La vie en noir

Periferia, dal greco etimologicamente perphéreia, letteralmente circonferenza. Concettualmente invece, significa girare attorno, senza mai arrivare al centro. La periferia è quel luogo marginale rispetto alla centralità urbana, se vogliamo dargli una connotazione geografica. La periferia è anche quel luogo che a livello sociale, ti costringe ad essere ai margini, dove la connotazione geografica diventa sia causa che conseguenza. Luogo: in francese lieu, dimenticato, giudicato, estraneo al nucleo centrale di una città. Ban, sempre in francese, significa amministrare. Dunque Banlieue, un luogo da amministrare.

Quando è stato coniato questo termine, non ci si poteva immaginare probabilmente che sarebbe accaduto l’esatto opposto. O invece sì. Le Banlieue francesi sono sobborghi impossibili da amministrare, come se tutto partisse da un grande malinteso, dal dopoguerra in avanti, senza riuscire mai a trovare una soluzione. La Francia è stata la prima nazione europea a contatto con la grande migrazione africana, le colonie sparse per il continente hanno portato milioni di immigrati nel territorio francese, i quali necessitavano di una collocazione geografica. I quartieri periferici francesi sono nati come vere e proprie zone dormitorio, dunque una vie en noir, vita di quartiere, identificabile dal colore della pelle dei suoi abitanti. Una situazione trascurata, portata al limite, un dritto e un rovescio. A l’envers à l’endroit, come canta egregiamente Bertrand Cantat dei Noir Desir.

Football dans le Banlieu

Nelle Banlieue la disoccupazione giovanile supera il 50%, la strada dunque è la vita, e la strada ti dà da mangiare, ad ogni costo. Il calcio, invece, nelle Banlieue nasce per trovare un passatempo prima di tutto, e sono soltanto in pochi quelli che lo vedono come una via d’uscita. Tutto o quasi si svolge per strada, e così anche una partita di calcio. Porte arrugginite, disegnate, a volte immaginate. Campo indefinito, di cemento, irregolare e pieno di ostacoli. Sullo sfondo, altro cemento, quello dei parallelepidi che ergono al suolo, senza interruzione, in cui vivono la maggior parte di questi ragazzi. Maglie dei propri idoli, o maglie casuali, scarpe rotte o senza, poche regole, tante lingue.

Ogni santo giorno c’è il pallone. Niente altro.

Paul Pogba prova a spiegare il rapporto tra calcio e banlieue, esaustivo. L’integrazione razziale in questi territori, la si avverte su una scala di colore che non prevede il bianco. Figli dell’Africa nera o di quella sahariana, mescolanze differenti per un luogo differente. Il pallone a fare da tramite, come in tutte le zone emarginate del mondo, luoghi in cui il tempo si ferma, o non è mai partito, o soltanto perchè non è un fattore che scandisce la vita quotidiana.

Football nelle banlieue | Numerosette Magazine

Il calcio in queste zone è anche uno strumento che spezza il paesaggio, lo arricchisce di senso e affievolisce quel senso di perdizione che si può incontrare durante una camminata nelle Banlieue. Dove l’Europa sembra lontana una tratta di autobus e l’orizzonte è intervallato da quegli enormi palazzoni di colore opaco. Incontrarvi dei ragazzini giocare con il pallone reca una sensazione di sollievo, di discontinuità, in un luogo asettico. Tra questi ragazzini, c’è chi ha un talento smisurato, affinato dal tempo e da uno scopo, puramente effimero, come intrattenere gli altri compagni o trovare un diversivo alla noia. La maggior parte dei quali che non conosceremo mai, perchè finiti ad un bivio tra ciò che è sbagliato, e meno sbagliato, da quelle parti.

Distretto 93

A Nord di Parigi nasce artificiosamente Bondy, un agglomerato di edifici a specchio, nel distretto 93 della capitale francese. Qui vi è nato e cresciuto Kylian Mbappè, acquisto più caro della storia del calcio, campione del mondo, un talento sconfinato. Nell’arco di vent’anni la Francia è cambiata, così anche la nazionale francese. Nel 1998 erano solo tre i giocatori di origine africana della selezione provenienti da zone degradate. Nel 2018 sono ben sette, tra questi la sua stella, il giocatore considerato da tutti il prossimo numero uno del pianeta.

Murales Banlieue Mbappè
La street art: altra grande boccata d’aria delle banlieue oltre al calcio. Un murales reso noto durante i Mondiali: Mbappè, a soli vent’anni, è gia un’icona, da quelle parti una speranza.

Uno spot non da poco per le Banlieue parigine, finite improvvisamente in prima pagina dei giornali per altri motivi, insolitamente per meriti. Uno spot sì, se servirà a riqualificare una zona dove tutt’ora ci sono enormi problemi di disoccupazione, spaccio di droga e cellule terroristiche della jihad. La potenza sociale che ha in questo momento Kylian Mbappè può diventare uno strumento mediatico per dare visibilità alle problematiche di uno dei luoghi più complicati d’Europa. Come tutti gli strumenti, può essere usato in modo sbagliato: appropriarsi della sua immagine per fare propaganda non è ciò di cui le Banlieue hanno bisogno, non è la prima pagina a cui vogliono ambire.

Ballon sur bitume

Nel 2016, è uscito per Neftlix, un documentario dal titolo Ballon sur bitume, di Jesse Adang e Syrine Boulanouar. La versione italiana è Asfalto e pallone, un affascinante ritratto del calcio di strada nel distretto 93, raccontato da vari calciatori, tra cui i marocchini Medhi Benatia e Ryad Mahrez, passati dai sobborghi parigini e figli di genitori immigrati dal Marocco. Sensazioni, flashback, e il rumore sordo del pallone che rimbalza sul cemento. Il documentario ha una sua scelta estetica e un suo chiaro messaggio: gli autori sono bravissimi ad alternare interviste a calciatori con altre di ragazzi qualunque della zona, il verde del campo con il grigio dell’asfalto si fondono annullandone la percezione visiva, anche grazie all’intervento di calciatori che hanno vissuto entrambi i lati del calcio. Quello povero, libero e spensierato, e quello ricco e carico di pressioni.

Asfalto e pallone banlieue | Numerosette Magazine
Il calcio di strada è la libertà. Qui le regole servono solo a fare confusione. Nel calcio di strada puoi scegliere con chi giocare, grandi e piccoli del quartiere. Come una seconda famiglia, il miglior modo per definirlo penso sia: libertà. Tratto da Ballon sur bitume.

Ètoile rouge

Nelle Banlieue esiste anche il calcio a 11 a livello professionistico, a Saint-Ouen per la precisione, anch’essa periferia nord. Qui sorge la Stella Rossa, il Red Star Paris Fc, una storia lunghissima e più longeva del Paris Saint-Germain. Un passato glorioso, quasi cancellato dal dopoguerra in poi. La squadra è stata fondata da Jules Rimet, uno che avrete sentito parlare perchè dava il nome dei campionati mondiali di calcio almeno fino agli anni’30, sì perchè sono stati una sua idea. La squadra vanta 5 coppe di Francia, l’ultima nel lontano ’42. La Stella Rossa parigina è un po’ l’equivalente per noi del Grande Torino, suscitando quelle emozioni e quel senso solenne per una squadra che nessuno delle ultime generazioni ha visto, ma che prova ad immaginarsi ricoperta da un’aurea di maestosità.

Banlieue Red Star Fc | Numerosette Magazine

Attualmente gioca in Ligue 2, la Serie B francese, la contrapposizione con l’altro club di Parigi è fortissima: per ideali e scelte societarie, sono realtà che non potrebbero mai incontrarsi né metaforicamente, né dinnanzi a un tavolo per discutere. Il Red Star Fc ha una grande particolarità: è tifato anche da bianchi, accomunati da ideali di sinistra, è uno dei pochi contatti e veri meltin pot tra il mondo delle banlieue ghettizzato e francesi di carnagione bianca senza origini extracontinentali. Ha inoltre un ruolo cruciale nella scoperta di giovani calciatori nella periferia nord parigina.

Ètoile montantes

Il calcio a Parigi respira l’asfalto e dribbla i calcinacci che lo abitano. Questo modo di essere nasce in periferia, lontano dalle scuole calcio più attrezzate. Negli ultimi anni sono aumentati considerevolmente i campetti all’aperto, riproponendo un fenomeno americano che si manifesta con il basket. Basta soltanto un campetto per attirare ragazzi e per alzare drasticamente il livello. Per giocare con i più forti, anche lì, devi essere forte. Uno spirito competitivo che convive con quel senso genuino del quartiere, di dimostrare agli amici e soltanto loro, di avere qualcosa in più. Ciò che sta accadendo nelle Banlieue sembra essere soltanto l’inizio, quelle strade monotone e abuliche avranno sempre qualcuno che costruirà uno spazio per palleggiare. Centinaia di Kylian Mbappè vivono in quei luoghi, quasi nessuno di loro sentirà mai il coro di Allez Le Blue, mentre il mondo ti guarda e ti tesse le lodi.

Banlieue distretto 93 | Numerosette Magazine

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