300 secondi di follia

È difficile parlare di Salisburgo- Lazio. Dopo la partita d’andata, in molti davano ormai per certo il passaggio degli uomini di Inzaghi in semifinale: una squadra superiore soprattutto dal punto di vista psicologico, che aveva già attraversato il momento della rimonta insperata degli avversari e saputo reagire grazie agli ultimi venti, travolgenti, minuti del match d’andata.

Soprattutto dopo la rete siglata da Immobile al minuto 55, la qualificazione sembrava ormai a portata di mano visto anche il controllo mentale mostrato sulla partita. Ma in questa settimana di ordinaria follia calcistica, nulla è impossibile. Ed il Salisburgo lo ha dimostrato ancora una volta.

Calma apparente

Inzaghi sceglie di affidarsi nuovamente al 3-5-2 che gli ha permesso di controllare il gioco nel match di andata. L’interpretazione appare sin da subito maggiormente speculativa: Basta e Lulic si abbassano per formare una linea difensiva a 5, anche se il bosniaco, più propenso ad attaccare, va spesso ad aggiungersi alla linea dei centrocampisti per formare un 4-4-1-1.

A cambiare è invece Marco Rose, complice la squalifica di Samassekou. Il tecnico propone infatti un 4-3-2-1 al posto del 4-3-1-2 usato all’Olimpico, con Yabo e Hwang Hee-Chan a supporto dell’unica punta Dabbur. Schlager e Berisha si alternano davanti alla difesa mentre Haidara completa il trio di centrocampo. La presenza di due esterni costringe spesso la Lazio ad abbassare i propri laterali difensivi per seguirne i tagli profondi, cercati con passaggi rasoterra o lanci lunghi.

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Già al quarto minuto appare chiara l’intenzione degli uomini di Rose di attaccare maggiormente la profondità. Lo spazio tra Luiz felipe e Basta viene infatti attaccato ottimamente da Hwang sfruttando l’imbucata di Schlager, solitamente schierato da Rose come trequartista e dunque abituato a verticalizzare con precisione. Da notare però l’assenza di pressione da parte dei centrocampisti della Lazio.

Forte del doppio vantaggio, la Lazio decide di abbassare il ritmo rispetto alla partita d’andata. La circolazione tra Ramalho e Caleta-Car era stata infatti concessa anche una settimana fa, chiudendo però efficacemente le linee di passaggio verso il centro del campo.

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Altra situazione in cui la difesa posizionale scelta da Inzaghi non sembra pagare. Milinkovic-Savic rimane un po’ troppo largo e così Lulic è costretto ad uscire su Haidara, mentre Parolo e Lucas Leiva non riescono ad accorciare in fretta sul portatore di palla avversario.

Le difficoltà in fase di non possesso si riflettono poi sulla risalita del campo. Anche in questa partita infatti la Lazio sceglie di sfruttare soprattutto il lato sinistro del campo per costruire la propria manovra (51% delle azioni d’attacco provengono infatti dalla fascia sinistra), con Radu, Lulic e Milinkovic-Savic chiamati a palleggiare in mezzo al campo. La presenza di tre attaccanti ha però ristabilito la parità numerica contro i difensori della Lazio, meno liberi di impostare rispetto al match di andata, con Dabbur ad alternarsi su De Vrij e Lucas Leiva in fase di pressing.

Soprattutto nel primo tempo il Salisburgo si affida molto ai lanci lunghi per provare ad allargare e allungare la difesa della Lazio. I centrocampisti sono poi bravi ad accorciare sulle eventuali seconde palle per non permettere alla Lazio di sviluppare facilmente l’azione. Nonostante il quadro descritto però, il primo tempo dei ragazzi di Inzaghi è di buon livello e i pericoli verso la porta di Strakosha si limitano all’azione di Hwang sopra descritta.

Descrizione: Il lato sinistro rimane il preferito nella costruzione della manovra

Accendere la luce

Gli uomini chiamati al salto di qualità in casa Lazio rispondono ovviamente al nome di Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Il serbo si segnala per il solito, imbarazzante, dominio sulle palle alte, che continuano ad essere un  leit-motiv per aggirare la pressione avversaria. Sei su nove i duelli aerei vinti dal numero 21 biancoceleste, mentre palla al piede due sue invenzioni potrebbero cambiare il corso della partita già nel primo tempo.

Prima uno scavetto dal limite libera Immobile in area di rigore: l’attaccante italiano non riesce a colpire con il sinistro. Un minuto dopo, la migliore occasione della Lazio nasce proprio da un suo tocca di prima d’esterno a servire il solito attacco della profondità di Immobile e Parolo. Sugli sviluppi dell’azione, il tacco di Luis Alberto libera nuovamente Immobile in are: solo una grande parata di Walke nega il goal alla Lazio.

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Il finale del primo tempo e l’inizio del secondo sono certamente il momento migliore degli uomini di Inzaghi che riescono a costruire tre nitide occasioni da rete e a trasformarne una. Il tutto sfruttando i tagli di Immobile, bravissimo ad attaccare la linea alta del Salisburgo con la sua velocità. Proprio da un’azione sul lato sinistro e da un’invenzione di Luis Alberto nasce il goal del vantaggio. La palla viaggia veloce eludendo la pressione avversaria, fattasi adesso ancora più aggressiva, permettendo allo spagnolo di ricevere fronte alla porta fra le linee e servire il movimento in profondità del suo numero nove. Due i passaggi chiave di Luis Alberto all’interno della partita (dati whoscored.com).

Quando ormai l’inerzia del match sembrava dalla parte della Lazio, il pareggio immediato di Dabbur ha nettamente invertito la tendenza.

 

Rimonte fantastiche e dove trovarle

Anche in una tre giorni europea che ci ha più volte stupiti, quanto avvenuto tra il settantesimo ed il settantaquattresimo minuto di gioco ha dell’incredibile. E dimostra quanto la componente psicologica sia importante. La Lazio ha sostanzialmente controllato la situazione per 70 minuti. Abbassando il baricentro, certo, ma senza rischiare particolarmente. L’ingresso di Felipe Anderson al posto di Milinkovic-Savic ha però tolto l’importante soluzione del lancio lungo, permettendo al Salisburgo di aumentare ulteriormente la pressione. Il possesso palla prolungato del Salisburgo ha fatto correre a vuoto i centrocampisti avversari, incapaci ad un certo punto di coprire efficacemente lo spazio davanti alla difesa nonostante la squadra fosse racchiusa negli ultimi 30 metri.

Eppure la Lazio avrebbe l’occasione per chiudere la partita con una transizione offensiva guidata da Felipe Anderson e chiusa (male) da Luis Alberto. I successivi cinque minuti torneranno spesso in mente a Simone Inzaghi.

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Si inizia con una pessima copertura dell’ampiezza da parte del centrocampo laziale. Luis Alberto non riesce a disturbare l’inserimento di Haidara che, complice l’incertezza di Strakosha, realizza la rete del 2 a 1. La Lazio prova ancora a gestire il goal di vantaggio, ma viene travolta dalla spinta degli avversari e del pubblico. De Vrij, in collaborazione con Radu, sbaglia una facile lettura sulla solita palla di Caleta-Car a servire il taglio di Hwang dall’esterno verso l’interno, generando così il goal del 3 a 1. Il doppio vantaggio del Salisburgo arriva dopo un’ottima azione corale degli uomini di Rose, senza che i biancocelesti riescano ad offrire un pressing convincente.

La prestazione del centrale olandese nel secondo tempo è da film horror. Nessun tackle tentato ed una sensazione di smarrimento mai evidenziata durante le stagioni trascorse nella capitale. Il goal del 4-1 su palla inattiva chiude praticamente il discorso qualificazione.

Difesa Europea

Questa statistica, risalente a prima del fischio di inizio (e dunque con numero da aggiornare a 43), evidenzia come l’atteggiamento della lazio in Europa sia stato leggermente diverso rispetto a quello mostrato in campionato. Diciassette le reti concesse agli avversari in dodici partite (media reti subite 1,41), pur potendo continuare a contare su un’ottima base offensiva (26 reti segnate nella competizione). Nel momento più importante sono però venuti fuori i limiti di una rosa limitata all’osso, senza ricambi nella zona centrale del campo. Lucas Leiva (alla 43esima partita stagionale) e Parolo (alla 42esima) non hanno dei sostituti all’altezza.

Crollo fisico o mentale?

Inzaghi nel finale ha provato il tutto per tutto inserendo Nani al posto di Lucas Leiva, ma il 4-2-4 della Lazio non ha avutogli effetti sperati: solo lanci lunghi ben controllati dalla difesa. Felipe Anderson non ha di certo cambiato la partita come all’andata, prendendosi poche responsabilità e sbagliando anche nell’esecuzione tecnica. Troppo forte lo shock per i tre goal subiti, troppo poco tempo per recuperare. La Lazio saluta l’Europa League e lo fa nel peggior modo possibile. Il derby sarà davvero una sfida tra due squadre dagli stati d’animo diametralmente opposti.

 

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