Il Coccodrillo come fa?

L’ultimo 5-0 dell’Inter sul Genoa non può che essere una dimostrazione della solida crescita dei nerazzurri, in una partita a senso unico in cui non c’è stato nulla da eccepire: l’affiatamento de Vrij-Skriniar, la rinascita di Joao Mario, la doppietta di Gagliardini, l’ennesima prestazione convincente di Marcelo Brozovic.

Il centrocampista croato è sempre stato considerato un giocatore dalla qualità cristallina, ma con un rendimento fin troppo spezzettato. Il primo allenatore a rimanere stregato dal croato, che si presentava già come un giocatore completo, fu Roberto Mancini. Brozovic era tenuto d’occhio già dall’estate del 2014, ma la partita Italia-Croazia di novembre è stata l’occasione perfetta per dare il pass definitivo al suo acquisto e a gennaio 2015 Marcelo Brozovic atterra a Milano.

Le prime stagioni all’Inter, tuttavia, sono state un confuso insieme di soluzioni temporanee tentate prima da Mancini, nel tentativo di inquadrarlo tatticamente, e poi da allenatori arrivati come tappabuchi (De Boer, Vecchi, Pioli) che si sono affidati al croato senza troppa convinzione. Nonostante la notevole versatilità e alcune prestazioni sopra la media, infatti, Marcelo Brozovic non era mai riuscito a esprimere il proprio potenziale in maniera continua, complice certamente l’ambiente turbolento e i cambiamenti sulla panchina, che hanno influito parzialmente sulla sua mentalità e sulla consapevolezza dei propri mezzi.

A posteriori, si può affermare che Marcelo Brozovic abbia utilizzato queste stagioni di ricostruzione e transizione per limare e perfezionare il movimento senza palla, la capacità di fare da gancio tra la difesa e l’attacco, e migliorare la visione di campo a 360 gradi.

Punto di rottura

Con l’arrivo di Spalletti, il minutaggio di Marcelo Brozovic complessivamente diminuisce e la posizione di trequartista pensata per lui non riesce a valorizzarlo appieno. L’11 febbraio 2018 durante Inter-Bologna, in una partita in cui era apparso ancora una volta svogliato e poco concentrato, Brozovic viene sostituito al 58’ da Rafinha sul risultato di 1-1 che prefigurava al pubblico nerazzurro la nona partita consecutiva senza vittoria – cinque minuti dopo Karamoh troverà il suo unico gol (vittoria) interista – dopo una prima parte di stagione che li aveva visti anche in vetta. Il pubblico di San Siro accoglie la sostituzione con un coro all’unisono di fischi e insulti che porterà alle ipotesi concrete di trasferimento all’estero. Il numero 77 non ci sta e, uscendo, applaude indispettito e in modo ironico il comportamento dei supporter nerazzurri: il croato non è mai stato compreso pienamente da tutto l’ambiente, specialmente in termini di ruolo in mezzo al campo. Da quel momento, anche in vista Mondiali in Russia, Marcelo Brozovic ricomincerà la sua nuova vita interista che lo porterà alla solidità mentale e di rendimento, ma soprattutto a diventare il regista che l’Inter cercava in questi anni. Qui, subentra il lavoro psicologico di Luciano Spalletti che in tutte le sue squadre si è reso capace di rimettere in gioco ragazzi totalmente fuori da ogni idea tattica, come Emerson Palmieri alla Roma.

Recupero psicologico

Luciano Spalletti si è seduto a tavolino con Marcelo Brozovic – metaforicamente o meno – per fare un sunto dei problemi che affliggono il ragazzo e poter recuperare un giocatore dalle grandi capacità. L’operazione di recupero si è sviluppata più o meno così: dopo due partite trascorse per lo più in panchina contro Genoa e Benevento, a San Siro si presenta un Napoli in piena lotta Scudetto, e Spalletti intuisce l’asse portante e verticale che condurrà i nerazzurri al ritorno in Champions con Brozovic regista, a unire il gioco tra il reparto difensivo e offensivo, guidati rispettivamente da Skriniar e Rafinha.

La prestazione di Marcelo Brozovic è perfetta, l’Inter blocca il Napoli sullo 0-0, e il croato non salterà più un minuto, se non per squalifica contro l’Atalanta. Ma soprattutto, per la prima volta, a Brozovic viene data massima fiducia, affidandogli la posizione più importante per far girare ottimamente la squadra. Il croato, così, inizia a studiare da regista puro per non farsi trovare impreparato e ripagare la chance del suo tecnico: inventa e guida i propri compagni secondo un’idea precisa passante dai suoi piedi. Marcelo non è più quel giocatore egoista con una mentalità individualista da sfruttare come deus-ex machina in ogni situazione; il croato è cresciuto, e crescerà ancora, sotto l’aspetto mentale e, di conseguenza, della personalità. Tra Brozovic e suoi compagni, viene man mano a crearsi una sinergia fantastica che gli permette di giocare quasi a memoria.

Rinascita di Brozovic

Da quell’Inter-Bologna, Marcelo Brozovic ha messo da parte i dissidi con i tifosi senza fare più alcuna polemica, ma concentrandosi esclusivamente sul campo. Davanti alla difesa, può sfruttare le sue abilità con la palla e la sua rapidità di passaggio per rendere la manovra dell’Inter più fluida e poter aprire il gioco su tutti i lati. Il posizionamento di Brozovic, in questa stagione, sta diventando ancora più fondamentale per le sue capacità di collegare la propria metà difensiva con i giocatori in attacco. Con Politano e Perisic, Brozovic si ritrova con due soluzioni di scarico che gli permettono di spalmare la manovra e palleggiare in modo ragionato. Non a caso, il croato è il giocatore che tocca più palloni di tutti (934), è il più preciso nei passaggi effettuati (690), gli riescono 8.11 lanci a partita, e verticalizza in media 25.67 volte sulla media generale di 9.95. Le statistiche rese note dalla Gazzetta dello Sport mostrano, inoltre, come Marcelo Brozovic sia, al momento, il centrocampista più determinante anche in fase difensiva, primeggiando in tutte le componenti: è, infatti, colui che corre di più in campionato (11,92 km), che recupera più palloni in partita (8.11), che vince più contrati (2.67) contrasti e intercettando più passaggi avversari (1.67).

Tutti questi dati suggellano l’inversione di rotta avvenuta nella scorsa metà di stagione: ora Marcelo Brozovic mette corsa, fisicità e dirige la manovra con ordine e precisione. Giocando come diga di centrocampo, ha ampliato considerevolmente il suo bagaglio e sta imparando a muoversi secondo i vari dettami tattici proposti. Riesce a essere un grande interprete in entrambe le fasi di gioco, senza strafare o mettendosi in difficoltà in zone pericolose del campo

Brozovic è maturato e diventato un perno inamovibile. | Numerosette Magazine
Brozovic è diventato il cigno che tutti aspettavano di vedere.

Un Mondiale da protagonista

Il rendimento di Brozovic è cresciuto esponenzialmente anche grazie a un Mondiale di grande caratura e Zoran Zekic, allenatore croato dell’Osijek, in una recente intervista si è espresso sul suo grande momento sottolineando il lavoro del CT della Croazia Dalic.

Penso che sia maturato come persona e come giocatore e un grande ruolo lo ha avuto Zlatko Dalić. È davvero uno dei migliori centrocampisti d’Europa. Per quanto riguarda la conoscenza e l’intelligenza del calcio, non è mai stata in discussione. Ma vorrei sottolineare come Dalic sia l’artefice delle sue buone partite.

Ecco Brozovic come diga del centrocampo croato. | Numerosette Magazine
Nella finale contro la Francia, vediamo il triangolo allungato dei croati con Brozovic a coprire la difesa da mediano.

Brozovic ha giocato accanto a due dei migliori centrocampisti del mondo, come Rakitic e Modric, dialogando la stessa lingua. Le sue notevoli prestazioni hanno, dunque, riaperto le questioni su un possibile trasferimento dall’Inter, ponendo le attenzioni dei grandi club d’Europa. Contro Argentina e Inghilterra, il croato ha confermato il suo straordinario momento di forma elevandosi come uno dei giocatori chiavi e più coinvolti nella cavalcata della sua Nazionale. Contro l’Inghilterra in Semifinale, Marcelo Brozovic ha sfoderato una delle sue prestazioni migliori: tanti km percorsi (16.39) e 76 passaggi andati a buon fine su 86 (88,4% di precisione) di cui 9/9 nella trequarti difensiva e 52/57 in mezzo al campo, mostrando tutte le proprie doti di regista e incontrista a tutto campo.

Continuità e leadership

Marcelo Brozovic è diventato la pedina inamovibile dell’Inter di Spalletti, indispensabile per giocare con continuità e qualità. Oltre ai due goal pesanti contro Sampdoria e Lazio, stiamo assistendo alla piena maturazione di un giocatore che possiede a pieni piedi le chiavi della sua squadra, candidandosi fortemente come uno dei maggiori interpreti del ruolo, nel caso dovesse continuare su questi livelli. La maggior parte delle reti segnate dai nerazzurri passano, infatti, dalla sua creatività e della velocità di pensiero.

Nelle partite clou di campionato, contro Milan e Lazio, il croato ha giocato come metronomo di centrocampo stabilendo da sé i tempi di gioco. Nel Derby, in particolare, il Milan giocava con un 4-5-1 in fase di pressing, in cui una delle mezzali si poneva in linea con Higuain per bloccare tutte le possibili vie di scarico, formando un 4-4-2 ordinato; l’idea di Gattuso era quella di orientare sull’esterno il possesso avversario, così Spalletti ha deciso di schierare Nainggolan (Borja Valero una volta entrato in campo per l’infortunato belga) e Vecino nei loro rispettivi semispazi per poter sfruttare gli spazi lasciati scoperti intorno Biglia, ben innescati da Brozovic che si è distinto anche in fase difensiva come in questo caso su Kessié, per fermare la ripartenza dei rossoneri.

Brozovic si abbassa per ricevere e portare via Bonaventura da Vecino, cosi da servirlo indisturbato. | Numerosette Magazine
Nainggolan e Vecino posizionati nei rispettivi semispazi. Bonaventura esce su Brozovic, che è in grado di servire Vecino in alto nel semispazio destro, lasciato senza marcatura.

Contro i biancocelesti, Marcelo Brozovic è stato sontuoso su ogni pallone toccato (86 passaggi eseguiti col 92% di precisione), fornendo un’ulteriore prova di consapevolezza culminata con la rete dello 0-2 sullo scadere del primo tempo che ha spianato la strada per la vittoria finale. Stesso copione come contro il Milan, con un gioco che parte dai piedi di Handanovic che non butta mai il pallone pur di far transitare l’azione per i piedi di Brozovic. Il croato si abbassa per dare appoggio al proprio palleggiatore e quindi liberare lo spazio per l’uomo senza palla, delineando sempre più l’identità della squadra e di Brozovic faro in mezzo al campo.

La mossa del Coccodrillo

Ora si dovrà capitalizzare questa onda positiva contro il Barcellona al Meazza, che fin’ora è stata la squadra che ha messo più in difficoltà i ragazzi di Spalletti, sconfitti 2-0 al Camp Nou. Proprio in Catalogna, il 25 ottobre scorso, Marcelo Brozovic è salito alla ribalta internazionale inventandosi quella che già è stata ribattezzata “la mossa del coccodrillo” per poter bloccare la punizione dal limite dell’area di rigore, calciata rasoterra da Suarez. Una mossa che ha ripetuto contro la Lazio, che presto vedremo attuare da più giocatori, e che conferma il momento positivo del croato, che ha ormai catalizzato le attenzioni di tutto il mondo su di lui.

Non solo Epic Brozo, quale sarà la prossima trovata di Marcelo Brozovic?

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