Milito l’imprendibile

Eto’o trova Milito, vanno avanti i due attaccanti principi dell’Inter… Milito: una finta, in area! Ancoraaaa! El Principe! Diego Milito! La firma probabilmente lui questa finale, questa coppa! E’ due a zero, El Principe diventa re, nella notte di Madrid!

Massimo Marianella, finale della 55esima Champions League, Madrid, 22 maggio 2010

Il lettore ci perdoni l’introduzione nerazzurra: Milito rimarrà per sempre legato, nella storia italiana e al Triplete di Mourinho. Mentre leggiamo queste parole di Massimo Marianella, specialista di Sky per le finali europee, non possiamo non tratteggiare, nella nostra mente, le movenze sinuose del Principe. Un attaccante dallo sguardo profondo come le Pampas assolate, con la corsa bassa, il piede arcuato, la velocità sfuggente di un hidalgo d’altri tempi.

Sette gol alla Milito

Diego Milito festeggia un gol contro il Siena | Numerosette Magazine

La sua esultanza è sempre stata iconica. Le braccia tese verso il basso, turgide, cattive; la bocca rabbiosa come quella di un leone liberato dalla gabbia, lo sguardo determinato di chi non ne ha mai avuto abbastanza. Ecco a voi la fenomenologia dell’esultanza di Diego Alberto Milito.

Ma il punto è che Milito è stato molto di più. Egli appartiene all’élite di attaccanti oriundo-argentini che, da tempo immemore, lasciano solchi indelebili sui nostri campi da calcio.

Milito è stato uno degli attaccanti più forti della sua generazione, e con sette dei suoi gol più iconici vogliamo dimostrare la sua migliore qualità: l’essere imprendibile.

Contro il Re

8 febbraio 2006, Real Saragozza 6-1 Real Madrid 

Quando Saragozza era una delle città più importanti della Spagna, Madrid era ancora un piccolo borgo di pastori nel centro sperduto della penisola. Si chiamava Cesaraugusta, ed era un fiorente porto romano. Una ciudad fiera, altezzosa, che si culla nel suo grande passato. E questa indomita superiorità, ovviamente, ha trovato una valvola di sfogo nel mondo del calcio.

Diego Milito, capitano del Real Saragozza | Numerosette Magazine
Dentro il corpo di questo giovane Milito si nasconde già quel fenomeno che, a distanza di quattro anni, passò dalla Segunda Division spagnola al tetto d’Europa. Con un unico filo conduttore: Madrid. Dal Real al Bernabeu, l’intera parabola di Milito ha a che fare coi blancos.

Nel paese delle manite, sono pochi i club che possono vantare un simile affronto alla squadra del Re, quella di Madrid, quella vestita di bianco e piena di campioni. Dodici anni fa, un oscuro attaccante venuto dall’Argentina brillò di luce improvvisa. Perché nella semifinale della Copa de Espana, un tale Diego Alberto Milito segnò quattro gol alla difesa del Blancos in un leggendario 6-1 che, da quelle parti, ricordano come la ùltima gran gesta. Guardare il video per credere.

Fa specie vedere i giocatori madridisti sconvolti da ciò che sta succedendo. Casillas sembra stia vivendo un incubo e Roberto Carlos è sull’orlo di una crisi di nervi, si sente impotente davanti alla piega presa dalla partita.

Milito segna quattro reti, e se noi ci concentrassimo solo sulla terza (minuto 1:15) noteremmo in nuce tutte le caratteristiche del grandissimo attaccante che è stato El Principe. Su una punizione fa il suo classico movimento a mezzaluna, sbucando tra centrale e terzino. Ai tifosi dell’Inter, la finta su Gravesen solleticherà dolci ricordi. Infine, il gol di testa è una gemma preziosa, da insegnare in tutte le scuole calcio, perché Milito piazza il pallone nell’unico angolo il cui Casillas non può arrivare coi guantoni.

La Lanterna

7 dicembre 2008, Sampdoria 0-1 Genoa

Due anni dopo, sempre loro. Ci spostiamo in Italia, ma ritroviamo di nuovo Antonio Cassano e Diego Milito. Chissà se i due, stringendosi la mano dentro l’atmosfera rovente di Marassi, hanno ripensato alla vecchia semifinale di Coppa del Re.

Quella Sampdoria era una squadra straordinariamente attrezzata, ma i derby – soprattutto quelli della Lanterna – sono davvero storie a sé

Mentre guardiamo scorrere la grafica vintage di Sky, ci rendiamo conto che, in meno di due anni, questo Milito segnerà una doppietta decisiva nella finale di Madrid. Diego è ancora un semi-oscuro attaccante argentino che ha fatto la gavetta in Serie B e rischia di arrivare tardi alla massima lega del nostro calcio. Ma basta vedere le sue prime due azioni per capire che è un giocatore che fa reparto da solo e che ha il vizio di decidere le partite decisive.

Diego Milito al Genoa FC | Numerosette Magazine
Milito è sempre stato un attaccante operaio, un attaccante del popolo. Da Saragozza a Genova, ha fatto cose straordinarie. Una lunga, lenta maturazione che lo ha portato davvero molto lontano.

La prima azione potrebbe essere applicata come GIF alla voce “imprendibile” del vocabolario Treccani: Milito lanciato nello spazio, che sterza, salta un difensore e calcia in porta. Almeno il 50% dei suoi gol prevedono questa giocata, la sua giocata.

Quel derby lo decise lui, con un colpo di testa stratosferico da calcio piazzato. Ci piace pensare che proprio in quella partita l’allenatore dell’Inter, José Mourinho, abbia individuato in lui il sostituto ideale per un insofferente Zlatan Ibrahimovic.

La Madonnina

26 agosto 2009, Inter 4-0 Milan 

Col senno di poi, si potrebbe dire che il primo segno premonitore del Triplete si ebbe in una calda sera di fine agosto, quando Milano – contrariamente alla sua tradizione estiva – si riempì di gente per affollare un sentitissimo derby stracittadino. Il primo derby senza Ibra, con un’Inter completamente rinnovata e con un nuovo numero dieci olandese arrivato la mattina stessa dall’aeroporto di Madrid.

Milito festeggia contro il Milano | Numerosette Magazine
I paragoni, nel calcio, servono davvero a poco. Ma ci sono a volte delle coincidenze straordinarie. Milito e Icardi hanno celebrato allo stesso modo un gol decisivo contro il Milan, e la coppia Cambiasso/Borja Valero rende tutto sorprendentemente più geniale. Da ringraziare anche Yepes e Suso sullo sfondo. Una sola cosa è chiara: l’Inter non può fare a meno di una punta sudamericana, e forse addirittura di un’anima argentina.

Quella partita fu una delle migliori prestazioni dell’Inter di Mourinho, che dopo una buona mezz’ora passata a soffrire l’attacco milanista irretì completamente l’avversario schiantandolo con un sonoro 4-0. Milito si presentò con un paio di tiri dalla distanza, salvo poi entrare a far parte di una delle più belle azioni offensive della storia dell’Inter: il concerto Maicon-Thiago Motta-Eto’o-Milito-di nuovo Thiago Motta, che portò l’oriundo italiano ad aprire le marcature senza farci capire nulla alla difesa del Milan.

Poi Milito segnò anche su rigore, calciando forte, centrale, senza fronzoli. Quasi alla Batistuta, da vero bomber argentino, dando il privilegio alla potenza sull’eleganza. Ci sentiamo ancora di compatire il povero Sturari, che in quella partita sostituì Abbiati e Dida dopo un’anno di inattività.

Il realismo magico

9 maggio 2010, Inter 4-3 Chievo Verona 

Quando guardi Milito, ne osservi le movenze e cerchi di carpirne il segreto, ti rendi conto di come solo nell’America Latina potesse nascere il concetto di realismo magico. 

Perché è proprio così: Milito sembra fino all’ultimo un giocatore nella norma, ma poi ti stupisce senza neanche chiedere il permesso. Sai che farà sempre e solo quella finta, ma non riuscirai comunque a portargli via il pallone, che tu sia una riserva della Primavera o Van Buyten, titolare del Bayern Monaco nella finale del 2010, non ci sarà nulla da fare.

Milito e Mourinho | Numerosette Magazine
Milito ha fatto sapere che gli piacerebbe allenare, un giorno. E chissà che non prenda questo signore di Setubal come modello.

Milito era un attaccante imprendibile, che riusciva a smarcarsi e generare spazio anche dove sembrava impossibile concepirne. E ciò non limitava le sue capacità di gioco: perché è stato un ottimo assistman (chiedere a Thiago Motta sopra) ma anche uno che sapeva colpire da lontano, molto lontano.

Quella col Chievo fu una delle tante partite pazzeche portarono l’Inter a vincere un campionato tutt’altro che semplice. Qui possiamo chiaramente vedere come Milito, con una finta al limite dell’area, salti tanto il suo marcatore quanto il portiere della squadra avversaria, attirato fuori posizione dalla sinuosità imprendibile dell’argentino.

La notte più dolce

20 aprile 2010, Inter 3-1 Barcellona 

Sì, abbiamo già parlato della notte di Madrid, in cui Milito segnò la doppietta più importante della sua carriera. Ma chiedetelo a qualsiasi interista: i nerazzurri vinsero la coppa nella partita d’andata contro il Barcellona di Guardiola, accumulando un gap sufficiente a passare indenni attraverso le forche caudine del Nou Camp di Messi, Villa, Sanchez e compagnia.

Al di là delle emozioni che per molti ancora suscita, questa partita è stata una delle migliori dell’epoca Mourinho. Accettando la superiorità tattica del Barcellona, l’Inter ha approfittato del fattore stadio, della propria concretezza difensiva e del devastante reparto offensivo di cui disponeva per giocare una partita quasi perfetta. Nonostante lo svantaggio iniziale, la squadra non si è disunita e non ha mai dato segni di cedimento, riportando i marziani della Catalogna nel mondo dei comuni mortali.

Il più grande talento di Milito? L’essere imprendibile, certo, ma soprattutto il non mancare mai i grandi appuntamenti. Forse, sotto sotto, questa è la differenza tra lui e l’altro bomber argentino dell’Inter, Icardi; uno che col tempo imparerà a dire la sua in ogni match.

L’ultima volta

3 novembre 2011, Juventus 1-3 Inter

Dopo il Triplete, molti eroi mourinhiani non ressero il peso delle troppe vittorie. O almeno questa fu la prima impressione che diedero a tifosi e commentatori.

Senza il condottiero, la compagine perse fiducia e arrivò seconda alle spalle del Milan, vincendo comunque una Coppa Italia. Rivedendo però ora gli anni di Milito dopo la Champions, ci si rende conto della sofferenza con cui El Principe convisse con i malanni fisici, regalando comunque con parsimonia delle rare gioie ai suoi tifosi.

Cominciavano gli anni della Juventus, e Conte stava costruendo i prodromi di un dominio assoluto che ancora oggi, nonostante il Napoli e la Roma, nessuno sembra in grado di fermare.

Abbiamo già accennato che Milito sa essere decisivo sempre? In caso ce lo fossimo dimenticati, poco sopra potete ammirare gli highlights della sua ultima grande impresa da attaccante dell’Inter: la prima vittoria di una squadra di calcio nel nuovissimo Juventus Stadium.

Milito e Cambiasso con l'Inter | Numerosette Magazine
A quanto pare, Milito e Cambiasso hanno impiegato anni e anni a perfezionare un’esultanza iconica, approfittando, di tanto in tanto, di un terzo sparring partner.

Guidati da Stramaccioni, i giocatori dell’Inter giocano una partita perfetta in contropiede, pur andando sotto dopo venti secondi con un gol (in fuorigioco) di Asamoah. Milito realizzerà una doppietta più semplice del solito; non c’è quasi più quella leggendaria imprendibilità che nel 2010 l’aveva trasformato in un eroe. Appesantito dagli anni e dagli infortuni, però, Milito non si è dimenticato come si segna. E se lo ricorderà a lungo.

L’ultimo rigore

21 maggio 2016, Racing Club Avellaneda 2-0 Temperley

Quando tornò in Argentina, Diego Alberto Milito aveva un ultimo desiderio. Chiudere la carriera al Racing, il Club che l’ha lanciato nel grande palcoscenico europeo, certo; ma soprattutto vincere un trofeo con la maglia che più di tutte ha sentito sua. Ma qui non vogliamo parlare della straordinaria vittoria del campionato argentino, bensì dell’ultimo gol che Milito, come nei migliori film, ha segnato per la sua gente.

Cosa c’è di meglio di un video sgranato, dagli spalti del Cilindro di Avellaneda? Cosa c’è di meglio dell’esplosione baritonale, simile a un do, tipica degli stadi argentini? Cosa c’è di meglio della figura sinuosa di Milito, ormai sopra i trentacinque anni, che segna su rigore al Temperley e scoppia a piangere?

Non sarà stato il gol più importante, ma è di sicuro il più toccante. Nel momento esatto in cui segna, Diego entra in simbiosi con la sua gente, è una comunione senza precedenti. L’attaccante imprendibile, l’underdog della sua generazione, si è finalmente lasciato afferrare.

Diego Milito, dopo quella partita, ha appeso gli scarpini al chiodo: è stato importante in tutte le sue squadre, e non solo nell’Inter dei miracoli. Ma, soprattutto, è stato uno degli attaccanti più forti e sottovalutati della sua generazione.

Diego Milito al Racing Club de Avellaneda | Numerosette Magazine

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