcosa, Butragueño ha riportato il Real a dominare in Spagna e ad essere temuto in Europa, Raúl lo ha ricondotto sul tetto d’Europa a 32 anni dal ’66 e Cristiano Ronaldo è riuscito a far rivivere alle Merengues quella sensazione di dominio provata tra gli anni ’50 e ’60.
Capire cosa potrà fare Mariano, per assottigliare le enormi differenze tra lui e i tre mostri sacri, non è semplice e di sicuro lui lo sa.
Già avere il coraggio di scegliere quella maglia è un buon punto di partenza, ma se non saprà gestire la pressione, le cose per lui potrebbero mettersi male. Del resto i paragoni sono già pronti.

Giusto per farvi capire…

Che poi, magari da subentrato segnerà il gol decisivo per la quarta Champions League consecutiva del suo Real e noi dovremo ritirare tutto quanto abbiamo detto.
Ma il bello del calcio è anche questo, no?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *