Numerologia Mondiale: Jesse Lingard

1.

Nell’ultima edizione di Numerologia avevamo indicato in Cristiano Ronaldo il giocatore più iconico della nostra epoca. Non ci sono dubbi al riguardo, tuttavia oggi volevamo dare un’accezione leggermente diversa a questo concetto.
Perché nel 2018 nessun calciatore iconizza il mondo giovanile meglio di Jesse Lingard.
Simbolo, insieme con Sterling e Dele Alli, della nuova Inghilterra multietnica, il giocatore del Manchester United incarna alla perfezione la scena giovanile di questi tempi, tra una canzone trappata, una costante presenza sui social network – Instagram in primis – e un’esultanza ispirata al noto videogame Fortnite.
Aggiungete poi il fatto che ha da poco lanciato un suo brand d’abbigliamento, ed ecco che otterrete, oltre ad un idolo per ragazzi, anche la perfetta icona antinostalgica.
Insomma Lingard personifica benissimo un certo tipo di calciatore al quale oggi sempre più ragazzini guardano, sia per le abilità dimostrate sul terreno di gioco, sia per le passioni coltivate fuori dal campo.

2.

Una precisazione.
In base a quanto detto infatti, potremmo avervi indotto a fraintendere la figura del numero 7 inglese.
Nonostante sia molto attivo sui social e condivida molte delle sue passioni, possiamo infatti definito come un ragazzo molto timido e riservato. Anche controverso per certi versi.
Se provate a sfogliare il suo profilo Instagram, raramente troverete foto riguardanti la sua vita privata. Un paio di scatti con gli amici, qualche immagine di Natale e una con la madre sono gli unici ritagli di vota privata che ci mostra il classe ’92.
Per il resto solo foto con il Manchester United, i compagni, gli sponsor o personaggi famosi incontrati qua e là.
Dei genitori si sa poco o nulla, loro stessi preferiscono condurre una vita lontana dalle luci dei riflettori e anche le informazioni sulla sua infanzia si contano sulle dita di una mano.
A questo si aggiungono anche le tristi dichiarazioni della sua ex fidanzata, che dipingono un Lingard molto diverso da quello pubblico.

3.

Anche nel calcio, Lingard è stato segnato da una sorta di inusuale ambivalenza. Per il talento inglese esiste infatti una carriera prima dei 23 anni e una successiva.
Fino al 2015 è infatti un anonimo prodotto dell’academy del Manchester United che gira l’Inghilterra in una girandola di prestiti tanto comune e tanto crudele per molti giovani.
Leicester, Birmingham City, Brighton e Derby County gli regalano poco più di 50 presenze in 3 anni, non moltissime considerando l’enorme numero di gare che vengono giocate nelle serie minori inglesi. In tutto questo riesce anche a mettere insieme una dozzina di gol, non pochi se consideriamo che stiamo parlando di un esterno abituato più a far le valigie che a giocare.
Il giocatore che possiamo ammirare oggi lo dobbiamo interamente a Louis Van Gaal, che a tirare fuori ottimi calciatori dal nulla è tra i primissimi allenatori al mondo.
Proprio come aveva fatto con Müller al Bayern, lo prende di peso dall’anonimato e lo lancia di prepotenza nella mischia, quasi a voler smuovere i suoi in un momento non ottimale.
Siamo nel novembre del 2015 e, mentre la favola Leicester inizia a prendere forma, Lingard esordisce da titolare in Premier League con la maglia dello United contro il WBA.
I Red Devils hanno evidenti difficoltà a trovare la porta e la partita contro i Baggies di Pulis non sembra il massimo per ritrovare costanza nel gol, infatti al 52′ il risultato è ancora fermo sullo 0-0.
Sull’ennesimo cross ribattuto dalla difesa del West Bromwich, la palla finisce proprio sui piedi di Lingard che, con l’insostenibile leggerezza di chi sa che poteva benissimo essere in un fangoso campo a Rochdale in League One, calcia a giro, trafiggendo Myhill e sbloccando una gara complicatissima. La telecamera, ironicamente ma neanche troppo, va subito a cercare Van Gaal.

Per Van Gaal è un gesto d’amore importante, infatti da lì in poi lo schiererà in ogni gara di campionato fino a fine stagione, permettendogli di mettere in cascina la prima annata da almeno 20 presenze da professionista. E, di fatto, lanciandolo nel grande calcio.

4.

La consacrazione definitiva di Lingard avviene solo pochi mesi dopo quel primo incredibile gol.
La finale di FA Cup del 21 maggio 2016 è l’ultima occasione per il Manchester United di riscattare una stagione decisamente sotto le aspettative, di fronte c’è il Crystal Palace.
È inoltre l’ultima di Van Gaal con lo United, che da lì a poco sarà sostituito da Mourinho.
Durante i tempi regolamentari il risultato si è stanziato sull’1-1 e anche dopo il primo supplementare la situazione è sempre uguale.
A 10 minuti dai rigori però, Lingard decide di fare un regalo a colui che lo ha lanciato, spaccando la porta con un destro al volo fortissimo in seguito ad un tentativo di rinvio maldestro della difesa delle Eagles.
L’esultanza è paradossalmente la parte più bella di un gol magnifico.
I balletti di Fortnite non sono ancora entrati in contatto con Jesse, quindi lui si “limita” ad impazzire, togliendosi la maglietta mentre corre in maniera forsennata sotto la curva dei suoi tifosi e gridando a squarciagola la sua gioia. La genuina felicità di chi, un anno prima, faceva panchina in Championship.
Il suo modo di dire grazie a chi ha creduto in lui.

5.

Il rapporto tra Lingard e la Nazionale inglese non poteva che iniziare rispecchiando le stranezze della sua carriera.
Ci è arrivato per la prima volta nel 2008 con l’U17, dopodiché niente per 5 anni fino al 2013, quando ha vestito la maglia dell’U21.
L’esordio con i grandi si è invece fatto attendere parecchio ed è arrivato solo durante la terza giornata delle ultime qualificazioni ai Mondiali.
Non bisogna essere stupiti che sia arrivato così tardi rispetto alla sua comparsa sulla scena del grande calcio, ne che non sia stato preso in considerazione per i fallimentari europei del 2016, dove sicuramente avrebbe fatto comodo.
Il mondo si è accorto tardi di lui, quasi sempre, e lo scetticismo intorno al suo nome era palese all’inizio. Lo stesso Van Gaal ha aspettato un anno prima di schierarlo con lo United.
Non è un caso che l’esordio sia arrivato proprio con Southgate, allenatore giovane che credeva nell’esterno dei Red Devils già ai tempi in cui allenava l’u21 dell’Inghilterra, quando lo aveva spesso considerato, nonostante giocasse poco o niente nel club.

6.

Non è semplice descrivere la carriera con la Nazionale del classe ’92.
Ad oggi sono infatti solo 15 le presenze con la maglia dei tre leoni, nemmeno tutte da titolare.
Le statistiche dicono però che in queste gare l’Inghilterra ha perso una sola volta ed è addirittura imbattuta quando lui parte dall’inizio.
Nel proseguo del Mondiale probabilmente Southgate dovrebbe tener conto di questo fattore, anche perché i fatti sembrano supportare la tesi del Lingard-amuleto.
Basti vedere che, con lui in campo per 120 minuti, gli inglesi hanno vinto la prima serie di rigori della loro storia.
Finora, i gol segnati sono stati solo due, seppur di pregevole fattura.
Questo gol contro Panama, nel girone dei Mondiali, ci mostra tutto il potenziale di Lingard, dalla grande capacità balistica fino alla fantasia nelle esultanze.
E ok, è stato segnato contro Panama, ma la palla lì bisogna saperla mettere.

Ora Lingard può rappresentare un’arma fondamentale per i suoi. Soprattutto contro la Svezia, dove la sua velocità e imprevedibilità potrebbe risultare decisiva per scardinare l’arcigna e rocciosa difesa scandinava.
Riuscisse anche a far terminare la favola svedese, allora sì che avrebbe veramente senso chiamare a casa per dire che forse it’s coming home.

7.

Nella faretra di Southgate, Jesse può veramente rappresentare il dardo decisivo. In una competizione come il Mondiale, dove saper cambiare in corso d’opera è una virtù indispensabile, avere un giocatore che può ricoprire tutti i ruoli dell’attacco, eccezion fatta per la prima punta, è d’importanza vitale.
Finora, nelle 15 gare giocate con la maglia inglese, Lingard ha coperto molteplici ruoli, dal trequartista alla seconda punta, fino all’esterno sinistro d’attacco, suo ruolo abituale.
La sua duttilità nell’alternarsi sulla trequarti, soprattutto con Dele Alli, è stata importantissima per arrivare fino ai quarti del Mondiale, e lo sarà ancora di più con la Svezia.
Nonostante sia un esterno per natura, questo ruolo disegnatogli da Southgate gli calza a pennello. In realtà, lui il trequartista ha iniziato a farlo con costanza solo in questa stagione, prima le sue presenze nel ruolo si potevano contare sulle dita di una mano.
La capacità balistica e la visione dell’ultimo passaggio lo rendono però perfetto nell’interpretare quel ruolo all’interno del sistema dell’Inghilterra.
E la speranza è che resti perfetto anche nelle prossime partite che, qualora andassero bene, potrebbero risultare il trampolino di lancio verso la terza parte della carriera di Lingard: quella della superstar.

 

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