Bipolare

Mesut Özil è senza dubbio uno dei calciatori simbolo della nostra epoca calcistica: uno dei baluardi della nazionale tedesca che ha trionfato ai mondiali in Brasile nel 2014, ma soprattutto un vero e proprio talento generazionale.
Il fantasista dell’Arsenal è però una di quelle figure condizionanti tanto nel rettangolo di gioco, quanto al di fuori di esso, e gli avvenimenti delle ultime settimane – la bufera nata dopo la foto con Erdogan che lo ha portato ad annunciare il proprio ritiro dalla nazionale – non hanno fatto altro che ribadire questo suo ruolo.
L’Özil calciatore e l’Özil uomo creano un binomio veramente particolare, una sorta di yin e yang che vede in totale contrasto una personalità calcistica quasi totalmente dominata dalla nonchalance ai limiti dell’abulia, e una invece fortemente determinata all’affermazione delle proprie idee e convinzioni, anche al costo di risultare scomodo o creare scalpore.

Come tutti i personaggi destinati a condizionare la sua storia ed il suo essere merita un approfondimento, senza il bisogno di schierarsi necessariamente o di esprimere la propria opinione, ma semplicemente tentando capire al meglio ciò di cui si sta parlando.

Mesut Özil con la maglia tedesca ai mondiali in Russia | Numerosette Magazine

Il mago di Oz

Al di là di qualsiasi possibile critica, Özil è calcisticamente qualcosa senza eguali.
Per il 90% del tempo appare svogliato, estraneo alla partita e quasi incapace di incidere in maniera positiva, poi, quando le lancette girano e fanno scattare i suoi due minuti, mette in mostra un’onnipotenza tecnica che appartiene solo a pochi nella storia di questo sport e che, sostanzialmente, gli permette di fare qualsiasi cosa.
Rappresenta un vero e proprio paradosso: per quanto possa essere insopportabile o anche poco funzionale è incredibilmente indispensabile, per compagni e allenatore. Löw, con la sua rivoluzione a metà, non ha mai rinunciato a lui, anche quando le critiche lo sommergevano ed il tutto grazie a questa sua immensa capacità di vedere e capire il gioco, come se riuscisse ad anticipare la realtà.
Mesut è un giocatore a tratti anacronistico ma comunque dotato di autentici slanci futuristici, ogni singolo aspetto del suo gioco rispecchia questa sua natura paradossale.
Ha la classe e la spocchia tipica dei numeri 10, non ha un vero e proprio ruolo in campo e manca di un atletismo degno di nota, ma riesce comunque a compensare a tutte le sue mancanze i2n qualche modo, con la tecnica o con la sua intelligenza tattica. Tutte le sue caratteristiche non concedono vie di mezzo: o lo si ama o lo si odia, aspetto riscontrabile pure con i suoi atteggiamenti fuori dal campo, anche se con dinamiche decisamente diverse.

Due partite di questa stagione in particolare riassumono alla perfezione il discorso appena fatto, due episodi distanti nel tempo e nel risultato che descrivono al meglio quanto Özil sappia essere Dr Jekyll e Mr Hyde.

La prima è la disfatta del suo Arsenal in casa del Liverpool, avvenuta ad inizio stagione. 90 minuti in cui non prova nemmeno a impegnarsi e viene letteralmente strangolato dall’energia del centrocampo avversario.
La seconda, l’altra faccia di una moneta che, per essere apprezzata nel suo valore, va continuamente rigirata tra le dita, è invece una delle migliori prestazioni individuali di qualsiasi giocatore in qualsiasi competizione nella stagione appena passata: la vittoria dei Gunners a San Siro contro il Milan, nell’andata degli ottavi di Europa League. Mesut domina letteralmente la partita, gioca in maniera splendida e nell’azione del secondo goal dei suoi regala a Ramsey un assist che dovrebbe appartenere senza discussioni all’UNESCO del calcio. Il genio racchiuso in un passaggio.

Özil e il suo assist contro il Milan: genio puro | Numerosette Magazine
Due tocchi, visione e azione. Genio puro.

Mesut Özil è un artista del gioco, quindi quanto di più lontano da qualcosa di spiegabile matematicamente, ma i numeri riescono comunque a dare un’idea di come riesca, in un modo o nell’altro, ad impattare sulle partite e sulle stagioni.
Il tedesco ha giocato quest’anno con l’Arsenal solo 26 partite, riuscendo però a creare 74 occasioni da rete, poco meno di 3 a partita. Sono oggettivamente numeri spaventosi, dai quali viene fuori un netto contrasto tra il suo sembrare apparentemente estraneo dal match e la sua capacità di incidere realmente sull’esito della partita.

Il lato calcistico di Özil è qualcosa di imprescindibile dall’essenza di questo sport, senza il quale la noia farebbe da sovrana.

Il turco di Gelsenkirchen

Distaccandoci dal discorso del puro gioco, il ruolo così determinante e disequilibrante di Özil al di fuori del campo è dovuto maggiormente, se non del tutto, alle sue origini turche, che non ha mai rinnegato e delle quali va più che orgoglioso, oltre che alla sua naturale tendenza a far valere la propria idea nonostante tutto.
Questa sua natura extracalcistica in parte rispecchia e in parte va in contrasto con il suo comportamento sul rettangolo di gioco. Anche senza le scarpette da calcio allacciate, quando vuole incidere lo fa per davvero, esattamente come quando ha un pallone tra i piedi, però in questo caso il suo lato a tratti indolente e svogliato tende a scomparire.
Anche fuori dal campo Mesut è un personaggio del quale non si può far altro che parlare, perché non ha mai fatto nulla per nascondere i propri ideali. La foto con Erdogan e tutto quello che ne è scaturito – con tanto di addio dalla nazionale – è solo uno dei tanti esempi di come la sua personalità sposti tanto quanto il suo talento. L’idea è che Özil abbia deciso di accettare le proprie origini senza rinnegare la patria dove è nato e cresciuto, cercando in qualsiasi modo di avere voce in capitolo riguardo a temi caldi degli ultimi anni come immigrazione, integrazione e accettazione di chi proviene da un’altra cultura in particolare.

Accettare e prendere con così tanta importanza il proprio ruolo, decidere di voler in qualche modo condizionare l’opinione comune attraverso le proprie dichiarazioni, non può che portare ad essere una figura catalizzatrice di attenzioni. Il Turco di Gelsenkirchen è quindi una di quelle persone nate per attirare sguardi e commenti e per vivere sempre quasi in simbiosi con elogi e critiche, come se dovesse mantenere un equilibrio tra il male ed il bene ricevuti.

La foto della discordia

La foto con Erdogan è solo un esempio di come lavori la mente dell’ex Real Madrid, strutturata naturalmente per sorprendere e per andare per la propria strada. E’ un individuo al quale interessa relativamente essere dalla stessa parte di qualcuno o contro di esso, come tanti altri personaggi sportivi con un ruolo al di fuori della loro professione, l’importante per lui è che arrivi il messaggio, qualunque esso sia. L’importante è trovare la sua linea, sia di passaggio, quando è in campo, che di pensiero, quando è fuori.

La mente ed il modo di ragionare di Özil meriterebbero decisamente più spazio rispetto a quello che può concedergli un articolo, il suo essere così distaccato eppure così incisivo allo stesso tempo è veramente di incredibilmente affascinante.
Prendere una posizione decisa riguardo le sue opinioni o le sue idee causerebbe solo un putiferio che non porterebbe davvero a nulla. Mesut Özil è però uno dei quei personaggi destinati a segnare e dividere in qualche maniera e dei quali è giusto sapere di più, per la sua complessità e per la sua decisione nel ribadirla. E per il suo estro, che non ha colore politico.

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