Capro espiatorio

Chi è veramente Maurizio Sarri? Il classico italiano di provincia, schietto e volgare ma genuino e spontaneo, oppure un rozzo individuo con tendenze sessiste e omofobe?
Benchè, stando ai ritratti che si fanno di lui ultimamente, verrebbe da rispondere la seconda, probabilmente la prima è la più consona.
Scostandoci un attimo da questa dicotomia, va detto che, prima di tutto, Sarri è un capro espiatorio, quello che serve ad un movimento i cui dirigenti e giornalisti si sono spesso macchiati di esclamazioni ben più gravi, rispetto a quelle che vengono rinfacciate ultimamente al tecnico del Napoli.
Non fraintendete, con questo non vogliamo affermare che il buon Maurizio sia esente da colpe, anzi. A maggio ragione, sarebbe corretto farvi notare che pochi capri espiatori sono o sono stati del tutto innocenti. Sacco e Vanzetti lo erano, Sarri no.
Semplicemente, fa parte di quella macrocategoria di capri che, per una particolare posizione occupata, pagano davanti all’opinione pubblica sia le proprie colpe che quelle dei propri simili. Un po’ come la crocifissione mediatica di un determinato dirigente bancario durante uno scandalo finanziario, tanto per tirare in ballo un luogo dove il protagonista di questa storia ha lavorato, senza voler paragonare le situazioni.

La colpa di Sarri

L’allenatore toscano ha quindi delle responsabilità in tutto questo circo creatosi attorno a lui? Si, una su tutte.
Il non aver ancora capito che, in quanto personaggio pubblico, le sue parole non possono avere lo stesso peso di quando allenava i dilettanti, e, utilizzando frasi, nomi e aggettivi ambigui e volgari, il rischio di combinarla grossa, prima o poi, è piuttosto alto. Può sembrare una banalità, però è fondamentale averlo chiaro, perché certi mezzi d’informazione non vedono l’ora di estrapolare una frase da un discorso, isolandola dal contesto col solo scopo di fare click.
Ne è un esempio lampante la vicenda di domenica sera, dove Sarri è stato accusato di sessismo dopo aver risposto ad una giornalista in modo molto scortese.
Questa storia, ripresa da tutti, fa immediatamente cadere molteplici accuse sul tecnico, sebbene, riascoltandola, non si percepisca un reale tentativo di sminuire la reporter in quanto donna, semmai si percepisce un’affermazione poco felice, con all’interno la parola “donna“.
Una piccola ma grande differenza, in una vicenda che la stessa giornalista insultata, intervistata a riguardo, ha voluto identificare come gesto volgare ma non sessista.

Bisognerebbe poi spiegare, a chi ha visto sessismo dove non c’era, che, in psicologia sociale, lui stesso verrebbe definito un sessista benevolo. È un attimo, come potete notare.

Sbagli passati

Tornando al discorso sul capro espiatorio, è chiaro che Sarri è la figura perfetta.
Del resto, oltre all’ambigua capacità di esposizione linguistica e alle origini popolari, porta sulle spalle il peso di diversi episodi negativi, puntualmente ritirati fuori nel momento del bisogno.
Sì, episodi, perché non si tratta solo della celeberrima lite con Roberto Mancini, ma anche di alcune frasi, persino peggiori, dette dopo un Varese-Empoli del 25 marzo 2014, in cui sosteneva che il calcio fosse diventato uno sport per omosessuali.

Probabilmente, senza lo sfogo di Mancini, oggi avremmo una percezione diversa di Sarri

Dichiarazioni gravi che, unite ai fatti di quel famoso Napoli-Inter, hanno creato un profilo ideale da demonizzare e usare per lavarsi la coscienza.
Ad analizzare la vicenda con lucidità però, risulta davvero strano che una persona, sapendo di avere una cassa di risonanza così ampia, possa pensare di lasciarsi andare a certi sproloqui con l’intento unico di denigrare e offendere una delle categorie più bistrattate della società moderna.
Più probabile è che Sarri abbia ignorato che le sue frasi stessero veicolando un altro insulto oltre a quello diretto, ovvero quello, indiretto, rivolto alla categoria della quale utilizza il nome per insultare.
Questa non deve essere una giustificazione né vuole esserla, tuttavia è lecito credere che almeno una piccola parte – di cui potrebbe far parte il mister del Napoli – della stragrande maggioranza delle persone che, ogni giorno, utilizza nomi di gruppi sociali come etichette denigratorie verso altri, lo faccia senza pensare all’insulto indiretto che certe offese comportano.
Questo è un semplice dato di fatto, non deve in alcun modo essere condivisibile, ma è talmente radicato nella nostra quotidianità che anche noi ne siamo vittime, senza magari accorgercene.
Sarri non ne è esente, anche se la sua posizione lo obbligherebbe ad un’attenzione maggiore, soprattutto su certi temi di rilevanza sociale.

Contraddizioni

Tornando su toni un po’ più leggeri, è incredibile quanto la sua immagine mediatica strida con l’idea che si ha di lui come allenatore.
Una sorta di mix tra l’essere burbero, irascibile e, come abbiamo visto, dozzinale, e l’armonia, la condivisione del modo che ha di vedere il calcio e di far giocare il suo Napoli.
Un miscuglio difficilmente spiegabile e ancor più difficilmente condivisibile.
Tuttavia, è bene che sia detto che non tutti i self-made man calcistici arrivati dalla provincia, che praticano un gioco esteticamente piacevole hanno per forza un livello di sensibilità superiore alla norma.

Dimostrazione di quanto appena detto sono la schiettezza e la freddezza usate per rispondere a Mancini.

Ad ogni modo, il Sarri fuori dal campo e quello calcistico sembrano due persone diverse, lontane, che si incontrano solo durante una conferenza stampa, un’intervista a caldo o una fumata di sigaretta prima di un match. Un personaggio divisivo, senza dubbio.
Di una cosa però bisogna dargli atto: quella di dividere, solitamente, è una capacità che hanno i grandi. È normale, se non fossero grandi non potrebbero dividere e, almeno in questo campo, l’ex allenatore dell’Empoli è già arrivato, ora mancano solo i trofei.

Parlando di contraddizioni, con il rischio di incorrere in una fallacia ad hominem, vorremmo però farvi notare una cosa.
Siete, o meglio, siamo così sicuri di poterci permettere di scagliare la prima pietra contro Sarri?
Al di là della natura delle offese, non possiamo sapere come avremmo reagito noi ad essere al suo posto, con quel tipo di pressione addosso, vedendo magari un sogno scivolarti via dalle mani.
Troppo spesso giudichiamo stando beati sul nostro piedistallo, super partes in situazioni delle quali possiamo solo immaginare tensioni, pressioni e delusioni.
Maurizio Sarri non sarà un esempio perfetto dal punto di vista umano, probabilmente nemmeno vuole esserlo, ma è lecito che pretendi che almeno qualcuno entri metaforicamente in quella tuta, per capire cosa si prova e per vedere se è così facile mantenere sempre un certo tono.
Si aspetta che qualcuno provi cosa significa essere il capro espiatorio.

Ma sarà dura, più comodo giudicare dall’alto e vivere nella contraddizione, la stessa che si crea quando si fa polemica o si scrive un pezzo su un grande allenatore senza parlare di calcio.
Tutte cose, tra l’altro, che non sarebbero mai esistite, se Insigne domenica sera non avesse deciso, solo contro Handanovic, di fare il pallonetto.

 

 

 

 

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