Numerologia: il coreano verticale

1.

La Juventus, nell’andata degli ottavi di finale, ha provato direttamente cosa significa giocare contro il Tottenham, una squadra diretta, verticale, rapida, che può generare cortocircuiti all’interno della gara, dominando fisicamente e atleticamente per larghi tratti. Qualche settimana fa però Heung-Min Son partiva dalla panchina, mentre questa sera sembra che farà parte del match già dal primo minuto. Son rappresenta molto bene la filosofia di calcio di Pochettino: è velocissimo, sofisticato tecnicamente e, più in generale, un giocatore con visione verticale. Ma chi è e da dove viene questo giovane talento in rampa di lancio?

A proposito di velocità. Sul 2-0 parte dietro al difensore e lo “brucia” in un lampo

2.

Son nasce a Chuncheon, nel nord della Corea del Sud, nel 1992. Il suo paese si trova a non troppa distanza dal confine con la Corea del Nord, ma anche piuttosto vicino a Seul. Qui inizia ad interfacciarsi con il mondo del calcio, sicuramente anche grazie al padre, il quale giocò per alcune stagioni negli anni ‘80 con formazioni della prima lega sudcoreana, la K-League, prima di interrompere la sua carriera per un grave infortunio a soli 28 anni. Son inizia a muovere i primi passi nell’academy del F.C. Seul, ma già a 16 anni deve intraprendere il suo primo, lungo viaggio per arrivare in Europa.

3.

Quando Son ha da poco compiuto 16 anni si ritrova in Germania, dove l’Amburgo ha deciso di dargli un’opportunità nella sua squadra giovanile. “Non mi sentivo pronto, ma volevo giocare in Europa, in particolare in Premier League. L’ho fatto per inseguire il mio sogno”. Il primo periodo però non va benissimo, e nel 2009 Son viene spedito in Inghilterra, per un periodo di prova prima con il Portsmouth, poi con il Blackburn. È un periodo difficile per Son: ha lasciato il suo Paese da molto giovane, non conosce la lingua e si ritrova in una dependance nel Regno Unito, senza sapere quale sarà il suo futuro calcistico. Il sorriso che oggi sfoggia in continuazione (tanto che i compagni lo hanno ribattezzato Sonny, in un gioco di parole tra il nome che porta sulla maglia e l’aggettivo “sunny”, che significa “solare”) non era stampato sul suo viso in quel momento, ma sarebbe riapparso da lì a poco.

4.

Son, per difendersi da possibili attacchi o offese, aveva imparato tutte le parolacce sia in lingua inglese che in lingua tedesca, per non farsi schernire dagli altri. Ma sul campo inizia ad essere rispettato. Ha una seconda chance con l’Amburgo, e dalla stagione 2009/2010 non si ferma più. Inizia a giocare con la squadra Under-19, poi passa alla formazione riserve, infine nel 2010-2011 viene definitivamente integrato con la prima squadra. A 18 anni segna il suo primo gol in Bundesliga, il più giovane marcatore di sempre nella storia dei tedeschi. Il fisico non è ancora statuario come quello che ha oggi al Tottenham, ma la tecnica già è superiore alla media. Son segna di destro, di sinistro, di testa, mettendo subito in mostra il suo ampio campionario in fase offensiva e realizzativa. In questo periodo arrivano anche le prime convocazioni in nazionale. Con l’Amburgo gioca in tutte le posizioni, da ala sia a destra che a sinistra, da trequartista e da attaccante centrale, e in tre stagioni colleziona 78 presenze e 20 gol, che convincono il Bayer Leverkusen a investire su di lui una decina di milioni di euro.

Dribbling, velocità e tiro. Contro la sua ex squadra Son mostra tutto il repertorio

5.

In Renania Son incontra un allenatore che sarà in grado di ottimizzare ed esaltare ulteriormente le sue capacità. Il Bayer di Roger Schmidt infatti è stata una squadra cinetica, iper-verticale e che attaccava in continuazione, anche in modo confusionario, pur di creare il maggior numero di occasioni possibili. In questo sistema il coreano trova continuità, andando per due stagioni di fila in doppia cifra, e si afferma definitivamente come uno dei talenti più brillanti della Bundesliga. Il suo successo inizia ad essere molto alto anche in Corea, quasi al pari della leggenda Park-Ji Sung, ex-centrocampista del Manchester United a cui Son dice di ispirarsi. La verticalità gli appartiene, e Schmidt riesce a instaurarla ancora di più nel suo corpo di calciatore.

Ormai Son, tuttofare offensivo del Tottenham, in Corea del Sud è una stella | numerosette.eu
La popolarità, dicevamo…

6.

Dopo due stagioni intere con il Bayer, Son vive una sorta di ritorno al passato. O ritorno al futuro. Il Tottenham, infatti, fa un’offerta da 18 milioni di sterline per lui ai tedeschi, che la accettano. Il coreano si trova così a tornare in quel Paese che lo aveva respinto una prima volta. Il suo sogno, così, si avvera. Ma fatica a decollare: nella prima stagione parte spesso dalla panchina, mentre il suo desiderio sarebbe quello di essere titolare. L’estate del 2016 è una svolta cruciale per la sua carriera: la nazionale del suo paese lo convoca per giocare le Olimpiadi di Rio. Questa competizione è assolutamente fondamentale per Son, non solo per un motivo sportivo. In Corea del Sud infatti tutti i giovani entro i 28 anni devono completare un periodo di ventuno mesi nell’esercito, e solo in pochi possono essere eccezionalmente sollevati da questo incarico: tra questi ci sono gli sportivi che si sono distinti per trionfi particolari. L’Olimpiade così diventa una possibilità per non dover mettere in pausa la carriera, rischiando di non poter tornare più ai livelli precedenti. L’avventura però si interrompe molto prima della finale: già ai quarti gli asiatici sono eliminati dall’Honduras. Un risultato mancato che rischia ancora di pesare sulla sua vita sportiva. Oltre a questa delusione, c’è anche quella relativa al Tottenham: Son parla con Pochettino e chiede di essere ceduto, per giocare più minuti. L’ex-tecnico dell’Espanyol lo convince a rimanere, gli dà la sua fiducia, dicendogli che crede in lui per il progetto. Anche perché Son è perfetto per il gioco offensivo dell’allenatore.

7.

Son oggi è una delle armi più potenti degli Spurs. Ha qualità tecnica e capacità di dribblare in ogni momento, mantenendo il vantaggio grazie a una forza fisica che gli permette di tenere lontano l’avversario. Ha un tiro molto forte, sia di destro che di sinistro, ed estremamente preciso: non gli si possono quindi essere lasciati troppi metri, neanche da fuori area. Infine è in grado di individuare sempre la posizione migliore da tenere in campo, in particolare in area, dove fa degli inserimenti uno dei suoi punti di forza. Il numero 7 ha già messo a segno 15 gol in tutte le competizioni in questa stagione, oltre a 9 assist. La scalata di Son, anzi Sonny, è sempre più verticale. In bocca al lupo ai difensori della Juventus.

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