Filosofia NBA

All’interno della filosofia che guida la lega NBA, è presente l’idea che, se ci si ritrova in una situazione pessima, a un passo dal baratro, si può sempre ripartire. Magari rinunciando a un presente glorioso, subendo sconfitte e delusioni, con il solo scopo di ottenere pick in posizioni alte del Draft, che si tradurranno in giovani sui quali poter costruire con pazienza il proprio futuro.Kobe Bryant ! numerosette.eu

Ci sono però delle squadre che trascendono questo tipo di decisioni – o almeno lo facevano fino a qualche stagione fa – e non possono permettersi di ingoiare un boccone amaro nel presente. Squadre con un blasone e una storia fatta di titoli, successi e grandi campioni, che hanno nel proprio DNA la vittoria, la necessità di essere sempre competitive. E proprio questa mentalità ha evidenziato tutti i suoi limiti in maniera lampante a Los Angeles, dove questo tipo di cultura ha portato i Lakers a inanellare, negli ultimi cinque anni, una serie di record negativi (peggior record nella storia della franchigia nel 2015-2016; quattro stagioni consecutive, le ultime, senza playoff, cosa mai successa in precedenza per un periodo così lungo di tempo).

 

 Consigli zen

Phil Jackson, ultimo allenatore ad aver vinto sulla panchina dei Lakers, è un grande estimatore della cultura zen e, nel suo libro Eleven Rings, si possono trovare diverse citazioni di proverbi appartenenti ad essa.

Dimentica errori, fallimenti, dimentica tutto;
eccetto quello che stai per fare ora, e fallo. Oggi è il tuo giorno fortunato

Da questa massima potrebbe partire la nuova dirigenza, della quale fa parte uno dei simboli dell’ illustre storia gialloviola, quel Magic Johnson che, scelto al Draft 1979, in poco più di dieci anni ha vinto ben cinque anelli e ha incarnato i famosi Lakers dello Showtime, quella forma di gioco coinvolgente che lo ha visto protagonista insieme a Kareem Abdul-Jabbar.

“Dimentica tutto” è la base di partenza. La squadra negli ultimi anni è stata “vittima” a livello salariale di un contratto troppo pesante dato a Kobe Bryant (48 milioni in due anni, nelle ultime due stagioni di un giocatore ormai logorato dagli infortuni e a fine carriera), sul quale ovviamente ha pesato il suo status di leggenda e il fatto che il Mamba rappresentasse il paradigma del “winning takes precedence over all”, motto che nei primi tre anni del ventunesimo secolo ha portato i Lakers al threepeat di anelli, con il contributo non proprio indifferente di Shaquille O’Neal.

“Dimentica tutto” è il mantra che bisogna ripetere. Sembra passata un’era, ma nel 2010 la squadra ha vinto il suo secondo titolo consecutivo, con Pau Gasol, Odom, Artest, oltre a Kobe, portando la franchigia a quota sedici titoli vinti.

“Dimentica tutto, eccetto quello che stai per fare”. Cosa stanno facendo e cosa stanno per fare i Lakers?

Ricostruire

Il futuro non è facilmente profetizzabile, ma qualcosa si può dire. Durante l’ultima stagione è arrivata una svolta, con il cambio a livello dirigenziale. Jeanie Buss, figlia dello storico ex-proprietario Jerry, morto nel 2013, ha messo alla porta il fratello Jim – che in realtà si era praticamente autoescluso a causa di impossibili promesse di competitività per il titolo entro il 2018 (ovviamente inattuabili) – licenziando anche il general manager Mitch Kupchak, dopo l’ennesimo errore durante la free-agency 2016, quando sono stati elargiti ricchi contratti pluriennali a giocatori in parabola discendente come Deng e Mozgov.

I due sono stati sostituiti, come detto, da Earvin Johnson come presidente delle operazioni basketball e dall’ex-agente Rob Pelinka nel ruolo di GM. La precedente gestione aveva fallito sul mercato, ma aveva lavorato bene a livello di scouting e come scelte al Draft: Ingram, Randle, Clarkson e Nance Jr. rappresentano un buon nucleo di giovani da plasmare, ai quali si è poi aggiunto questa estate Lonzo Ball, MVP della recente Summer League vinta proprio dagli angelini. Per non parlare poi di Russell, che doveva essere il futuro protagonista del backcourt, ma che è stato ceduto come vittima sacrificale ai Nets per liberarsi dell’ingombrante contratto di Mozgov, che avrebbe reso difficile l’obiettivo di firmare un grande giocatore durante la prossima estate. Il tutto sotto la guida del giovane coach Luke Walton, che sembra essere l’uomo giusto per far crescere un gruppo così giovane.

 

Ovviamente una casa si costruisce dalle fondamenta, lavorando con materiali di qualità, senza lasciare spazio a scadenti rimasugli o scarti di magazzino. I miglioramenti dovranno arrivare di conseguenza, a patto di avere l’umiltà di crescere un passo alla volta, senza rinunciare al proprio futuro in cambio di improbabili fit che possano portare il roster al livello delle contender, in particolare in una NBA con una competitività così alta come quella di oggi.

Bisogna mettere da parte il passato, quando si era dominatori in tutta l’America. Bisogna metterlo da parte perché il “dimentica tutto” deve essere uno stile di vita, non una frase da lasciar passare nella testa. E’ necessario credere che soltanto con la costruzione del gruppo, con un rapporto affiatato e con la continua voglia e presunzione di migliorarsi si potrà tornare a essere grandi.

E per salire sul gradino che tutto domina e che elargisce la medaglia dal metallo più prezioso, bisogna indossare guanti e vestirsi pesanti, pronti per dare forma a una casa che dovrà far invidia a molti. E quindi da adesso, fin quando tutto questo non accadrà,

Dimentica tutto: oggi è il tuo giorno fortunato”.